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S. Postai, Siti che funzionano. Quando web design non significa disegni sul web, Hops Libri, Milano, 2001
Se un sito funziona non se ne accorge nessuno
Se un sito funziona non se ne accorge nessuno (è quando non funziona
che se ne accorgono tutti).
Per questo, un sito che funziona diventa celebre sempre per altri motivi: per
i suoi contenuti, per il servizio, per il marketing innovativo... insomma, per
altro.
Da questo punto di vista il lavoro del web designer (cioè di chi progetta)
è vagamente esasperante ed è comprensibile il desiderio di mettersi
in mostra con qualche pezzo di bravura, che dimostra il proprio talento e le
proprie capacità...
La tentazione diventa irresistibile, quando è il committente a chiedere
che il progetto venga "arricchito" da elementi che creino stupore
(di solito qualcosa che, in varia maniera, si muove sul monitor).
Di solito, mostrando ad amici, parenti, colleghi e fiancheggiatori, queste "meraviglie"
si ottiene un plauso incondizionato, col che tutti si convincono di aver realizzato
qualcosa di eccezionale.
Purtroppo un sito che funziona è qualcosa di più complesso, che
deve soprattutto piacere all'utente e risultare "utilizzabile", cioè
compatibile con la sua dotazione hardware/software e soprattutto con la ricerca/interazione
che sta effettuando in quel momento.
La cultura televisiva dentro la quale siamo cresciuti, ha bisogno della "meraviglia"
per tenere lo spettatore davanti allo schermo e per ottenere che non cambi canale.
Su web è diverso: chi arriva nel nostro sito sta cercando qualcosa: a
quel punto tutto quello che si deve fare e aiutarlo a trovarla nel modo più
rapido e semplice possibile.
Magari non penserà "ma che bel sito, ma che geniale web designer",
ma tornerà più volte, utilizzerà i servizi, acquisterà
ciò che gli interessa, manderà il nostro URL ai suoi amici. Perché
avremo realizzato un "sito che funziona", orientato all'utente ed
ai suoi desideri, invece che all'autocompiacimento e all'autogratificazione.
Perché, allora, quando mostriamo questo tipo di sito ad amici e fiancheggiatori
otteniamo al massimo un magro "carino" invece dell'entusiasmo suscitato
da soluzioni cosiddette "multimediali"?
Il motivo risiede nel fatto che nel caso di visione “collettiva”
la modalità di fruizione è completamente stravolta rispetto all'usuale:
invece che guardare “cosa c’è” le persone guardano
“come è fatto” (cioè soprattutto il look & feel),
inoltre spesso c'è una persona che "guida" e le altre che assistono
passivamente (difficilmente in posizione ottimale per la lettura a video). A
questo punto è ovvio che vedere pagine di informazione una dopo l'altra
diventa una noia insopportabile, e basta che ci sia una farfallina che si attiva
appena muovo il mouse, per strappare gli applausi.
Ma questo non è un test attendibile, non credete?
Tutti i siti più famosi e visitati, in Italia e nel mondo, seguono altre
regole, sono fatti in un altro modo.
Perché se ne parla?
Nel mondo della comunicazione
web tra i molti nuovi concetti che richiedono prepotentemente la nostra attenzione,
c'è anche quello della "usabilità", problema che mai
si era posto prima, nei mezzi di comunicazione tradizionale.
L'usabilità di un articolo di giornale, di un serial televisivo, di un
biglietto di invito ad una mostra è piuttosto scontata. Qualunque persona
di buon senso la può giudicare a prima vista e -normalmente- i dubbi,
i test, le analisi si appuntano su altri aspetti, che tendono ad analizzare
la persuasività, la comprensibilità, il gradimento del "discorso"
in oggetto.
Se i caratteri di testo sono di grandezza adeguata (nella stampa) , il montaggio
non è troppo veloce (nei filmati) e i segni (visivi o testuali) troppo
criptici per il pubblico, questo aspetto non viene neppure considerato ed i
problemi di "usabilità" sono del tutto trascurabili.
Su web l'usabilità è, al contrario, una conquista quotidiana e
comunque un aspetto da tener presente sempre e in qualunque progetto.
