Sotterrifugi


Chiuse i libri, mise via la "i", con il suo puntino, spostò il diario al confine del tavolo. Elsa si guardò intorno. Uscì lasciandosi alle spalle la casa e la cucina con tutte le spezie rinchiuse nei sacchetti e nei barattoli, che il profumo non avrebbe saputo districarsi.
Nel bagno, sempre più in ordine della camera, galleggiavano i cadaveri dei trucchi da signora, le creme per il seno, i Vagheggi, le lozioni per rinforzare i capelli. Poi, rinchiusi in armadietti bianchi come lapidi, senza maniglie, i rossetti, i rimmel, i fondo tinta.
Elsa non si era curata dei libri, oggi che i libri non si prendevano cura di lei. Nella sua camera volumi e carte e locandine e biglietti si sotterravano a vicenda senza capirsi, senza avere pagine in comune.
Fuori era sole, ma Elsa indossò i suoi occhiali scuri e spostò il sole su un altro piano, scordato. Pensò che la bicicletta non sarebbe servita e rinchiuse raggi e ruote dietro la basculante della rimessa.
Si incamminò ma si dimenticò presto della strada che non sapeva essere confine di niente. I colori che si inseguivano nella sua mente si sbiadirono. Leggeri spostarono odori e fantasie con loro. Elsa si accorse ma non disse nulla.
Restavano i suoi passi, i fiori e la primavera.
Elsa pensò che "adesso no". Adesso la primavera poteva essere traditrice e recise i fiori dei giardini che incontrava e si lasciò dietro stuoie di petali.
Perse l'eco dei passi e passò sul tempo calpestando i sogni.
Sulla sera si incamminò verso casa, ma nessuno la vide rientrare. Col suo ritorno aveva cancellato anche tutti i suoi abili sotterfugi.
"Sensazione strana" pensò Elsa. Tutto com'era prima. Nulla che valesse la pena di essere riesumato.
Mancava solo l'atto finale, la cremazione di tutti quei morti, sparsi e sciocchi. Tutto era fermo come in un'attesa soleggiata, come in un'afa pesante e grassa di mosche.
Gli appuntamenti dalla massaggiatrice, la borsa della palestra, il cellulare attaccato al carica-batterie risalivano dal pavimento come stalagmiti e si concedevano sordità.
Il regno delle cose, come un gigantesco ragno delle case.
Incellophanò tutto e il sacchetto rigonfio ed ebete si colmò del tutto senza sosta come una claustrofobica arca di Noè.
Non c'era più nulla. Notte fuori. Pareti bianche dentro. Non una scritta sulla lavagna a pennarelli, non un cd vicino al caminetto. Non un segno sulla parete, non un ammenicolo che non fosse finito tra gli altri a dare volume al sacchetto di cellophane.
Era ora di andare a dormire, ora che i sogni erano incarcerati con tutto il resto e non correva più rischio di incubi, Elsa poteva allora andare a dormire.
Poteva chiudere gli occhi che più niente avrebbe tradito.
Ma la camera... era lì il punto. Era lì che il "punto" la aspettava. Solitario sulla parete bianca non poteva essere più evidente. Non 'poteva più nascondersi. Il "punto della i" era rimasto fuori dal sacco. Forse era rotolato cercando scampo in camera, si era aggrappato alla parete, aveva cercato rifugio, ma nel mondo di niente di Elsa non c'erano vie d'uscita. Sarebbe stato visto subito, ovunque. Lei lo raccolse lì, dalla parete bianca.
Non poteva lasciare un punto senza la sua "i".
Bastò un giro di danza per accorgersi che la "i" non era libera come il suo punto. Forse il punto era solo un punto e a capo.
Forse era la metà di un punto e virgola; o di un: "due punti, aperte le virgolette". No. Elsa era sicura. Era il punto della "i".
Cercò nel sacco e si trovò a districarsi tra scarpe da tango e costumi da bagno, bottiglie d'annata e fotografie radenti, bugie e baci d'affetto. Ribaltò cassetti e scatole di colori e biancheria, rilesse i biglietti inanimati alla ricerca di "i" senza punto, scaraventò le lacrime e i sorrisi sullo stesso autunno.
Trovò cose che giurò di non aver mai nascosto, il sacco era zeppo di cose che qualcuno aveva messo via per lei. Quando scorse il tempo e gli orologi, i pensieri e la terra di Siena sembrava già tardi. Quel tardi che non usciva mai dal sacco. Ma la "i" e il suo puntino si erano già ritrovati quando il sacco vuoto e languido venne bruciato da Elsa e si contorse negli spasmi più implosivi.
La "i", senza il suo punto si era nascosta fin dall'inizio del racconto dietro le pupille di Elsa sì che lei avrebbe potuto vederla solo ribaltando gli occhi indietro, solo guardandosi. Proprio come faceva durante un orgasmo. Era poi scappata durante la frenesia della ricerca e, recuperato il suo puntino, era tornata dietro gli occhi di Elsa.
La "i" aspettava. Aspettava lì. Sicura che un giorno sarebbe stata trovata e che, stringendosela al seno, Elsa avrebbe finalmente potuto tornare Elisa.