Relatore: Fausto Polidori
Prima
di affrontare il problema tecnico della difesa dobbiamo fare una riflessione:
il nostro obiettivo dovrà essere primariamente quello di mettere il ragazzo in
condizione di realizzare un’azione molto veloce di pensiero. Agiremo in altre
parole sulla velocità di valutazione e di anticipazione dell’azione motoria
attraverso opportune esercitazioni. Solo chi acquisirà una grande “velocità di pensiero”
(capacità di anticipazione del movimento) potrà giocare ad alto livello.
Un altro
elemento importante sul quale dobbiamo intervenire opportunamente con esercitazioni
mirate, è la velocità di spostamento degli arti inferiori.
Non dobbiamo
scordarci di allenare la velocità di spostamento del tronco e delle
braccia.
Sono elementi fondamentali per l’apprendimento tecnico-tattico della difesa:
1.
VELOCITÀ DI
PENSIERO,
2.
VELOCITÀ DI
SPOSTAMENTO DEGLI ARTI INFERIORI,
3.
VELOCITÀ DI
SPOSTAMENTO DEL TRONCO E DEGLI ARTI SUPERIORI.
Per quanto riguarda l’azione tecnica in
se, ricordiamoci di insegnare bene il bagher e di dedicare a questo
fondamentale tantissimo tempo, anche superiore percentualmente a quello
dedicato all’apprendimento del palleggio.
Io ritengo che a prescindere da un
periodo iniziale in cui l’apprendimento del bagher deve essere generale, prima
possibile è necessario differenziare il bagher di difesa dal bagher
di ricezione.
Un esercizio per il miglioramento della
tecnica del bagher di difesa è :

1)
Attacco sul posto addosso al giocatore.
Lo scopo dei
nostri esercizi deve essere quello di portare l’atleta ad avere una grossa
padronanza su palla attaccata forte addosso.
Attualmente
i nostri ragazzi non hanno raggiunto una grossa padronanza su questa
situazione.
I colpi molto
forti addosso devono essere tenuti e precisi. Per acquisire questa capacità è
fondamentale l’intervento dell’allenatore il quale deve indicare all’atleta
tutti quei piccoli movimenti di adattamento che l’atleta deve mettere in atto
per riuscire.
N.B.: è il
lavoro sui dettagli che dobbiamo curare per migliorare la tecnica della difesa.
Il problema di
migliorare la tecnica di difesa dei nostri atleti si affronta:
1) Studiando i
dettagli del gesto tecnico eseguito nelle varie situazioni di gioco (in
particolare sulle palle tirate forti addosso) da ogni nostro giocatore;
2) Ricercando le
giuste esercitazioni per migliorare l’azione tecnica di difesa di ogni singolo
atleta.
Per facilitare
il processo di apprendimento è utile mostrare ad ogni atleta un filmato di come
esegue quel fondamentale che stiamo curando puntualizzando i suoi errori.
Gli esercizi
da proporre dovranno essere: -
mirati,
-
Specifici,
-
Individualizzati.
Le fasi della
nostra azione didattica sono essenzialmente tre:
1) Studio
dell’AZIONE DELLE BRACCIA. Le braccia devono essere tese e controllate con
piccoli adattamenti che s’impostano un istante prima dell’impatto con la palla.
2) Studio
dell’AZIONE DEL TRONCO.
3) Studio della
POSIZIONE DI DIFESA. Bisogna stare bassi e sbilanciati in avanti. La chiusura
dell’angolo al ginocchio dipende da diversi fattori:
·
Età,
·
Altezza
·
Mobilità dell’articolazione tibio-tarsica,
·
Forza degli arti inferiori.
Ricordiamoci
che si deve stare bassi nella misura in cui l’apertura delle gambe mi consente
il rapido spostamento di un arto in avanti, in dietro,lateralmente.
Se la
posizione di difesa non mi consente rapidi spostamenti vuol dire che è troppo
bassa.
Un alto
elemento importante da studiare è la RESPONSABILITÀ.
