MISTERI DELL'ARCA DELL'ALLEANZA
E DEL TEMPIO
In ebraico l'"Arca" (Aron Haerit) (dell’Alleanza o del Signore).
La parola in italiano deriva dal latino "àrcere" nel senso
di "prendere in custodia, custodire". |
INTRODUZIONE
Nel marzo 1992 la stampa dette ampio risalto alla notizia del ritrovamento
dell'Arca. Nel volume "The Sign and the Seal" ("Il segno
e il sigillo" noto in Italia come "Il mistero del Santo Graal"),
l'inglese Graham Hancock sosteneva che l'Arca - già parte del tesoro
di Hailè Selassié - si trova ora in una cripta sotterranea
custodita da una misteriosa confraternita di falascià. Dobbiamo
fidarci della sua parola: infatti i custodi non permettono a nessuno di
vederla.
Sia l’Arca che il Tempio sono figure del Vecchio (Bibbia, Talmud
e Midrashin (1)) e del Nuovo Testamento (Lettere e vangeli).
In ebraico l'"Arca" (Aron Haerit) (dell’Alleanza o del
Signore). La parola in italiano deriva dal latino "àrcere"
nel senso di "prendere in custodia, custodire".
In senso letterale equivale a scrigno, culla (del secondo "Patto"
col Signore); in senso allegorico corrisponde ad una sorta di accordo
che tale non è e non può essere. La terminologia, mutuata
dal linguaggio giuridico, non deve trarre in inganno perché il
"Patto" di cui ci parla la Bibbia non è "stipulato"
da due parti libere di volere l’accordo e di vincolarsi con esso;
il Signore non si trova sullo stesso piano dell’uomo, non è
mai Adam. Per quanto possa essere spinto il rapporto di somiglianza, questo
rapporto non ha e non può avere un significato fisico.
Il cosiddetto Patto è un atto unilaterale del Signore (del quale,
peraltro, spesso si pente e della cui validità sovente dubita fortemente
anche se si finisce con l’attribuire al Signore atteggiamenti molto
umani (2))
Del resto neppure l’uomo si sente troppo legato a tale Patto per
quanto confermato e rinnovato: si pensi ai vari episodi di lamentele,
mormorazioni ed aperte ribellioni (per tutte si pensi all’episodio
di Cora ed alle numerose punizioni che costellano i libri della Bibbia).
Questa situazione di incertezza, del resto rispecchia le molte umane incertezze
del Signore riportate nei miti ebraici (3).
La Bibbia, nostra fonte primaria ci parla di due Arche distinte: "L’Arca"
di Noè e "L’arca dell’Alleanza" (4) o "Arca
del Signore".
Del primo dei due manufatti parlerò in un prossimo lavoro sul "Diluvio"
per cui non mi ci soffermerò in questa sede. Peraltro dell’Arca
la Bibbia dice soltanto delle dimensioni e del materiale (legno).
La seconda, per converso, contiene più di un elemento innovativo,
strano e misterioso come strana e misteriosa è tutta la sua storia,
la sua perdita, la sua ricerca e la sua probabile ubicazione.
Presso gli ebrei, l’Arca era stato centro di venerazione di fede
e simbolo della "nazione" israelita nonché pegno di unità
per tutto l’arco della storia giudaica, vivo ancora nella storia
del Cristianesimo (5). |
UNA SORTA DI SCATOLONE
Nella Bibbia l’Arca è descritta come il contenitore delle
tavole della legge (che Dio consegnò a Mosè) e di altri
oggetti (come un vaso della manna e la verga di Aronne).
Su indicazione del Signore, Mosè la fece costruire "...di
legno d'acacia, lunga due cubiti e mezzo, larga e alta un cubito e mezzo
(circa cm. 125x75x75). La ricoprì d'oro puro di dentro e di fuori,
e le fece intorno una corona d'oro. Le fece quattro anelli di oro fuso
ai quattro suoi piedi (...); prese poi due stanghe di legno e le fece
passare negli anelli ai lati dell'Arca per poterla portare."
Fece realizzare il propiziatorio (una sorta di coperchio) d'oro puro;
fece inoltre due cherubini d'oro battuto con le ali aperte in alto e con
le loro facce rivolte l'una verso l'altra sopra il propiziatorio (c'è
da notare che i cherubini biblici non hanno nulla a che vedere con i putti
grassottelli inventati dai pittori del Rinascimento: si tratta di creature
alate con il corpo da leone e il volto di sfinge) di chiara ispirazione
egizia.
Ben presto divenne simbolo di democrazia teocratica e, in quanto tale
era opposta allo Stato-Tempio, laddove il tempio simbolizzava la forma
"Monarchica" dello Stato di Israele e di Giuda.
Dopo che Israele ebbe finalmente raggiunto la "Terra Promessa"
e si fu insediata a Canaan gli ebrei dell’Esodo iniziarono a sacrificare
a Dio sulla cima di luoghi elevati (colline e Montagne). Si trattava di
altari all'aperto di chiara derivazione egiziana, letti nell’ottica
del "Tempio Tenda" mosaico.
Ben presto i luoghi di culto vennero trasferiti in edifici coperti da
tetti o collocati su alture ad imitazione del "Tempio Tenda".
Naturalmente quando parliamo di un’altura dobbiamo riferirci alla
collocazione del cranio umano rispetto al corpo: la testa, infatti, oltre
ad essere la sede dell’intelletto, è la parte più
elevata dell’intelletto di ogni uomo e, moralmente, la parte che
più si avvicina a Dio (6).
Ne costituirono un notevole esempio i vari siti in cui venne custodita
l’arca, (Silo, Dan, Betel, Gilgal, Micpah, Betlehem, Ebron ecc.)
fino alla sua scomparsa, unitamente ai libri della Legge (la "Torah")
ed ai testi biblici in via di formazione.
"Porrai quindi nell’Arca la testimonianza che io ti darò"
è l’ordine che il Signore impartisce a Mosè in Es.
25,16.
Nella sua oggettività, in ogni caso, e indipendentemente dalla
sua occasionale collocazione, l’Arca fu e rimase lo "Scrigno"
sacro per eccellenza della religione ebraica, simbolo della potenza, della
giustizia e della protezione divina.
Secondo la tradizione e la raffigurazione convenzionale, l'Arca era sormontata
da due cherubini d’oro, giustapposti, con le ali piegate verso l’alto.
Nei 40 anni dell’Esodo, durante le soste del popolo errante, l’Arca
veniva custodita nel "Sancta Snctorum" del "Tempio Tenda".
Ma, durane gli spostamenti era portata a spalla dai componenti della tribù
di Levi (7).
A questo punto qualsiasi discorso sulla Arca non può prescindere
da alcune precisazioni preliminari di taluni significati simbolici.
Tanto per cominciare il velo che nasconde l’Arca ha un preciso significato
esoterico nel senso di sottrarre alla vista dei comuni mortali, l’oggetto
segreto del culto. Sotto un profilo strettamente esoterico il velo (si
pensi al velo di Maia, cioè la realtà nascosta ed alla donna
velata della Cappella Sansevero a Napoli) simboleggia i Misteri Maggiori,
cioè quelli ai quali possono essere iniziati solo coloro che sono
già in possesso dei più alti gradi.
E non v’è dubbio che l’oggetto celato nel "Sancta
Sanctorum" avesse tutte le caratteristiche per essere considerato
un "Mistero Maggiore".
In secondo luogo la natura del Tempio Tenda: in senso fisico il Tempio
Tenda venne realizzato su indicazione del Signore e su progetto dello
stesso Mosè durante la permanenza sul monte Horeb nella seconda
fase dell'Esodo (quella che portò gli ebrei da Hayùm Musa
ad Har Harkum) (8).
In genere Il "Tempio Tenda" viene accostato al tempio di Salomone.
