MISTERI DELL'ARCA DELL'ALLEANZA E DEL TEMPIO
In ebraico l'"Arca" (Aron Haerit) (dell’Alleanza o del Signore). La parola in italiano deriva dal latino "àrcere" nel senso di "prendere in custodia, custodire".

INTRODUZIONE
Nel marzo 1992 la stampa dette ampio risalto alla notizia del ritrovamento dell'Arca. Nel volume "The Sign and the Seal" ("Il segno e il sigillo" noto in Italia come "Il mistero del Santo Graal"), l'inglese Graham Hancock sosteneva che l'Arca - già parte del tesoro di Hailè Selassié - si trova ora in una cripta sotterranea custodita da una misteriosa confraternita di falascià. Dobbiamo fidarci della sua parola: infatti i custodi non permettono a nessuno di vederla.

Sia l’Arca che il Tempio sono figure del Vecchio (Bibbia, Talmud e Midrashin (1)) e del Nuovo Testamento (Lettere e vangeli).
In ebraico l'"Arca" (Aron Haerit) (dell’Alleanza o del Signore). La parola in italiano deriva dal latino "àrcere" nel senso di "prendere in custodia, custodire".
In senso letterale equivale a scrigno, culla (del secondo "Patto" col Signore); in senso allegorico corrisponde ad una sorta di accordo che tale non è e non può essere. La terminologia, mutuata dal linguaggio giuridico, non deve trarre in inganno perché il "Patto" di cui ci parla la Bibbia non è "stipulato" da due parti libere di volere l’accordo e di vincolarsi con esso; il Signore non si trova sullo stesso piano dell’uomo, non è mai Adam. Per quanto possa essere spinto il rapporto di somiglianza, questo rapporto non ha e non può avere un significato fisico.
Il cosiddetto Patto è un atto unilaterale del Signore (del quale, peraltro, spesso si pente e della cui validità sovente dubita fortemente anche se si finisce con l’attribuire al Signore atteggiamenti molto umani (2))
Del resto neppure l’uomo si sente troppo legato a tale Patto per quanto confermato e rinnovato: si pensi ai vari episodi di lamentele, mormorazioni ed aperte ribellioni (per tutte si pensi all’episodio di Cora ed alle numerose punizioni che costellano i libri della Bibbia).
Questa situazione di incertezza, del resto rispecchia le molte umane incertezze del Signore riportate nei miti ebraici (3).
La Bibbia, nostra fonte primaria ci parla di due Arche distinte: "L’Arca" di Noè e "L’arca dell’Alleanza" (4) o "Arca del Signore".
Del primo dei due manufatti parlerò in un prossimo lavoro sul "Diluvio" per cui non mi ci soffermerò in questa sede. Peraltro dell’Arca la Bibbia dice soltanto delle dimensioni e del materiale (legno).
La seconda, per converso, contiene più di un elemento innovativo, strano e misterioso come strana e misteriosa è tutta la sua storia, la sua perdita, la sua ricerca e la sua probabile ubicazione.
Presso gli ebrei, l’Arca era stato centro di venerazione di fede e simbolo della "nazione" israelita nonché pegno di unità per tutto l’arco della storia giudaica, vivo ancora nella storia del Cristianesimo (5).

UNA SORTA DI SCATOLONE
Nella Bibbia l’Arca è descritta come il contenitore delle tavole della legge (che Dio consegnò a Mosè) e di altri oggetti (come un vaso della manna e la verga di Aronne).
Su indicazione del Signore, Mosè la fece costruire "...di legno d'acacia, lunga due cubiti e mezzo, larga e alta un cubito e mezzo (circa cm. 125x75x75). La ricoprì d'oro puro di dentro e di fuori, e le fece intorno una corona d'oro. Le fece quattro anelli di oro fuso ai quattro suoi piedi (...); prese poi due stanghe di legno e le fece passare negli anelli ai lati dell'Arca per poterla portare."
Fece realizzare il propiziatorio (una sorta di coperchio) d'oro puro; fece inoltre due cherubini d'oro battuto con le ali aperte in alto e con le loro facce rivolte l'una verso l'altra sopra il propiziatorio (c'è da notare che i cherubini biblici non hanno nulla a che vedere con i putti grassottelli inventati dai pittori del Rinascimento: si tratta di creature alate con il corpo da leone e il volto di sfinge) di chiara ispirazione egizia.
Ben presto divenne simbolo di democrazia teocratica e, in quanto tale era opposta allo Stato-Tempio, laddove il tempio simbolizzava la forma "Monarchica" dello Stato di Israele e di Giuda.
Dopo che Israele ebbe finalmente raggiunto la "Terra Promessa" e si fu insediata a Canaan gli ebrei dell’Esodo iniziarono a sacrificare a Dio sulla cima di luoghi elevati (colline e Montagne). Si trattava di altari all'aperto di chiara derivazione egiziana, letti nell’ottica del "Tempio Tenda" mosaico.
Ben presto i luoghi di culto vennero trasferiti in edifici coperti da tetti o collocati su alture ad imitazione del "Tempio Tenda".
Naturalmente quando parliamo di un’altura dobbiamo riferirci alla collocazione del cranio umano rispetto al corpo: la testa, infatti, oltre ad essere la sede dell’intelletto, è la parte più elevata dell’intelletto di ogni uomo e, moralmente, la parte che più si avvicina a Dio (6).
Ne costituirono un notevole esempio i vari siti in cui venne custodita l’arca, (Silo, Dan, Betel, Gilgal, Micpah, Betlehem, Ebron ecc.) fino alla sua scomparsa, unitamente ai libri della Legge (la "Torah") ed ai testi biblici in via di formazione.

"Porrai quindi nell’Arca la testimonianza che io ti darò"

è l’ordine che il Signore impartisce a Mosè in Es. 25,16.

Nella sua oggettività, in ogni caso, e indipendentemente dalla sua occasionale collocazione, l’Arca fu e rimase lo "Scrigno" sacro per eccellenza della religione ebraica, simbolo della potenza, della giustizia e della protezione divina.
Secondo la tradizione e la raffigurazione convenzionale, l'Arca era sormontata da due cherubini d’oro, giustapposti, con le ali piegate verso l’alto.
Nei 40 anni dell’Esodo, durante le soste del popolo errante, l’Arca veniva custodita nel "Sancta Snctorum" del "Tempio Tenda". Ma, durane gli spostamenti era portata a spalla dai componenti della tribù di Levi (7).

