CONSIDERAZIONI SULLA CAMPAGNA AIB 2003


 

PREMESSA
Lo svilupparsi degli incendi boschivi di quest'anno ha assunto un nuovo tipo di innesco degli incendi e precisamente l'80% degli incendi si è sviluppato non ai piedi di superfici boscate ma, in prevalenza, in alta montagna e cioè all'interno di tali superfici. Pertanto le squadre AIB, dopo essere state immediatamente allertate, secondo la loro disponibilità per probabile impegno su altri incendi e inviate sul posto hanno impiegato un tempo relativamente alto (da ½ ora ad 1 ora) dato che bisognava superare ostacoli all'interno dei boschi con notevole ritardo per l'inizio dell'intervento. E' da considerare anche che le temperature medie di questo periodo sono state fuori della norma di circa 4° centigradi in più rispetto agli anni precedenti (come negli anni 1962, '85, '90, '93 e 95'). Inoltre quest'anno è aumentato notevolmente il combustibile in quanto l'anno precedente non si sono avuti molti incendi sia con un aumento della lettiera del sottobosco sia per presenza di arbusti e spiname alti fino a 1 metro e quindi zone difficilmente raggiungibili. Tali condizioni, fuori della norma, hanno aumentato notevolmente l'indice del rischio dinamico con un conseguente aumento del numero degli incendi e quindi delle superfici bruciate.
TIPOLOGIA DEL TERRITORIO Le tipologie di impatto antropico che qui si vogliono passare in rassegna sono quelle che hanno una qualche relazione con il fenomeno degli incendi boschivi, nel senso sia che abbiano un'influenza diretta sull'evoluzione di detto fenomeno, sia che influiscano sull'ambiente naturale in quelle caratteristiche che sono modificate anche dagli incendi. Fondamentalmente c'è stato nell'ultimo mezzo secolo un concentramento e intensificazione d'uso nelle pianure e abbandono delle montagne e zone collinari più impervie. Abbiamo sicuramente adesso una migliore protezione idrogeologica in alto a causa del rimboschimento naturale di pascoli meno brucati e comunque un rafforzamento, salvo casi puntuali, della cotica erbosa. C'è stato inoltre abbandono di coltivi nelle zone alte e a maggior pendenza, con passaggio di coltivi (quindi superfici almeno una volta l'anno soggette, a causa delle arature, a erosione da parte delle piogge) a prati naturali e poi a cespuglieti.
LE PERIFERIE E I PARCHI URBANI. Salvo qualche parco più importante avente funzione monumentale, si tratta di una categoria di terreni trascurati dalle amministrazioni municipali e che, oltre ad essere oggetto continuo delle aggressioni congenite con il tessuto urbano e l'alta densità demografica, si trovano in genere in uno stato di eccessiva (inutile) semplificazione ambientale e biologica. Con poca spesa, l'impiego di personale qualificato, la partecipazione delle associazioni locali, si dovrebbe cercare di rinaturalizzare, seppure accettando il compromesso con situazioni artificiali e/o esotiche, cercando di assicurare la resilienza del risultato nei confronti delle suddette aggressioni e cronica disponibilità di risorse.
I COLTIVI COLLINARI. Nel complesso l'impatto antropico nelle zone agricole collinari è migliorato per l'abbandono di vaste superfici, specie quelle più acclivi e quindi più facilmente erodibili e conseguente rinaturalizzazione per colonizzazione di essenze spontanee. D'altro canto ciò ha portato a un acuirsi degli incendi perché la vegetazione pioniera (erbacea e arbustiva) è altamente infiammabile e in molti casi ha unito formazioni forestali prima disgiunte, rendendo l'estendersi degli incendi più difficilmente controllabile. Localmente si assiste a fenomeni negativi quali il proliferare di seconde case sorte formalmente come case coloniche e conseguenti attività agricole non propriamente produttive. La residua agricoltura produttiva, a causa della crescente meccanizzazione, impatta negativamente sulla conservazione del suolo a causa dell'apertura di piste di servizio.
GLI INCOLTI. Seppure in linea teorica, visto che in genere hanno perso interesse economico, potrebbero essere considerati come territori in lenta evoluzione verso le forme di vegetazione spontanea naturali, si deve tener conto dei seguenti fattori:
· si trovano generalmente a contatto con il territorio fortemente antropizzato;
· con un clima che favorisce gli incendi estivi;
· con una vegetazione pioniera facilmente incendiabile anche perchè il fuoco elimina quelle specie che tenderebbero a soppiantarla e facilita quindi la ricrescita della stessa in cicli indefiniti;
· gli incolti sono quasi sempre di piccole dimensioni e quindi soggetti a fattori di disturbo che si generano dai terreni limitrofi;
· non interessano ai proprietari, ma spesso a qualcun'altro.