Ma sembra che siamo fuori strada in quanto il tempio tenda era una struttura
precaria, mentre il "Tempio" era un edificio.
Alla descrizione del Tempio Il libro dell’Esodo dedica i capitoli
da 36,1 a 40,38: mentre la descrizione del Tempio salomonico è
contenuta in I Re 5,16 ss.; 7,13; ed in I Cronache: 2,2 ecc. Non mi soffermerò
molto né sull’uno né sull’altro; mi limiterò
ad osservare che:
Il primo, pur nella sua magnificenza, nonostante l’impiego dell’oro
sottratto al faraone e nonostante i suoi illustri precedenti egiziani,
è una struttura di pastori, rimovibile e quindi precario; in altri
termini il Tempio tenda era di modeste dimensioni, simile ad un tempio
egiziano abbastanza contenuto sia per la struttura formale che per la
funzione sociale e la forma organizzativa di culto. Era infatti articolato
in un cortile antistante; un tabernacolo diviso in due parti: il Santo
(con la Nemorah, il tavolo dei pani e il tavolino dell’incenso il
Santissimo separate dal Velo. Il Passaggio dal cortile al Tabernacolo
era un viaggio dalla luce verso il buio (9).
A sua volta il Santissimo era diviso in due parti: area dell'Arca dell'Alleanza
e zona di servizio per i sacerdoti. Questo sembra perfettamente conciliabile
con il carattere di precarietà che il Tempio doveva avere. Ché
anzi, durante la permanenza sull'Horeb, il "Tempio Tenda" probabilmente
sovrastava una caverna nella quale era stato nascosto l'oro offerto dagli
Ebrei all'epoca dell'episodio del Vitello d'oro e dove vennero fatti precipitare
Cora ed i rivoltosi all'atto dell'assunzione del potere assoluto da parte
di Mosè.
Nella stessa caverna vennero poi, probabilmente, sepolti sia Aronne che
lo stesso Mosè.
Per converso l’edificio di Salomone appare edificato su modello
fenicio; si tratta di una struttura inamovibile, stabile e progettualmente
grandioso.
Ho parlato di precedenti. In senso assoluto infatti nei miti ebraici il
"Tempio Tenda" non è una novità. In senso mistico
ed esoterico l’introduzione del "Tempio Tenda" viene fatta
risalire al mito ebraico della cacciata di Adamo ed Eva dall'Eden allorquando
il Signore, commosso dalle dure condizioni nelle quali erano precipitati
Adam e la sua discendenza, fece innalzare una tenda dall'arcangelo Gabriele.
Per questo motivo esso, indipendentemente dal tipo di struttura più
o meno primordiale, più o meno originale, riveste un importante
valore religioso esoterico del quale ripete i concetti basilari sia nella
sostanza che nella forma e nei colori:
la colonna centrale del Santissimo, del colore del giacinto rosso, è
nato dalla fusione del rosso e del nero e simboleggia il mondo spirituale
(rosso) e quello materiale (nero) (10);
le corde della tenda erano viola, il colore intermedio tra quello della
natura e quello dell'intelligenza (11);
i picchetti erano quattro come i punti cardinali, d'oro puro come la luce
della natura, in arabo "awtad" (12);
il cuore del "Tempio Tenda", il "Sancta Sanctorum"
o Santissimo era simbolo del macrocosmo, ossia dell'universo (13).
PARTICOLARE DEL TEMPIO TENDA
la Mensa: è composta degli stessi materiali dell’Arca e ne
differisce per forma e dimensioni. Essa comprende piatti, coppe, calici,
tazze per libagioni. Sulla mensa sarà sempre il pane di presentazione
(un pane per ogni tribù, cioè dodici pani che stavano davanti
al Signore, uno per settimana al termine della quale i sacerdoti lo mangiavano
nel Tabernacolo a sostituzione avvenuta (Es. 25,30);
un candelabro formato da un corpo centrale e 7 bracci (Menorah, in Es.
25,31-36);
sette lampade.
Il Tabernacolo, descritto in Es. 26,1-25, è composto da:
16 teli di lino ritorto, tessuto con filo di porpora violacea, scarlatta
e cremisi;
11 teli di pelle di capra per la copertura;
nastri di lana viola in numero di 50 + 50;
50 fermagli d’oro;
50 fermagli di bronzo;
pelli di montone e pelli di tasso;
assi di legno di acacia (20 per il lato meridionale), 20 per il lato settentrionale,
6 per il fondo, 8 per le estremità tutte con un numero doppio di
basi d’argento;
15 traverse di legno di acacia (5 per lato con 5 montanti trasversali)
coperte di oro;
1 cortina di porpora viola e scarlatta appesa a 4 colonne di acacia ricoperte
d’oro su basi di argento; la cortina separava il Santo da Tempio
esterno; anteriormente al Santo (a settentrione) era posta la Mensa ed
il Candelabro a sette bracci (a sud);
nel Santo trovava posto l’Arca;
una seconda identica cortina di filo a intarsio era posta all’ingresso
su 5 colonne di acacia, ricoperte d’oro su basi di bronzo, chiudeva
il complesso verso l’esterno.
Al di fuori del "Tempio Tenda" erano situati i quattro oggetti
di bronzo dell’altare per sacrifici.
Tutto all’intorno era sistemato il cortile cintato da teli di lino
ritorto, sorretto da:
cortine da 100 cubiti sorrette da
20 colonne e 20 basi bronzee ed aste di argento sul lato meridionale;
cortine da 100 cubiti, 20 colonne e 20 basi di bronzo ed asta di argento
sul lato settentrionale;
10 cortine da 50 cubiti su 10 colonne e basi bronzee e aste di argento
sul lato occidentale;
3 cortine da 50 cubiti su 3 colonne e basi bronzee e aste di argento sul
lato orientale;
cortine da 50 cubiti di cui 15 ricadenti su un lato, 15 dall’altro
e 15 fungenti da copertura dell’ingresso;
il tutto retto da pioli in bronzo.
Sull’altare dei profumi, dinanzi all’Arca dell’Alleanza,
è il luogo di incontro di Dio con Mosè, nel quale cioè
si svolge il dialogo: la comunità resta nel cortile (Es. 30.1-10).
Mosè è l’unico intermediario perché egli è
il "sacerdote" della tradizione egiziana: in sostanza egli,
nella comunità, svolge un ruolo di carattere sciamanico (14).
Ma il "Tempio Tenda" è pure la sede della Gloria di
Dio (Es. 40,34-38) e la sua presenza escludeva persino quella di Mosè.
Cosa fosse la "Gloria di Dio" non sappiamo: la Bibbia parla
di una "nuvola" (Es. 40,34) la cui presenza o assenza dava il
degnale della sosta o della partenza:
"Se la nube non si levava, allora partivano fino a quando non si
fosse alzata. Poiché la nube del Signore durante il giorno stava
sopra il padiglione; e nel corso della notte splendeva come fuoco, a vista
dell’intera casa d’Israele, in tutti i loro viaggi."
(Es. 40, 37-38).
Ed in Num. 9,13 ss. è detto:
"Nel giorno in cui fu rizzato il Tabernacolo, la Nube ... coprì
il Padiglione della testimonianza, e dalla sera alla mattina riposava
sopra il Tabernacolo sotto l’aspetto di un fuoco ... "
Indubbiamente doveva apparire come uno spettacolo impressionante, una
sorta di magia che accompagnava Mosè, reso ancora più impressionante
perché posto in risalto da fenomeni soprannaturali che accompagnavano
l’incedere dell’Arca come le folgorazioni e le distruzioni
a distanza. Come quando gli Israeliti si mossero per il deserto di Paran:
[quando la nube si moveva] "Mosè esclamava: Sorgi, o Signore,
e sian dispersi i tuoi nemici; fuggano dinanzi a te coloro che ti odiano"
(15) (Num. 10,35).