A questo punto qualsiasi discorso sulla Arca non può prescindere da alcune precisazioni preliminari di taluni significati simbolici.
Tanto per cominciare il velo che nasconde l’Arca ha un preciso significato esoterico nel senso di sottrarre alla vista dei comuni mortali, l’oggetto segreto del culto. Sotto un profilo strettamente esoterico il velo (si pensi al velo di Maia, cioè la realtà nascosta ed alla donna velata della Cappella Sansevero a Napoli) simboleggia i Misteri Maggiori, cioè quelli ai quali possono essere iniziati solo coloro che sono già in possesso dei più alti gradi.
E non v’è dubbio che l’oggetto celato nel "Sancta Sanctorum" avesse tutte le caratteristiche per essere considerato un "Mistero Maggiore".
In secondo luogo la natura del Tempio Tenda: in senso fisico il Tempio Tenda venne realizzato su indicazione del Signore e su progetto dello stesso Mosè durante la permanenza sul monte Horeb nella seconda fase dell'Esodo (quella che portò gli ebrei da Hayùm Musa ad Har Harkum) (8).
In genere Il "Tempio Tenda" viene accostato al tempio di Salomone. Ma sembra che siamo fuori strada in quanto il tempio tenda era una struttura precaria, mentre il "Tempio" era un edificio.

Alla descrizione del Tempio Il libro dell’Esodo dedica i capitoli da 36,1 a 40,38: mentre la descrizione del Tempio salomonico è contenuta in I Re 5,16 ss.; 7,13; ed in I Cronache: 2,2 ecc. Non mi soffermerò molto né sull’uno né sull’altro; mi limiterò ad osservare che:
Il primo, pur nella sua magnificenza, nonostante l’impiego dell’oro sottratto al faraone e nonostante i suoi illustri precedenti egiziani, è una struttura di pastori, rimovibile e quindi precario; in altri termini il Tempio tenda era di modeste dimensioni, simile ad un tempio egiziano abbastanza contenuto sia per la struttura formale che per la funzione sociale e la forma organizzativa di culto. Era infatti articolato in un cortile antistante; un tabernacolo diviso in due parti: il Santo (con la Nemorah, il tavolo dei pani e il tavolino dell’incenso il Santissimo separate dal Velo. Il Passaggio dal cortile al Tabernacolo era un viaggio dalla luce verso il buio (9).
A sua volta il Santissimo era diviso in due parti: area dell'Arca dell'Alleanza e zona di servizio per i sacerdoti. Questo sembra perfettamente conciliabile con il carattere di precarietà che il Tempio doveva avere. Ché anzi, durante la permanenza sull'Horeb, il "Tempio Tenda" probabilmente sovrastava una caverna nella quale era stato nascosto l'oro offerto dagli Ebrei all'epoca dell'episodio del Vitello d'oro e dove vennero fatti precipitare Cora ed i rivoltosi all'atto dell'assunzione del potere assoluto da parte di Mosè.
Nella stessa caverna vennero poi, probabilmente, sepolti sia Aronne che lo stesso Mosè.
Per converso l’edificio di Salomone appare edificato su modello fenicio; si tratta di una struttura inamovibile, stabile e progettualmente grandioso.
Ho parlato di precedenti. In senso assoluto infatti nei miti ebraici il "Tempio Tenda" non è una novità. In senso mistico ed esoterico l’introduzione del "Tempio Tenda" viene fatta risalire al mito ebraico della cacciata di Adamo ed Eva dall'Eden allorquando il Signore, commosso dalle dure condizioni nelle quali erano precipitati Adam e la sua discendenza, fece innalzare una tenda dall'arcangelo Gabriele. Per questo motivo esso, indipendentemente dal tipo di struttura più o meno primordiale, più o meno originale, riveste un importante valore religioso esoterico del quale ripete i concetti basilari sia nella sostanza che nella forma e nei colori:
la colonna centrale del Santissimo, del colore del giacinto rosso, è nato dalla fusione del rosso e del nero e simboleggia il mondo spirituale (rosso) e quello materiale (nero) (10);
le corde della tenda erano viola, il colore intermedio tra quello della natura e quello dell'intelligenza (11);
i picchetti erano quattro come i punti cardinali, d'oro puro come la luce della natura, in arabo "awtad" (12);
il cuore del "Tempio Tenda", il "Sancta Sanctorum" o Santissimo era simbolo del macrocosmo, ossia dell'universo (13).
PARTICOLARE DEL TEMPIO TENDA
la Mensa: è composta degli stessi materiali dell’Arca e ne differisce per forma e dimensioni. Essa comprende piatti, coppe, calici, tazze per libagioni. Sulla mensa sarà sempre il pane di presentazione (un pane per ogni tribù, cioè dodici pani che stavano davanti al Signore, uno per settimana al termine della quale i sacerdoti lo mangiavano nel Tabernacolo a sostituzione avvenuta (Es. 25,30);
un candelabro formato da un corpo centrale e 7 bracci (Menorah, in Es. 25,31-36);
sette lampade.
Il Tabernacolo, descritto in Es. 26,1-25, è composto da:
16 teli di lino ritorto, tessuto con filo di porpora violacea, scarlatta e cremisi;
11 teli di pelle di capra per la copertura;
nastri di lana viola in numero di 50 + 50;
50 fermagli d’oro;
50 fermagli di bronzo;
pelli di montone e pelli di tasso;
assi di legno di acacia (20 per il lato meridionale), 20 per il lato settentrionale, 6 per il fondo, 8 per le estremità tutte con un numero doppio di basi d’argento;
15 traverse di legno di acacia (5 per lato con 5 montanti trasversali) coperte di oro;
1 cortina di porpora viola e scarlatta appesa a 4 colonne di acacia ricoperte d’oro su basi di argento; la cortina separava il Santo da Tempio esterno; anteriormente al Santo (a settentrione) era posta la Mensa ed il Candelabro a sette bracci (a sud);
nel Santo trovava posto l’Arca;
una seconda identica cortina di filo a intarsio era posta all’ingresso su 5 colonne di acacia, ricoperte d’oro su basi di bronzo, chiudeva il complesso verso l’esterno.
Al di fuori del "Tempio Tenda" erano situati i quattro oggetti di bronzo dell’altare per sacrifici.
Tutto all’intorno era sistemato il cortile cintato da teli di lino ritorto, sorretto da:
cortine da 100 cubiti sorrette da
20 colonne e 20 basi bronzee ed aste di argento sul lato meridionale;
cortine da 100 cubiti, 20 colonne e 20 basi di bronzo ed asta di argento sul lato settentrionale;
10 cortine da 50 cubiti su 10 colonne e basi bronzee e aste di argento sul lato occidentale;
3 cortine da 50 cubiti su 3 colonne e basi bronzee e aste di argento sul lato orientale;
cortine da 50 cubiti di cui 15 ricadenti su un lato, 15 dall’altro e 15 fungenti da copertura dell’ingresso;
il tutto retto da pioli in bronzo.
Sull’altare dei profumi, dinanzi all’Arca dell’Alleanza, è il luogo di incontro di Dio con Mosè, nel quale cioè si svolge il dialogo: la comunità resta nel cortile (Es. 30.1-10). Mosè è l’unico intermediario perché egli è il "sacerdote" della tradizione egiziana: in sostanza egli, nella comunità, svolge un ruolo di carattere sciamanico (14).

