Il
solito tono burbero, scostante. Hachi stava iniziando a convincersi di essere
solo un oggetto per lui.
Le
lacrime le salirono agli occhi, Yasu aveva ragione. Ma perché?
Perché lei non poteva essere felice?
Takumi
l’abbracciò ma lei si scostò bruscamente. Lui la guardò, stupito del suo
comportamento e le chiese:
-
Cosa c’è Hachi? Perché ti comporti così?-
-
Perché sto soffrendo – urlò Hachi- e tu non te ne accorgi .. io piango da
sola, nel buio. Sono sull’orlo di un baratro e tu non sei lì per trarmi in
salvo, la tua immagine sbiadisce ed io rimango sola a consumarmi per una persona
per cui non valgo niente!!-
Takumi
la guardò:
-
Stai poco bene?-
-
Mi stai perdendo Takumi.. mi stai perdendo!-
E
scappò via sbattendo la porta. Hachi scese le scale e si scontrò con Nana che
stava salendo insieme a Yasu, Ren, Shin e Reira. Stava ancora piangendo quindi
si scostò e continuò a scendere le scale senza salutare nessuno. Corse giù
per la strada, corse finché non arrivò a casa di Nobu. Suonò impetuosamente
il campanello. Nessuna risposta. Hachi si accasciò a terra e rimase lì. Dopo
poco si sentì infinitamente stanca come se avesse dovuto recuperare un sonno
lunghissimo, le palpebre le diventarono pesanti e si addormentò.
Nobu
arrivò davanti la porta di casa sua , tirò fuori le chiavi e accese la luce.
Poi vide Hachi. Sembrava un angelo dormiente, uno spirito celeste infinitamente
triste.
La
scosse dolcemente. Lei aprì gli occhi e lo guardò a lungo, con quello sguardo
che spiegava tutta la sua sofferenza. Nobu la fece entrare e le cedette il suo
letto, deciso ad aspettare una sua confessione spontanea. Si accomodò sul
divano pensando al perché di quell’espressione demoralizzata e di quello
sguardo vuoto, supplicante d’aiuto di Hachi. Fu così che, pensando, Nobu si
addormentò lasciando in sospeso i suoi vari interrogativi.
CAPITOLO
2
La
mattina dopo andò a vedere se Hachi era sveglia. Ma trovò solo il letto
disfatto. Di Hachi nessuna traccia. Si vestì di fretta e corse in strada. Si
fermò solo davanti alla casa di Hachi.
Suonò
ripetutamente il campanello. Niente. Guardò verso la stanza di Nana. C’era la
finestra aperta. Hachi era lì, in piedi. Il vento la sospingeva verso il
baratro da cui, lei, non sarebbe più riemersa.
-
Hachi, cosa stai facendo??!-
Hachi
abbassò lo sguardo.
-
Non ho più voglia di vivere. Sono
stanca, nessuno mi vuole veramente bene . Con Takumi non ce la faccio più, e
questa volta non voglio tirarmi indietro perché io non sono la ragazza dolce e
indecisa che credete. Quando prendo una decisione la mantengo e non mollo. Fino
alla fine!-
Nobu
la guardò e notò che nei suoi occhi c’era una strana luce. Diversa, più
decisa, determinata.
Nobu
decise di smetterla di pensare ad altro. C’era in gioco la vita di Hachi. La
ragazza che amava.
Da
solo non poteva farcela così prese il cellulare e compose il numero di Nana. Il
telefono squillava. Poi si introdusse la segreteria telefonica. Nobu imprecò.
Improvvisamente
un furgone frenò davanti a lui e scesero tutti quanti. Nana lo guardò
preoccupata.
-
Stiamo cercando Hachi. È da ieri che non torna a casa. L’abbiamo cercata per
tutta Tokyo. Niente. Sembra sparita. Non è che l’hai vista?-
Nobu
alzò gli occhi verso la finestra e
gli altri seguirono il suo sguardo.
CAPITOLO
3
Videro.
