
INDICE
CAP. I PRIMA CHE SORGESSE IL FEUDO
CAP. II GEOGRAFIA DEL LUOGO DOVE SORGEVA IL FEUDO
CAP. III I FEUDATARI DI SAN ODORICO
CAP. IV I DI PORCIA
CAP. V NASCITA DELLA PARROCCHIA DI SAN ULDERICO
CAP. VI I RAGAZZONI
CAP. VII I FLANGINI
CAP. VIII IL CARD. LODOVICO FLANGINI
CAP. IX FINE DEL FEUDO DI SANT’ODORICO
MAPPA DEL FEUDO DI SAN ODORICO
CAP. I PRIMA CHE SORGESSE IL FEUDO
Venti secoli fa il territorio del comune di Sacile era
attraversato da una strada romana. Mettetevi davanti alla carta geografica
dell’Italia ed osservate il maestoso anfiteatro delle Alpi. Su quei monti e
nelle valli vivevano popolazioni libere e, per lo più ostili a Roma. Per
assoggettarle il console Postumio Albino realizzò, già nel 148 a. C. , una
strada militare che, partendo da Genova, correva alle falde delle Alpi ed
arrivava fino ad Aquileia. In onore di colui che l’aveva voluta, la strada
fu chiamata "Postumia".
Realizzata la grande
arteria, che consentiva rapidi spostamenti alle legioni romane, gradualmente
furono aperte numerose diramazioni che si addentravano tra i monti.
Una diramazione della Postumia attraversava il territorio
dell’attuale comune di Sacile.
Partendo da Oderzo, attraverso il territorio di
Portobuffolè, raggiungeva il fiume Paisa, a quel tempo assai ricco d’acque.
Superato il fiume toccava l’attuale S. Giovanni del Tempio e si inoltrava
tra i monti.
Sotto l’Impero Romano gli abitanti del nostro territorio
vissero tempi tranquilli, ma con la fine dell’Impero, per un periodo di più
secoli queste zone divennero terra di conquista e luogo di passaggio di popoli
barbari e nomadi, che saccheggiavano e distruggevano i villaggi, massacravano
gli abitanti e facevano bottino di quanto poteva essere asportato.
Distrutte le case, cancellate le strade, crebbero fitte
boscaglie.
Soltanto nella seconda metà del decimo secolo la vita
riprese a rifiorire in Friuli. In luoghi adatti alla difesa sorsero castelli e
fortilizi, circondati dalle case del villaggio. Intorno all’anno mille, il
Friuli sembrava una selva di torri di avvistamento e di difesa.
nel territorio dell’attuale comune di Sacile sorsero e si
ressero con statuti autonomi:
- il Castello di Cavolano, distrutto nel 1347;
- la Comunità di Sacile, che disponeva di un possente
castello circondato da mura ed acque;
- il Feudo d’abitanza con castello di S. Odorico;
- l’ospedale (cioè l’ospizio per pellegrini) di S.
Leonardo del Camollo, retto dai cavalieri Templari che, in seguito fu
denominato "di S. Giovanni del Tempio".
CAP. II GEOGRAFIA DEL LUOGO DOVE SORGEVA IL FEUDO
Per meglio comprendere la storia del Feudo di S. Odorico è
opportuno conoscere la geografia del luogo.
Il Feudo era delimitato a nord dal fiume Paisa; importante
era il punto dove la diramazione della strada Postumia lo attraversava.
In quel punto furono trovate tracce di antichissime
costruzioni, tratti di acciottolato, frammenti di laterizi, un pozzo ed un’anfora
contenente alcuni chilogrammi di monete romane, databili dal 70 a.C. al terzo
secolo d.C.
La Paisa confluisce nel Livenza nei pressi del torrione di
Castelvecchio in Sacile. A sud-ovest il Feudo di S. Odorico era delimitato dal
Livenza, però il castello sorgeva nel punto in cui i due rami del Livenza si
ricongiungono, dopo essersi divisi per formare l’isola su cui sorge Sacile.