Ma il "Tempio Tenda" è pure la sede della Gloria di Dio (Es. 40,34-38) e la sua presenza escludeva persino quella di Mosè.
Cosa fosse la "Gloria di Dio" non sappiamo: la Bibbia parla di una "nuvola" (Es. 40,34) la cui presenza o assenza dava il degnale della sosta o della partenza:

"Se la nube non si levava, allora partivano fino a quando non si fosse alzata. Poiché la nube del Signore durante il giorno stava sopra il padiglione; e nel corso della notte splendeva come fuoco, a vista dell’intera casa d’Israele, in tutti i loro viaggi." (Es. 40, 37-38).

Ed in Num. 9,13 ss. è detto:

"Nel giorno in cui fu rizzato il Tabernacolo, la Nube ... coprì il Padiglione della testimonianza, e dalla sera alla mattina riposava sopra il Tabernacolo sotto l’aspetto di un fuoco ... "

Indubbiamente doveva apparire come uno spettacolo impressionante, una sorta di magia che accompagnava Mosè, reso ancora più impressionante perché posto in risalto da fenomeni soprannaturali che accompagnavano l’incedere dell’Arca come le folgorazioni e le distruzioni a distanza. Come quando gli Israeliti si mossero per il deserto di Paran:

[quando la nube si moveva] "Mosè esclamava: Sorgi, o Signore, e sian dispersi i tuoi nemici; fuggano dinanzi a te coloro che ti odiano" (15) (Num. 10,35).

Ma l’invocazione era valida anche nei confronti degli Israeliti mormoratori come avvenne nella medesima circostanza dell’episodio della contestazione ed annientamento di Cora (16).
Unico elemento comune con il Tempio di Salomone: la vasca di bronzo per l’acqua di purificazione (Es. 30,17-21) (17).

Il Tabernacolo (della Testimonianza) è affidato alla custodia della Tribù di Levi:

"... ma affiderai ai Leviti la cura del Tabernacolo della Testimonianza, di tutti i suoi arredi e di tutto ciò che lo riguarda Portino essi il Tabernacolo con tutti i suoi arredi; ne curino il servizio e si accampino introno al Tabernacolo."

ordina il Signore in Num. 1,50.

L’ARCA E LA SUA COSTRUZIONE
Anche l’Arca fu costruita per ordine del Signore (Es. 25,10-21), trasmesso da Mosè e realizzata da Besalel (Es. 37,1-10) ciò avvenne ai piedi del Monte Horeb dove il Patriarca aveva ricevuto le tavole della "Legge" (Torah) (18).
L’Arca è il luogo ove il Signore s’incontra con Mosè per impartire i propri ordini ad Israele:

"Lì io m’incontrerò con Te, e dal propiziatorio (19), tra i due cherubini, che stanno sull’Arca della Testimonianza, io ti darò tutti quegli ordini che tu dovrai comunicare ai figli d‘Israele" (20)

E Paolo (nella lettera agli ebrei; 9,5) ricorderà che:

"Sopra di essa arca, v'erano i Cherubini della gloria, facenti ombra al propiziatorio."

Ma già ai tempi di Salomone, il contenuto dell’Arca si era ridotto: mancavano i libri della Torah, il bastone di Aronne ed il vaso con la manna.
Infatti nei Paralipomeni di Re Salomone (2, 5,10):

"Nell'arca non eravi altro che le due tavole, che Mosè vi aveva collocate sull'Oreb, quando il Signore diede la legge ai figli d'Israele, usciti dall'Egitto."

L’ARCA NELLA BIBBIA
L’Arca, dell’Alleanza o "del Signore" non è una fugace comparsa nel testo biblico. La ritroviamo infatti:
al passaggio del Giordano e dinanzi alle mura di Gerico (Gios. 3 16-17; Gios. 6, 1 ss.);
all'atto della spartizione della Palestina tra le Tribù e poi a Silo (Num. 34, 1-29: ad ovest del Giordano; la divisione di Canaan);
a Betel dove è custodita da Ofni e Fineas rispettivamente primogenito e secondogenito di Eleazaro (Num. 31,1 ss; Giudici 20,27-28). che la portano in battaglia contro i Filistei che la catturano;
compare nuovamente a Silo ove però si chiama Arca del Signore (I Sam. 4,3): si discute se si tratti del medesimo scrigno perché in quest'epoca conteneva unicamente il libro della Legge (II Cron. 5,10); essa veniva trasportata su un carro trainato da buoi (anziché portata a spalla); mancavano i cherubini sul coperchio (I Sam. 6,7; II Sam. 6,3); la funzione svolta era in ogni caso identica (I Sam. 4,11). Vedi anche Gios. 15;
compare ancora a Baalà dove Davide la sottrae ai Filistei (che l'avevano posseduta per cinquant'anni) (21) e la riporta a Gerusalemme;
sotto Salomone viene custodita nel Tempio e scomparve definitivamente nel 925 a.C. (22).

DOV'È L’ARCA?
È la stessa Bibbia che ha creato un problema concernente la dislocazione dell’Arca:
Infatti nel II Cronache si legge testualmente:

"L'anno quinto del regno di Roboamo (925 a.C.) Sesac, Re d'Egitto (23) marciò contro Gerusalemme (...) e portò via i tesori del tempio del Signore. Portò via ogni cosa (24), anche gli scudi d'oro lasciati da Salomone."

Poi leggiamo che Gioas, Re d'Israele, distrugge nuovamente il Tempio di Gerusalemme, tra il 797 e il 767 a.C. Nel II Re si dice:

"Prese tutto l'oro, l'argento e tutti gli oggetti che si trovavano nel tempio del Signore e se ne tornò a Samaria" (25).