Ma l’invocazione era valida anche nei confronti degli Israeliti
mormoratori come avvenne nella medesima circostanza dell’episodio
della contestazione ed annientamento di Cora (16).
Unico elemento comune con il Tempio di Salomone: la vasca di bronzo per
l’acqua di purificazione (Es. 30,17-21) (17).
Il Tabernacolo (della Testimonianza) è affidato alla custodia
della Tribù di Levi:
"... ma affiderai ai Leviti la cura del Tabernacolo della Testimonianza,
di tutti i suoi arredi e di tutto ciò che lo riguarda Portino essi
il Tabernacolo con tutti i suoi arredi; ne curino il servizio e si accampino
introno al Tabernacolo."
ordina il Signore in Num. 1,50. |
L’ARCA E LA SUA COSTRUZIONE
Anche l’Arca fu costruita per ordine del Signore (Es. 25,10-21),
trasmesso da Mosè e realizzata da Besalel (Es. 37,1-10) ciò
avvenne ai piedi del Monte Horeb dove il Patriarca aveva ricevuto le tavole
della "Legge" (Torah) (18).
L’Arca è il luogo ove il Signore s’incontra con Mosè
per impartire i propri ordini ad Israele:
"Lì io m’incontrerò con Te, e dal propiziatorio
(19), tra i due cherubini, che stanno sull’Arca della Testimonianza,
io ti darò tutti quegli ordini che tu dovrai comunicare ai figli
d‘Israele" (20)
E Paolo (nella lettera agli ebrei; 9,5) ricorderà che:
"Sopra di essa arca, v'erano i Cherubini della gloria, facenti ombra
al propiziatorio."
Ma già ai tempi di Salomone, il contenuto dell’Arca si era
ridotto: mancavano i libri della Torah, il bastone di Aronne ed il vaso
con la manna.
Infatti nei Paralipomeni di Re Salomone (2, 5,10):
"Nell'arca non eravi altro che le due tavole, che Mosè vi
aveva collocate sull'Oreb, quando il Signore diede la legge ai figli d'Israele,
usciti dall'Egitto." |
L’ARCA NELLA BIBBIA
L’Arca, dell’Alleanza o "del Signore" non è
una fugace comparsa nel testo biblico. La ritroviamo infatti:
al passaggio del Giordano e dinanzi alle mura di Gerico (Gios. 3 16-17;
Gios. 6, 1 ss.);
all'atto della spartizione della Palestina tra le Tribù e poi a Silo
(Num. 34, 1-29: ad ovest del Giordano; la divisione di Canaan);
a Betel dove è custodita da Ofni e Fineas rispettivamente primogenito
e secondogenito di Eleazaro (Num. 31,1 ss; Giudici 20,27-28). che la portano
in battaglia contro i Filistei che la catturano;
compare nuovamente a Silo ove però si chiama Arca del Signore (I
Sam. 4,3): si discute se si tratti del medesimo scrigno perché in
quest'epoca conteneva unicamente il libro della Legge (II Cron. 5,10); essa
veniva trasportata su un carro trainato da buoi (anziché portata
a spalla); mancavano i cherubini sul coperchio (I Sam. 6,7; II Sam. 6,3);
la funzione svolta era in ogni caso identica (I Sam. 4,11). Vedi anche Gios.
15;
compare ancora a Baalà dove Davide la sottrae ai Filistei (che l'avevano
posseduta per cinquant'anni) (21) e la riporta a Gerusalemme;
sotto Salomone viene custodita nel Tempio e scomparve definitivamente nel
925 a.C. (22). |
DOV'È L’ARCA?
È la stessa Bibbia che ha creato un problema concernente la dislocazione
dell’Arca:
Infatti nel II Cronache si legge testualmente:
"L'anno quinto del regno di Roboamo (925 a.C.) Sesac, Re d'Egitto
(23) marciò contro Gerusalemme (...) e portò via i tesori
del tempio del Signore. Portò via ogni cosa (24), anche gli scudi
d'oro lasciati da Salomone."
Poi leggiamo che Gioas, Re d'Israele, distrugge nuovamente il Tempio
di Gerusalemme, tra il 797 e il 767 a.C. Nel II Re si dice:
"Prese tutto l'oro, l'argento e tutti gli oggetti che si trovavano
nel tempio del Signore e se ne tornò a Samaria" (25).
Cioè se, per caso, il faraone Seshonc non fosse riuscito a trovare
l'Arca, potrebbe averlo fatto successivamente Re Gioas.
A queste si sono aggiunte numerose altre interpretazioni secondo le quali:
L'Arca si trova nella Babilonia. Nelle Cronache (II), sta scritto: "Poi
Giosia disse ai Leviti: Collocate l'Arca Santa nel Tempio del Signore
che edificò Salomone." Nel 621 a.C. quindi l'Arca (o una sua
esatta copia) esisteva ancora.
Quando, tra il 587 e il 585 a.C., Nabucodonosor, re di Babilonia conquistò
Gerusalemme dopo un assedio durato 18 mesi, egli portò nella propria
capitale Babilonia tutti gli oggetti del tempio del Signore Anche l’Arca?
L'Arca é nel deserto del Sinai. È l'ipotesi sostenuta da
Emmanuel Anati e Flavio Barbiero: Mosé, un iniziato del culto di
Akhenaton, perseguitato dai sacerdoti di Amon, avrebbe prelevato l'Arca
- un potente oggetto magico custodito in Egitto fin dalla notte dei tempi
in un tempio egizio - e l'avrebbe portata con sé durante l'Esodo.
Per proteggerla, l'avrebbe sostituita con una copia e avrebbe nascosto
l'originale, insieme ad altri tesori del popolo ebraico, nelle viscere
del monte Har Harkum, ove si troverebbe tuttora.
L'Arca è in Francia. Le sue collocazioni probabili sono due: da
qualche parte nei pressi dei Pirenei, dove sarebbe stata portata dai Visigoti
insieme ad altri tesori catturati durante il sacco di Roma (i romani l'avrebbero
infatti a loro volta prelevata durante il sacco del tempio di Gerusalemme),
oppure nella cattedrale gotica di Chartres. Ve l'avrebbero portata i templari
dopo averla recuperata nei sotterranei del tempio di Gerusalemme e ora
sarebbe murata in una cripta segreta; quando qualcuno la scoprirà
- racconta la leggenda - l'edificio crollerà come un castello di
carte.
L'Arca si trova in una banca svizzera. Il defunto Hailè Selassié,
ex Negus di Etiopia, era un sedicente discendente della regina di Saba,
un regno dell'attuale Yemen. La famosa regina avrebbe avuto in dono l'Arca
dell'Alleanza, direttamente da Salomone e, quindi, avrebbe fatto parte
del tesoro imperiale di Hailè Selassié. In tal caso il luogo
più probabile ove ora potrebbe trovarsi sono i capaci forzieri
di una banca svizzera, ove l'ex Negus ha nascosto le sue ricchezze prima
di lasciare il paese. Ma su questa ipotesi tornerò tra breve. |
L’ARCA E LA "QUESTE"
È stata ricercata senza successo in varie località. Ricorderò,
tra le altre, quella:
del deserto di Har Harkum;
del deserto del Neghev ove viene ricercata insieme al tesoro che Mosè
avrebbe portato dall'Egitto;
del monastero copto ove sarebbe giunta dopo numerose vicissitudini, secondo
lo studioso inglese Graham Hancock (26). Si veda l’ipotesi Hailè
Selassié precedente.
Esiste anche una leggenda secondo la quale l'Arca sarebbe stata nascosta
entro un bètile ma non sappiamo dove (27) anche se mi ricorda la
Pietra Nera della Kaaba. |
ARCA E SIMBOLISMO
Anche l’Arca dell’Alleanza descritta in Num. 1,49; 1,53, e
10,33-36 nonché in Es. 25,10.40, racchiude numerosi simboli esoterici.