Videro Hachi con i capelli al vento. Videro le lacrime. Ma quello che li spaventò
di più fu il vedere la sua decisione. La sua rinuncia a lottare.
Hachi
guardava in basso e leggeva in quegli occhi
una supplica..
Vide
Shin e Reira piangere abbracciati... Yasu che tremava e Ren che la guardava
atterrito. Poi vide Nana. Fu il suo sguardo a farla indugiare. Ma poi si
riprese. La sentì gridare. Invocava il suo nome.
E
Takumi.. Lui era lì. Incredulo.
Hachi:"
- Addio – mormorai. Chissà perché vedere quei volti mi faceva stare male.
Forse era la loro fiducia in me. Il loro affetto. Perché me ne rendeva conto
solo ora?!
Sento
una voce. È Nobu.
-
Hachi, non farlo! Tu credi di non avere più una ragione di vita, vero? Be’ ti
sbagli. Perché ci siamo noi, i tuoi amici. E ci sono io. Io ti amo!-
-
Quelle parole mi colpiscono. Scalfiscono la mia barriera. Che
inconsciamente sia sempre stata innamorata di lui? Forse questo è il
motivo per cui avevo iniziato ad odiare Takumi.
No.
è impossibile. La testa mi scoppia. Mi sembra che tutto stia iniziando a
girarmi attorno velocemente.
Poi,
il senso di vuoto mi passa. Ma rimangono le vertigini.
Ora
sento la voce di Nana. Sembra rotta dal pianto. Ma è sempre la voce calda di
Nana.
-
Hachi, io ti voglio bene. Ti considero come una sorella. Sei l’unica persona
che mi abbia capita. Ascoltata. Aiutata. Ti prego Hachi. Non gettare via tutto!-
Non ne
posso più. Tante belle parole. Io non voglio più sentirne. Sono stanca. Ci ho
provato. Ma non ci sono riuscita. Perché riprovare?
Continuo a
vedere lacrime e dolore. Frustrazione.
Le pareti
della mia mente sono sempre più fragili. Affollate di pensieri. Anche se non
voglio ammetterlo sono piena di dubbi.
Sto
facendo la cosa giusta? Sto veramente cercando di risolvere i miei problemi?
Oppure sto solo cercando di sfuggirli? Cerco in tutti i modi di distrarmi. Ma
non ci riesco. Così mi sporgo ancora di più. Tutti mi guardano. Spaventati.
Takumi sta
per dire qualche cosa. Guarda con aria di sfida Nobu.
-
Piccolina, non fare così. Lo sai che ti amo.- mi suona di falso. Le parole di
Nobu erano genuine. Nella testa mi risuonano parole come: inganno, menzogna,
slealtà.
-
Bugiardo- urlo- ti odio!-
Dalla mia
bocca escono finalmente la parole che volevo dirgli da tanto tempo. Finalmente
la mia rabbia è uscita. Lascio Takumi a bocca aperta. Mi sento felice. Libera.
Tra noi è finita.
Lo guardo
trionfante. Poi Nana mi dice:
-. Dai
Hachi, scendi. Lì mi fai paura- Ha ragione. Devo scendere. Però stare lì mi
da un senso di potere.
In quel
momento sento la voce di Shin.
- Non
morire Hachi. Tu sei una delle poche persone che mi vogliono veramente bene. (
... Vedi Nobu.. tutte le ragazze che conosco vogliono il mio corpo o il mio
cuore solo per loro. Hachi è l’unica che mi tratta con dolcezza in modo
disinteressato. Questa secondo me è la vera essenza dell’affetto..)
Shin, la
dolcezza fatta persona. Le sue parole mi hanno commosso. Inizio a piangere.
Lacrime amare mi scendono giù per le guance. Ora sono felice. Ho ritrovato gli
amici. E trovato l’amore. "
Li guardo
uno ad uno. Mi hanno salvato.
