ITALO SVEVO
La vita e le opere
- incontro con James Joyce (Joyce
è esule a Trieste e Svevo prende lezioni d’inglese da
lui);
- incontro con la psicanalisi
(tramite il cognato, che è in cura dal dottor Freud).
Svevo non crede nelle possibilità terapeutiche della
psicanalisi, ma apprezza la psicanalisi come valido strumento conoscitivo,
capace di indagare a fondo la psiche umana;
- scoppio della prima guerra
mondiale (la ditta dei suoceri viene requisita dagli
Austriaci, e ciò gli dà modo di dedicarsi completamente all’attività
letteraria).
Nel 1923 Svevo
pubblica il romanzo La coscienza di Zeno, ma anch’esso
inizialmente è un insuccesso: questo libro è troppo avanzato e complesso per la
cultura italiana dell’epoca, e per questo non viene
capito (lo stretto rapporto del libro con la psicanalisi non è ben visto);
inoltre, i critici rimproverano Svevo di scrivere
male, non avendo avuto una formazione classica.
Esasperato da questo ennesimo insuccesso, Svevo manda una copia del romanzo a Joyce per avere un suo giudizio; Joyce apprezza moltissimo l’opera, e la fa pubblicare a Parigi. All’estero, La coscienza di Zeno riscuote grande successo, e solo allora in Italia si comincia ad apprezzarla .
Svevo
conosce finalmente il successo in campo letterario, ma può apprezzarlo per poco tempo: infatti, muore in un incidente stradale nel
1928.
UNA VITA
Riesce ad essere invitato a casa
del direttore della banca, dove conosce Annetta. Un fidanzamento dei due
potrebbe significare un riscatto sociale per Alfonso, ma quando la cosa sembra
potersi concretizzare deve tornare al Paese, dove la
madre malata sta morendo. Ha una grave crisi, torna alla città dove non riesce
a ricreare un legame con Annetta, e si suicida.
E’ la tipica figura dell’inetto,
una persona che non sa cosa vuole e non riesce a prendere decisioni.
SENILITA’
Inizia una relazione con una popolana, Angiolina,
di ceto inferiore al suo, che, rispetto a lui che ha pienamente accettato le
regole della borghesia, è una persona fuori dagli
schemi, che vive le sue passioni in modo diretto e non ha regole morali, vive
seguendo i propri impulsi, anche volgari; è proprio la sua vitalità ad attrarre
Emilio, che invece è combattuto tra due poli: il principio del piacere (come Angiolina), e il principio di realtà (rispetto delle
regole, comportarsi come gli altri si aspettano che ci si comporti, all’interno
della realtà sociale).
Ha una sorella, Amalia, zitella,
votata interamente a lui (non esce mai di casa, ecc.,
il contrario di Angiolina). Amalia è segretamente
innamorata di un amico di Emilio, il pittore Balli
(suo opposto, come Angiolina), un pittore di scarso
valore ma molto apprezzato per le sue avventure, si disinteressa di tutti.
Balli diventa
amante di Angiolina (sono simili), Emilio lo scopre e
chiude i rapporti con lui, e con la fidanzata. Vieta a Balli di frequentare la
sua casa, ma sua sorella si ammala perché non può più vedere l’uomo che ama.
Alla fine Emilio
resta solo; la sorella muore dal dolore, ha perso l’amico e la fidanzata. Come
Alfonso Nitti anche Emilio è un inetto, una persona
che non ha il coraggio di essere fino in fondo se
stesso, è attratto da ciò che è diverso, ma non riesce ad esserlo anche lui, è
una vittima della sua incapacità di scegliere.
LA COSCIENZA DI ZENO
Nella “Coscienza di Zeno” il
narratore è il protagonista stesso (Romanzo interiore): il protagonista lascia
fluire le sue emozioni e i suoi pensieri senza seguire un filo narrativo
rigoroso, ma occupandosi del suo inconscio lasciato libero di emergere (è una
tecnica nuova, usata in tutta la narrativa del ‘900 e
comune a Joyce à lo “stream of consciousness”,
il flusso di consapevolezza; l’attenzione non è più posta sull’intreccio degli
eventi, ma sull’interiorità.
La struttura narrativa non
rispetta le regole del romanzo dell’800, che ha una sua coerenza, ad esempio di
carattere cronologico; qui infatti c’è una rottura del
carattere cronologico.