Tra i suoi componenti figurano, non a caso, il legno di "acacia"
(simbolo di risurrezione), l’"oro" (simbolo di purezza
e di trasformazione).
Il Propiziatorio (coperchio) è di oro sormontato da cherubini giustapposti,
cioè da "guardiani", con le ali aperte verso l’alto
(simbolo di elevazione e di umiltà).
Ma sostanzialmente l’Arca resta il luogo dove Mosè incontra
quel Signore uno e trino che si era rivelato nel roveto ardente (Es. 25,32)
(28).
La sua sacralità dipendeva dal fatto di contenere le due tavole
dei comandamenti ricevute sul Monte Horeb. |
LA STORIA DELL'ARCA
La storia dell’Arca può essere ricostruita sulla base di attente
letture del testo della Bibbia anche se, spesso, la tradizione non si muove
secondo le stesse coordinate del testo.
Infatti, l'Arca sarebbe stata concepita, realizzata e costruita per contenere
le tavole della legge di Dio.
Come abbiamo visto in questo senso l’Arca era il simbolo della nazione
Israelita che, a quanto pare, divenne cosciente di essere una "Nazione"
solo dopo l’uscita dall'Egitto, cioè proprio durante dopo l’esodo.
Ma quello che per me riveste maggiore interesse è la storia successiva
alla scomparsa da Gerusalemme.
Si tratta di una storia tuttora molto controversa.
Sembra che, in un anno imprecisato compreso fra il 900 ed il 500 a.C. l’Arca
scomparve dal tempio di Re Davide.
Come ciò sarebbe avvenuto, quale percorso avesse fatto e dove sarebbe
finita, costituiscono l’oggetto di altrettante ipotesi di una letteratura
che sta a mezza strada tra la fantastoria e la fantascienza.
Per Hancock la vera Arca, al termine di un lungo e avventuroso viaggio,
sarebbe finita nel "sancta sanctorum" della chiesa di Santa Maria
di Sion ad Axum, sorvegliata giorno e notte da un "guardiano"
che non permette ad alcuno di vederla.
I guardiani si trasmettono l’incarico in punto di morte rinnovando
una tradizione vecchia di 1600 anni. |
IL TRASFERIMENTO DELL'ARCA DA GERUSALEMME
AD AXUM
Secondo Hancock il percorso seguito dei trafugatori si snoderebbe tra Gerusalemme,
Elefantina e ad Axum.
Dunque l'Arca sarebbe rimasta nel tempio di Gerusalemme almeno fino al 700
a.C.
Tra il 700 a.C ed il 620 a.C. dell'Arca si perdono le tracce. Secondo una
teoria, che ha avuto abbastanza seguito, vuole che il manufatto sarebbe
stata spostata al tempo di Manasses (687 a.C. circa), re spietato, contrario
al monoteismo ed incline all’idolatria.
In sostanza sarebbe accaduto che gli ebrei di Gerusalemme, temendo che un
siffatto personaggio potesse nuocere alla sicurezza dell'Arca, con ogni
probabilità, decisero di portarla al sicuro altrove... ma dove?
Gli ebrei dell’ortodossia fanno osservare che il Tempio di Gerusalemme
era l'unico posto degno di fornire custodia all'Arca. Tutti i territori
stranieri, erano indegni a meno che... non fosse possibile ricreare altrove
un Tempio, cioè creare altrove una situazione religiosa, culturale
e socio-ambientale simile a quella nazionale.
In ogni caso non abbiamo nessun elemento per stabilire quando l’oggetto
scomparve.
Certamente quando nel 516 a.C. Zorobabel ricostruì il Tempio, l’Arca
non c’era più. O almeno, non era presente in maniera evidente.
Il rabbino Shlomo Goren è convinto che l'arca si trovi ancora nel
sancta sanctorum, essendo sfuggito alle razzie degli invasori: "Basterebbe
scavare in corrispondenza della sua antica collocazione. Purtroppo però
adesso in quella zona sorge la spianata delle moschee islamiche di Gerusalemme
e le autorità religiose preferiscono evitare qualsiasi scavo archeologico
per evitare attriti con i musulmani..."
Agli inizi del XX sec. un gruppo di archeologi tedeschi effettuava scavi
sull'isola di Elefantina (ad Assuan), quando si imbatté nelle rovine
di un tempio giudaico risalente, all’incirca, al 650 a.C. epoca nella
quale i sacerdoti ebrei avrebbero abbandonato Gerusalemme durante il regno
di Manasses.
Stando alle risultanze del ritrovamento le rovine di Elefantina presentavano
misure compatibili con quelle del Tempio di Gerusalemme.
Sembrava la soluzione a tutti problemi dell’Arca.
Invece il Tempio di Elefantina apriva nuovi problemi in quanto costituiva
un autentico enigma storico. Infatti il tempio era stato distrutto e dei
locali ebrei si erano perse le tracce. Perché?
Come era stato possibile far sparire le tracce di un’intera popolazione
da un’isola?
Non era stata trucidata: gli scavi non rilevarono tracce di eccidi o massacri.
Un ennesimo mistero dunque!
Sta di fatto che non sappiamo molto sulla sorte delle comunità israelitica
che lo edificò. Sappiamo unicamente che ad Elefantina c’era
stata una comunità ebraica.
Ma la storia dell’Arca non poteva trovare pace. Infatti, in una isoletta
del Nilo, nei pressi di Elefantina, a Tana Kirkos, furono effettuate nuove
scoperte; cominciò così a circolare la leggenda secondo la
quale l'Arca sarebbe stata portata e sarebbe restata a Tana Kirkos per circa
800 anni, epoca in cui venne spostata in direzione dell'Etiopia. Nel III
secolo d.C. l'Arca sarebbe comparsa ad Axum trasferita dal Re Ezana convertito
all’ebraismo. E lì sarebbe tuttora.
Orbene, se dal 200 d.C. sottraiamo gli 800 anni di permanenza a Tana Kirkos,
andiamo a collocarci proprio nel V secolo a.C., che coincide con l’epoca
presunta della la distruzione del tempio di Elefantina.
Un’altra versione (29), vuole che l’Arca sia stata portata ad
Axum da un certo Menelik, nato dall’unione di re Salomone con Makeda
(nota come la regina di Saba). Il giovane Menelik, in combutta con un gruppo
di ebrei ribelli, avrebbe rubato l’arca trasportandola segretamente
ad Axum. I sudditi di Menelik (i falascià, cioè gli ebrei
etiopi), grazie ai poteri dell’Arca, sarebbero riusciti a sollevare
gli obelischi di Axum.
Nella sostanza si sarebbe trattato di un’azione concordata tra discendenti
dei "faraoni neri" (gli Axumiti) e di sette ebraiche (da Tana
Kirkos). |
TRE ITALIANI
Tutto pacifico?
Manco a dirlo! Tre italiani, indagatori per conto del C.N.R. sarebbero,
a questo punto, sono parzialmente riusciti nell’impresa nella quale
aveva fallito Hancock (30).
Il prof. Francavilla ha spiegato che si trovavano ad Axum, su invito ufficiale
del governo etiopico dove era stato organizzato un incontro con lo "abuna"
(la massima autorità religiosa etiopica. Raccontò alla stampa:
"Questi ci ricevette con i paramenti solenni e ci condusse a visitare
la vecchia chiesa cristiana S.Maria di Sion ad Axum, una chiesa costruita
nel Seicento dall'imperatore Fasiladas... Dietro l'altare maggiore, protetta
da un baldacchino di velluto rosso con ricami, c’era l'arca. L'abuna
non voleva affatto mostrarcela. Ma un giovane chierico aprì la tenda
e noi potemmo vedere una cassa di legno scuro, lunga un metro e alta sessanta
centimetri, con il tetto a doppio spiovente. Non c’erano più
le lamine d'oro e la superficie stessa appariva deteriorata. Appena l'abuna
si accorse che stavano osservando l’arca, rimproverò aspramente
il chierico, ordinandogli di abbassare immediatamente la tenda..."
