PALENQUE
Palenque, insieme ai centri cerimoniali di Copan, Tikal e Calakmul, fu considerata dagli antichi Maya come uno dei quattro angoli dell’universo. Sorse attorno il 600 d.C., si estende ai piedi del grande complesso montuoso del Chiapas, ed era una delle città più potenti della regione centrale dei Maya. Non era molto grande, anzi rispetto a Chichen Itzà è molto più piccola, ma la qualità elevata degli edifici impone rispetto; è la città più bella di tutte le città dei Maya. Le rovine di templi e palazzi imponenti, su entrambi i lati del piccolo fiume Otulum, testimoniano la ricchezza della città al suo apogeo (600-750 d.C.). Oltre 1000 anni di pioggia hanno spazzato via completamente i fianchi delle costruzioni di calcare, lasciandoci solo opere in muratura bianco-avorio, ed ancora oggi molti edifici lontani dal centro devono essere liberati dalla giungla che li avvolge e purtroppo i fregi in stucco colorato che li rivestivano sono andati perduti per sempre.
La città è dominata dal "Palazzo", un complesso templare eretto su una terrazza rettangolare e munito di una scalinata monumentale. Dominato da una torre a tre piani, il Palazzo è formato da 8 edifici connessi da un labirinto di corridoi con alte volte e cortili, e da un intrico di ambienti sotterranei. I bassorilievi e le iscrizioni geroglifiche rappresentano solenni scene di investitura di grandi personaggi della città.
Il fondatore di Palenque è stato Pacal che ascese al trono all’età di dodici anni nell’anno 615 d.C. e morì a 80 nell’anno 683 d.C. A completare la città ed in particolare la tomba funeraria di Pacal fu suo figlio Chan Bahlum (Giaguaro Serpente) che regnò fra il 684 ed il 702 d.C. La cripta per la sepoltura si trova all’interno del Tempio delle Iscrizioni, chiamato così per il testo che scorre ininterrottamente alla sommità del muro posteriore, che sicuramente è sorto proprio come monumento funebre. I nove gradoni della piramide fanno riferimento ai livelli del mondo dell’oltretomba dei Maya, conosciuto come Xibalba, nove piani di esistenza che il defunto signore doveva attraversare prima di giungere al decimo livello, quello del riposo finale. Tutta la costruzione va interpretata come una "montagna terrena", un luogo collegato non solo con la morte, ma anche con la nascita e con la vita. Il tempio in cima alla piramide era stato concepito metaforicamente come una grotta, l’ingresso al mondo ultraterreno. Il nobile Pacal era un uomo dotato di notevole intelligenza ed in vita fu considerato poco meno di un dio e dopo la sua morte il Tempio delle Iscrizioni divenne meta di pellegrinaggi e centro di culto degli antenati.
Alla fine degli anni ‘40 l’archeologo messicano Alberto Ruz Lhuillier cominciò l’accurata rimozione della vegetazione che copriva completamente la città. Durante gli scavi ed il consolidamento del Tempio delle Iscrizioni, Ruz ha scoperto una serie di buchi in uno dei lastroni che costituivano il pavimento del tempio. Rimuovendo questo lastrone, è venuto alla luce l’accesso a una scala di 46 gradini piena di detriti. Dal 1950 al 1952 Ruz ed i suoi collaboratori hanno rimosso tutti i detriti ed hanno portato alla luce un deposito di offerte: oggetti di ceramica, giada, conchiglie e perle. A metà della scala sono stati trovati gli scheletri di sei giovani che, presumibilmente, erano stati sacrificati in onore del principale occupante della piramide. Alla fine della scala vi era una grossa pietra triangolare che una volta rimossa diede la possibilità agli archeologi di poter ammirare una delle tombe più grandiose mai scoperte nel Nuovo Mondo. La cripta a volta misurava 9 metri in lunghezza, 4 in larghezza e 7 in altezza ed era sistemata quasi esattamente sotto l’asse centrale della piramide, circa 27,5 metri sotto il pavimento del tempio. Alla luce di una torcia le pareti della stanza rivelarono figure in stucco raffiguranti nove dignitari a grandezza naturale < i nove signori della notte>, che puntavano lo sguardo su un enorme sarcofago di calcare lungo 4 metri. Il coperchio fu aperto e rivelò lo scheletro di un uomo insolitamente alto, adorno di ornamenti di giada, fra cui una cintura ed una collana. In ciascuna mano teneva un grosso frammento di giada. Sul volto aveva una maschera realizzata a mosaico con circa 200 pezzi di giada. Incantevoli sono gli occhi della maschera fatti di conchiglie, madreperla e ossidiana. Nella bocca si nota l’amuleto protettivo dell’immortalità a forma di T. Dopo la rimozione della maschera, fu trovato un altro frammento di giada all’interno della bocca. L’abbondanza di oggetti di giada si può attribuire alla qualità preziosa della pietra; per gli antichi, essa rappresentava una condensa di umori, compreso il fiato, ed è probabile che la giada trovata dentro il sarcofago assicurasse la continuazione della vita dopo la morte di colui che la indossava.