Noi allenatori
dobbiamo dare un area diversa da coprire (in metri quadri) diversa ad ogni
nostro atleta in funzione delle capacità di ognuno: c’è infatti chi è più
veloce di un alto chi è più bravo su certi tipi di palle, chi più esperto. Chi
ha maggiori capacità dovrà avere una zona di intervento maggiore onde coprire
le carenze del compagno meno bravo. Questo è gioco di squadra. Questo concetto
della diversa responsabilità in funzione delle capacità individuali deve essere
ribadito durante ogni esercizio.
Per ogni atleta posso
realizzare un grafico rappresentante la sua capacità di spostamento:
Se un nostro
atleta ha carenze in un tipo di spostamento dobbiamo studiare delle
esercitazioni in cui si dia percentualmente più spazio a quel particolare
spostamento.
Ribadiamo il
concetto che debba essere ridotto al minimo l’intervento generale, che può essere
giusto a livello iniziale come periodo di ripresa delle attività in palestra
dopo l’estate, come periodo di primo apprendimento di una tecnica; ma che
subito dopo deve essere sostituito da un lavoro analitico individualizzato.
Questo non
significa specializzare precocemente ma di individualizzare il lavoro, di
renderlo più ordinato.
In seguito
possiamo analizzare più attentamente il diagramma degli spostamenti dei nostri
atleti indicando solamente lo spostamento che riesce a compiere indifesa senza
la necessità di cadere per impattare la palla.
L’atleta deve
andare sotto la palla e cadere solo quando è necessario in caso contrario andrà
a prendere anche palle facili in caduta andando a ridurre così sulla precisione
degli appoggi.
Ex: per
correre veloci in difesa veloci stando bassi:
-
spostamenti senza staccare le mani da terra.
Se l’atleta
correrà male all’indietro (per esempio) creerò esercizi per farlo lavorare di
più in questa situazione.
Quando si
lavora a livello giovanile non possiamo certo proporre all’atleta solamente le
esercitazioni su ciò che sa fare peggio: sarebbe demotivante. Dobbiamo invece
alternare esercizi su ciò che sa fare bene, perché ciò che sa fare lo faccia
meglio e esercizi su ciò che non sa far bene.
N.B.: quando
parliamo di giovani intendiamo anche soggetti di 18 – 20 anni cioè di individui
che si trovano ancora in una fascia di età in cui ci sono ancora discreti
margini di miglioramento.
Quindi analizziamo il nostro atleta durante
situazioni di difesa più difficili:
- è in grado di
correre velocemente?
- Sa cadere
andando sotto alla palla?
- Durante la
caduta impatta correttamente la palla inviandola al compagno con precisione?
Se il nostro
atleta manda la palla in tribuna dobbiamo insegnargli a rendere giocabile anche
quella palla, andando a vedere cosa non va: per esempio analizzando la
posizione delle mani potremmo renderci conto che non riesce bene quando è
necessario spezzare i polsi dal basso verso l’alto perché la palla, essendo
molto lontana dal corpo non si riesce ad impattarla con gli avambracci ma la si
colpisce con la porzione prossimale delle mani.
In tal caso
sarà quella la situazione da allenare.
Per lo scopo
possiamo utilizzare esercizi senza palla che però devono essere eseguiti alla
massima velocità. Nel nostro sport, infatti, non esistono spostamenti lenti e
anche se la palla è alta e mi da più tempo, devo comunque spostarmi velocemente
così ho più tempo per studiare la traiettoria e gestire la palla al meglio.
Oltre ad
intervenire con gli esercizi si deve parlare all’atleta facendogli capire quale
è il suo errore e quali i sui margini di miglioramento e quali i sui limiti in
modo da creare con lui una comunicazione continue in lui un’auto coscienza di
ciò che sa fare e può dare in partita. E’ importante altresì frazionare il
lavoro e renderlo mirato, e non fare un lavoro generalizzato, specie se
l’atleta è un giovane.
Durante gli
esercizi di correzione bisogna alternare palle che lui sa gestire bene e palle
per lui più difficili in modo che non crolli l’autostima.
Dobbiamo
studiare con attenzione gli spostamenti in campo:
1)
spostamento veloce avanti, indietro, a destra, a sinistra e
spostamenti intermedi (quelli in cui vado per esempio in avanti , rientro rapidamente
indietro e difendo, o cado a destra-avanti, mi rialzo e torno rapidamente nella
posizione di partenza).
