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 Il mio nome è Estel. Soltanto Estel. Se un tempo è esistito qualcos'altro, ormai non ha più la minima importanza.

Sono ormai nove anni, quasi dieci, che ho lasciato il mio boschetto pacifico per andare alla ventura nel mondo. Allora mi sembrava qualcosa di spaventosamente eccitante, e del resto anche io ero molto diversa da adesso. Suppongo che, se adesso qualcuno mi dicesse che potrei abbandonare la guerra per tornare alla noiosa vita di un tempo, accetterei senza neanche lasciargli il tempo di finire la frase. O forse no... in questi anni sono cambiata molto, ma di certo non sono – ancora – il tipo da abbandonare la causa che ho abbracciato ed a cui ho giurato fedeltà.

Questa mattina il sole splende alto attraverso le foglie degli alberi. Non c’è nulla di diverso dagli altri giorni, se non che Estel di Dargon ha deciso di affidare al fiume queste poche righe. Non ho nemmeno molto ben chiaro perché lo sto facendo… forse perché voglio che la gente sappia com’è andata la guerra contro Metatron una volta che sarà tutto finito. E forse, un po’ egoisticamente, voglio anche che il mondo non si dimentichi di un druido di nome Estel che ha avuto una parte, seppur piccola, nella grande battaglia. Ovviamente tutto ciò non contempla il fatto che noi veniamo schiacciati come formiche – ma per una volta voglio essere ottimista.

Ricordo ancora benissimo il giorno in cui partimmo tutti insieme dal Baronato, la nostra terra natale, un gruppetto sperduto di sei avventurieri molto improbabili. La mia memoria trabocca ancora di quei ricordi, anche se adesso sembrano quasi le immagini sfocate di un sogno.

C’era Phobos, altissimo e arcigno come sempre, che a quei tempi era solo un guerriero un po’ ottuso che cercava un modo veloce per far fortuna… beh, non è che sia cambiato molto, in effetti. Forse si è solo indurito un po’. Forse.

C’era Manuel, il bel ladro affascinante, il cui più grande diletto era quello di rubare una moneta dopo l’altra dalla tasca di Phobos senza farsi accorgere. A dire il vero non ho un ricordo molto preciso di lui, rammento solo la sua innocenza e la sua propensione a far battute su ogni cosa. Lui è cambiato più lentamente di noi, ma anche in maniera più pronunciata.

La mia cara Lilian, la maga incantatrice, che così brevemente avrebbe mantenuto il suo stato di elfo prima che un vampiro la trasformasse – gli dei mi perdonino – nel mostro che è diventata…

Poi la silenziosa Maal, la maga guerriera, che sparì improvvisamente come era apparsa dopo averci accompagnato per solo poche settimane di viaggio. Anche di lei non ho molto da dire, se non che mi sarebbe piaciuto conoscerla meglio… sono sicura che ne sarebbe valsa la pena.

Poi Kyton, il chierico, che fu costretto ad accogliere un demone nel proprio corpo e svanì con la stessa rapidità di Maal, poco tempo dopo. Ho pregato a lungo che la sua fine sia stata rapida ed indolore, poiché era ciò che meritava, e che la bestia che portava con sé sia svanita ugualmente tra atroci sofferenze.

Ed infine io, un elfo druido, giovane e spensierata e – ammettiamolo – decisamente schizzinosa. Anche se ammetto che non mi sarebbe dispiaciuto rimanere candida come allora, perché ciò avrebbe comportato che tutte le cose orrende che ho visto nel corso di questi nove lunghi anni sarebbero state solo un brutto sogno.

Chi sa rievocare tutti gli eventi che ci portarono qui in prima fila nella guerra tra l’Ordine e il Caos? Di certo non io. Della maggior parte di questi eventi ho perso la memoria, e di alcuni altri non voglio ricordarmi; solo i punti salienti trovano spazio nella mia memoria.

Ricordo quando nel bosco incontrammo un bambino biondo in lacrime, e dell’affetto che mi legò immediatamente a lui. Neuferkar, questo era il suo nome, il nome di un bambino che si lasciava toccare solo da me e che non trovava pace nemmeno nel sonno più profondo. Il bambino che appariva e spariva a suo piacimento, che quando era molto arrabbiato o molto spaventato era in grado di distruggere un’intera foresta con uno schiocco delle dita, che sapeva di essere predestinato a salvare il mondo ancora prima di sapere chi era il suo nemico.

