IL CIMITERO TEDESCO DI CAMPORGIANO

 

Verso il finire dell’estate 1944 venne a stanziarsi a Camporgiano un Ospedale Militare tedesco. Occupò la palazzina ove aveva sede la Pretura, la palazzina Colombini, già albergo e che comprendeva anche una sala cinematografica, la palazzina Santarini, attuale sede della caserma dei Carabinieri, più altre villette.

  Il fronte si stava avvicinando, anche se non era ancora vicinissimo, per cui all’Ospedale Militare giungevano numerosi feriti. E, ogni tanto, qualcuno moriva.

 La popolazione di Camporgiano dell’epoca assistè con stupore al funerale del primo caduto. Si trattò, infatti, di una cerimonia inconsueta e piuttosto solenne.

 Dall’Ospedale, infatti, partì un drappello abbastanza numeroso di soldati, perfettamente equipaggiati e armati che seguivano, in perfetto ordine, la bara portata a spalla da quattro commilitoni.

 Il drappello attraversò il paese cantando inni marziali e si diresse verso il cimitero situato subito fuori dal paese. Il canto non si interruppe mai fino all’arrivo al cimitero.

 Il cimitero, piuttosto piccolo, non aveva spazi all’interno per tumulare il caduto (e quelli che, inevitabilmente, sarebbero seguiti) per cui i tedeschi decisero di usare lo spazio, abbastanza vasto, che si trovava davanti al cimitero.

 Qui era stata scavata la prima fossa nella quale venne deposta la bara. A quel punto, come ultimo saluto, tutti i soldati del drappello puntarono in aria i fucili e fecero partire una scarica che risuonò per tutta la valle.

 Poi la fossa venne ricoperta e vi fu posta sopra una bella croce di legno di stile vagamente gotico con il nome del caduto.

 Alla fine il drappello, sempre perfettamente inquadrato, riprese la via del ritorno sempre al canto dei suoi inni marziali.

  Non ci volle molto tempo a riempire quello spazio davanti al cimitero di tombe, tutte perfettamente allineate e tutte con la stessa croce gotica. E per tutti i caduti ci fu la stessa solenne cerimonia. Fu, quello, il piccolo cimitero tedesco di Camporgiano.

 Poi il fronte si avvicinò e l’Ospedale Militare passò sotto la gestione dei militari italiani. E furono morti italiani quelli che andarono a occupare lo spazio ancora libero davanti al cimitero.

 A fine guerra, poi, la salme furono esumate e portate, insieme a quelle sepolte in altri paesi, nel Cimitero di Guerra di Pontardeto.

 Da qui alcune furono recuperate dalle famiglie, altre, la maggior parte, furono traslate in cimiteri di guerra più grandi.

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