Non esiste comunque prova documentata dell’evento, perché per
la religione copta non sarebbe concesso a nessuno di vedere l’arca,
neppure alla massima autorità politica (all’epoca il negus
Hailè Selassiè).
In sostanza, a dispetto delle brillanti deduzioni e delle rivelazioni sensazionalistiche
di Hancock, intorno all’Arca continuano a fiorire misteri e leggende. |
AL DI LÀ DEL SIMBOLO
Non ci resta che chiederci cosa fosse effettivamente l’Arca al di
là degli aspetti simbolici.
Il tentativo di dare una risposta ci fa rendere conto delle grandissime
difficoltà che la domanda pone.
Nella normalità dei casi la si ritiene un oggetto di culto oppure
un oggetto di fede.
Il più volte citato Hancock l’ha identificata col Santo Graal.
Potrebbero tutti aver ragione o tutti torto.
Il problema, come al solito, è trovare una definizione che vada
d'accordo col testo bIblico.
Detto questo (il che è una petizione di principio) ci ritroviamo
al punto di partenza: resta da stabilire con quale testo biblico. Esiste
una vulgata, una versione dei LXX, una Bibbia di Gerusaleme, Una traduzione
Luterana, una anglicana (quella autorizzata da Re Giacomo); tantissime
traduzioni di sette protestanti e, per favore, non mi sparli di "testi
originari" a meno che qualcuno non me li possa far vedere (31).
E non crediamo di aver così chiuso il problema, perché ai
testi biblici dobbiamo naturalmente aggiungere leggende più e meno
antiche della tradizione israelitica.
Sono, infatti, numerosi i passi in cui nella Bibbia vengono narrati eventi
inspiegabili legati in qualche modo all'Arca. Nella Bibbia - e in molte
altre fronti - l'Arca è vista come un oggetto che, a seconda delle
lezioni e delle traduzioni:
ardeva di luce e fuoco, ed era in grado di provocare ulcerazioni e ferite;
poteva abbattere montagne, deviare fiumi e devastare eserciti;
poteva levitare e far levitare i suoi portatori.
Cerchiamo di fare un po’ d’ordine.
Innanzi tutto va osservato che, da quando l’Arca assunse la sua
forma definitiva, fu immediatamente coperta dalla "Gloria del Signore".
Una nuvola nera (32), probabilmente visibile tra i cherubini che minacciava
Aronne di morte e della quale aveva paura lo stesso Mosè: neppure
lui osava avvicinarsi (33).
Si narra nella Bibbia (vulgata) che Nadab e Abiu, figli di Aronne, entrati
nel tempio, bruciarono degli incensi che il Signore non aveva ordinato
loro di bruciare (fuoco profano) (34):
"I figli di Aronne, Nadab ed Abiu, presero ciascuno il proprio incensiere,
ci misero del fuoco e vi gettarono sopra dell’incenso. Poi presentarono
al Signore del fuco profano (??) ... Allora dalla presenza del Signore
uscì un fuoco che li investì e percosse dinanzi al Signore."
Del resto, nello spazio tra i due cherubini, accadevano fatti abbastanza
anomali:
"Quando Mosè entrava nel Tabernacolo di convegno, per parlare
col Signore, udiva la voce che gli parlava dall’alto del Propiziatorio,
che è sull’Arca della Testimonianza, fra i due Cherubini;
così parlava il Signore." (Num. 7,89)
Allora il Signore stava in alto o fra i due cherubini?
Secondo un’antica leggenda la voce giungeva dall’alto in una
colonna di fuoco come nel roveto ardente del Sinai. Infatti si racconta
anche i due Cherubini che, improvvisamente cominciano ad emanare fiamme
che bruciano tutto ciò che è loro vicino.
Analogamente, durante i trasferimenti le leggendo vogliono che si verificassero
due distinte situazioni:
che scintille provenienti dall’Arca incenerissero i Kohathiti (figli
di Kohath, portatori);
che l’Arca levitasse e, con Lei, i portatori.
In ogni caso le leggende sottintendono che l’Arca fosse in grado
di esercitare una forza sconosciuta che le consentiva di contrastare la
forza di gravità.
Tuttavia l’aspetto più significativo consiste nel fatto che
gli Israeliti furono in grado di usarla come arma pur senza completa soddisfazione.
Essi, infatti spesso se ne servirono per vincere, ma talora furono sconfitti:
"Con grande presunzione essi partirono verso le montagne. Né
l’Arca ... né Mosè lasciarono l’accampamento:
E scesero gli Amalechiti che abitavano in quelle terre montuose, e li
colpirono e li sconfissero." (Num. 14,44-45 (35)).
Andò diversamente a Gerico, appena attraversato il Giordano ed
entrati a Canaan (36). Giosuè qui mandò i propri ufficiali
per avvertire il popolo:
"Quando vedete l’Arca dell’Alleanza del Signore vostro
Dio lasciate tutto e seguitela: manterrete perciò uno spazio tra
voi e L’Arca di circa 2000 cubiti; non avvicinatevi troppo ad essa."
(Giosuè, 3-4 (37)).
Segue l’attraversamento del Giordano reso asciutto dal Signore,
con in testa un gruppo di sacerdoti con trombe (Shofar) squillanti che
girarono intorno alla città per sei giorni:
"Il settimo giorno ... si alzarono presto, alle prime luci dell’alba
e girarono intorno alla città allo stesso modo ... solo che quel
giorno le girarono intorno per sette volte. E la settima volta, quando
i sacerdoti soffiarono nelle trombe, Giosuè disse al popolo: silenzio;
perché il Signore vi ha dato la città ... e avvenne che,
quando il popolo sentì il suonare della tromba e il popolo gridò
a gran voce, il muro cadde a terra ..." Gios. 6,11; 13-16; 20-21).
Potenza dell’Arca, o magia del suono mista a quella della voce.
Nessuno può dirlo.
Orbene, quali insegnamenti possiamo ricavarne?
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POSSIBILI CONCLUSIONI
La scena si svolge su un monte sacro dell'antico Egitto, nella penisola
del Sinai, lungo un sentiero impossibile per la gente comune. Inginocchiato
davanti ad un roveto ardente, il profeta Mosè sta ascoltando gli
ordini del Dio di Israele.
"Farai un'arca di legno d'acacia e la rivestirai di oro puro. E
dentro vi porrai la Testimonianza che io ti darò", comanda
il Signore Jahweh."
E Mosè aiutato dal fido Bezaleel, e seguendo alla lettera le indicazioni
del suo Dio, costruisce una cassa di 125 centimetri di lunghezza per 75
di altezza e larghezza e la riveste di oro purissimo, sia internamente
che esternamente. Quindi la copre con un coperchio d’oro, chiamato
propiziatorio. Sopra di esso colloca poi due piccole statuine, raffiguranti
dei cherubini. E ai lati della cassa incastra quattro anelli in modo che
questa possa essere trasportata più agevolmente, senza toccarla,
inserendovi due pali di acacia. Sembra di trovarsi in un laboratorio di
elettrotecnica.
Alla domanda che mi sono posto all’inizio del paragrafo precedente,
si saranno avute risate, connesse agli aspetti terrificanti e miracolistici:
Si è sostenuto, ad esempio, che l’Arca fosse un’arma
di guerra (si pensi all’episodio di Gerico).
Dall’Esodo, sappiamo che, dal momento della morte dei figli di Aronne,
Mosè impone al suo popolo, per la custodia del sacro oggetto, tutta
una serie di disposizioni precise, insindacabili e sotto certi aspetti
incomprensibili. Era forse una precauzione per evitare altre morti "accidentali"?