Cioè se, per caso, il faraone Seshonc non fosse riuscito a trovare l'Arca, potrebbe averlo fatto successivamente Re Gioas.

A queste si sono aggiunte numerose altre interpretazioni secondo le quali:
L'Arca si trova nella Babilonia. Nelle Cronache (II), sta scritto: "Poi Giosia disse ai Leviti: Collocate l'Arca Santa nel Tempio del Signore che edificò Salomone." Nel 621 a.C. quindi l'Arca (o una sua esatta copia) esisteva ancora.
Quando, tra il 587 e il 585 a.C., Nabucodonosor, re di Babilonia conquistò Gerusalemme dopo un assedio durato 18 mesi, egli portò nella propria capitale Babilonia tutti gli oggetti del tempio del Signore Anche l’Arca?
L'Arca é nel deserto del Sinai. È l'ipotesi sostenuta da Emmanuel Anati e Flavio Barbiero: Mosé, un iniziato del culto di Akhenaton, perseguitato dai sacerdoti di Amon, avrebbe prelevato l'Arca - un potente oggetto magico custodito in Egitto fin dalla notte dei tempi in un tempio egizio - e l'avrebbe portata con sé durante l'Esodo. Per proteggerla, l'avrebbe sostituita con una copia e avrebbe nascosto l'originale, insieme ad altri tesori del popolo ebraico, nelle viscere del monte Har Harkum, ove si troverebbe tuttora.
L'Arca è in Francia. Le sue collocazioni probabili sono due: da qualche parte nei pressi dei Pirenei, dove sarebbe stata portata dai Visigoti insieme ad altri tesori catturati durante il sacco di Roma (i romani l'avrebbero infatti a loro volta prelevata durante il sacco del tempio di Gerusalemme), oppure nella cattedrale gotica di Chartres. Ve l'avrebbero portata i templari dopo averla recuperata nei sotterranei del tempio di Gerusalemme e ora sarebbe murata in una cripta segreta; quando qualcuno la scoprirà - racconta la leggenda - l'edificio crollerà come un castello di carte.
L'Arca si trova in una banca svizzera. Il defunto Hailè Selassié, ex Negus di Etiopia, era un sedicente discendente della regina di Saba, un regno dell'attuale Yemen. La famosa regina avrebbe avuto in dono l'Arca dell'Alleanza, direttamente da Salomone e, quindi, avrebbe fatto parte del tesoro imperiale di Hailè Selassié. In tal caso il luogo più probabile ove ora potrebbe trovarsi sono i capaci forzieri di una banca svizzera, ove l'ex Negus ha nascosto le sue ricchezze prima di lasciare il paese. Ma su questa ipotesi tornerò tra breve.

L’ARCA E LA "QUESTE"
È stata ricercata senza successo in varie località. Ricorderò, tra le altre, quella:
del deserto di Har Harkum;
del deserto del Neghev ove viene ricercata insieme al tesoro che Mosè avrebbe portato dall'Egitto;
del monastero copto ove sarebbe giunta dopo numerose vicissitudini, secondo lo studioso inglese Graham Hancock (26). Si veda l’ipotesi Hailè Selassié precedente.
Esiste anche una leggenda secondo la quale l'Arca sarebbe stata nascosta entro un bètile ma non sappiamo dove (27) anche se mi ricorda la Pietra Nera della Kaaba.

ARCA E SIMBOLISMO
Anche l’Arca dell’Alleanza descritta in Num. 1,49; 1,53, e 10,33-36 nonché in Es. 25,10.40, racchiude numerosi simboli esoterici. Tra i suoi componenti figurano, non a caso, il legno di "acacia" (simbolo di risurrezione), l’"oro" (simbolo di purezza e di trasformazione).
Il Propiziatorio (coperchio) è di oro sormontato da cherubini giustapposti, cioè da "guardiani", con le ali aperte verso l’alto (simbolo di elevazione e di umiltà).
Ma sostanzialmente l’Arca resta il luogo dove Mosè incontra quel Signore uno e trino che si era rivelato nel roveto ardente (Es. 25,32) (28).
La sua sacralità dipendeva dal fatto di contenere le due tavole dei comandamenti ricevute sul Monte Horeb.