CAPITOLO 4
Nana:
" Sorrideva e piangeva insieme. E ci guardava. Come per ringraziarci. Aveva
trovato aiuto. E quell’aiuto eravamo noi. Anche io ero felice. Ma avevo ancora
paura.
Perché
non scendeva da quella finestra?
Poi vidi Nobu entrare nel palazzo. Stava andando a prenderla. Ora mi sentivo
meglio. "
Hachi:
" Sentivo dei passi su per le scale. Chi stava salendo? Guardai giù.
Passai in rassegna quei volti preoccupati. Mancava solo lui. Nobu.
Si aprì
la porta e lo vidi. Venne verso di me. E aprì le braccia. Io gli tesi le mie.
Mollai la presa. In un attimo mi accorsi che sarei caduta. Nobu se ne accorse.
Corse verso di me e mi afferrò le mani.
- Non
mollare.. non posso perderti.- Stava piangendo. E non era l’unico.
Tutti,
sotto stavano con il fiato sospeso. Paralizzati
dal terrore. Guardai Nobu e gli chiesi:
- Nobu,
perché mi vuoi?
- Perché
ti ho sempre amata- mi rispose- sei il mio angelo. Che, finalmente, è tornato a
sorridere.
La mia
risposta fu semplice:
- Wo ai
nii
La sua
presa si faceva meno salda, ma non gli diedi importanza. Vidi il suo viso
avvicinarsi al mio. Il suo bacio fu caldo. Dolce. Senza pretese. Ed esprimeva
tutto il suo amore.
In quel
momento capii perché nei miei sogni, quando ero sul baratro, non era Takumi a
salvarmi. Perché non era lui la persona che amavo!
Oddio,
sento che sto scivolando. Non mi salverò.
- Nobu,
anche quando non ci sarò più continuerai a sentire il mio amore!
Lui
mi guarda.
-Tu non
puoi morire.-
La sua
presa cede. Mi sembra di cadere a rallentatore. Poi lo vedo. Si è buttato con
me.
Sacrifica
la sua vita a me. –Grazie- è l’unica cosa che riesco a dirgli. Lui capisce.
Poi tocco il suolo e tutto diventa buio. "
Nana:
" Hachi e Nobu sono all’ospedale. Non riesco a crederci. Ecco il dottore.
Ci fa segno di seguirlo. Entriamo in una stanza bianca. Sul letto c’è Nana.
Guardiamo il dottore. Scuote la testa. Non ce la farà. Mi sembra che il mondo
mi sia crollato addosso.
Hachi apre
gli occhi. Mi guarda. L’abbraccio forte e
lei mi accarezza il viso. Le prendo le mani. Lei chiude gli occhi e sento
la sua mano che diventa fredda tra le mie. Piango. Piango come non ho mai pianto
in vita mia. Torna il dottore. Yasu mi strappa a forza dal letto. Il dottore la
copre con un lenzuolo bianco. Mi portano via. Arriviamo da Nobu. Lui sopravviverà.
Ci guarda e capisce.
Poi dice:
-
Vi prego. Staccatemi dai respiratori.- lo guardiamo attoniti..- devo
raggiungerla-
Shin
capisce. Si avvicina alle macchine piangendo
sommessamente. Preme un pulsante. Off.
Siamo
tutti disperati. Continuo a piangere...
-Addio
amici, spero che insieme possiate finalmente ritrovare la felicità!-
Queste
sono le mie ultime parole per gli angeli. "
Lacrime
e freddo
La
distanza di un sogno
Il
gelo del vuoto
La
paura
Sono
caduta
E
non riesco ad alzarmi
Marianna
Bilotta
SECONDA PARTE
Entrai
senza far rumore nella camera da letto di Hachi, guardai il letto vuoto della
mia migliore amica. Ricominciai a piangere. Quando vedevo qualche cosa
appartenuto ad Hachi non riuscivo a trattenere le lacrime.
Oggi
però non avevo tempo per il dolore. Shin era sotto processo. Omicidio colposo.
L’ergastolo.