I Leviti, per quanto responsabili del tempio, non potranno accostarsi
all’Arca se non dopo che questa era stata coperta dai sacerdoti.
Perché?
Durante l’esodo la cassa è collocata all'interno del Tempio
Tenda (una specie di tempio smontabile); negli spostamenti è collocata
subito dietro la Tribù di Levi ed è seguita dal resto delle
Tribù: nessuno doveva toccarla.
In particolari momenti solo Mosè poteva accedervi allo scopo di
colloquiare con la "gloria di Dio" nello spazio fra i due cherubini.
Le disposizioni impartite da Mosè verranno seguite alla lettera
sino all’invasione babilonese del 587 a.C. Fino a quella data l’arca
stessa veniva mostrata in pubblico solo in casi eccezionali. Probabilmente
a causa della sua instabilità ed incontrollabilità?
L’Arca era immersa nella luce ed era in grado di scatenare la potenza
divina, annientando migliaia di persone. Come? Con le folgori divine (38).
È certo che con l’arca alla loro testa gli ebrei riuscirono
ad annientare le decine di tribù ostili incontrate durante l’esodo
nel deserto del Sinai. E si tratta di un vero e proprio bollettino di
guerra: le folgori dell’arca avrebbero distrutto le armate degli
"etei" e dei "gergesei", dei "gebusei",
degli "evei" e di un’altra decina di popolazioni che vivevano
nella fascia di Canaan nel XIII° a.C.
Cosa erano queste folgori divine? Forse la manifestazione visibile di
un non meglio identificato angelo sterminatore come adombrato da alcuni
passi della Bibbia?
Ma nella tessa, in vari passi dell’Esodo e nel II Samuele si dice
chiaramente che chiunque toccava l’arca moriva "percosso da
Dio" (come accadde ai figli di Aronne e ad un certo Oza che voleva
semplicemente impedire che l’arca si rovesciasse durante un trasporto).
Per alcuni l’Arca era sorta di "Pila di Leyda" in grado
di emettere fulmini disintegranti? (L’ipotesi sarebbe suffragata
dalla scoperta della cosiddetta "Pila di Baghdad".
Per lo scrittore francese Robert Charroux l’arma si fonde con la
Pila: "L’arca non era nulla di più che un’impressionante
arma capace di sviluppare energia elettrica. Non dobbiamo dimenticare
che Mosè, quando ancora veniva istruito come futuro faraone, aveva
ricevuto dai sacerdoti egizi profonde nozioni alchemico-esoteriche di
chimica, fisica e meteorologia tali da dare ragione di alcuni dei prodigi
attribuitigli. L’arca dell’Alleanza poteva essere una specie
di forziere elettrico capace di produrre forti scariche dell'ordine dei
5-700 volts... - ed il ricercatore aggiunge - L’arca era fatta di
legno d'acacia e rivestita di oro all'interno e all'esterno. Con questo
stesso principio si costruiscono i condensatori elettrici, separati da
un isolante che in quel caso era il legno. L’arca veniva posta in
una zona secca, dove il campo magnetico naturale raggiunge normalmente
i 600 volt per metro verticale, e si caricava. La sua stessa ghirlanda
forse serviva a caricare il condensatore. Per spostarla i leviti passavano
due stanghe dorate negli anelli, tanto che dalla ghirlanda al suolo la
conduzione avveniva per presa di terra naturale, scaricandosi senza pericolo.
Isolata, l'arca talvolta si aureolava di raggi di fuoco, di lampeggi,
e, se toccata, dava scosse terribili. In pratica si comportava esattamente
come una pila di Leyda...".
Charroux, dunque, ritiene che l’arca fosse un’arma elettrica
costruita sulla scorta di antiche conoscenze custodite solo dagli Iniziati
egizi.
Grazie a queste conoscenze che per taluni erano di origine extraterrestre
(39), Mosè avrebbe costruito un propiziatorio che funzionava come
una radio trasmittente (40).
Una tale interpretazione, d’altro canto, potrebbe spiegare l’interesse
degli antichi per il Tempio di Gerusalemme (41). Naturalmente non tutti
sapevano che l’Arca non era più lì.
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VERSO LA FINE DEI TEMPI
Curiosamente tutti queste elucubrazioni sembrano dimenticare quanto scritto
nella Bibbia (II Maccabei): il profeta Geremia, ha deciso di nascondere
l'arca "in un antro" sul monte Nebo poi murato.
Probabilmente voleva sottrarre il prezioso manufatto alla furia distruttrice
delle soldataglie sovrano babilonesi che cingevano d'assedio Gerusalemme
(nel 587 a.C.).
Purtroppo Geremia non sarebbe stato poi più in grado di ritrovare
il punto esatto ove l’arca era stata occultata.
In questo caso la storia della reliquia sarebbe nata e morta all’interno
della Bibbia, senza possibilità di appello per le tesi dei cacciatori
dell’arca perduta alla Indiana Jones (42). Ma non è detta
l’ultima parola perché nell’Apocalisse, è scritto
che l’arca riapparirà nei giorni del giudizio universale.
In quel tempo "si riaprirà il tempio Dio in cielo e l’arca
dell’Alleanza apparirà fra le nubi". Ma forse, per l’epoca,
la caccia all’arca perderà d’importanza...
Altre possibilità sono costituite dal deserto del Sinai (Mosè
sarebbe stato un iniziato del culto di Akhnaton e avrebbe rubato l'Arca
portandola con sé durante l'esodo, sostituendola con una copia
e nascondendo poi l'originale nelle viscere del monte Har Karkom) e dalla
Francia, presso i Pirenei (dove sarebbe stata portata dai Visigoti che
l'avrebbero presa ai romani che a loro volta la saccheggiarono dal tempio)
o nella cattedrale gotica di Chartres (dove sarebbe stata portata dai
Templari).
Inoltre Hailé Selassié, ex Negus d'Etiopia e presunto discendente
della regina di Saba (che avrebbe avuto in dono da Salomone l'Arca dell'Alleanza)
potrebbe aver nascosto l'Arca in una banca svizzera insieme ai suoi altri
tesori (ipotesi abbastanza improbabile).
Una ipotesi interessante è quella sostenuta dall'autore inglese
Graham Hancock nel libro "The Sign and the Seal", tradotto in
"Il mistero del Sacro Graal" (Hancock infatti afferma che in
realtà il Graal sia un'allegoria dell'Arca) e cioè che l'Arca
(che sarebbe il prodotto di una antica tecnologia della quale gli egizi
erano a conoscenza e che veniva trasmessa soltanto ad alcuni iniziati
dei quali Mosè avrebbe fatto parte), sia stata portata in Etiopia
per proteggerla dapprima da un re eretico di Israele e poi dai vari saccheggi,
e seguendo un percorso durato millenni, in una cripta in Etiopia, dove
viene tuttora sorvegliata da un monaco custode. A riprova del retaggio
egizio dell'Arca, nei "Testi delle Piramidi" una tradizione
parla di una scatola d'oro nella quale Ra (il primo re degli dei) aveva
depositato un certo numero di oggetti. Questa scatola rimase chiusa in
una fortezza sulla frontiera ad Est dell'Egitto per molti anni dopo la
sua ascesa in cielo. Quando Geb (dio della terra) andò al potere
ordinò che fosse portata alla sua presenza e dissigillata. Nell'istante
stesso in cui questo accadde una colonna di fuoco incenerì i compagni
di Geb ustionando gravemente Geb stesso. Hancock documenta molto bene
la sua ipotesi, rifacendosi anche ad una tradizione presente solo in Etiopia,
il "Timkat" (nella quale simulacri dell'Arca vengono portati
in processione lungo le vie preceduti da un corteo danzante ed accompagnati
da musica). Questa festa affonda le sue radici nell'antico Egitto (festa
di Apet) e viene citata nella Bibbia.