Fuori dal sarcofago Ruz trovò due teste di stucco a grandezza naturale, che erano state staccate da due statue intere sistemate altrove nel tempio. La somiglianza fra queste teste e la maschera di mosaico trovata nel sarcofago era sorprendente ed induceva gli studiosi a credere che tutte queste raffigurazioni fossero veri e propri ritratti di questo personaggio eccezionale. Tuttavia il mistero della sua identità non fu risolto fino a due decenni dopo.
Gli anni ‘70 costituirono una svolta nella decifrazione dei geroglifici maya. Gli epigrafisti, lavorando sui glifi di Palenque, riuscirono a decifrare quasi tutto il testo del Tempio delle Iscrizioni. Scoprirono che molte informazioni si concentravano su una sola persona, il cui nome era rappresentato con uno scudo maya da guerra in miniatura "Pacal". Il nome completo era Makin Pacal che significa "Grande Scudo Sole". Secondo gli antichi documenti, il sovrano Pacal era nato il 26 marzo 603 da Kan Bahlum Mo, suo padre, e dalla nobile Zac Kuk, membro di una delle famiglie locali dominanti. Salì al trono nel 615, all’età di 12 anni, e regnò per oltre 68 anni prima di morire il 31 agosto 683. Il 22 marzo 626 sposò Tz’ak Ahwal ed ebbe due figli, Kan Bahlum, designato come erede, e Kan Hoch Chitam. Durante il suo regno dovette affrontare due diversi attacchi sferrati dal signore della città di Calakmul più altre guerre da cui Pacal uscì vittorioso, stabilizzando così il suo regno e garantendo il diritto alla successione sul trono di suo figlio che gli succedette all’età di 50 anni e che morì, nel 702, dopo aver regnato per 18 anni. Il regno di questi due sovrani, costruttori di quasi tutti gli edifici più importanti della città, coprì in pratica tutto il settimo secolo. Sempre secondo i testi, la costruzione del tempio cominciò nel 675 e fu completata nel 692 da suo figlio, nove anni dopo sua la morte.
Il nuovo re fece eseguire effigi in stucco degli antenati per quattro dei sei pilastri della facciata del tempio. I pilastri decorati sono incorniciati da una "cintura celeste", posta a sottolineare la spiritualità delle scene. Ogni figura sta di fronte all’entrata principale del tempio e tiene un bambino fra le braccia. Sul terzo pilastro, la madre di Pacal tiene il nipote Chan Bahlum il quale oltre a collocarsi fra gli antenati si collega visivamente al padre presentando se stesso nelle vesti del dio K. Perciò, mentre il ruolo di Pacal come offerta sacrificale davanti agli dei è messo in risalto nello spazio privato della cripta, Chan Bahlum si presenta davanti alla popolazione di Palenque come l’incarnazione del sangue della sua stirpe e come legittimo erede al trono. Sull’altra riva del fiume Otulum, Chan Bahlum ha continuato a sottolineare il suo diritto di erede legittimo costruendo tre piccoli templi: il Tempio della Croce, il Tempio della Croce Foliata ed il Tempio del Sole. La triade templare ricorda da un lato il mito maya della creazione, secondo cui il mondo fu creato a partire da tre sassi disposti a triangolo; dall’altro rimanda alla struttura del focolare nelle case maya, anch’essa comprendente tre pietre. I templi sono eretti su piramidi in pietra: hanno sulla facciata un porticato ad aperture multiple, dalle quali si accede ad un’anticamera e quindi ad un vano sacro coperto, contenente pannelli scolpiti che narrano le vicende dinastiche delle signorie. Il tetto trapezoidale era rivestito, in origine, da elaborate sculture in stucco ed era coronato da una cresta rettangolare, formata da due muri convergenti traforati a giorno.
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TEMPIO DELLE ISCRIZIONI |
TEMPIO DEL SOLE E TEMPIO DELLA CROCE FOLIATA |
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IL PALAZZO |
PARTICOLARE DI UNO STUCCO DEL TEMPIO DELLE ISCRIZIONI |
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LA MASCHERA DI GIADA |
TESTA DI STUCCO |