La crisi del fotovoltaico in Italia: il caso Eurosolare.In Italia cresce sempre più il fabbisogno energetico, ma le energie alternative non decollano e nel settore fotovoltaico si registra, paradossalmente, una crisi che investe l’unica azienda produttrice di pannelli solari: l’Eurosolare di Nettuno. Italia: l’effetto serra fa volare i consumi energetici, ma il settore fotovoltaico non decolla Secondo i dati diffusi dal Gestore Rete Trasmissione Nazionale (Grtn) alla vigilia della conferenza di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile, in Italia i consumi di elettricità a luglio 2002 (28,1 miliardi di kWh la richiesta totale) sono aumentati del 3,3% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Questo risultato, secondo il Grtn «è solo parzialmente influenzato dal calendario (un giorno lavorativo in più' rispetto a luglio 2001), ha risentito invece del diverso andamento climatico (temperatura media mensile inferiore di circa 1 grado centigrado rispetto allo stesso mese dell'anno precedente) e depurata da questi effetti la variazione della domanda è risultata pari a +3,7%». Ma, a fronte di questa forte richiesta, le fonti energetiche alternative ed ecocompatibili non sono aumentate in modo adeguato ed il petrolio rimane la principale fonte di copertuta del fabbisogno interno di energia. In base ai dati contenuti nell’ultimo rapporto “Energia e Ambiente” dell'Enea l’Italia dipende ancora per il 49,2% dal petrolio, seguito nella classifica delle fonti energetiche dal gas naturale al 30,8% e dai combustibili solidi al 6,9%. Negli ultimi anni, inoltre, si è assistito anche ad un aumento dell' importazione netta di elettricità. Il contributo delle fonti rinnovabili al bilancio energetico nazionale, pur registrando un incremento del 32% nel decennio 1990-2000, è ancora fortemente minoritario. In particolare l’energia solare, con i suoi 15 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti petrolio), si colloca all’ultimo posto nella graduatoria di queste fonti energetiche. In tale ambito il fotovoltaico è preceduto dall' energia idroelettrica (9.816 Mtep), seguita da quella da legna ed assimilati (4.696), geotermica (1.248), dai rifiuti solidi urbani (520), da biogas (200), eolica (98) e da biocombustibili (80). Le potenzialità dell’energia solare … Con queste premesse l’inadeguato utilizzo dell’energia solare appare paradossale, anche perchè, secondo il rapporto "Generazione solare" realizzato dall’Epia (Associazione europea delle industrie del fotovoltaico) e da Greenpeace, entro il 2020 un miliardo di persone potrebbe utilizzare questo tipo di energia e altri due milioni potrebbero trovare un’occupazione stabile nell'industria del sole; inoltre entro il 2040 un quarto del fabbisogno energetico globale potrebbe essere soddisfatto proprio grazie al sole, in quanto l'energia irradiata sulla superficie terrestre e' sufficiente a produrre piu' di 10.000 volte la quantità di energia consumata ogni anno nel mondo ed i benefici economici e sociali, oltre che ambientali, del solare non sono ancora sufficientemente evidenziati. Piu' che grandi centrali solari, come quelle che sono allo studio dell'Enea, il futuro di questa fonte energetica dovrebbe essere in piccoli impianti installati in complessi residenziali collegati alla rete elettrica. Con impianti di questo tipo si trasformerebbero in produttori di energia 82 milioni di cittadini nel mondo, circa 35 milioni dei quali solo in Europa. Il futuro sviluppo del solare pero' non dovrebbe investire solo i paesi Ocse: anche i paesi in via di sviluppo dovrebbero usufruire di questa fonte d'energia economica e a portata di tutti, basti pensare che oggi 2 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso all'energia elettrica. … e la crisi del settore in Italia: la vertenza Eurosolare di Nettuno Le decisioni che hanno determinato la crisi del fotovoltaico in Italia appaiono quindi miopi sia da parte delle autorità di governo, sia da parte della dirigenza aziendale dell’ENI, che gestisce in regime di monopolio il settore attraverso l’Eurosolare. Dal punto di vista sociale la crisi ha coinvolto 63 operai dello stabilimento di Nettuno, che sono stati a più riprese collocati in cassa integrazione: la prima volta dal mese di agosto a quello di novembre 2002, la seconda, attualmente in corso, da dicembre 2002 a marzo 