Per la verità al castello di S. Odorico apparteneva anche
il "donegal", area su cui la famiglia Balliana costruì, in questo
secolo, le proprie abitazioni.
Il Feudo era delimitato ad est dai Camolli o Campi Molli.
La pianura dei Camolli, che ora fa parte dei comuni di Fontanafredda, Sacile e
Brugnera, fino ai primi anni del 1900 era un vasto territorio di creta e
carant impermeabile. Dopo la pioggia diventava molle ed appiccicoso, a stento
si ricopriva di poca erba e qualche arbusto. Quella pianura era un campo
ideale per scontri armati. Difatti nei Camolli si svolse la battaglia tra le
truppe del Patriarca e quelle di Riccardo VI da Camino nel 1335 e la battaglia
fra le truppe austriache e quelle francesi nel 1809.
Un vecchio di S. Odorico ricordava che, nei primi anni di
questo secolo, nei Camolli, I Signori della zona, praticavano a cavallo la
caccia al cervo, che veniva portato sul luogo, liberato e poi rincorso ed
ucciso.
Dopo la prima guerra mondiale, i Camolli furono lottizzati
e posti in vendita. Acquistati da piccoli proprietari, dopo anni di fatiche,
sono diventati terreno fertile.
Il territorio del Feudo oggi è attraversato dalle linee
ferroviarie Venezia-Tarvisio e Sacile-Pinzano; ma un tempo, cioè prima che
fosse costruita la ferrovia, il Livenza, dopo aver circondato d’acqua la
città di Sacile, si ricomponeva davanti al castello di S. Odorico, quindi
disegnava un’ansa semicircolare che lambiva la chiesa di S.Odorico.
Gli ingegneri austriaci che, negli anni 1850/60,
realizzarono la ferrovia, ritennero che non si potesse costruire il ponte su
un’ansa del fiume e progettarono di raddrizzare in quel punto il corso del
Livenza. Realizzato il ponte, si formarono due smorte, una a destra e l’altra
a sinistra della ferrovia, che a poco a poco si impaludarono
Il 5 novembre 1944, un bombardamento angloamericano
distrusse chiesa e campanile e sconvolse il piccolo centro di S. Odorico
causando 34 morti, dei quali 23 appartenevano alla parrocchia di S. Ulderico e
tra questi 12 erano fanciulli.
CAP. III I FEUDATARI DI SAN ODORICO
Per poterci raccapezzare nel groviglio di nomi dei
Feudatari che ressero nei vari secoli il territorio di S. Odorico, dobbiamo
premettere che furono quattro le famiglie succedutesi alla guida del Feudo: i
Pelizza, i Di Porcia, i Ragazzoni e i Flangini.
A questi ultimi succedettero, nella prima metà del 1800,
quali eredi dei beni, ma non dei titoli nobiliari, i Billia.
Nel 1865 e 1867 i terreni in San Odorico, con annessi
obblighi verso la chiesa e diritto di giuspatronato sulla nomina del Parroco,
passarono alla famiglia Balliana.
I Pelizza
E’ il 5 luglio 1237. I fratelli Corrado ed Enrico Pelizza
ricevono l’investitura del feudo di San Odorico, già posseduto dai loro
avi.
Nel 1262 Corrado acquista tutto il Castello di S. Odorico,
del quale, in antecedenza, possedeva solo la metà.
A Corrado succede il figlio Bertoldo e a Bertoldo succede
il figlio Corrado.
Questi, dal 1307 al 1311, fu privato del Feudo di S.
Odorico e investito del Feudo di Torre (PN).
Il 30 luglio 1335 le truppe patriarcali affrontano e
sconfiggono nei Campi Molli Rizzardo VI da Camino il quale, gravemente ferito,
fugge a Serravalle, dove muore. Ancor oggi si può vedere il sarcofago che ne
conteneva le spoglie.
