Per "bifrontismo spirituale" intendiamo quella doppiezza psicologica e ideologica, che è propria dellautore e che si ritrova nel poema, tale per cui i due mondi contrapposti (dei cristiani e dei musulmani, del bene e del male) sono leggibili anche in maniera capovolta (il bene si rivela come imposizione autoritaria, negazione di altri modi di essere e di pensare; il male invece è associato al principio laico della tolleranza e quindi alla possibilità di esprimere liberamente la propria individualità).
Da un punto di vista formale lepisodio violava il principio aristotelico dellunità compositiva, in quanto risultava a se stante rispetto alla vicenda centrale del poema. Da un punto di vista contenutistico, allautore doveva sembrare moralmente poco appropriato che, nel poema in cui si celebrava la guerra santa come dovere della cristianità, si vagheggiasse (come succede in quellepisodio) un mondo idilliaco, di pace e di estraneità a quella guerra.
Siamo nel finale del poema, quando si sta combattendo lultima battaglia fra cristiani e musulmani, e Rinaldo (il vincitore) si sta avventando su Solimano (lirresoluto). Parafrasi: Addosso a Solimano, che non sa che fare, giunge Rinaldo (il vincitore, perché ha appena abbattuto Adrasto) e, mentre arriva, supera (almeno così sembra a Solimano) in velocità, furia e dimensioni fisiche ogni aspetto umano. Quello (Solimano) lo contrasta (gli resiste) poco; eppure, mentre muore, non dimentica le sua consueta nobiltà (di guerriero): non evita i colpi e non emette lamenti, e non compie azione che non sia fiera e di grande dignità.
Il termine "marinismo" indica un modo di concepire la poesia, proprio del Seicento, secondo cui il fine del poeta è quello di "destare meraviglia" nel lettore, e ciò lo si ottiene inventando immagini sempre nuove e utilizzando metafore quanto più possibile ardite e originali. Tale concezione era teorizzata dal poeta Giambattista Marino, il che spiega letimologia della parola.
Gli aristotelici si ostinano a ritenere vero il punto di vista del "maestro", anche quando questo è in evidente contrasto con i dati dellesperienza (Sagredo cita lesempio di quei medici aristotelici che, pur vedendo coi propri occhi che lorigine dei nervi è nel cervello, continuavano a ritenere che fosse nel cuore, perché così aveva detto Aristotele). Soprattutto, però, è ridicola la pretesa di attribuire ad Aristotele la conoscenza della verità su ogni questione, prendendo qua e là le parti della sua opera che fanno comodo e "cucendole" insieme (con tale sistema, dice Sagredo, si può utilizzare lopera di qualsiasi autore o, più semplicemente, basta utilizzare lalfabeto).
Voleva dire che la letteratura, dopo secoli in cui era stata gusto per la bella forma, esercizio di stile, dimostrazione di abilità tecnica (e ciò, secondo lui, era successo dal Rinascimento in poi), nelletà dellIlluminismo, e precisamente con Parini ed Alfieri, torna a radicarsi nella vita reale, nei problemi concreti della società, torna ad essere (come lo era stata ai tempi di Dante) pervasa da passione morale e civile.
Siamo allinizio del poema e lautore, fingendo di insegnare al "giovin signore" il giusto comportamento nei diversi momenti della giornata, ne descrive il mattino. Parafrasi: Che succede? A sentir le mie parole inorridisci e ti si drizzano i capelli in testa al punto che sembri un istrice con gli aculei? Certo non è questo il modo in cui si svolge il tuo mattino. Tu al tramonto non ti sei seduto a cenare ad una tavola modesta e non ti sei coricato al calar delle prime tenebre in un letto poco comodo, come invece è condannato a fare il popolo miserabile.
Il "signore" è il giovane aristocratico a cui lautore si rivolge, fingendo di esserne il precettore. Il "mattino" di cui si parla (e che è diverso da quello del "signore") è quello del contadino e dellartigiano, che si alzano di buon ora per andare a lavorare (proprio a quellora in cui, al contrario, il "giovin signore" ritorna a casa dai suoi bagordi notturni).