2003. I 700 miliardi di lire di investimenti degli ultimi 20 anni, del tutto inadeguati e mal utilizzati, pongono in serio pericolo il futuro stesso dello stabilimento di Nettuno, che subisce i contraccolpi della concorrenza internazionale. Ma che tipo di realtà è quella dell’Eurosolare? La società, nata nel 1980 con il nome di Pragma diventata poi Italsolar, produce e commercializza sistemi fotovoltaici per la generazione elettrica con una capacità annuale superiore ai 5 MegaWatt. Nei primi anni di vita, grazie anche ad una serie di progetti comunitari e nazionali, la fabbrica di Nettuno riuscì a consolidare la propria quota di mercato, che nei prima anni 90, dopo il potenziamento ed ammodernamento della capacità produttiva, raggiungeva il 4% del mercato mondiale, portandosi fra i primi posti nella graduatoria mondiale delle imprese impegnate nell’energia solare. Subito dopo però ebbe inizio il declino aziendale, che fu causato dall’arresto dell’intero gruppo dirigente (Presidente, Amministratore Delegato, Direttore Amministrativo, ecc.), coinvolto in un giro di tangenti. La società, travolta dall’inchiesta di tangentopoli, mutò quindi il nome in Eurosolare. Negli anni 90, con i bilanci sempre in passivo, l’azienda ha avuto alterne fortune, vivacchiando con i pochi contributi che l’ENI annualmente devolveva (dai 9 ai 15 miliardi l’anno). A fronte di un vero e proprio boom del settore (con tassi di crescita annui del 33%), negli ultimi anni l’Eurosolare non ha quindi predisposto i necessari investimenti e per tale motivo si presenta oggi sul mercato con una capacità produttiva tecnologicamente superata e quantitativamente inadeguata a coprire la domanda. Attualmente l’azienda con i suoi 104 dipendenti e 15 milioni di euro di fatturato copre meno dell’1% del mercato mondiale. La società non ha saputo e voluto sfruttare in modo adeguato le favorevoli condizioni nazionali determinate dall’applicazione del “Programma 10.000 Tetti Fotovoltaici” promosso dal Ministero dell’Ambiente e gestito dall’Enea con uno stanziamento iniziale di 30 miliardi di lire. Questo programma tende a favorire, anche attraverso il coinvolgimento di 45.000 imprese artigiane di installazione d’impianti, la diffusione dei pannelli solari per uso civile e industriale come fonte di energia alternativa e non inquinante per complessivi 50 MegaWatt. Lo scarso impegno dell’ENI nel settore fotovoltaico è dimostrato dalla distribuzione degli investimenti nel gruppo. Tali investimenti, nel 1997, rappresentavano lo 0,0001% dell’utile operativo della capogruppo e lo 0,0003% dell’utile operativo relativo al solo settore dell’esplorazione e produzione di idrocarburi. Confrontati con gli investimenti che l’Eni destina all’attività esplorativa, il rapporto è 1 a 850, mentre se li confrontiamo con gli investimenti relativi all’attività di sviluppo della produzione, il rapporto è maggiore di 1 a 500. In pratica per ogni 1.000 lire che l’Eni investe sul fotovoltaico tramite Eurosolare investe 1,5 milioni di lire nello sviluppo della ricerca e produzione di idrocarburi. Allo scarso impegno sul mercato interno corrisponde, invece, un grande dinamismo sui mercati internazionali. Nel mese di marzo del 2001 la società ha aumentato la propria quota di partecipazione, dal 15 al 25%, nella società australiana Pacific Solar, azienda all'avanguardia nella ricerca sulle tecnologie future ed ha avviato, in jont-venture con CPVC (China National Photovoltaic Centre), la produzione di wafer di silicio presso lo stabilimento di Ningbo in Cina. Il progetto scientifico fornisce consulenza tecnica e il necessario apporto di innovazione per il mantenimento della competitività della "Equity Joint Ventures" Zejiang Sino-Italian Photovoltaic Co., grazie ad un investimento di 7,3 milioni di dollari. La realtà aziendale, quindi, è del tutto solida (anche se l’azienda denuncia un deficit di bilancio sui 10-12 miliardi di lire) e non giustifica la crisi dello stabilimento nettunese, che si spiega solo con un volume di investimenti inadeguato a fronteggiare la concorrenza internazionale nel settore dell’innovazione tecnologica e dell’economia di scala. La situazione interna allo stabilimento viene così descritta dai rappresentanti sindacali Rsu. “L’Eurosolare – ha detto una delegazione sindacale consultata da Rifondazione Comunista - dovrebbe essere il fiore