Il risultato è che lasciati a sé stessi, diventano discariche di rifiuti (dai quali spesso si originano incendi) e per quanto elencato sopra sono fra le tipologie di terreno descritte quella più soggetta agli incendi: solo in condizioni particolari si evolvono in boschi, permanendo nella maggior parte dei casi come sterpaglie deturpate dagli incendi e dai rifiuti. Ancora una volta si richiama l'attenzione alla necessità di una gestione responsabile del territorio nel lungo periodo, riducendo così dispendiosi interventi di emergenza.
I BOSCHI. L'elemento di base che minaccia la loro sana gestione è rappresentato dal diminuito valore economico per i proprietari. I fattori sono molteplici. Ci sono innanzi tutto degli aspetti macroeconomici per i quali con la globalizzazione dei mercati si incontra una crescente disponibilità di legname di ottima qualità a buon mercato per cui i prodotti dei boschi laziali hanno mantenuto una certa competitività solo per il mercato locale della legna da ardere. Gli imprenditori, sia proprietari che ditte boschive, non sono mai stati organizzati. I regolamenti e le procedure per le utilizzazioni boschive sono diventate sempre più complessi e centralizzati. Gli organi regionali competenti hanno nel tempo bloccato l'iter dei piani di gestione, così che i proprietari dei boschi sono rimasti alla mercé dei burocrati. Ad esempio l'imposizione del rilascio durante il taglio dei boschi cedui di un numero di matricine superiore al normale ha trasformato molti boschi in cedui composti, con capacità produttive ridotte e facilmente incendiabili per l'accumulo di gran quantità di polloni morti a livello del terreno. La conservazione della foresta ad opera della popolazione locale avviene solo se nel bosco vi è riconosciuto un qualche interesse, economico, culturale, ricreativo, religioso, ecc. L'economia forestale è in una tale situazione di ristagno che molti proprietari ormai trascurano i propri boschi con un conseguente acuirsi dei danni da incendio. Azioni controproducenti in ambito di politica forestale specialmente durante gli anni '80 e '90 hanno fatto sì che, soprattutto a causa dell'applicazione di regolamenti comunitari, basata sulla classica filosofia interventista di finanziare le azioni e non i risultati, siano stati finanziate opere di "miglioramento" di boschi degradati, e per contro, provvedimenti di conservazione abbiano bloccato utilizzazioni di boschi aventi una valenza ambientale notevole con la conseguenza che il cattivo proprietario ha ricavato un provento e colui che ha curato il bosco si è visto negare una fonte di reddito, oltre ad aver fornito gratuitamente un servizio alla collettività.
I PASCOLI. I pascoli si trovano essenzialmente in zone a forte pendenza e utilizzati da animali pesanti, quali bovini ed equini, che oltre che con la distruzione della cotica erbosa provocata dal morso, costipano e fanno crollare il terreno con i il loro peso concentrato sugli zoccoli, favorendo la perdita di suoli peraltro sottili, fino all'esposizione della roccia madre (i suoli hanno in media bisogno di milioni di anni per evolversi). Le mandrie inoltre invadono spesso i boschi contigui, nutrendosi principalmente della rinnovazione e impedendo così la continuità temporale delle formazioni forestali in particolare nelle zone cacuminali dove la ricolonizzazione implica tempi lunghissimi.
Incidenza antropica non correlata alla tipologia dell'area colpita Questo paragrafo tratta gli elementi umani che possono causare IB, indipendentemente dal tipo di area che viene colpita. Si tratta di una serie di fattori (sia accidentali che dolosi) di non facile misurazione, anche per la difficoltà di svolgere appropriate indagini e in mancanza di documentazione statistica e di procedura giudiziaria adeguata .
Fattori accidentali Considerando di poco conto gli incendi provocati da marmitte surriscaldate da fuochi accesi dai turisti, da mozziconi di sigarette, la causa che incide maggiormante allo sviluppo degli incendi è l La bruciatura dei rifiuti nelle discariche abusive che affliggono il territorio della provincia di Caserta, può dare origine ad IB.
Le disposizioni attuali, tuttavia, sottopongono al rischio di procedimento penale chiunque venga trovato in prossimità di una discarica. E' pertanto da ritenere che chi abbandona rifiuti in una area adibita a discarica abusiva difficilmente compie azioni che possano attirare l'attenzione di eventuali testimoni.