Dovevo
andare in tribunale. Yasu era il suo avvocato. Non potevamo perdere. La posta in
gioco era troppo alta.
Colpevole d’innocenza
CAPITOLO
1
Entrai
in aula. C’erano tutti.
Mi
sedetti vicino a Ren. Gli presi le mani. Stavamo tremando.
Guardai
Shin. Lui sostenne il mio sguardo. Lo leggevo nei suoi occhi. Non era pentito.
Aveva
solo eseguito ciò che la persona a lui più chiara gli aveva chiesto di fare.
Entrò
il giudice. Lento. Imponente.
-
L’accusa è di omicidio colposo. Pena: l’ergastolo!-
Poche
parole. Che facevano più male di una ferita.
-
L’imputato è chiamato a deporre la sua versione dei fatti.-
Shin
si avviò verso il banco e si sedette. Un uomo dall’aria minacciosa si avvicinò
a lui...
Non
potevo resistere. Fuggii via. Lontano da tutti. E da tutto.
Mi
ricordavo ogni momento di Quel Giorno. Era tutto scolpito nella mia mente....
‘’
Il medico. Ci aveva guardato. Poi aveva scosso la testa. Erano arrivati altri
medici. Volevano salvarlo. Almeno così dicevano. Se solo avessero saputo che
tenerlo in vita significava solo prolungare la sua agonia!
Noi
non avevamo reagito. Alla richiesta d’aiuto di Nobu. Solo Shin aveva compreso.
Compreso che Nobu era deciso a morire.
Quel
giorno avevo visto solo lacrime. Nonostante io, avessi bisogno di sorrisi.
’’
Dolore.
E impotenza. Per la prima volta mi ero sentita piccola. Volevo che tutto
tornasse come prima. Volevo la felicità. Che solo ora, che avevo perso tutto mi
ero accorta di possedere.
Mi
sedetti su di una panchina. Sentii il mio cuore mischiarsi alle lacrime. E venni
schiacciata dal peso dell’eternità.
Riflettevo.
Sulla vita e sulla morte. Era tutto molto semplice. Si nasce e si muore. Ma
perché proprio Hachi?
Lei
era la mia metà. Senza di lei non mi sentivo più “Nana”.
Passai
la notte su quella panchina. A sfogarmi e a riflettere. Piansi tutta la notte.
Non chiusi occhio. Non ci riuscivo. Con lei se ne erano andate tutte le mie
gioie.
Improvvisamente
mi resi conto che mi stavo distruggendo. Dovevo reagire. O sarei finita come
loro. In una fossa coperta di terra umida. Non ero ancora pronta a quello. A
differenza di Loro a me era rimasta la voglia di vivere. Nonostante tutto, io,
potevo ancora essere felice.
CAPITOLO
2
Rientrai
in casa cercando di non fare rumore. Erano tutti svegli. Che mi stessero
aspettando?
Ren
mi sussurrò poche parole. Altro dolore. Ancora. Shin aveva perso la causa. Yasu
non aveva potuto fare niente. Capii. Era tutto perduto. Urlai. Svuotai i polmoni
di tutta l’aria che contenevano. Urlai fino a scoppiare. Scaricai tutta la
disperazione che avevo accumulato. In un grido. La mia sfida al cielo.
Non
poteva essere. Shin era colpevole. Si, responsabile di aver ubbidito alla volontà
del suo migliore amico.
Avevo
una gran confusione nella mia testa. Ma in che razza di mondo viviamo? Criminali
e Terroristi venivano assolti.
Mentre l’innocenza veniva punita!
Shin
mi guardò. Il giorno dopo lo sarebbero venuto a prendere. Data la sua giovane
età. gli avevano lasciato un giorno per prepararsi.
Quella
sera mangiammo in silenzio. Fu terribile. Peggio che morire. Perché avevamo la
consapevolezza che non ci saremmo più rivisti.
Il
tempo volava. Avevo nel cuore tante parole. Ma non le riuscivo ad esprimere.
Shin
si era sacrificato per Nobu. E per noi.
