IL CANE DI SAN BERNARDO

A cura di Guido Zanella
 

Ulla della Torre di Persia a 3 mesi  Linus della Torre di Persia di 92cm al garrese (7+ di Gas) con Edoardo (mio figlio) in groppa. NB. posizione consigliata solo per l'attimo di uno scatto. Gas


INTRODUZIONE

Il cane di San Bernardo è universalmente conosciuto come il gigante della specie canina. Pensate che alcuni maschi adulti possono superare addirittura i 100 kg di peso. La sua fama è legata in modo particolare al suo passato di cane da soccorso e salvataggio sulla neve ma le attuali metodiche con le quali si effettuano i soccorsi in alta montagna privilegiano l'utilizzo di cani più leggeri e facilmente elitrasportabili, ciò ha portato così ad un suo prematuro "pensionamento". Il San Bernardo rimane in ogni caso un ottimo cane da guardia e da compagnia. Egli adora la famiglia con cui vive e non sopporta la solitudine. Come temperamento resta un cucciolone tutta la vita, sempre affettuoso e giocherellone. E' incredibilmente premuroso ed affidabile con i bambini. Ineguagliabile guardiano del suo territorio, abbaia solo se necessario impedendo ogni intrusione di persone sconosciute, spesso scoraggiate soltanto dalla sua grande mole. E' risoluto nelle reazioni ma mai pericoloso. Riesce a socializzare anche con gli altri cani anche se, specie i maschi, tendono ad essere un po' dominatori. Tutte queste caratteristiche pare siano sempre più apprezzate dai cinofili di tutto il mondo, in modo particolare nelle Americhe e in Australia-Nuova Zelanda dove, negli ultimi anni, si sono registrati dei veri e propri boom. In Italia, da dieci anni a questa parte il numero annuale di registrazioni al LOI sembra essersi stabilizzato ad una media di 500 soggetti, sommando le due varietà di pelo in cui la razza si divide ("pelo lungo" e "pelo corto").

LA STORIA

Le origini del Cane San Bernardo sono abbastanza controverse. L'ipotesi più attendibile lo vuole discendere da un antico canide, progenitore di tutti i molossoidi, il canis familiaris Inostranzewi, vissuto in Asia e in Europa, durante l'età del Bronzo. Soltanto dal 1660 si cominciano ad avere notizie attendibili su quelli che furono i sicuri antenati degli attuali San Bernardo: in quell'epoca, infatti, nobili signori delle vallate svizzere donarono alcuni cani di grande mole ai frati della casa ospitaliera sul passo del Gran San Bernardo, con l'intento di proteggerli dalle frequenti scorrerie di briganti che in quell'epoca infestavano la zona. Il passo, situato a 2475 metri di quota fra il confine Italo-Svizzero, rappresentò per molti secoli uno dei pochi passaggi tra Italia e Nord Europa registrando un intenso e continuo flusso di viaggiatori. Durante il periodo invernale esso era spesso in balia di tormente e valanghe che causavano un infausto numero di vittime fra gli sventurati che lo praticavano. Ciò indusse i canonici a addestrare i cani nell'opera di soccorso e salvataggio sulla neve selezionandoli anche per questa attitudine. I risultati si rivelarono straordinari: negli oltre 200 anni di servizio presso l'Ospizio furono tratte in salvo ben 2000 persone! Fra quei cani vi furono dei veri e propri eroi. Ricordiamo fra tutti il famoso Barry (1800 - 1814) che, da solo, salvò la vita a più di 40 persone. Oggi, il suo corpo imbalsamato è esposto all'ingresso del Museo di Storia Naturale di Berna e un grande monumento è stato eretto in suo onore nel cimitero dei cani di Asnières-Parigi. I cani dell'Ospizio non furono soltanto eccellenti soccorritori ma si dimostrarono molto utili in altri svariati lavori di fatica come piccoli trasporti, forza motrice per rudimentali macchine (es. grandi girarrosti) e battitori, con il loro largo petto, di sentieri innevati. Purtroppo l'isolamento geografico della zona favorì il frequente accoppiamento di cani consanguinei producendo in loro un impoverimento del patrimonio genetico e conseguenze negative sulla salute.