Nell'ambito dell'usabilità si intrecciano elementi tecnici e semiotici
che questo libro cerca di analizzare, sulla base di un'esperienza di progettazione
quotidiana e condivisa, del feedback degli utenti, dell'analisi delle statistiche
web, che -se dicono poco sul profilo dei visitatori, possono dire molto su quello
dell'usabilità di un sito web.
Usable web site design (non solo test ;-)
Ultimamente anche in Italia
- finalmente - il problema dell'usabilità comincia ad essere sentito.
Malignamente: da quando, nella primavera del 2000, Jakob Nielsen ha dichiarato
di guadagnare 20.000 dollari al giorno la cosa è sembrata a tutti più
interessante. Non solo a chi vuole farne una professione, ma anche a chi questa
professione la vuole comprare: evidentemente, se Jakob Nielsen trova chi lo
paga, significa che si tratta di un aspetto importante.
L'attenzione, al momento, sembra essere puntata soprattutto sui test di usabilità,
indubbiamente utili, se non altro per avere la conferma di aver correttamente
progettato.
Credo però che si possa fare di meglio e di più: cioè che
si debba iniziare a pensare all'usabilità da subito: che questo debba
diventare un background indispensabile in ogni site designer degno di questo
nome.
Altrimenti sarebbe come provare a stampare in carattere corpo 4 e poi fare dei
test per verificare che la maggior parte delle persone ha problemi a leggere.
Un normale graphic design lo sa già e lo evita.
Senza contare che un puro test può solo evidenziare un problema, ma non
trovare la soluzione.
Quindi ben vengano i test, ma soprattutto ben venga la consapevolezza di questo problema in chi poi ha il compito di progettare.
Best with any browser è falso (e non basta)
Per qualche anno la bandiera
dell'usabilità si è ridotta al mitico "best with any browser":
una posizione che non solo pone il problema in termini sbagliati, ma è
anche molto riduttiva. Nato quasi come una provocazione dada, in reazione a
"best con Explorer 4 e successivi" o altre patetiche indicazioni di
questo tipo che avevano l'unica funzione di non affrontare il problema della
compatibilità all'indietro e mettersi al riparo da critiche e contestazioni,
"best with any browser", in certi ambienti della rete (il Gotha di
chi usa la rete dagli esordi) è diventata una posizione ideologica. Ovviamente
nessuno intende davvero "any browser", compreso il mitico primo Mosaic
o l'allora stupefacente Netscape 1.1N. Significa solamente "si vede anche
con browser un po' vecchiotti" dove resta indefinito "quanto"
vecchiotti" possano essere i browser in questione.
Tanto vale saperlo: un sito universalmente compatibile (da un punto di vista
tecnico) sarebbe un sito poco usabile, perchè dovrebbe sottostare a troppe
limitazioni.
Mentre invece assicurare la compatibilità all'indietro è semplicemente
un must di progettazione, da calibrare sulla base di statistiche relative al
proprio target.
L'usabilità, inoltre (non lo si dice mai abbastanza), non è solo un problema tecnico, ma soprattutto un problema semiotico, per di più correlato ad un universo cognitivo (quello dell'utente) variabile. Quello che è usabile per me può non esserlo per un'anziano professore di filologia romanza...
Questo sito, per esempio, è progettato per addetti ai lavori, che immagino siano informaticamente dotati (diciamo dalla release 4 in poi, quantomeno) e sufficientemente esperti di rete.
PAROLE CHIAVE
Il libro di Sofia Postai nella sua versione aggiornata,SITI CHE FUNZIONANO, è esaustivo in tutte le sue aree tematiche.Il nucleo principale della disquisizione è la questione dell'usabiltà e di tutte le variabili che orbitano intorno : contenuti ,interfaccia , architettura, informazione, multimedialità e comunicazione.Questo, scritto in linguaggio tecnico ma accessibile a tutti è un valido aiuto nella costruzione step by step di pagine web.Una miniera infinita di trucchi e segreti per costruire un sito semplice ma funzionante.All'inizio creare un sito sembra incollare tanti puzzle apparentemente sparsi ma alla fine della lettura tutto pare più semplice e logisticamente ordinato. Non si puo' considerare un vero e proprio manuale HTML ,ma una risorsa a cui attingere sempre per rispondere fedelmente ai canoni dell'usabiltà.
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