Avrei
dovuto farlo io. Avrei dovuto... Ci sono tante cose che avrei dovuto fare. Ma
non posso tornare indietro nel tempo per correggere i miei errori.
Vidi
gli altri addormentarsi. Uno ad uno. Piano piano cadevano vinti dalla
stanchezza. Quel giorno avevano combattuto una battaglia molto dura. E,
nonostante avessero usato tutte le loro energie non erano riusciti a vincerla.
Avevano perso una guerra.
Mi
destai a notte fonda. Avevo sentito dei rumori provenire dalla camera da letto
di Hachi. Tremai all’idea di dover affrontare i ricordi. Non ero più entrata
in quella stanza da quando.. Lei era morta.
Aprii
lentamente la porta. Non vedevo niente. C’era un buio pesto. Cercai a tentoni
la luce. Premetti il pulsante...
Trattenni
il respiro. Shin non sarebbe potuto partire. Era morto. Impiccato. Non ce
l’aveva fatta a reggere il colpo. Il suo corpo pendeva esanime dal lampadario.
La sedia della scrivania di Hachi era lì. Di fianco a lui.
Vedevo
rosso. Sangue. Anche se non ce ne era. Ero terrorizzata. Mi veniva in mente il
sangue che aveva macchiato i corpi di Hachi e Nobu. Quel sangue che
rappresentava una muraglia. Alla felicità.
Non
riuscivo a piangere. Avevo finito le lacrime. Non riuscivo ad urlare. Ero senza
voce.
Mi
accasciai a terra priva di forze.
CAPITOLO
3
Mi
ritrovai sul divano. Qualcuno mi ci aveva portato. L’unica cosa che ricordavo
era un cadavere. Shin.
Arrivò
Yasu. Mi porse una lettera. La
presi con mani tremanti. Iniziai a leggere.
"
Caro Yasu,
non
ce la faccio più. Inizio a sentirmi fuori posto qui. Avevo deciso di non
abbandonare tutto. Ma non ci sono riuscito. Ero assalito da dubbi. Passare la
vita a l’ergastolo? Che senso ha? Sarebbe peggio che morire.
Non
volevo limiti ne di spazio ne di mente. Così ho scelto la via più facile e più
breve. So che sto sbagliando. Ma non posso fare altro. Mi sento la coscienza
pesante. Non sporca. Pesante. Inizio a pensare che Nobu avrebbe potuto
riprendersi..
Se
dovessi rifarlo lo rifarei. Ma dopo averci pensato. Dopo averne parlato con voi.
L’unica cosa che inizialmente mi aveva tranquillizzato era il fatto di aver
visto Nobu morire con il sorriso sulle labbra.
Come
se non stesse cessando di vivere, ma raggiungendo un posto migliore.
Poi
però ho pensato alle occasioni che gli avevo fatto perdere. Soprattutto una. La
vita. Perché secondo me la vita è la più grande occasione che ci viene
offerta.
Mi
assillavo. Tormentavo. Mi stavo spegnendo lentamente. Non sapevo cosa fare.
Lottavo
con me stesso. Ma non riuscivo a parlarvene. Perché avevate già abbastanza
problemi. Non volevo schiacciarvi aggiungendovi anche i miei.
Avevo
incubi. Mi perseguitavano. Non riuscivo a dormire. Vivere era diventato un
tormento. Poi avevo perso la causa.. Dopo aver sentito la sentenza sono
crollato. Non sono riuscito a ricominciare.
Ti
prego di far leggere questa lettera anche agli altri. È l’ultimo favore che
ti chiedo. Sono le mie ultime volontà. Vi porterò per sempre con me. Grazie.
Shin. "
Parole.
Perché le parole fanno così male? Perché crediamo nell’amicizia se poi, nel
momento del vero bisognoc i si chiude in se stessi?
Perché devo avere tanto
dolore nel petto?
Neanche
io riesco a esprimermi. Tanti pensieri. Poche parole. Gelo. Vuoto.