A Corrado succede il figlio Franceschetto e a lui Guarnerio.
Questi, il 26 maggio 1411, assieme ad altri due nobili sacilesi, sottoscrive a
Venezia, a nome della comunità di Sacile, un documento di Alleanza con la
Serenissima.
A Guarnerio succede il figlio Enrico. Tocca a lui assistere
impotente alla distruzione del Castello, ordinata dal luogotenente delle
truppe Patriarcali nel 1419, col pretesto di meglio difendere Sacile. Gli fu
promesso che il Castello sarebbe stato ricostruito ma, perduta la guerra,
tutto il patriarcato fu annesso alla Repubblica di Venezia ed il Castello di
San Odorico non fu mai più riedificato. Sul luogo rimase (o fu ricostruita)
una piccola torre simbolica. Una mappa del 1633, per indicare il luogo dell’antico
castello, reca questa scritta: "Torre sine castello", cioè Torre
senza castello.
Nel 1474 Enrico Pelizza fa gettare due ponti levatoi: l’uno
dall’isoletta del distrutto castello (la Cortina) verso Sacile; l’altro
dalla "Cortina" alla "Corte Maggiore cioè al Donegal. L’anno
seguente, in seguito alle rimostranze dei sacilesi, i Magistrati della
Repubblica Serenissima impongono al Pelizza alcune restrizioni.
A Enrico sarebbe dovuto succedere il primogenito Francesco
ma, ricoprendo questi la carica di Precettore dei Templari della Precettoria
di S. Quirino, la dignità feudale passò, nel 1478, al fratello Felice.
Costui conclude la serie dei feudatari Pelizza, avendo avuto soltanto due
figlie: Elisabetta e Giovanna, alle quali non poteva essere trasmesso il
feudo.
Elisabetta sposò Manfredo Di Porcia, mentre Giovanna ne
sposò il fratello Giovanni.
La Serenissima Repubblica saggiamente trasferì Il Feudo
dei Pelizza ai fratelli Di Porcia.
Non possiamo chiudere il racconto sui feudatari Pelizza
senza ricordare che furono anche componenti del Consiglio della Magnifica
Comunità di Sacile. Anzi, per lungo tempo, furono i reali Signori di Sacile.
E’ l’epoca delle Signorie: Signori di Treviso sono i Da
Camino; Signori di Padova sono i Da Romano; Signori di Sacile sono i Pelizza
CAP. IV I DI PORCIA
Durante il dominio della Repubblica Veneta, quando una
famiglia feudataria si estingueva per mancanza di discendenza maschile, la
giurisdizione e la proprietà del Feudo tornavano a disposizione dello Stato.
Questo appunto accadde all’estinguersi della dinastia dei
feudatari Pelizza.
Felice Pelizza non aveva avuto figli maschi.
Le sue figlie Elisabetta e Giovanna avevano sposato
rispettivamente i fratelli Manfredo e Giovanni Di Porcia. Questi ultimi, alla
morte di Felice Pelizza, presentarono ai Provveditori sopra i Feudi una
petizione per " acquistar la iurisdition et quelli pochi beni de
ragion del Feudo che fu del quondam misser Felise Peliza suocero nostro".
Offrivano la somma di 4000 ducati, per cui il doge Andrea
Gritti, tenuto anche conto della fedeltà dei Di Porcia alla Repubblica e del
fatto che i richiedenti avevano sposato le figlie del defunto feudatario, nel
1533, accolse la petizione.
La famiglia dei Di Porcia vantava antichissima nobiltà ed
aveva giurisdizione su molti luoghi posti sulla destra del Tagliamento. Il
Feudo di S. Odorico quindi aggiungeva ben poco ai loro vastissimi possedimenti
ed onori.
Felice e Panfilo erano i figli di Giovanni Di Porcia.
