1. Che cosa si intende per "bifrontismo spirituale" a proposito della Gerusalemme liberata ?
  2. Per "bifrontismo spirituale" intendiamo quella doppiezza psicologica e ideologica, che è propria dell’autore e che si ritrova nel poema, tale per cui i due mondi contrapposti (dei cristiani e dei musulmani, del bene e del male) sono leggibili anche in maniera capovolta (il bene si rivela come imposizione autoritaria, negazione di altri modi di essere e di pensare; il male invece è associato al principio laico della tolleranza e quindi alla possibilità di esprimere liberamente la propria individualità).

  3. Per quali ragioni Tasso non ha inserito nella Gerusalemme conquistata un episodio quale quello di Erminia tra i pastori?
  4. Da un punto di vista formale l’episodio violava il principio aristotelico dell’unità compositiva, in quanto risultava a se stante rispetto alla vicenda centrale del poema. Da un punto di vista contenutistico, all’autore doveva sembrare moralmente poco appropriato che, nel poema in cui si celebrava la guerra santa come dovere della cristianità, si vagheggiasse (come succede in quell’episodio) un mondo idilliaco, di pace e di estraneità a quella guerra.

  5. Contestualizzate e parafrasate la seguente ottava: "Giunge all’irresoluto il vincitore, / e in arrivando (o che gli pare) avanza / e di velocitade e di furore / e di grandezza ogni mortal sembianza. / Poco ripugna quel; pur mentre more, / già non oblia la generosa usanza: / non fugge i colpi e gemito non spande, / né atto fa se non altero e grande." (Liberata, canto XX)
  6. Siamo nel finale del poema, quando si sta combattendo l’ultima battaglia fra cristiani e musulmani, e Rinaldo (il vincitore) si sta avventando su Solimano (l’irresoluto). Parafrasi: Addosso a Solimano, che non sa che fare, giunge Rinaldo (il vincitore, perché ha appena abbattuto Adrasto) e, mentre arriva, supera (almeno così sembra a Solimano) in velocità, furia e dimensioni fisiche ogni aspetto umano. Quello (Solimano) lo contrasta (gli resiste) poco; eppure, mentre muore, non dimentica le sua consueta nobiltà (di guerriero): non evita i colpi e non emette lamenti, e non compie azione che non sia fiera e di grande dignità.

  7. Spiegate etimologia e significato del cosiddetto "marinismo".
  8. Il termine "marinismo" indica un modo di concepire la poesia, proprio del Seicento, secondo cui il fine del poeta è quello di "destare meraviglia" nel lettore, e ciò lo si ottiene inventando immagini sempre nuove e utilizzando metafore quanto più possibile ardite e originali. Tale concezione era teorizzata dal poeta Giambattista Marino, il che spiega l’etimologia della parola.

  9. Con quali argomenti, nel Dialogo sopra i massimi sistemi, si mette in ridicolo l’abitudine degli aristotelici di citare l’opera del filosofo greco come unica e indiscutibile fonte di verità?
  10. Gli aristotelici si ostinano a ritenere vero il punto di vista del "maestro", anche quando questo è in evidente contrasto con i dati dell’esperienza (Sagredo cita l’esempio di quei medici aristotelici che, pur vedendo coi propri occhi che l’origine dei nervi è nel cervello, continuavano a ritenere che fosse nel cuore, perché così aveva detto Aristotele). Soprattutto, però, è ridicola la pretesa di attribuire ad Aristotele la conoscenza della verità su ogni questione, prendendo qua e là le parti della sua opera che fanno comodo e "cucendole" insieme (con tale sistema, dice Sagredo, si può utilizzare l’opera di qualsiasi autore o, più semplicemente, basta utilizzare l’alfabeto).

  11. De Sanctis, riferendosi alla letteratura della seconda metà del Settecento, diceva che finiva "l’arte per l’arte" e ritornava "l’arte per la vita". Che voleva dire?
  12. Voleva dire che la letteratura, dopo secoli in cui era stata gusto per la bella forma, esercizio di stile, dimostrazione di abilità tecnica (e ciò, secondo lui, era successo dal Rinascimento in poi), nell’età dell’Illuminismo, e precisamente con Parini ed Alfieri, torna a radicarsi nella vita reale, nei problemi concreti della società, torna ad essere (come lo era stata ai tempi di Dante) pervasa da passione morale e civile.

  13. Contestualizzate e parafrasate i seguenti versi tratti da Il giorno di Parini: "Ma che? Tu inorridisci, e mostri in capo, / qual istrice pungente, irti i capegli / al suon di mie parole? Ah non è questo, / Signore, il tuo mattin. Tu col cadente / sol non sedesti a parca mensa, e al lume / dell’incerto crepuscolo non gisti / ieri a corcarti in male agiate piume / come dannato è a far l’umile volgo." (Il Mattino, vv. 21-28)
  14. Siamo all’inizio del poema e l’autore, fingendo di insegnare al "giovin signore" il giusto comportamento nei diversi momenti della giornata, ne descrive il mattino. Parafrasi: Che succede? A sentir le mie parole inorridisci e ti si drizzano i capelli in testa al punto che sembri un istrice con gli aculei? Certo non è questo il modo in cui si svolge il tuo mattino. Tu al tramonto non ti sei seduto a cenare ad una tavola modesta e non ti sei coricato al calar delle prime tenebre in un letto poco comodo, come invece è condannato a fare il popolo miserabile.

  15. Chi è il "signore" e quale è il "mattino" a cui ci si riferisce, quando si dice "ah non è questo, Signore, il tuo mattin"?

Il "signore" è il giovane aristocratico a cui l’autore si rivolge, fingendo di esserne il precettore. Il "mattino" di cui si parla (e che è diverso da quello del "signore") è quello del contadino e dell’artigiano, che si alzano di buon ora per andare a lavorare (proprio a quell’ora in cui, al contrario, il "giovin signore" ritorna a casa dai suoi bagordi notturni).