Il territorio del Montenegro era occupato
dagli Illiri che entrarono in contatto prima con le colonie greche
sulle coste albanesi e poi con i Romani che li assoggettarono nel II
secolo a.C.
La morfologia del territorio, di difficile accesso, protesse
il paese nei secoli successvi dalle invasioni barbariche, slave e
ottomane: a partire dal XIV secolo si organizzò come stato
teocratico governato da vladike, vescovi ortodossi, in un
primo tempo eletti, poi dal potere ereditario nella linea di
successione da zio a nipote. I Turchi vi esercitarono solamente
un'influenza esterna.
Anche la sua indipendenza venne riconosciuta dal Congresso di Berlino del 1878.
Nel 1918 proclamò l'annessione alla Serbia e prese quindi parte al Regno di Serbia, Slovenia e Croazia.
Nella seconda guerra mondiale venne occupato dagli Italiani che vi crearono un regno fantoccio dal 1941 al 1943, quando nacque un movimento partigiano che instauro un governo dei soviet represso da Tito.
Nel 1945 entra a far parte della Jugoslavia, rimanendo sempre all'ombra della Serbia. Quando la federazione entra in crisi nel 1991, Serbia e Montenegro riconfermano il legame federale nel 1992, ma i montenegrini cercano di acquisire maggiore autonomia, premendo perché vengano riconosciuti maggiori poteri al presidente della federazione. In questa prospettiva nel 2003 la federazione della Jugoslavia cambia nome assumendo quello dei due stati che la costituiscono: nasce la federazione di Serbia e Montenegro, che permane fino al 21 maggio 2006, quando, attraverso un referendum previsto dalla revisione costituzionale del 2003, i montenegrini si esprimono per la piena autonomia del paese con più del 55% dei voti a favore.