Panfilo (chiamato più spesso nei documenti Pompilio), cui spettava il diritto
di trasmettere il titolo, in data 18 marzo 1575, rinunciò spontaneamente al
Feudo nelle mani del doge Alvise Mocenigo.
I Di Porcia ressero il Feudo di S. Odorico soltanto per 42
anni, in tempi durante i quali il Friuli era in continuo allarme per le
minacce di incursioni dei Turchi.
La vittoria navale di Lepanto (7 ottobre 1571) pose fine a
quel periodo.
Non sapremmo indicare alcuna opera degna di ricordo
lasciata dai Di Porcia nel nostro paese, all’infuori della seguente, che
però è di capitale importanza: l’erezione della Parrocchia, ottenuta dallo
smembramento dell’antica Pieve di S. Vigilio di Palse.
CAP. V NASCITA DELLA PARROCCHIA DI SAN ULDERICO
Nella storia del feudo si inserisce la nascita o, come si
dice, l’erezione della parrocchia di S. Ulderico.
Fin dal 1300 esisteva in S. Odorico una cappella, soggetta
alla Pieve di S. Vigilio (presso Palse di Porcia) dotata di un reddito annuo
di 40 libre (moneta del Patriarcato di Aquileia).
Il 21 giugno 1551 la contessa Elisabetta Pelizza, moglie
del conte Manfredo di Porcia, sentendosi prossima alla morte, dettò al notaio
il suo testamento ( di cui copia autentica si conserva nell’archivio della
parrocchia di S. Nicolò di Sacile) . In quel testamento si legge: "…. ha
lassado alla Ecclesia de Santo Odorigo posta nel suo territorio il
compimento de far la ditta gesia de Santo Odorico zoè de piere et calcina et
copi item ha lassado per fornimento d’essa ecclesia una sua vesta qual
portava de damaschin rovan et una de mocagnaro…"
La volontà della testatrice fu messa in atto entro
breve lasso di tempo. Dopo la costruzione della chiesa fu eretta la Parrocchia
soggetta a "giuspatrono". Il "giuspatronato" consisteva
nel diritto di scegliere il parroco. A questo diritto rinunciarono gli ultimi
eredi, i fratelli Balliana, nel 1941.
Lo storico Degani attesta che S. Odorico era già
parrocchia prima del 1562.
Poiché la nuova parrocchia nasceva dalla matrice
"Pieve di S. Vigilio" che fa parte della Diocesi di Concordia, anch’essa
fin dalle origini fece parte della stessa diocesi.
Qualche anno dopo, il Vescovo Mons.Cesare De Nores visitò
la parrocchia di S. Ulderico e lasciò una relazione manoscritta.
Trascriviamo, traducendo dal latino, una parte di quel
documento:
"Mercoledì, 12 sett. 1584. Il reverendissimo
Vescovo visitò la Chiesa di S: Odorico al di là delle mura di Sacile. Questa
Chiesa appartiene alla Diocesi di Concordia ed è di giuspatrono dei signori
Conti di Porcia ai quali spetta ì’elezione e la presentazione (del parroco
). Ci sono circa 70 anime da Comunione. E’ pievano il reverendo sacerdote
Federico Crescendolo… La Chiesa ha un reddito di 60 ducati… ci sono tre
altari…l’altar maggiore, sul quale è posto il tabernacolo per il S.S.
Sacramento in legno dorato, è consacrato".
Seguono le varie prescrizioni:
"… quanto prima si costruiscano il campanile e la
sacrestia… il cimitero sia recintato con mura e cancello…"
Ma a questo punto sospendiamo la storia della Parrocchia e
riprendiamo il racconto delle vicende del feudo
CAP. VI I RAGAZZONI
Il conte Pompilio di Porcia, non potendo trasmettere il
feudo dal momento che non aveva figli maschi, nell’anno 1575 vendette l’intera
proprietà già dei Pelizza ai fratelli Jacomo e Placido Ragazzoni, a i quali,
nel 1577, fu conferito dal doge Sebastiano Venier la solenne
investitura del feudo con il titolo di Conti di S Odorico.