Devo allenare
l’atleta a fare questi spostamenti costruendoci sopra degli esercizi.
2)
Spostamento e capacità di affrontare una determinata
posizione.
Bisogna
studiare gli spostamenti e le posizioni che ogni atleta deve affrontare
rotazione per rotazione; quindi riproporre in allenamento le situazioni
specifiche specie quelle che mettono in difficoltà i nostri atleti in partita.
In questo
esempio se notiamo che lo spostamento indietro lo fanno mantenendo una
posizione alta, quando da una posizione alta si dovrebbe scendere verso una
posizione bassa di difesa, dobbiamo costruirci sopra un esercizio in modo da
correggere i nostri atleti.
Un’ altro
errore potrebbe essere quello di arrivare sui tre metri con l’arto destro
completamente coricato e con lo sbilanciamento del corpo sul piede destro.
Questa condizione non mette l’atleta in condizione di coprire in modo ottimale
la zona del campo di sua competenza. Il peso del corpo deve essere invece
distribuito sui due arti. Lo spostamento possiamo anche lasciarlo eseguire con
passi accostati o incrociati ma sulla equa distribuzione del peso sui due arti
non transigiamo.
Quindi
l’atleta, da questa posizione deve essere in grado di andare velocemente in avanti per coprire il pallonetto. Se
l’atleta in questione è troppo lento allora dobbiamo trovare una posizione sui
tre metri che gli consenta di arrivare comunque sul pallonetto. Tale posizione
potrebbe essere un po’ più spostata verso il centro del campo (vedi cerchietto
nero).
.

Un altro
esempio lo abbiamo studiando il palleggiatore avversario per prevederne il
comportamento: quando il palleggiatore si trova a 1m. dalla rete non potrà fare
il pallonetto (sarebbe facilmente leggibile dalla difesa e prontamente
recuperato) quindi il difensore di posto 1
dovrà tornare in dietro e sulla destra poggiando il piede destro sulla
linea latrale destra (se il suo compito sarà quello di coprire la parallela) o
più a destra ( se il suo compito sarà quello di decidere se coprire il
pallonetto del posto 4 avversario o di coprire la parallela).

Ancora su
attacco in tesa o in super alla banda dopo finta in veloce, il posto 1 invece
di andare lungo a coprire l’attacco in parallela, taglierà verso destra e userà
eventualmente tecniche speciali di difesa alta, dato che in fondo non arriverà
mai in tempo.

Un’altra
situazione da allenare riguarda gli spostamento difensivi del posto 6 in
funzione dei diversi attacchi avversari.
Nb: gli
spostamenti difensivi devono essere fatti il più velocemente possibile e nel
momento in cui la palla sale perché nell’istante in cui viene colpita bisogna
essere fermi per poter affrontare al meglio ogni situazione difensiva.
Noi sapremo
che la nostra squadra è ben allenata quando tutti si spostano velocemente in
posizione fino a che la palla sale e sono fermi nell’istante dell’attacco
avversario.
Nb: Perché
l’atleta sia in grado, dopo aver effettuato correttamente gli spostamenti, di
effettuare una difesa efficace, sarà necessario che impari a gestire i vari
tipi di attacchi:
1) colpi forti
addosso;
2) colpi forti
diretti a terra con posizione di difesa più bassa;
3) colpi forti
alti con difesa ad una o due mani aperte;
cercando di indirizzare con precisione la palla.
La prima
difesa su un attacco è quella del muro, che deve essere compatto, ordinato e
preciso; ma deve avere anche un’altra responsabilità: l’autocopertura.
Se il
pallonetto cade dietro il muro deve essere l’uomo a muro, che non deve perdere
mai di vista la palla, a cercare di difenderla. Un atleta che effettua
l’autocopertura deve essere in grado di intervenire almeno sui palloni che cadono a 1,5 m. dalla rete
L’autocopertura
del muro deve essere allenata tanto. Se un giocatore a muro, anche se allenato,
non riesce a risolvere efficacemente il problema di palloni che gli cadono
subito dietro le spalle, allora la squadra deve cercare di compensare affidando
la responsabilità su quella palla ad un altro giocatore.