Ancora piuttosto diffusa è invece l'abitudine di liberarsi con l'uso del fuoco dei rifiuti domestici e del materiale di risulta del lavoro di giardinaggio su fondi privati appartenenti ad abitazioni rurali o ville. Anche quest'abitudine, comunque, si va perdendo per l'accresciuta coscienza del pubblico verso il problema degli IB.
L'incidenza dei due fattori citati può essere stimata al 3% dei casi di IB.
Il dato percentuale dei fattori accidentali non correlati all'utilizzo incide quindi intorno al 5% dei casi di IB ed è congruo con quello che viene rilevato nel caso dei fattori di IB correlati alla tipologia delle aree.
Fattori dolosi. Esiste una categoria di incendi chiaramente dolosi, per i quali non si riesce a comprendere l'intenzione e la finalità dell'incendiario nell'appiccarli. Solo un'attenta conoscenza del territorio in cui tali episodi si sviluppano, può permettere all'investigatore di comprendere l'assenza totale di una motivazione 'oggettiva' che spinge uno o più individui a compiere un'azione che mette a repentaglio la sicurezza e l'integrità ambientale. Tali incendi si sviluppano soprattutto in aree suburbane e periurbane molto trafficate e coinvolgono, perlopiù, appezzamenti di terreno abbandonati. In passato era frequente individuare come responsabili bambini e adolescenti. Negli ultimi anni , sembra che le campagne educative e il mutamento nelle abitudini e nei luoghi di svago dei ragazzi, abbiano quasi eliminato il problema. In alcuni casi (confermati anche da condanne penali), i responsabili sono da individuarsi tra adulti dediti all'uso di alcool o altre sostanze stupefacenti, elementi emarginati e senza dimora, individui classificati come "pazienti psichiatrici". Le cause ascrivibili a loro comportamento possono essere di tipo 'interiore', ovvero il forte impulso ad eliminare dal proprio campo percettivo un elemento visivo considerato 'sporco' o 'selvaggio' o 'in abbandono', oppure di tipo sociale, laddove l'incendio viene percepito come vendetta verso un sistema considerato oppressivo ed emarginante. Una caratteristica costante del modus operandi di questi incendiari è il fatto che restano sempre a lungo sul luogo dell'incendio ad assaporare i frutti della loro azione e, per questo, sono molto spesso individuati e ammettono le loro responsabilità.L'incidenza statistica del fenomeno è, comunque, irrilevante.
PERCENTUALE DELLE CAUSE E DEI FATTORI PREDISPONENTI CHE HANNO DETERMINANTO GLI INCENDI PER L'ANNO 2003 Esistono delle condizioni particolari che consentono lo sviluppo di un incendio. Se il fattore umano è quello che alle nostre latitudini comporta l'accensione di un focolaio, perché questo si sviluppi sono necessari i tre elementi del triangolo del fuoco. L'elemento maggiormente inibitore dei tre elementi è l'acqua che assolve sia alla funzione di raffreddamento della temperatura di combustione sia a quella di rendere indisponibile l'ossigeno. La maggiore o minore presenza d'acqua è quindi ciò che prioritariamente influenza l'indice di rischio da IB. I parametri che determinano la presenza dell'acqua nei siti vegetativi sono i seguenti:
a) Piovosità relativa
Incide sull'umidità dei suoli, ove, attraverso l'apparato radicale, viene fornita acqua ai tessuti fogliari. 40%
b) Temperatura dell'aria
Favorisce l'evaporazione dell'acqua dai suoli e dai tessuti fogliari. 40%
c) Ventosità
Lo stesso che al punto b) 5%
d) Esposizione solare
Lo stesso che ai punti b) e c) 5%
e) Struttura del suolo
La densità granulare dei suoli determina maggiore o minore drenaggio degli stessi. Un terreno sabbioso non trattiene a lungo l'acqua negli strati utili all'approvvigionamento delle piante. Un terreno argilloso (a tessitura finissima) consente lunghi ristagni e un approvvigionamento durevole. 5%
f) Periodo vegetativo
La parte aerea (fusti e foglie) delle piante erbacee si rinnova annualmente e in determinate stagioni rimane come residuo privo di liquidi. 5%
L'altro elemento del triangolo da considerare è la presenza di combustibile. Dato che il fuoco si propaga dal basso verso l'alto e che parte sempre da materiale facilmente infiammabile, l'indice sarà maggiore nelle fitocenosi ove sino abbondanti i tre livelli di copertura vegetale del suolo, cioè piante erbacee, cespugli del sottobosco e alberi. E' impossibile assistere ad un incendio di chioma (che passa cioè sulle cime degli alberi), se prima non si è sviluppato un forte incendio alla base della vegetazione più alta. Il terzo elemento, l'ossigeno comburente va considerato una variabile a causa dell'instabilità atmosferica.