Sto
iniziando a pensare di uccidermi. Cosa ci faccio qui? Perché sono nata? Per
vedere la felicità. Per farmi togliere tutto. Avevo raggiunto quasi la
perfezione. Adesso tutto è squilibrato. Ho chiuso un attimo gli occhi.
Quando
gli ho riaperti mi mancavano tre persone. Tre amici. Tre sostegni.
CAPITOLO
4
-
Yasu, non ce la faccio più.- Ci ero riuscita. Ero riuscita a dire quello che
avevo dentro.- sto per essere spazzata via. Non riesco a reagire. Ogni giorno mi
trascino per la casa. Come un’anima. Vivo di ricordi.
Se
vado avanti così finirò per consumarmi.-
-
Ti capisco.- mi rispose- anche noi ci sentiamo esattamente come te. Abbiamo
tutti bisogno di aiuto. Tu sei un passo avanti. Sei riuscita a parlarne. Reira
soffre in silenzio. Ren ha bloccato dentro di sé le sue emozioni. Lancia
appelli muti. Ma noi non possiamo coglierli. Tutti quanti ci stiamo lentamente
consumando.
Ci
troviamo alle prese con la morte. Irreversibile. Io mi sento impotente.
Però non sento solo dolore. Dentro di me c’è tanta rabbia. Perché ci
hanno fatto questo? Le loro azioni hanno delle conseguenze. Su di noi.
Ci
proibiscono di essere felici. Sono degli egoisti!-
Pensai
alle parole di Yasu. Aveva perfettamente ragione. Anche io mi sentivo così.
Fino
a quel momento non mi ero accorta di covare tanto risentimento. Non era colpa
loro. Ma io volevo reagire. Aveva deciso di non buttare tutto al vento.
Ricomincerò. Vivrò per loro!
-
Yasu, dobbiamo ricominciare. Sarà difficile ma noi ci riusciremo.-
Capitolo
5
Ren
arrivò a casa e trovò Nana che preparava la cena. Si stupì. Ma era felice per
lei.
-
Nana., Takumi se ne è andato. Ha scaricato tutte le sue responsabilità ed è
partito.
.
In fondo siamo tutti uguali. Anche lui sta cercando di fuggire dai suoi
problemi.-
Nana
provò disgusto e repulsione per Takumi.
-Codardo-
mormorò.
Erano
le due, Nana era distesa sul suo letto e pensava. Le era tornata la depressione.
-
Chi sarà il prossimo a cedere? Io? Yasu? Ren? Reira? Takumi?
Siamo
tutti così deboli..
Si
alzò aprì il cassetto. Tirò fuori la pistola. Se la puntò alla tempia. Aveva
il dito sul grilletto. Pronta a sparare. Poi
cambiò idea. Aprì la finestra e la scagliò lontano. Lei voleva lottare. Anche
contro la morte.
Uscì
senza far rumore dalla sua stanza e si affacciò in quella di Ren. Lui stava
scrivendo.
Nana
aspettò . Poi Ren tornò a letto e lei entrò di soppiatto. Prese il foglio sul
tavolo. Era una canzone. Si intitolava “Voglia di vivere”.
Yasu
aveva scagliato il coltello che voleva piantarsi nel petto lontano da sé. Lui
non poteva mollare. Che ne sarebbe stato degli altri? Un lago di sangue. Non
poteva permettere che ciò accadesse.
Nonostante
l’ora tarda telefonò a Reira. Lei gli disse che “aveva deciso di volare”.
Dopo aver sentito le parole di Yasu la ragazza decise che non si sarebbe
somministrata il veleno. Lei doveva vivere per fare in modo che la memoria non
andasse persa. Takumi prese una siringa e se la piantò in una vena. Aveva il
braccio coperto di buchi. Lui non era riuscito a reagire ed era stato sconfitto.
Prima
di addormentarsi Nana mormorò al cielo:
-
Tu non ci avrai. Siamo pronti a sfidarti!-
Marianna Bilotta