Ricordo il giorno in cui nacque Sarabi, la figlia di Lilian e della bestia che l’aveva maledetta… ricordo la sensazione di calore e tenerezza che provai quando tenni il suo corpicino ancora umido e insanguinato fra le mie mani, le mani che l’avevano fatta nascere… e l’incommensurabile dolore che provai quando fummo costretti ad ucciderla per impedire che nuocesse ancora.

Ricordo il giorno in cui si unì alla nostra compagnia Thanatos, il drow necromante. Lo trovammo semisepolto nella neve, fuggito dalla sua città sotterranea dove pure era un principe, e nonostante il mio disgusto egli si unì alla nostra compagnia. Chi avrebbe immaginato che io e lui avremmo raggiunto un legame così profondo da essere quasi fratelli, anzi forse qualcosa di più? Un drow necromante ed un elfo druido – nessuna unione più strana potrebbe essere immaginata.

Ricordo la città psichedelica che raggiungemmo attraversando uno specchio, dove ognuno di noi fu assegnato ad uno schieramento diverso e senza sapere come ci trovammo in un enorme parlamento a discutere della vita o della morte del popolo che abitava la città confinante. La città dove incontrai – o credetti di incontrare – il maestro del mio ordine, il druido più potente che fosse mai esistito, e non riuscii a fargli nemmeno la metà delle domande che mi assillavano. La città dove Neuferkar bambino si immerse in un cono di luce e ne uscì adulto e risoluto a combattere la sua guerra, diventando scontroso ed ambiguo con ognuno di noi. La città dove incontrammo un bardo di poco cervello di nome Hailyn, che si unì alla nostra compagnia e alla quale sarebbe stato fatto un dono di terribile e meravigliosa potenza, un’arpa benedetta in grado di compiere grandi prodigi e terribili misfatti.

Ricordo una palude dove assistemmo impotenti alla morte di una creatura buona e pura, un unicorno dal candido mantello... e dove Phobos ed Hailyn mi salvarono la vita, l'uno con la sua fermezza militare e l'altra con il suono dolce e confortante della sua arpa, quando per la disperazione mi stavo lasciando annegare nell'acqua torbida.

Ricordo Necropolis, la prigione che ci accolse per due lunghi anni, dove io ed Hailyn lasciammo buona parte della nostra salute mentale e dove giurai di tornare appena avessi raggiunto abbastanza potere da raderla al suolo con uno schiocco delle dita. Sono passati tre anni ormai, ma non ho disperato – la vendetta è un piatto delizioso se gustato freddo.

Ricordo la battaglia che trovò la compagnia spaccata su due schieramenti diversi, quando io, Lilian e Lyra – l’ultimo acquisto della nostra compagnia, una monaca in grado di mutarsi in corvo dalla terribile potenza combattiva – ci trovammo a difendere strenuamente la città di Dargon dai nostri compagni, Phobos, Manuel, Thanatos ed Hailyn, che si erano fatti corrompere dalle forze del male. Ricordo l’ira bruciante che provai nel vedere Neuferkar lasciare che la gente morisse senza muovere un dito per salvarli, ricordo il disprezzo che provai per i miei compagni quando volenti o nolenti furono ricondotti dalla parte giusta da Neuferkar stesso, ricordo la sensazione che provai, come se il mio cuore si spaccasse, poiché sapevo che non avrei mai più potuto fidarmi di nessuno.

Ricordo la guerra che lacerò due nazioni gemelle, e purtroppo ogni notte per tutto il resto della mia vita ricorderò le scene a cui fui costretta ad assistere mentre veleggiavo sopra una città conquistata, mentre maledicevo l’udito e la vista sin troppo acuti del falco… mentre desideravo morire in quel momento piuttosto che sentire ancora un solo urlo di una donna o di un bambino. Quella volta scelsi di turarmi le orecchie e di fuggire… farei lo stesso se mi capitasse adesso di assistere ad una scena simile? No… io non lo penso.

Ricordo lo strano drow barbuto che ci offrì un lavoro come insegnanti in una strana accademia… di tutte le proposte allucinanti che avevamo ascoltato sino ad allora, quella di essere assunti come maestri di scuola nel bel mezzo di una guerra sanguinosa fu quella che mi lasciò più basita.

Ricordo sogni... sogni strani, di un futuro inquietante, sogni con il sapore della premonizione, sogni su eventi che non accadranno se non tra migliaia e migliaia di anni.

Ma i ricordi, per fortuna, sono soltanto tali. Quello che conta, adesso, è andare avanti nella guerra che stiamo combattendo contro Metatron, signore del Caos, e queste righe servono appunto perché nessuno si dimentichi delle vite innocenti che sono state sacrificate in nome di una guerra terribile.

Lady Estel

duchessa di Dargon

© Compagnia del Rito 2004