ORGANIZZAZIONE
Per quanto riguarda l'organizzazione del sistema AIB questa ha funzionato al meglio delle risorse disponibili nel senso che sono state adottate strategie d'intervento immediate e mirate a mettere in moto tutte le squadre AIB. Sono state intensificate tutte le forze disponibili nel senso che già di prima mattina sono state impegnate per prevenzione e avvistamenti tutte le squadre dislocandole, sia di notte che di giorno in pattugliamento, nelle zone più a rischio in modo tale che al primo avvistamento sono state inviate, immediatamente, le squadre di intervento.
MEZZI AEREI
Proprio per quanto in premessa citato (impossibilità delle squadre ad operare in alta montagna) sono stati richiesti e impiegati i mezzi aerei, regionali e nazionali laddove era impossibile far operare le squadre AIB. Per l'attivazione dei mezzi aerei regionali sono state adottate tutte le procedure immediatamente alla verifica della loro necessità e sono intervenuti sull'incendio in tempi ristrettissimi. Per quanto riguarda l'attivazione e l'intervento dei mezzi aerei nazionali deve essere effettuata solo dal personale CFS che, purtroppo, per l'esiguità delle pattuglie (solo 2 o 4 per turno) i tempi di attivazione e di intervento vanno da un'ora a tre ore circa anche con sollecitazione di tale necessità da parte del funzionario regionale di turno.
COORDINAMENTO DEGLI INCENDI
Secondo il piano regionale 2003 il coordinamento degli incendi è di competenza del CFS. Purtroppo le pattuglie AIB del CFS sono esigue, come sopra citato, per cui, anche se vengono spostate continuamente su più incendi, è mancato, sul posto, una figura che coordinasse gli incendi. Ciò ha comportato un abbandono delle squadre a se stesse per cui non vi è stato un controllo vero e proprio delle operazioni di spegnimento e quindi ciò ha determinato, il più delle volte, il riprendersi degli incendi che precedentemente erano stati dati per spenti.
SMA Campania
Questa società, seppure con i suoi limiti di professionalità, ha partecipato, su diversi incendi, allo spegnimento degli stessi, e quando sono stati accompagnati dagli istruttori di vigilanza, si è avuto un buon risultato. Ma va anche considerato che se lasciati a se stessi, e in caso di incendi di proporzioni notevoli non sono in grado di spegnerli sia per l'esiguità del personale sia per la poca professionalità. Inoltre anche se dotati di radio, da questo Settore fornite, avendo poca conoscenza delle tipologia della vegetazione non sono in grado di descrivere l'incendio e il suo probabile evolversi con tutte le variabili del momento (tipologia dell'incendio, tipologia di vegetazione, tipo di attacco al fuoco, tipologia del suolo, evolversi dell'orientamento del vento, tipi di bonifica, ecc). Ha, comunque messo a disposizione, per opere di bonifica altro personale e altri mezzi su richiesta di questo Settore anche con antico o posticipo dell'orario di lavoro.
CONSIDERAZIONI
Quanto sopra esposto è stato verificato, in più occasioni, dal sottoscritto, che recatosi su diversi incendi ha notato la lentezza degli interventi delle squadre per diversi motivi quali: zone impervie, mancanza del coordinatore, età avanzata degli operatori degli EE. DD., orari di lavoro oltre la turnazione normale, insufficienza di personale e, non ultimo, le squadre non sono affiatate come organizzazione propria dell'intervento diretto nel senso che l'attacco dell'incendio doveva essere composto da un caposquadra che doveva amalgamare la squadra con divisioni dei vari compiti come un apripista, tre o quattro persone per l'intervento diretto e, a turno, un cambio di chi spegne le fiamme e chi effettua la bonifica. Tali discrepanze hanno determinato il protrarsi dell'incendio o, se dato per spento, la ripresa dello stesso incendio.
Inoltre si sono verificati molti incendi a ridosso dei castagneti da frutto, privati, o negli stessi castagneti oltre le ore 10.00 che, secondo il comma 6 dell'art. 6 del Decreto 387 e 388/2003 di massima pericolosità non è consentito. E comunque tali operazioni devono essere effettuate, con le necessarie cautele, negli spazi vuoti ripuliti da fogliame, da erbe secche e da altro materiale facilmente infiammabile.