LA STORIA DELL'ARCA
La storia dell’Arca può essere ricostruita sulla base di attente letture del testo della Bibbia anche se, spesso, la tradizione non si muove secondo le stesse coordinate del testo.
Infatti, l'Arca sarebbe stata concepita, realizzata e costruita per contenere le tavole della legge di Dio.
Come abbiamo visto in questo senso l’Arca era il simbolo della nazione Israelita che, a quanto pare, divenne cosciente di essere una "Nazione" solo dopo l’uscita dall'Egitto, cioè proprio durante dopo l’esodo.
Ma quello che per me riveste maggiore interesse è la storia successiva alla scomparsa da Gerusalemme.
Si tratta di una storia tuttora molto controversa.
Sembra che, in un anno imprecisato compreso fra il 900 ed il 500 a.C. l’Arca scomparve dal tempio di Re Davide.
Come ciò sarebbe avvenuto, quale percorso avesse fatto e dove sarebbe finita, costituiscono l’oggetto di altrettante ipotesi di una letteratura che sta a mezza strada tra la fantastoria e la fantascienza.
Per Hancock la vera Arca, al termine di un lungo e avventuroso viaggio, sarebbe finita nel "sancta sanctorum" della chiesa di Santa Maria di Sion ad Axum, sorvegliata giorno e notte da un "guardiano" che non permette ad alcuno di vederla.
I guardiani si trasmettono l’incarico in punto di morte rinnovando una tradizione vecchia di 1600 anni.
IL TRASFERIMENTO DELL'ARCA DA GERUSALEMME AD AXUM
Secondo Hancock il percorso seguito dei trafugatori si snoderebbe tra Gerusalemme, Elefantina e ad Axum.
Dunque l'Arca sarebbe rimasta nel tempio di Gerusalemme almeno fino al 700 a.C.
Tra il 700 a.C ed il 620 a.C. dell'Arca si perdono le tracce. Secondo una teoria, che ha avuto abbastanza seguito, vuole che il manufatto sarebbe stata spostata al tempo di Manasses (687 a.C. circa), re spietato, contrario al monoteismo ed incline all’idolatria.
In sostanza sarebbe accaduto che gli ebrei di Gerusalemme, temendo che un siffatto personaggio potesse nuocere alla sicurezza dell'Arca, con ogni probabilità, decisero di portarla al sicuro altrove... ma dove?
Gli ebrei dell’ortodossia fanno osservare che il Tempio di Gerusalemme era l'unico posto degno di fornire custodia all'Arca. Tutti i territori stranieri, erano indegni a meno che... non fosse possibile ricreare altrove un Tempio, cioè creare altrove una situazione religiosa, culturale e socio-ambientale simile a quella nazionale.
In ogni caso non abbiamo nessun elemento per stabilire quando l’oggetto scomparve.
Certamente quando nel 516 a.C. Zorobabel ricostruì il Tempio, l’Arca non c’era più. O almeno, non era presente in maniera evidente.
Il rabbino Shlomo Goren è convinto che l'arca si trovi ancora nel sancta sanctorum, essendo sfuggito alle razzie degli invasori: "Basterebbe scavare in corrispondenza della sua antica collocazione. Purtroppo però adesso in quella zona sorge la spianata delle moschee islamiche di Gerusalemme e le autorità religiose preferiscono evitare qualsiasi scavo archeologico per evitare attriti con i musulmani..."
Agli inizi del XX sec. un gruppo di archeologi tedeschi effettuava scavi sull'isola di Elefantina (ad Assuan), quando si imbatté nelle rovine di un tempio giudaico risalente, all’incirca, al 650 a.C. epoca nella quale i sacerdoti ebrei avrebbero abbandonato Gerusalemme durante il regno di Manasses.
Stando alle risultanze del ritrovamento le rovine di Elefantina presentavano misure compatibili con quelle del Tempio di Gerusalemme.
Sembrava la soluzione a tutti problemi dell’Arca.
Invece il Tempio di Elefantina apriva nuovi problemi in quanto costituiva un autentico enigma storico. Infatti il tempio era stato distrutto e dei locali ebrei si erano perse le tracce. Perché?
Come era stato possibile far sparire le tracce di un’intera popolazione da un’isola?
Non era stata trucidata: gli scavi non rilevarono tracce di eccidi o massacri. Un ennesimo mistero dunque!
Sta di fatto che non sappiamo molto sulla sorte delle comunità israelitica che lo edificò. Sappiamo unicamente che ad Elefantina c’era stata una comunità ebraica.
Ma la storia dell’Arca non poteva trovare pace. Infatti, in una isoletta del Nilo, nei pressi di Elefantina, a Tana Kirkos, furono effettuate nuove scoperte; cominciò così a circolare la leggenda secondo la quale l'Arca sarebbe stata portata e sarebbe restata a Tana Kirkos per circa 800 anni, epoca in cui venne spostata in direzione dell'Etiopia. Nel III secolo d.C. l'Arca sarebbe comparsa ad Axum trasferita dal Re Ezana convertito all’ebraismo. E lì sarebbe tuttora.
Orbene, se dal 200 d.C. sottraiamo gli 800 anni di permanenza a Tana Kirkos, andiamo a collocarci proprio nel V secolo a.C., che coincide con l’epoca presunta della la distruzione del tempio di Elefantina.
Un’altra versione (29), vuole che l’Arca sia stata portata ad Axum da un certo Menelik, nato dall’unione di re Salomone con Makeda (nota come la regina di Saba). Il giovane Menelik, in combutta con un gruppo di ebrei ribelli, avrebbe rubato l’arca trasportandola segretamente ad Axum. I sudditi di Menelik (i falascià, cioè gli ebrei etiopi), grazie ai poteri dell’Arca, sarebbero riusciti a sollevare gli obelischi di Axum.
Nella sostanza si sarebbe trattato di un’azione concordata tra discendenti dei "faraoni neri" (gli Axumiti) e di sette ebraiche (da Tana Kirkos).
TRE ITALIANI
Tutto pacifico?
Manco a dirlo! Tre italiani, indagatori per conto del C.N.R. sarebbero, a questo punto, sono parzialmente riusciti nell’impresa nella quale aveva fallito Hancock (30).
Il prof. Francavilla ha spiegato che si trovavano ad Axum, su invito ufficiale del governo etiopico dove era stato organizzato un incontro con lo "abuna" (la massima autorità religiosa etiopica. Raccontò alla stampa: "Questi ci ricevette con i paramenti solenni e ci condusse a visitare la vecchia chiesa cristiana S.Maria di Sion ad Axum, una chiesa costruita nel Seicento dall'imperatore Fasiladas... Dietro l'altare maggiore, protetta da un baldacchino di velluto rosso con ricami, c’era l'arca. L'abuna non voleva affatto mostrarcela. Ma un giovane chierico aprì la tenda e noi potemmo vedere una cassa di legno scuro, lunga un metro e alta sessanta centimetri, con il tetto a doppio spiovente. Non c’erano più le lamine d'oro e la superficie stessa appariva deteriorata. Appena l'abuna si accorse che stavano osservando l’arca, rimproverò aspramente il chierico, ordinandogli di abbassare immediatamente la tenda..."
Non esiste comunque prova documentata dell’evento, perché per la religione copta non sarebbe concesso a nessuno di vedere l’arca, neppure alla massima autorità politica (all’epoca il negus Hailè Selassiè).
In sostanza, a dispetto delle brillanti deduzioni e delle rivelazioni sensazionalistiche di Hancock, intorno all’Arca continuano a fiorire misteri e leggende.

AL DI LÀ DEL SIMBOLO
Non ci resta che chiederci cosa fosse effettivamente l’Arca al di là degli aspetti simbolici.
Il tentativo di dare una risposta ci fa rendere conto delle grandissime difficoltà che la domanda pone.
Nella normalità dei casi la si ritiene un oggetto di culto oppure un oggetto di fede.
Il più volte citato Hancock l’ha identificata col Santo Graal.
Potrebbero tutti aver ragione o tutti torto.
Il problema, come al solito, è trovare una definizione che vada d'accordo col testo bIblico.
Detto questo (il che è una petizione di principio) ci ritroviamo al punto di partenza: resta da stabilire con quale testo biblico. Esiste una vulgata, una versione dei LXX, una Bibbia di Gerusaleme, Una traduzione Luterana, una anglicana (quella autorizzata da Re Giacomo); tantissime traduzioni di sette protestanti e, per favore, non mi sparli di "testi originari" a meno che qualcuno non me li possa far vedere (31).
E non crediamo di aver così chiuso il problema, perché ai testi biblici dobbiamo naturalmente aggiungere leggende più e meno antiche della tradizione israelitica.
Sono, infatti, numerosi i passi in cui nella Bibbia vengono narrati eventi inspiegabili legati in qualche modo all'Arca. Nella Bibbia - e in molte altre fronti - l'Arca è vista come un oggetto che, a seconda delle lezioni e delle traduzioni:
ardeva di luce e fuoco, ed era in grado di provocare ulcerazioni e ferite;
poteva abbattere montagne, deviare fiumi e devastare eserciti;
poteva levitare e far levitare i suoi portatori.
Cerchiamo di fare un po’ d’ordine.
Innanzi tutto va osservato che, da quando l’Arca assunse la sua forma definitiva, fu immediatamente coperta dalla "Gloria del Signore". Una nuvola nera (32), probabilmente visibile tra i cherubini che minacciava Aronne di morte e della quale aveva paura lo stesso Mosè: neppure lui osava avvicinarsi (33).
Si narra nella Bibbia (vulgata) che Nadab e Abiu, figli di Aronne, entrati nel tempio, bruciarono degli incensi che il Signore non aveva ordinato loro di bruciare (fuoco profano) (34):