all’occhiello del gruppo ENI, in quanto si impegna nella ricerca di energia alternativa. E’ strano che da un lato si parli tanto di utilizzare l’energia fotovoltaica (e lo stesso Berlusconi in una recente intervista al Maurizio Costanzo Show ha dichiarato che questo governo investe ed intende investire sempre più in questo tipo di energia) e dall’altro si mandino a casa gli unici lavoratori del settore. Evidentemente questa volontà non corrisponde al vero, visto che gli operai dell’unico produttore italiano di pannelli solari vengono posti in cassa integrazione. La spiegazione che è stata fornita per giustificare questa decisione è che non ci sono sufficienti commesse e che i pannelli non si vendono perché troppo cari rispetto a quelli prodotti all’estero. Ma il mercato dei pannelli solari esiste, anche se in Italia ciò sembra non avere molta importanza. All’estero invece esiste una sorta di mercato protetto. Nel resto dell’Europa, ad esempio, i pannelli vengono acquistati solo dal proprio produttore nazionale. In Italia non solo non si protegge questo mercato, ma gli investimenti e la pubblicità da parte sia dell’Eni che del Governo è praticamente assente. I pannelli sono cari perché i macchinari sono vecchi di venti anni e nessuno è al corrente né dell’esistenza di questo stabilimento, né del programma “10.000 tetti fotovoltaici” che prevede sgravi fiscali sia per enti pubblici sia per privati che scelgono di utilizzare questa particolare energia alternativa. La cassa integrazione riguarda 63 operai e colpisce le loro famiglie che rischiano di rimanere sul lastrico. Nell’ultima riunione fra sindacati e l’Unione Industriali a Roma di fine luglio, non abbiamo avuto nessuna garanzia per il futuro di questo stabilimento.“ A sostegno della lotta operaia si è mobilitato il Partito della Rifondazione Comunista, attraverso la federazione Castelli Litoranea ed i circoli di Anzio e Nettuno. La vertenza Eurosolare è stata affrontata in un’assemblea pubblica all’interno della Festa di Liberazione di Nettuno e sullo stesso problema Rifondazione ha presentato tre interrogazioni: la prima in ambito comunale con Marcello Graziosi, la seconda al Consiglio Regionale con Salvatore Bonadonna ed Enrico Luciani, l’ultima alla Camera dei Deputati con Alfonso Gianni e Nichi Vendola. A questa iniziativa parlamentare è seguita un’analoga interrogazione presentata da Paolo Cento, del gruppo parlamentare dei Verdi. Presso la provincia, invece, il PRC ha ottenuto, con il consigliere Elio Romano, un emendamento in assestamento bilancio 2002 che destina 75.000 Euro "ai comuni che intendano attivare fonti di energia alternativa (solare) in collaborazione con industrie di settore in crisi occupazionale". Grazie anche a queste agevolazioni il comune di Nettuno ha potuto deliberare l’acquisto di pannelli solari per l’illuminazione del quartiere Zucchetti e del Parco Palatucci. Ma, secondo i vertici aziendali, al termine del primo periodo di cassa integrazione la situazione aziendale non era mutata. Per tale motivo è stato riproposto un secondo periodo di CIG, sempre della durata di tredici settimane. Questo atteggiamento aziendale è in palese contrasto con quanto divulgato sul magazine ECOS del gruppo ENI dove, parlando del presunto percorso aziendale in difesa dell’ambiente e di un sistema energetico sostenibile, si possono leggere le seguenti frasi: “Grazie ad un know how tecnologico tra i più avanzati al mondo, operiamo nel settore delle energie rinnovabili e dell’ingergneria dei servizi… L’unicità della visione dell’Eni – che si caratterizza ormai come Eni’s Way – e una strategia incentrata su una forte espansione internazionale e su un’organizzazione snella e agile sono gli assi portanti del nostro modello di crescita sostenibile…L’Eni intende prestare la massima attenzione verso l’ambiente e l’ecosistema interessati dalle proprie operazioni di business e si ispira agli obiettivi indicati dalle convenzioni internazionali sullo sviluppo sostenibile cui l’Italia aderisce…L’Eni è inoltre attiva nella produzione e nella commercializzazione di celle, pannelli e Sistemi Fotovoltaici ed è impegnata, in società con l’australiana Pacific Solar, nello sviluppo di una tecnologia di nuova generazione di celle al silicio e film sottile, volta a ridurre i costi e a favorire lo sviluppo del mercato”. Massimo Alberghini |