La struttura è aperta e la storia
si svolge attraverso nuclei tematici, legati ai
diversi momenti della vita del protagonista, Zeno Cosini,
ritenuti significativi (la morte del padre, il vizio del fumo, rapporto con la
moglie, relazione con l’amante, la società commerciale che apre col cognato
Guido, e la sua rivalità con questo); ad ogni momento è dedicato un capitolo
(struttura frantumata).
Dal romanzo si nota una forte
influenza intellettuale che Svevo aveva
ricevuto (conosceva Freud): la Psicanalisi. Il
fratello di sua moglie, Bruno Veneziani, era in cura da Freud,
ma non fu curato.
PSICANALISI
Studio della struttura dell’inconscio,
delle nevrosi che non sono necessariamente malattie mentali, per arrivare a
capire il perché dei comportamenti nevrotici, e per rimuovere quello che ci
porta ad assumere questi comportamenti. La conoscenza di sé può
risolvere il problema, attraverso lo studio dell’inconscio (che si esprime con
i sogni).
Nel romanzo, Svevo parte
proprio dalla psicanalisi di Freud. Ritiene però che
ci sia una spaccatura: da una parte capisce la portata di queste nuove teorie,
ma ritiene la psicanalisi solo utile a definire delle categorie di personaggi
letterari, non la ritiene una terapia utile.
Zeno ha un rapporto molto
difficile col padre, che non lo stima, pensa che sia un inetto, un incapace,
che non sa assumersi le proprie responsabilità.
Il momento culminante è quando il
padre si ammala, e Zeno decide di stargli vicino (sembra che si assuma le sue
responsabilità). Questo rapporto ha un momento di tensione particolarmente
drammatica quando il padre muore: Zeno si trova con lui, e il
padre proprio prima di morire fa un gesto, che non si capisce se è uno
schiaffo al figlio, o un movimento inconsueto fatto da un moribondo.
Nel memoriale, però, Zeno non
chiarisce questo “mistero”, e afferma che il rapporto col padre si è risolto
prima della sua morte (ma può essere un bugia).
LA VITA E’ INQUINATA ALLE RADICI
Il discorso di Svevo riprende le teorie Darwiniane
della seconda metà dell’800: gli animali e l’uomo hanno fatto un lavoro di adattamento all’ambiente, e quelli che non ci sono
riuscito sono scomparsi.
Ma l’uomo, con la sua
intelligenza (per Svevo “furbizia”), ha fatto in modo
di sottrarsi alle elementari leggi della natura, alle quali devono sottoporsi
gli animali: l’uomo ha inventato degli “ordigni” che gli hanno preso la mano,
che hanno bisogno della sua intelligenza, non della
sua forza fisica. Si creano squilibri; Svevo immagina che si
arriverà ad un punto in cui chi ha più “ordigni” prevarrà sugli altri. In
sostanza anticipa quello che succederà poi.
NOVITA’:
-
il narratore interno: Svevo adotta la tecnica del narratore interno, cioè di un
narratore che racconta in prima persona la propria storia;
-
una nuova struttura del
romanzo: ogni capitolo ha un titolo, manca una successione cronologica degli
eventi;
-
nella prefazione non è il
narratore a parlare, bensì il suo psicanalista, il dottor S., il quale ha dato
a Zeno (nell’ambito di una terapia) il compito di scrivere un diario; siccome
Zeno ha interrotto la terapia, per vendetta egli pubblica tale diario;
-
viene meno la figura del
narratore oggettivo: Zeno non è infatti un narratore attendibile, perché il suo
io tende a giustificare i suoi comportamenti sbagliati;
I protagonisti dei romanzi di Svevo
sono degli “inetti”. L’inettitudine è sostanzialmente
una debolezza, un’insicurezza psicologica, che li rende “incapaci di vivere”.
L’inettitudine ne “La coscienza di Zeno” non è
associata alla tragicità (come nei precedenti romanzi di Svevo):
la vita di Zeno è solo relativamente fallimentare, anzi, alla fine Zeno è
addirittura un uomo di successo, un vincente. A Zeno, nonostante tutto, le cose vanno bene: per esempio, teme il fumo, ma non
ne ha conseguenze. La morale (e la conclusione cui giunge il narratore stesso
nella pagina conclusiva del romanzo) è che la malattia di Zeno in fondo non è
una condizione eccezionale e anormale, ma è forse una condizione comune e
inalienabile dell’uomo. Zeno, con le sue riflessioni, finisce per scoprire che
la “salute” degli altri è anch’essa “malattia”, e a sovvertire le nozioni di
salute e malattia, di forza e debolezza.