"I figli di Aronne, Nadab ed Abiu, presero ciascuno il proprio incensiere, ci misero del fuoco e vi gettarono sopra dell’incenso. Poi presentarono al Signore del fuco profano (??) ... Allora dalla presenza del Signore uscì un fuoco che li investì e percosse dinanzi al Signore."

Del resto, nello spazio tra i due cherubini, accadevano fatti abbastanza anomali:

"Quando Mosè entrava nel Tabernacolo di convegno, per parlare col Signore, udiva la voce che gli parlava dall’alto del Propiziatorio, che è sull’Arca della Testimonianza, fra i due Cherubini; così parlava il Signore." (Num. 7,89)

Allora il Signore stava in alto o fra i due cherubini?
Secondo un’antica leggenda la voce giungeva dall’alto in una colonna di fuoco come nel roveto ardente del Sinai. Infatti si racconta anche i due Cherubini che, improvvisamente cominciano ad emanare fiamme che bruciano tutto ciò che è loro vicino.
Analogamente, durante i trasferimenti le leggendo vogliono che si verificassero due distinte situazioni:
che scintille provenienti dall’Arca incenerissero i Kohathiti (figli di Kohath, portatori);
che l’Arca levitasse e, con Lei, i portatori.
In ogni caso le leggende sottintendono che l’Arca fosse in grado di esercitare una forza sconosciuta che le consentiva di contrastare la forza di gravità.
Tuttavia l’aspetto più significativo consiste nel fatto che gli Israeliti furono in grado di usarla come arma pur senza completa soddisfazione. Essi, infatti spesso se ne servirono per vincere, ma talora furono sconfitti:

"Con grande presunzione essi partirono verso le montagne. Né l’Arca ... né Mosè lasciarono l’accampamento: E scesero gli Amalechiti che abitavano in quelle terre montuose, e li colpirono e li sconfissero." (Num. 14,44-45 (35)).

Andò diversamente a Gerico, appena attraversato il Giordano ed entrati a Canaan (36). Giosuè qui mandò i propri ufficiali per avvertire il popolo:

"Quando vedete l’Arca dell’Alleanza del Signore vostro Dio lasciate tutto e seguitela: manterrete perciò uno spazio tra voi e L’Arca di circa 2000 cubiti; non avvicinatevi troppo ad essa." (Giosuè, 3-4 (37)).

Segue l’attraversamento del Giordano reso asciutto dal Signore, con in testa un gruppo di sacerdoti con trombe (Shofar) squillanti che girarono intorno alla città per sei giorni:

"Il settimo giorno ... si alzarono presto, alle prime luci dell’alba e girarono intorno alla città allo stesso modo ... solo che quel giorno le girarono intorno per sette volte. E la settima volta, quando i sacerdoti soffiarono nelle trombe, Giosuè disse al popolo: silenzio; perché il Signore vi ha dato la città ... e avvenne che, quando il popolo sentì il suonare della tromba e il popolo gridò a gran voce, il muro cadde a terra ..." Gios. 6,11; 13-16; 20-21).

Potenza dell’Arca, o magia del suono mista a quella della voce. Nessuno può dirlo.
Orbene, quali insegnamenti possiamo ricavarne?

POSSIBILI CONCLUSIONI
La scena si svolge su un monte sacro dell'antico Egitto, nella penisola del Sinai, lungo un sentiero impossibile per la gente comune. Inginocchiato davanti ad un roveto ardente, il profeta Mosè sta ascoltando gli ordini del Dio di Israele.

"Farai un'arca di legno d'acacia e la rivestirai di oro puro. E dentro vi porrai la Testimonianza che io ti darò", comanda il Signore Jahweh."

