
LA
FAMIGLIA PIU’ PAZZA DEL MONDO
I
Simpson sono la famiglia più
scombinata e allo stesso tempo amata del pianeta. Un padre frustato, alcolista e
semianimalesco (Homer), una madre terribilmente perbenista (Marge), un figlio
che sembra la versione perfida di Pierino la Peste (Bart), una figlia sin troppo
intelligente (Lisa), un’altra piccolissima ma difficilmente gestibile
(Maggie), un nonno disperato (Abe): questi i protagonisti principali del cartone
animato seguito quotidianamente da milioni di persone, in Italia e nel resto del
mondo.
Eppure, incredibilmente, piacciono a tutti. Questo cartone animato è tra la
serie più premiata della storia, con ben dieci emmy avvards e molti
riconoscimenti internazionali. Padre di questa “mostruosa” famiglia
è il disegnatore
statunitense Matt Groening, che per dare i nomi ai protagonisti del cartoon si
è ispirato alla sua famiglia: il padre si chiama Homer, le sorelle Maggie e
Lisa. Groening nasce a Portland, nell’Oregon, nel 1954. Da adulto si
trasferisce a Los Angeles e crea una serie televisiva dal titolo “Life in
Hell”, che ha per protagonisti due conigli. È grazie a questo cartoon che
viene notato da James Brooks, futuro produttore esecutivo dei Simpson, che gli
chiede di realizzare una serie animata molto particolare. Groening ha iniziato a
lavorare come giornalista
per una rivista di musica. Ha
dichiarato che a scuola, quando voleva riflettere su se stesso, disegnava molto e
trascorreva parecchio tempo davanti alla televisione
a guardare i cartoni animati, diventandone così un vero esperto. E’
certo che il geniale disegnatore americano ha attinto a piene mani dalla realtà
per realizzare i Simpson.
I personaggi sono caricaturali, ma spesso rispecchiano i nostri vicini di casa, i nostri colleghi o i nostri compagni di scuola. Insomma, la cattiveria esiste ed è inutile fingere di non vederla. Anzi, quando si trasferisce sul piccolo schermo può diventare anche divertente. Lo dimostrano le cifre: grazie ai Simpson, la rete televisiva Fox ha già intascato più di 500 milioni di dollari, circa 900 miliardi di lire.
Numeri che fanno capire quanto i gialli personaggi siano diventati un fenomeno di costume. Non per nulla si tratta della serie di cartoni animati più longeva della storia della tv: dura da oltre dodici anni,visto che il primo episodio andò in onda il 17prile 1987.
Nel 1989 questa stralunata famiglia fece la sua apparizione in prima serata e il grande e immediato successo che ottenne convinse i dirigenti della Fox a mandare in onda una serie di trenta minuti, dimezzando la pubblicità. Una scelta azzardata, che diede i suoi frutti. Il primo ciclo di programmazione debuttò invece il 14 Gennaio 1990 e tuttora la programmazione va a gonfie vele.
Per riuscire a realizzare situazione sempre nuove, occorre grande fantasia e molto lavoro:la realizzazione di ogni episodio richiede dai sei agli otto mesi, con il lavoro di uno staff di 14 persone.
L’ impressione che a prima vista possono dare i Simpson è quella della famiglia americana media e perbenista, ma in realtà non è così, perché non mancano mai cattiverie e cinismo che hanno decretato il vero successo di questo cartoon. La serie, inoltre, è famosa anche per aver ospitato il maggior numero di star televisive, che si sentono lusingate dall’apparizione nel cartoon più spettacolare d’America.
Tra esse troviamo gli Aerosmith, Barry White, Bob Hope e tanti altri. Le bassezze di papà Homer e l’irriverenza del vendicativo Bart piacciono soprattutto ai bambini e ai ragazzi, ma anche gli adulti non le disdegnano. In Italia i Simpson arrivano nel 1991 e per oltre cinque anni vengono programmati regolarmente su canale 5. Nel 1996 scompaiono dalla tv, lasciando incompleta la serie di quattro puntate. I Fans più affezionati, però, non si demoralizzano e ne richiedono incessantemente la nuova riprogrammazione; dopo più di un anno, la serie viene rilanciata, questa volta su Italia uno, dove attualmente va in onda ogni giorno alle 14.00. Attualmente la sgangherata famiglia raggiunge un’audience di 2,5 milioni di persone: la maggior parte dei fedelissimi ha un età compresa tra i sette e i quattordici anni, ma sino ai trentacinque anni il gradimento rimane alto. Segno che dietro ai rutti di papà Homer e alle nefandezze varie della famigliola infelice si nasconde un discorso più profondo, che può far riflettere anche le persone più mature. In fondo, volenti o nolenti, c’e’ un Simpson in ognuno di noi. Certo, non è detto sia il malvagio Bart. Magari potrebbe essere Lisa, intelligentissima quanto snobbata secondogenita, ma c’è. La famigliola vive in una poco ridente cittadina statunitense, Springfield, dominata dall’imponente centrale nucleare in cui lavora Homer.
Intorno ai Simpson si muovono altri personaggi non certo da libro “cuore”. E’ il caso del grezzo Nelson Munz, compagno di scuola di Bart, che alla tv segue sempre Krusty il clown e il cartoon “Grattachecca e Fichetto”. Oppure di Monty Burns, il cattivo per eccellenza, affarista senza scrupoli e boss della Centrale Nucleare.
Poi ci sono le gemelle Patty e Selma, sorelle di Marge, che fumano quanto nemmeno un turco si sognerebbe di fare, il gatto Palla di neve, il quale non poteva essere che nero, e il cane piccolo aiutante di Babbo Natale. Le avventure dei Simpson a volte investono anche i Flanders, vicini di casa bacchettoni e religiosissimi, ovviamente non felici dell’esuberanza dei loro dirimpettai.
E non poteva mancare il mitico Bar in cui rigurgitare ettolitri di birra, con un barista tutt’altro che gentile come Moe Szyslak. Come detto, la tribù dei Simpson si arricchisce spesso di ospiti d’eccezione, tipo Bono e gli U2, che non disdegnano affatto la compagnia dei “gialli” di Springfield.
Comparire come guest-star nel cartoon di Matt Groening è un vanto anche per i personaggi più famosi.
Visto il successo dei malvagi Simpson, che in origine erano più perfidi, in America è stato lanciato “South Park”. Protagonista di questi cartoon è un gruppo di bambini delle scuole elementari violenti e maleducatissimi. Peggio dei Simpson? Pare di sì. Possiamo già vederli all’opera anche in Italia.
La cattiveria, dunque, continua a pagare. Perché diverte con ironia, facendoci digerire meglio le bassezze che ci circondano.
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