Infatti, quando re Davide porta l'Arca degli israeliti a Gerusalemme la
descrizione dell'avvenimento è:
"Davide e tutta la casa di Israele portavano l'Arca del Signore
con urla e con il suono di trombe e suonavano precedendo il Signore con
ogni tipo di strumenti fatti di legno di abete, arpe, salteri, e con cornette,
e con cimbali... e Davide danzò precedendo il Signore con tutta
la sua forza... saltando e danzando prima del Signore" (Samuel 6:5).
Inoltre, nel Timkat le repliche dell'Arca (o delle tavole della legge)
vengono chiamate tabot il cui significato originale era "barca come
contenitore". Il termine in ebreo arcaico era "tebah" (da
cui è derivato il termine etiopico) che fu usato nella Bibbia per
riferirsi ad imbarcazioni come l'Arca di Noè (Noah) ed al cesto
nel quale Mosè infante fu posto nel Nilo ed abbandonato alla corrente.
Da considerare come ulteriore prova è la presenza (antichissima
ed un tempo nutrita) di una comunità ebraica che si rifà
a tradizioni dell'epoca in cui l'Arca scomparve.
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APPENDICE: IL PERCORSO DELL'ESODO
L'Esodo ebbe inizio nel 1290 a.C., cioè 430 anni dopo la sconfitta
degli Hyksos.
L'Esodo descrive il viaggio degli Ebrei dall'Egitto verso la terra promessa.
L'Esodo viene comunemente distinto in tre parti:
La prima parte (Comprende la fase di uscita dall'Egitto ed il tragitto
da Pi-Ramses al Monte Horeb (Num. 33,7.15). Comprende le seguenti tappe:
partenza da Pi-Ramses; Succot; Etam; Pihairot; Mara; Elim; Mar di Canne;
deserto di Sin; Dofca; Alus; Refidim; Ayûm Mûsa; Monte Horeb
(Sinai).
Qui gli ebrei sostarono per un anno che consentì a Mosè
di assumere il potere anche attraverso la creazione della "Congregazione
di Jahweh".
La seconda parte va dal monte Horeb a Ritma. Corrisponde alla fase della
presa di potere da parte di Mosè e l'avvicinamento alla Palestina
e comprende le seguenti tappe:
Kibrot-Attaava (Forse Beer Oded) o località Taverà (Num.
11,1.3; 33.); Hazerot (Num. 11,35. Forse Beerot Loz nei pressi di Beer
Oded o di Beer Horeshe, ai piedi del monte Hor.); deserto di Paran (forse
è preferibile accettare l'indicazione di Cades-Barnea dove le avanguardie
ebree vennero sconfitte causando il ripiegamento verso Aqaba; Aqaba; Har
Harkom dalla quale viene ripresa la strada della valle di Aravà
fino a Beer Beerot Loz alle pendici del monte Seir (Che gli ebrei aggirarono
sul lato settentrionale) territorio degli Edomiti (Dai quali ebbero il
permesso di transito per la valle di Aravà); Ein Shivya dalla quale
entrarono nel territorio dei Madianiti fino a Ritma, per fermarsi a riposare
per alcuni anni.
La terza parte da Ritma alla valle di Moab (Comincia dopo la sconfitta
da parte dei Moabiti e comprende i 40 anni di peregrinazione nel Sinai
attraverso le tappe di:
Ritma; Rimon Perez; Libna; Rissa; Keelata; Beer Ada; Makelot; Tacat;
Terach Mitka; Asmona; Moserot; Bene Jakan; Or-Ghidgad; Yotvata, Avrona;
Ezion Gever; Cades; valle di Moab (Il percorso è descritto in Num.
33,33.36. Molte stazioni consono identificabili ma probabilmente gravitanti
tutte nella valle dell'Uvda. In Num. 33 sono designate anche numerose
altre località minori per lo più non formanti oggetto di
tappa.).
Note:
1. Midr. Konen, 33-34, Ma si veda anche II Enoch capitoli 3-9 e fonti
rabbiniche parallele, nonché Genesi Rabba 33-34.
2. Vedere, sul punto, i racconti contenuti nel Genesi dei miti ebraici.
3. Vedere Gen. Rab, 23, 68, 262-3; il Midr. Tehillim, 391; Secondo tali
testi il Signore non si arresto al primo mondo per la sua creazione; Ma
non ne fu mai soddisfatto e li distrusse tutti man mano che li creava.
Prima di procedere con i tentativi, creò sette cose tra le quali
la Legge, che fece sua consigliera, il pentimento (come rimedio al male),
la Geenna (per punire i peccatori), il Giardino dell’Eden (per premiare
i virtuosi), il Trono divino (come sede del giudizio divino), il Padiglione
celeste (per assistere ai sacrifici della penitenza) ed il nome del Messia.
Era un assioma del "divino" considerare la legge come eterna
(Matteo, 5,18), esistente quindi da prima della creazione.
4. Vedere Gen. 6,13-22; 15-16; 7,1-3; midr. Pirque rabbi Eliezer, 23;
Gen. Rab. 253;287.
5. Vedere la Lettera di Paolo agli Ebrei, 9,5.
6. È chiaro il simbolismo del "Cranio", punto più
alto della persona umana, prefigurazione del Golgota.
7. Vedere Es. 30, 6-10; 31, 1-11; 26, 34.
8. Vedere in appendice la specifica delle fasi dell’Esodo.
9. Esattamente come nei templi dell’Egitto.
10. In arabo è detto "al Oluhiyat al Kobra" cioè
punto di unione dei due mondi.
11. In arabo "Asi at Nur al-Nafs" cioè irradiazione della
luce dell'anima.
12. Secondo la leggenda, "il Tempio" fu edificato come modello
di tutti i templi futuri, sia reali che leggendari, come il mitico Graalsburg
(descritto da Albrecht von Scherfberg, "Der junge Titurel",
1265 circa). Per questo motivo per i musulmani il Tempio Tenda è
il prototipo di tutti gli edifici di tutti gli edifici sacri delle religioni
occidentali.
13. Nell'angolo a sinistra, quello che nella Ka'ba è chiamato angolo
iracheno, con un lato volto a Nord, era custodita l'Arca dell'Alleanza.
14. Sciamano è parola tungusa e corrisponde al turco Bogä.
La parola viene utilizzata per indicare lo stregone, il medicine-man di
tutte le culture primitive asiatiche, australiane e nordamericane. Nella
sostanza lo sciamano è un guaritore ed uno specialista dell'estasi,
per cui ha la capacità di separare l'anima dal corpo.
L’investitura della sciamano assume il significato della nascita
di un uomo nuovo, purificato, capace di leggere nelle stelle, di parlare
il linguaggio segreto della natura, di garantire la funzione religiosa
della tribù e, al tempo stesso, quella medica, astrologica e magica.
Il contatto con il sacro è garantito dall'estasi (sciamanesimo
= tecnica arcaica dell'estasi) e, per tali caratteristiche lo sciamano
ricopre un ruolo predominante nelle società primitive.
È in virtù di quanto sopra che Serge Sauneron afferma: "...l'origine
di questo concetto dovrebbe ricercarsi nel grande silenzio della preistoria,
al tempo in cui il capo tribù, che incarnava in se stesso la forza
vitale di tutto il suo clan, interprete della volontà del dio e
agente della sua azione, era responsabile della vita materiale dei suoi
sudditi, onnipotente riguardo alle forze naturali ch'egli dominava con
il suo potere magico illimitato".
15. Somiglia moltissimo a preghiere dei Testi delle Piramidi e dell’Inno
a Ptah.
16. "Ma il popolo si mise a mormorare con amari lamenti agli occhi
del Signore; ... l’ira sua si accese tanto che il fuoco del Signore
divampò sul popolo e divorò l’estremità dell’accampamento.