Il fatto che,
per esempio, su attacco da posto 4 avversario il posto 2 abbia la competenza
dell'autocopertura del muro non esime
il posto 1 dall’avvicinarsi per fare assistenza.

Un esercizio
può essere quello di lavorare a 3 con uno che fa pallonetti dietro il muro, uno
che a rete mura e mentre torna giù, senza perdere mai di vista la palla, esegue
un’autodifesa con una mano aperta e supinata e uno lungo (posto 1 \ posto 5)
che si porta in avanti per fare assistenza.

A seconda del
tipo di palla che arriva nel nostro campo, varia l’area di responsabilità di
ogni giocatore.
Se l’area di
responsabilità per un tipo di palla è questa:
dovrò trovare
un atleta che per le sue capacità sia in grado di
coprirla .
Io allenatore
devo conoscere quali sono i difetti a muro e in difesa, in attacco dei miei
giocatori e allenare le situazioni specifiche che si possono verificare in
campo: attacco su muro scomposto o con un muratore alto e uno basso;
muro-difesa su attaccante che tira dritto o che sa girare la palla, che sa
giocare sul muro ecc..
Se i miei
atleti non hanno ancora acquistato una tecnica corretta gli devo far fare anche
un lavoro individualizzato di tecnica e non solo un lavoro di squadra.
Non possiamo
arrivare alla partita senza una preparazione di questo tipo.
Noi dobbiamo
parlare poco in allenamento e moto in partita: “Ricordi quell’allenamento? Devi
fare come allora). Dobbiamo sempre dare dei riferimenti sugli allenamenti che
abbiamo fatto.
In partita non
possiamo pretendere che facciano bene una cosa per la quale non gli ho
allenati; ma dobbiamo pretendere assolutamente che facciano bene in partita
quello che hanno dimostrato di saper fare bene in allenamento.
Più il livello
dell’allenamento è alto e più vuol dire che si stanno curando i dettagli,
altrimenti vuol dire che ci stiamo fossilizzando.
Ricordiamoci
che ad alto livello si riescono comunque ad avere margini di miglioramento nel
singolo atleta e nella squadra solo se si curano i dettagli.
Quando
introduciamo un insegnamento nuovo dobbiamo stare attenti a vedere come
l’atleta apprende e applica quello che gli stiamo insegnando.
Ogni giovane
adatta la tecnica che gli insegnamo, alle sue caratteristiche neuromotorie. Per
questo motivo dobbiamo stare attenti a valutare quando sta facendo un errore
reale e quando invece il suo comportamento motorio rappresenta un adattamento
funzionale.
Siccome il nostro
è uno sport di situazione dobbiamo fare delle scelte, non si può insegnare
tutto: inizialmente dobbiamo far effettuare esercitazioni che portino l’atleta
ad un livello di preparazione sufficiente su quel fondamentale, in modo da
poter in seguito impostare altre situazioni con altri adattamenti.
Un altro
elemento importante è quello di alternare un lavoro individuale a muro o in due
con un lavoro che rimarchi una situazione reale di gioco: è inutile che un mio
atleta sappia fare tanti bagher di seguito in coppia e poi non sappia fare un
appoggio preciso in bagher in partita.
Ricordiamoci
di allenare specialmente quelle situazioni che ci creano difficotà in partita.
Nb: La
difesa va valutata in partita
specialmente quando si gioca una partita vera dove si respira stress
agonistico.
Con
la mia squadra lavoriamo sull’equilibrio almeno 20 min. ad allenamento con i
piatti di Freeman che servono anche per le sensazioni propriocettive a livello
di caviglia e quindi come prevenzione contro i traumi distorsivi.
Per la
velocità ci alleniamo con lanci di palle di vario peso e dimensione a partire
dalle palle mediche fino ad arrivare alle palline da tennis
Per la forza
esplosiva degli arti inferiori lavoriamo con squat a carico libero e preferiamo
lavorare comunque con piccoli attrezzi (manubri e bilanceri) e meno con le
macchine per poter lavorare meglio sulla coordinazione. Usiamo le macchine per la riabilitazione.