E Mosè aiutato dal fido Bezaleel, e seguendo alla lettera le indicazioni del suo Dio, costruisce una cassa di 125 centimetri di lunghezza per 75 di altezza e larghezza e la riveste di oro purissimo, sia internamente che esternamente. Quindi la copre con un coperchio d’oro, chiamato propiziatorio. Sopra di esso colloca poi due piccole statuine, raffiguranti dei cherubini. E ai lati della cassa incastra quattro anelli in modo che questa possa essere trasportata più agevolmente, senza toccarla, inserendovi due pali di acacia. Sembra di trovarsi in un laboratorio di elettrotecnica.
Alla domanda che mi sono posto all’inizio del paragrafo precedente, si saranno avute risate, connesse agli aspetti terrificanti e miracolistici:
Si è sostenuto, ad esempio, che l’Arca fosse un’arma di guerra (si pensi all’episodio di Gerico).
Dall’Esodo, sappiamo che, dal momento della morte dei figli di Aronne, Mosè impone al suo popolo, per la custodia del sacro oggetto, tutta una serie di disposizioni precise, insindacabili e sotto certi aspetti incomprensibili. Era forse una precauzione per evitare altre morti "accidentali"?
I Leviti, per quanto responsabili del tempio, non potranno accostarsi all’Arca se non dopo che questa era stata coperta dai sacerdoti. Perché?
Durante l’esodo la cassa è collocata all'interno del Tempio Tenda (una specie di tempio smontabile); negli spostamenti è collocata subito dietro la Tribù di Levi ed è seguita dal resto delle Tribù: nessuno doveva toccarla.
In particolari momenti solo Mosè poteva accedervi allo scopo di colloquiare con la "gloria di Dio" nello spazio fra i due cherubini.
Le disposizioni impartite da Mosè verranno seguite alla lettera sino all’invasione babilonese del 587 a.C. Fino a quella data l’arca stessa veniva mostrata in pubblico solo in casi eccezionali. Probabilmente a causa della sua instabilità ed incontrollabilità?
L’Arca era immersa nella luce ed era in grado di scatenare la potenza divina, annientando migliaia di persone. Come? Con le folgori divine (38).
È certo che con l’arca alla loro testa gli ebrei riuscirono ad annientare le decine di tribù ostili incontrate durante l’esodo nel deserto del Sinai. E si tratta di un vero e proprio bollettino di guerra: le folgori dell’arca avrebbero distrutto le armate degli "etei" e dei "gergesei", dei "gebusei", degli "evei" e di un’altra decina di popolazioni che vivevano nella fascia di Canaan nel XIII° a.C.
Cosa erano queste folgori divine? Forse la manifestazione visibile di un non meglio identificato angelo sterminatore come adombrato da alcuni passi della Bibbia?
Ma nella tessa, in vari passi dell’Esodo e nel II Samuele si dice chiaramente che chiunque toccava l’arca moriva "percosso da Dio" (come accadde ai figli di Aronne e ad un certo Oza che voleva semplicemente impedire che l’arca si rovesciasse durante un trasporto).
Per alcuni l’Arca era sorta di "Pila di Leyda" in grado di emettere fulmini disintegranti? (L’ipotesi sarebbe suffragata dalla scoperta della cosiddetta "Pila di Baghdad".
Per lo scrittore francese Robert Charroux l’arma si fonde con la Pila: "L’arca non era nulla di più che un’impressionante arma capace di sviluppare energia elettrica. Non dobbiamo dimenticare che Mosè, quando ancora veniva istruito come futuro faraone, aveva ricevuto dai sacerdoti egizi profonde nozioni alchemico-esoteriche di chimica, fisica e meteorologia tali da dare ragione di alcuni dei prodigi attribuitigli. L’arca dell’Alleanza poteva essere una specie di forziere elettrico capace di produrre forti scariche dell'ordine dei 5-700 volts... - ed il ricercatore aggiunge - L’arca era fatta di legno d'acacia e rivestita di oro all'interno e all'esterno. Con questo stesso principio si costruiscono i condensatori elettrici, separati da un isolante che in quel caso era il legno. L’arca veniva posta in una zona secca, dove il campo magnetico naturale raggiunge normalmente i 600 volt per metro verticale, e si caricava. La sua stessa ghirlanda forse serviva a caricare il condensatore. Per spostarla i leviti passavano due stanghe dorate negli anelli, tanto che dalla ghirlanda al suolo la conduzione avveniva per presa di terra naturale, scaricandosi senza pericolo. Isolata, l'arca talvolta si aureolava di raggi di fuoco, di lampeggi, e, se toccata, dava scosse terribili. In pratica si comportava esattamente come una pila di Leyda...".

Charroux, dunque, ritiene che l’arca fosse un’arma elettrica costruita sulla scorta di antiche conoscenze custodite solo dagli Iniziati egizi.
Grazie a queste conoscenze che per taluni erano di origine extraterrestre (39), Mosè avrebbe costruito un propiziatorio che funzionava come una radio trasmittente (40).
Una tale interpretazione, d’altro canto, potrebbe spiegare l’interesse degli antichi per il Tempio di Gerusalemme (41). Naturalmente non tutti sapevano che l’Arca non era più lì.

VERSO LA FINE DEI TEMPI
Curiosamente tutti queste elucubrazioni sembrano dimenticare quanto scritto nella Bibbia (II Maccabei): il profeta Geremia, ha deciso di nascondere l'arca "in un antro" sul monte Nebo poi murato.
Probabilmente voleva sottrarre il prezioso manufatto alla furia distruttrice delle soldataglie sovrano babilonesi che cingevano d'assedio Gerusalemme (nel 587 a.C.).
Purtroppo Geremia non sarebbe stato poi più in grado di ritrovare il punto esatto ove l’arca era stata occultata.
In questo caso la storia della reliquia sarebbe nata e morta all’interno della Bibbia, senza possibilità di appello per le tesi dei cacciatori dell’arca perduta alla Indiana Jones (42). Ma non è detta l’ultima parola perché nell’Apocalisse, è scritto che l’arca riapparirà nei giorni del giudizio universale. In quel tempo "si riaprirà il tempio Dio in cielo e l’arca dell’Alleanza apparirà fra le nubi". Ma forse, per l’epoca, la caccia all’arca perderà d’importanza...
Altre possibilità sono costituite dal deserto del Sinai (Mosè sarebbe stato un iniziato del culto di Akhnaton e avrebbe rubato l'Arca portandola con sé durante l'esodo, sostituendola con una copia e nascondendo poi l'originale nelle viscere del monte Har Karkom) e dalla Francia, presso i Pirenei (dove sarebbe stata portata dai Visigoti che l'avrebbero presa ai romani che a loro volta la saccheggiarono dal tempio) o nella cattedrale gotica di Chartres (dove sarebbe stata portata dai Templari).
Inoltre Hailé Selassié, ex Negus d'Etiopia e presunto discendente della regina di Saba (che avrebbe avuto in dono da Salomone l'Arca dell'Alleanza) potrebbe aver nascosto l'Arca in una banca svizzera insieme ai suoi altri tesori (ipotesi abbastanza improbabile).
Una ipotesi interessante è quella sostenuta dall'autore inglese Graham Hancock nel libro "The Sign and the Seal", tradotto in "Il mistero del Sacro Graal" (Hancock infatti afferma che in realtà il Graal sia un'allegoria dell'Arca) e cioè che l'Arca (che sarebbe il prodotto di una antica tecnologia della quale gli egizi erano a conoscenza e che veniva trasmessa soltanto ad alcuni iniziati dei quali Mosè avrebbe fatto parte), sia stata portata in Etiopia per proteggerla dapprima da un re eretico di Israele e poi dai vari saccheggi, e seguendo un percorso durato millenni, in una cripta in Etiopia, dove viene tuttora sorvegliata da un monaco custode. A riprova del retaggio egizio dell'Arca, nei "Testi delle Piramidi" una tradizione parla di una scatola d'oro nella quale Ra (il primo re degli dei) aveva depositato un certo numero di oggetti. Questa scatola rimase chiusa in una fortezza sulla frontiera ad Est dell'Egitto per molti anni dopo la sua ascesa in cielo. Quando Geb (dio della terra) andò al potere ordinò che fosse portata alla sua presenza e dissigillata. Nell'istante stesso in cui questo accadde una colonna di fuoco incenerì i compagni di Geb ustionando gravemente Geb stesso. Hancock documenta molto bene la sua ipotesi, rifacendosi anche ad una tradizione presente solo in Etiopia, il "Timkat" (nella quale simulacri dell'Arca vengono portati in processione lungo le vie preceduti da un corteo danzante ed accompagnati da musica). Questa festa affonda le sue radici nell'antico Egitto (festa di Apet) e viene citata nella Bibbia.
Infatti, quando re Davide porta l'Arca degli israeliti a Gerusalemme la descrizione dell'avvenimento è:

"Davide e tutta la casa di Israele portavano l'Arca del Signore con urla e con il suono di trombe e suonavano precedendo il Signore con ogni tipo di strumenti fatti di legno di abete, arpe, salteri, e con cornette, e con cimbali... e Davide danzò precedendo il Signore con tutta la sua forza... saltando e danzando prima del Signore" (Samuel 6:5).