A quel luogo fu dato il nome di Taberà perché il fuoco del
Signore aveva divampato tra di loro". (Num. 11,1-5).
17. I Capitoli 37 e 38 riguardano la costruzione dell’Arca, della
Vasca ecc. Il cap. 40 riguarda la sua erezione. In Es. 40,36.38 la Gloria
di Dio si posa sul Tabernacolo: ma vedi anche Num. 9,14.23. Il Tempio
Tenda resta il rifugio di una comunità che è ricca di individualità
d’onde le lotte per la supremazia. Si pensi anche alla vasche per
le rituali abluzioni poste all’esterno delle moschee islamiche.
18. Es. 37,1.9. Il suo contenuto era costituito da: un oggetto non identificato
definito come Gloria di Dio; le tavole del patto di alleanza stipulato
tra Jahveh ed il popolo di Israele, cioè il popolo di Abramo e
probabilmente si trattava dei titoli di concessione o di proprietà
della Palestina; le tavole della legge e cioè i dieci comandamenti
e le altre leggi emanate durante la permanenza del deserto (Deut. 31,9.24
ecc.). Trasportata a spalla (Num. 7,9), durante le tappe dell'Esodo veniva
collocata nel Santissimo del Tempio tenda.
Es. 35,4: "Poi Mosè disse a tutta la Comunità dei figli
di Israele: Ecco quello che ha comandato il Signore: ... [20] Allora tutta
la Comunità dei figli di Israele si ritirò dalla presenza
di Mosè. [21] E tutti coloro che si sentirono spinti, dal proprio
cuore, e tutti quelli che nel loro animo sono generosi, verranno a portare
il loro contributo al Signore per il lavoro del Tabernacolo di convegno,
per ogni suo servizio e per i suoi paramenti" [36,2] "E Mosè
chiamò Besalel e Ollab e tutti gli altri più esperti, dotati
di abilità dal Signore, tutti coloro che si sentivano in animo
di offrire i loro servizi per eseguire l’opera ... [8] Così
tutti fra coloro che erano addetti ai lavori, fecero il Tabernacolo ..."
19. Il coperchio dell’Arca.
20. Es. 23,22.
21. Conteneva solo il Libro della Legge: viene affidata ad Achitub figlio
di Fineas (II Sam. 6,2).
22. L'Arca non aveva più i due cherubini, tant'è che Salomone
ne fa scolpire due, in formato gigante, all'interno del Tempio.
23. Seshonq I, della XIII Dinastia.
24. In quell'"ogni cosa" poteva esserci dunque anche l'Arca
dell'Alleanza. L'allora capitale d'Egitto era Bubastis, sul delta del
Nilo, accanto a cui sorgeva Tanis, ove Lucas ha ambientato il ritrovamento
dell'Arca.
25. Nell'odierna Palestina.
26. La notizia è comparsa sul settimanale Oggi (6.4.1992) ed è
riportato da Mario Conti che ne riferisce anche una descrizione fornita
dal capo dei Monaci Abba Famderay. Secondo gli autori la cassa, rivestita
d'oro, larga poco più di un metro ed alta sessanta centimetri,
sarebbe accuratamente nascosta e mostrata solo a pochi privilegiati. L'Arca,
secondo l’Autore, sarebbe infatti rimasta a Gerusalemme fino al
650 a.C. quando ne venne asportata per impedirne la distruzione da parte
di Manasses, Re di Giudea. Venne trasportata lungo il Nilo e nascosta
nell'isola di Elefantina ove rimase fino al 410 a.C. A partire da tale
anno venne portata più a sud su un'isola del lago Tana (Etiopia)
ove rimase fino al 340 d.C. per essere poi trasportata ad Axum. Qui restò
fino al X sec. In tale epoca, salì al trono etiopico una regina
falascià (ebrei etiopici) ed i cristiani la trasportarono su un'isola
del lago Zwai ove rimase dal 950 al 1020 quando fece ritorno ad Axum rimanendovi
fino al 1535. I musulmani invasori la trasportarono nell'isola del lago
Tana ove rimase fino al 1640 per tornare ad Axum da dove non si è
più mossa. Nel 1965 Hailé Selassié fece costruire
la cappella segreta in cui tuttora si trova custodita dai monaci.
27. Antica pietra sacra delle religioni semitiche. Tale pietra, solitamente
di forma conica, ma a volte anche di forma bizzarra ed in alcuni casi
costituita da un meteorite, era venerata come divinità perché
considerata dimora di un dio: nella lingua ebraica, la parola composta
"bêth-el" aveva appunto il significato di "casa del
dio". Il betile era spesso collocato in un luogo di culto, ove veniva
unto con olio ed ornato con stoffe e corone di fiori. Qualcosa di analogo
è la famosa Pietra Nera della Mecca, alla quale i musulmani rivolgono
una profonda devozione.
28. Si pensi allo "egw eimi o wn" del roveto ardente, che sostanzialmente
ripete la formula che il defunto pronunciava prima della psicostasia,
in presenza di Maat nell’aldilà egizio.
29. Contenuta nella cronaca etiope trecentesca Kebra Nagast o Gloria dei
re.
30. Si tratta dei professori Vincenzo Francaviglia, direttore del CNR
per le tecnologie applicate ai Beni culturali, Giuseppe Infranca dell’Università
di Reggio Calabria e dell'architetto Paolo Alberto Rossi del Politecnico
di Milano.
31. Oggi si tende a spacciare per tali i testi di Qumran: Potrebbe anche
essere, sempre che non siano traduzioni ad uso degli Esseni. E comunque
non mi risulta che se ne sappia molto!
32. Nella quale la più antica tradizione vedeva l’esercizio
di un potere demoniaco.
33. Levitino 16,2 "Il Signore disse a Mosè: di’ a tuo
fratello Aronne di non entrare in qualunque tempo nel santuario, al di
là della cortina, davanti al propiziatorie che è nell’Arca,
altrimenti potrebbe morire perché io comparirò entro una
nube sul Propiziatorio".
34. La versione anglicana parla specificamente di "strano fuoco"
(strange fire) e di fuoco che venne fuori dal Signore (... there went
out fire from the Lord ...); La LXX parla rispettivamente di "ep’auto
pur" ed "ep’auto qumiama" (fuoco non autorizzato
e incenso non autorizzato); il resto coincide.
35. Secondo la Bibbia di Gerusalemme e la Bibbia di Re Giacomo.
36. Num. 27,12-23; Deut. 31,14-15; 34,4-6; 10-12;
37. Nella Traduzione di Re Giacomo.
38. Si Pensi allo Zeus della Titanomchia.
39. Come ritiene il divulgatore svizzero Erich Von Daeniken.
40. Questo spiegherebbe come Mosè potesse parlare con il Signore
Iddio.
41. Il tempio di Gerusalemme venne saccheggiato più volte: nel
925 a.C. dagli egiziani del faraone Seshonc I°, nel 797 da Gioas re
d'Israele, nel 621 da caldei e babilonesi.
42. Si veda il film "I predatori dell'Arca Perduta", di Lucas
e Spielberg del 1981.
Testi egiziani:
"Racconto del comandante egiziano Uni".
"Istruzioni a Merikare".
"Ammonizioni di Ipuwer".
"Racconto ti Sinhue".
Testi Accadici:
"Sargon di Akkad salvato dalle acque".
Passi della Vulgata:
Esodo, 37, 6 ss.
Esodo, 39, 34
Esodo, 40 1 ss.
Levitico, 16, 2-4
Numeri, 7 , 89
Numeri, 16,31
Giosuè, 4, 8-11
Giosuè, 5, 13-16
Paralipomeni 2, 5,10 ss.
Riferimenti da Internet:
Alfredo Lissoni - "Alla ricerca dell'Arca perduta".
Voce "Arca dell’Alleanza" in A.C.A.M.
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