Infine è da considerare anche la tipologia degli incendi che si sono sviluppati in boschi vergini, cioè poiché tali boschi non sono stati da tempo attaccati dal fuoco per cui si è sviluppata una vegetazione nel sottobosco che, oltre ad essere impraticabile dalle squadre, per la vegetazione fitta e per una lettiera di circa 507100 cm., nonostante l'incendio sia stato dato per spento in quanto non esistevano più fiamme o fuoco si è verificato il riprendersi dell'incendio poiché questo si propagava sotterraneamente senza segni visibili.
COMUNI
Anche quest'anno la quasi totalità dei Comuni a rischio non ha provveduto a istituire squadre AIB nonostante queste siano state invitate dal SETTORE FORESTE.
ASSOCIAZIONI VOLONTARIATO
Hanno risposto all'adesione solo alcune associazioni, ma solo per avvistamento o per un primo intervento..
EE. DD.
L'Amministrazione provinciale
ha fornito un buon lavoro seppure, a volte, data l'età avanzata degli operai le operazioni di spegnimento e di bonifica sono risultate lunghe. Ha, comunque messo a disposizione, per opere di bonifica anche il personale BAIF dei Cantieri su richiesta di questo Settore anche con antico o posticipo dell'orario di lavoro.
La Comunità Montana del Matese, il cui territorio è risultato il più colpito ha fornito un numero sufficiente di uomini e mezzi utilizzando anche gli operai dei Cantieri per opere di bonifica e vigilanza costante su richiesta di questo Settore anche con antico o posticipo dell'orario di lavoro.
La Comunità Montana di M/te S. Croce, anch'esso duramente colpito da incendi, ha fornito un numero sufficiente di uomini e mezzi dimostrando professionalità e una costante vigilanza del territorio di sua competenza utilizzando anche gli operai dei Cantieri per opere di bonifica e vigilanza costante su richiesta di questo Settore anche con antico o posticipo dell'orario di lavoro.
La Comunità Montana M/te Maggiore ha presentato notevoli carenze di personale, mezzi e attrezzature e nonostante la richiesta di questo Settore di incrementare mezzi e uomini non ha dato nessun riscontro.
CC. OO. TT.
I centri operativi territoriali della Regione Campania hanno operato al meglio delle proprie energie sia per azioni di prevenzione sia per azioni di spegnimento e pattugliamento. Ma anche in essi si è notata una mancanza di personale, in particolare nei COT di Caserta e di Cellole. In assenza di personale CFS il personale dei COT hanno coordinato le operazioni di spegnimento e le operazioni con gli elicotteri regionali. Inoltre spesso si è dovuti ricorrere spesso alla riparazione degli automezzi che risultano obsoleti e insufficienti. Occorrerebbe dotare tali Centri di automezzi nuovi e adatti. In particolare nuovi automezzi 4x4 (6 automezzi tipo Fiat Panda o altro per il pattugliamento, 2 autobotti di circa 8.000 litri per il caricamento acqua agli elicotteri e un defender dotato di modulo Blitz.)
CONCLUSIONI
Viste le considerazioni di cui sopra si suggerisce quanto segue:
· occorre un maggior numero di persone nelle squadre già esistenti tali da poter effettuare un intervento con maggiori energie
· il personale CFS dovrebbe essere presente su tutti gli incendi per coordinare meglio le squadre che al momento sono lasciate sole senza che si possa intervenire con una strategia di attacco più mirata
· poiché comunque sarà insufficiente il personale CFS bisognerebbe creare delle figure specifiche fra gli istruttori di vigilanza che possano dirigere le operazioni di spegnimento e di bonifica
· necessita che le squadre della SMA siano più professionali e con un maggior numero di persone tali da poter essere lasciate sole per gli interventi.
· Occorre che la Prefettura sensibilizzi maggiormente i Comuni affiche approntino le squadre di primo intervento con mezzi adatti
· L'aiuto che quest'anno hanno dato i VV. F. è stato tardivo e in diverse occasioni sono stati impegnati per altre emergenze non boschive. Inoltre oltre che fornire il servizio autobotti dovrebbero avere una squadra boschiva che possa intervenire direttamente sul fuoco anche in zone montane non accessibile alle loro autobotti.
· Adeguamento, maggior professionalità e incremento degli organici
· Sistemi più moderni per il rilevamento dei focolai
· Infine è necessario che prima della campagna AIB si effettuino delle riunioni operative fra il personale di sala radio e che si dia la possibilità a tale personale di avere una conoscenza più capillare del territorio.
Manlio LOMBARDI drjllo@tin.it
Caserta 31/12/2005