GAS con lo sfondo dell'Ospizio del Gran San Bernardo

Nel tentativo di rinsanguare quei cani, i monaci dell'Ospizio effettuarono intorno al 1830 degli incroci interrazziali con cani di Terranova producendo così i primi soggetti a pelo lungo, sebbene che, per il lavoro sulla neve fossero preferiti, perché più pratici, i mantelli a pelo corto. La varietà a pelo lungo ottenne però un grande successo e, tutt'oggi, è di gran lunga preferita esteticamente rispetto alla varietà a pelo corto. Bisogna dire che l'allevamento dell'Ospizio ebbe ben poca influenza sull'evoluzione morfologica della razza: i cani di quell'epoca assomigliavano solo vagamente agli odierni San Bernardo ed erano anche di dimensioni ben più ridotte. L'allevamento vero e proprio della pura razza ebbe inizio soltanto nel 1850 per opera di Heinrich Schumacher macellaio e locandiere di Berna. Egli, acquistando alcuni cani sul passo del Gran San Bernardo, iniziò per primo ad usare il registro d'allevamento e a compilare i pedigree. Lo standard della razza, quasi identico all'attuale, fu approvato dal Congresso Cinologico di Zurigo nel 1887 e in quel momento il cane di San Bernardo poté essere riconosciuto come razza pura a tutti gli effetti. A Schumacher fecero seguito altri grandi allevatori svizzeri quali Blosch, Steiner e Kunzli capaci di produrre incredibili quantità di soggetti esportati ovunque ma non bisogna dimenticare l'opera degli inglesi i quali, per primi, credettero nelle potenzialità "commerciali" di questa razza propagandone la conoscenza e la fama anche oltreoceano. Altro paese che ebbe una grande influenza sull'allevamento fu, subito dopo la Svizzera, la Germania. Ricordiamo alcuni dei primi grandi allevatori tedeschi come il principe Albrecht, Kasten, Blosch e Glockner. La successiva collaborazione fra allevatori svizzeri e tedeschi diede inizio a quello che è considerato il periodo più florido della storia della razza, la cosiddetta "Golden Era". Essa interessò l'intero ventennio compreso fra il 1920 e il 1940. Di quel glorioso periodo citiamo, fra i tanti, famosi cani quali Emir v. Jura e Rasko v.Reppisch che rappresentano ancora oggi un modello da seguire per gli odierni allevatori. L'Italia entrò in scena soltanto nel dopoguerra con l'opera di Antonio Morsiani, allevatore ed emerito cinologo che, con l'affisso "Del Soccorso", produsse numerosi campioni di bellezza ma soprattutto si dedicò ad un intenso studio biometrico del cane di San Bernardo producendo una particolareggiata interpretazione dello standard ufficiale, utile strumento per tutti gli allevatori e condivisa ormai ovunque.

STANDARD

LE COSE DA SFATARE

La straordinaria mole di questi cani, se da un lato crea in loro un certo fascino, dall'altro scoraggia numerosi potenziali acquirenti i quali credono erroneamente che un gigante come il San Bernardo necessiti di enormi spazi dove vivere e richieda spese astronomiche per alimentarlo. In realtà il cane di San Bernardo ha bisogno di meno spazio rispetto a quello che richiedono molte altre razze di cani più piccoli ma più attivi e agitati. Spesso sono felicissimi di stare anche in casa per la maggior parte del tempo e, se non si è in grado di garantirgli la passeggiata quotidiana, un piccolo giardino all'aperto sarà a loro sufficiente per praticare la necessaria attività fisica. Riguardo all'alimentazione bisogna dire che le quantità di cibo occorrenti non sono direttamente proporzionali al peso del cane. Controllando le tabelle nutrizionali di alcuni alimenti secchi potrete costatare voi stessi che, per un cane di 80 kg, sono sufficienti circa soli 600 g. di mangime. Altro errato luogo comune è la diffusa convinzione che i San Bernardo possano vivere esclusivamente sulla neve e in climi estremamente rigidi. Ricordiamo che questa razza si sta diffondendo sempre più in paesi tropicali e notoriamente caldi come il Brasile, il Messico e l'Australia dimostrando un'incredibile adattabilità a qualsiasi tipo di clima. Ed ora veniamo all'aspetto "bava", spesso enfatizzato dal cinema e dalla cultura popolare del "sentito dire". La perdita di bave è reale ma va molto ridimensionata nella quantità. Essa è dovuta alla particolare configurazione del labbro, tipica anche di moltissimi altri molossoidi, ma è limitata solamente a determinati momenti in cui il cane è agitato, eccitato o "stuzzicato" da odori particolarmente gradevoli. Un'ultimo breve appunto va fatto per la famosa e caratteristica botticella piena di cordiale. Anche se questa è la cosa che più mi dispiace smentire, vi garantisco che il simpatico abbinamento "cane-barilotto" è nato dal puro frutto della fantasia di un cronista di fine '800. Ma se il San Bernardo vi piace con la botticella al collo (come anche al sottoscritto), nessuno vi vieta d'immaginarlo così.

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