I Ragazzoni, giudicando troppo angusto il luogo dove un
tempo sorgeva il castello feudale di S. Odorico, chiesero ed ottennero dalla
Comunità di Sacile il consenso di costruire la Loro principesca dimora (è
quella che oggi viene chiamata Palazzo Flangini-Billia). Jacomo, Mons.
Gerolamo e Placido,
figli di Benedetto Ragazzoni, erano nobili veneziani e
ricchissimi armatori navali. Mons. Gerolamo fu Vescovo coadiutore di Famagosta,
poi Vescovo di Bergamo, quindi Nunzio in Francia. Pronunciò il discorso
finale al Concilio di Trento. Placido curò, assieme al fratello lacomo, gli
affari di famiglia. Durante la guerra contro i Turchi, assolse il compito di
negoziatore della Serenissima con gli Alleati della Lega Cristiana. Fu onorato
da Enrico III di Francia con titolo di Cavaliere.
Di Jacomo, al quale spettava il diritto di trasmettere il
titolo di Conte di 5. Odorico (ed è perciò il personaggio più interessante
della nostra storia), parla un libro stampato l’anno stesso della sua mode.
(Giuseppe Gallucci
— Vita
del chiarissimo Signor Jacomo Ragazzoni conte di 5. Odorico —
stampato a Venezia nel 1610).
I sei grandi affreschi del Salone d’onore di palazzo
Flangini
— Billia
illustrano importanti vicende della famiglia dei Conti Ragazzoni.
Investiti del feudo, i fratelli Ragazzoni divennero
"Conti di S Odorico", ebbero il potere di esercitare la giustizia e
ottennero il diritto di sedere fra i Castellani del Parlamento della Patria
del Friuli. Furono gravati dell’onere dì contribuire, in caso di guerra, al
mantenimento di mezzo cavallo nonché di offrire ogni anno un grosso cero alla
cappella del Doge, cioè alla chiesa di 5. Marco in Venezia.
I feudatari Ragazzoni sono ricordati, non tanto per quel
che fecero in 5. Odorico, quanto per la ricchezza e lo sfarzo di cui facevano
sfoggio nel palazzo di Sacile, residenza prediletta dal conte Jacomo da quando
si era ritirato dal commercio e dagli affari. Nel palazzo di Sacile il conte
Jacomo, nel 1574, ospitò re Enrico III, che dalla Polonia andava ad occupare
il trono dì Francia, e con lui la sua corte. Nel 1581 ospitò l’imperatrice
Maria d’Austria figlia di Carlo V e vedova dell’imperatore Massimiliano II
A ricordo di questo avvenimento rimane una lapide, un tempo murata sopra l’arco
della Torre dei Mori ed ora presso l’omonimo ponte sul Livenza.
Tra fasti e lutti familiari la vita del conte Jacomo si
avviò alla fine. Mori nel gennaio 1610. Qualche mese dopo mori anche suo
figlio Benedetto; rimase erede del feudo un fanciullo:
Giacomo o Giacomino.
Il fanciullo venne affidato alla tutela dello zio paterno,
l’Arcivescovo di Zara Vettor, che a sua volta mori nel 1615. Fu quindi
affidato ad uno zio materno. Dopo la morte di quest’ultimo, Giacomino,
diventato maggiorenne, frequentò compagnie di profittatori, cadde vittima di
raggiri e sperpero l’immenso patrimonio ereditato. Si macchiò di molti
reati: stupri, rapine, liti e perfino di omicidio.
Ricercato dalla giustizia della Repubblica di Venezia, nel
1625 gli fu confiscato quanto restava del patrimonio familiare e fu posta una
taglia sul suo capo.
Dopo tre anni si venne a sapere che era stato ammazzato nei pressi di
Mantova durante una rissa.
Così, dopo meno di mezzo secolo, il feudo di S. Odorico
rimase ancora una volta vacante.
MARIA AUSTRIA IMP. PIA FU.. AUG.
D. CAROLI V IMP. POST HOMINUM MEMORIAM GLORIOSISSIMI F.
MAXIMILIANI II CAES. INVICTISS OLIM CONIUX
RODULPH II II
IMP.
AUG. BOEMIA
AC PANNONIAE REGIS MATER E GERMANIA
AD PHILIPPUM FRATREM REGEM MAX.
IN HISPANIAM PROFICISCENS
CUM MAXIMILIANO
FIGLIO
ARCHIDUCHE AUSTRIAER SERENISS.
ET MARGHARITA FILIA GRATIOSISS.
HUC ACCENDENS
A SANCTO CONTARINO PRAETORE PRAEFECTOQ.
SENATUS VENETI IUSSU
HONORIFICENISSIME ACCEPTA FUIT XII KAL. OCTOB.
ET DIEM PROXIMUM COMMORATA X KAI.. DISCESSIT
AN. D MDLXXXI
___________________________________________________________
Maria d'Austria Pia Felice Augusta Imperatrice
figlia del divo Carlo V il piu' glorioso Imperatore a
memoria d’uomo
vedova di Massimiliano Il Cesare Invittissimo
madre dell'Augusto Imperatore Rodolfo Il Re di Boemia e di
Pannonia
recandosi dalla Ger,mania in Spagna
presso il fratello Filippo Re Grandissimo
con il figlio Massimiliano Serenissimo Arciduca d’Austria
e con Margherita figlia graziosissima
di qui passando
da Sante Contarini pretore e prefetto
per ordine del Senato Veneto
coi onori grandissimi fu ricevuta il 20 settembre
e — fermatasi il giorno seguente —. partì
il 22 settembre dell’anno del Signore 1581
LAPIDE CHE RICORDA LA VISITA DELL’IMPERATRICE MARIA D’AUSTRIA
CAP. VII I FLANGINI
I possedimenti sacilesi dei Ragazzoni furono acquistati dai
Sagredo e dai Tiepolo.
Il feudo giurisdizionale di 5. Odorico venne posto all’incanto
e fu aggiudicato alla famiglia veneziana FLANGINI per 7.000 ducati, più 6.300
ducati per le migliorie apportate dai Sagredo
e
dai Tiepolo.
I fratelli Flangini, Girolamo, Antonio e Andrea del fu
Alvise, furono investiti del feudo il 20 novembre 1638. Con l’investitura
acquisirono diritti e doveri che già avevano i conti Ragazzoni.
Ma chi erano e da dove provenivano i Flangini?
Erano ricchissimi mercanti veneziani, di origine frmulana,
che gradualmente acquistarono sempre maggiore importanza nell’economia e
nella politica veneziana.
Nel 1376 il cavalier Alvise Flangini aveva perso la vita
nella guerra per la conquista della città di Nicosia (isola di Ciprio). Nel
1664 il conte Girolamo offri centomila ducati per sostenere la Repubblica di
Venezia in difficoltà finanziarie per la difesa della città di Candia
(Creta) dai Turchi. L’imperatore d’Austria Ferdinando terzo onorò
Girolamo Flangini (per sé e discendenti) del titolo di Conte del Sacro Romano
Impero. Nel 1664 i Flangini chiesero ed ottennero di essere aggregati all’ordine
dei Patrizi Veneti che era il più alto grado della nobiltà veneziana e dava
il diritto di far parte del Senato della Repubblica.
Nel 1668 i Flangini ristrutturarono il palazzo di Sacile,
per accogliere lo zar di Russia Pietro il Grande, ma la visita non si compì a
causa di sommosse scoppiate in Russia.