Inoltre, nel Timkat le repliche dell'Arca (o delle tavole della legge) vengono chiamate tabot il cui significato originale era "barca come contenitore". Il termine in ebreo arcaico era "tebah" (da cui è derivato il termine etiopico) che fu usato nella Bibbia per riferirsi ad imbarcazioni come l'Arca di Noè (Noah) ed al cesto nel quale Mosè infante fu posto nel Nilo ed abbandonato alla corrente.
Da considerare come ulteriore prova è la presenza (antichissima ed un tempo nutrita) di una comunità ebraica che si rifà a tradizioni dell'epoca in cui l'Arca scomparve.

 

APPENDICE: IL PERCORSO DELL'ESODO
L'Esodo ebbe inizio nel 1290 a.C., cioè 430 anni dopo la sconfitta degli Hyksos.
L'Esodo descrive il viaggio degli Ebrei dall'Egitto verso la terra promessa.
L'Esodo viene comunemente distinto in tre parti:

La prima parte (Comprende la fase di uscita dall'Egitto ed il tragitto da Pi-Ramses al Monte Horeb (Num. 33,7.15). Comprende le seguenti tappe:

partenza da Pi-Ramses; Succot; Etam; Pihairot; Mara; Elim; Mar di Canne; deserto di Sin; Dofca; Alus; Refidim; Ayûm Mûsa; Monte Horeb (Sinai).
Qui gli ebrei sostarono per un anno che consentì a Mosè di assumere il potere anche attraverso la creazione della "Congregazione di Jahweh".

La seconda parte va dal monte Horeb a Ritma. Corrisponde alla fase della presa di potere da parte di Mosè e l'avvicinamento alla Palestina e comprende le seguenti tappe:

Kibrot-Attaava (Forse Beer Oded) o località Taverà (Num. 11,1.3; 33.); Hazerot (Num. 11,35. Forse Beerot Loz nei pressi di Beer Oded o di Beer Horeshe, ai piedi del monte Hor.); deserto di Paran (forse è preferibile accettare l'indicazione di Cades-Barnea dove le avanguardie ebree vennero sconfitte causando il ripiegamento verso Aqaba; Aqaba; Har Harkom dalla quale viene ripresa la strada della valle di Aravà fino a Beer Beerot Loz alle pendici del monte Seir (Che gli ebrei aggirarono sul lato settentrionale) territorio degli Edomiti (Dai quali ebbero il permesso di transito per la valle di Aravà); Ein Shivya dalla quale entrarono nel territorio dei Madianiti fino a Ritma, per fermarsi a riposare per alcuni anni.

La terza parte da Ritma alla valle di Moab (Comincia dopo la sconfitta da parte dei Moabiti e comprende i 40 anni di peregrinazione nel Sinai attraverso le tappe di:

Ritma; Rimon Perez; Libna; Rissa; Keelata; Beer Ada; Makelot; Tacat; Terach Mitka; Asmona; Moserot; Bene Jakan; Or-Ghidgad; Yotvata, Avrona; Ezion Gever; Cades; valle di Moab (Il percorso è descritto in Num. 33,33.36. Molte stazioni consono identificabili ma probabilmente gravitanti tutte nella valle dell'Uvda. In Num. 33 sono designate anche numerose altre località minori per lo più non formanti oggetto di tappa.).

Note:
1. Midr. Konen, 33-34, Ma si veda anche II Enoch capitoli 3-9 e fonti rabbiniche parallele, nonché Genesi Rabba 33-34.
2. Vedere, sul punto, i racconti contenuti nel Genesi dei miti ebraici.
3. Vedere Gen. Rab, 23, 68, 262-3; il Midr. Tehillim, 391; Secondo tali testi il Signore non si arresto al primo mondo per la sua creazione; Ma non ne fu mai soddisfatto e li distrusse tutti man mano che li creava. Prima di procedere con i tentativi, creò sette cose tra le quali la Legge, che fece sua consigliera, il pentimento (come rimedio al male), la Geenna (per punire i peccatori), il Giardino dell’Eden (per premiare i virtuosi), il Trono divino (come sede del giudizio divino), il Padiglione celeste (per assistere ai sacrifici della penitenza) ed il nome del Messia. Era un assioma del "divino" considerare la legge come eterna (Matteo, 5,18), esistente quindi da prima della creazione.
4. Vedere Gen. 6,13-22; 15-16; 7,1-3; midr. Pirque rabbi Eliezer, 23; Gen. Rab. 253;287.
5. Vedere la Lettera di Paolo agli Ebrei, 9,5.
6. È chiaro il simbolismo del "Cranio", punto più alto della persona umana, prefigurazione del Golgota.
7. Vedere Es. 30, 6-10; 31, 1-11; 26, 34.
8. Vedere in appendice la specifica delle fasi dell’Esodo.
9. Esattamente come nei templi dell’Egitto.
10. In arabo è detto "al Oluhiyat al Kobra" cioè punto di unione dei due mondi.
11. In arabo "Asi at Nur al-Nafs" cioè irradiazione della luce dell'anima.
12. Secondo la leggenda, "il Tempio" fu edificato come modello di tutti i templi futuri, sia reali che leggendari, come il mitico Graalsburg (descritto da Albrecht von Scherfberg, "Der junge Titurel", 1265 circa). Per questo motivo per i musulmani il Tempio Tenda è il prototipo di tutti gli edifici di tutti gli edifici sacri delle religioni occidentali.
13. Nell'angolo a sinistra, quello che nella Ka'ba è chiamato angolo iracheno, con un lato volto a Nord, era custodita l'Arca dell'Alleanza.
14. Sciamano è parola tungusa e corrisponde al turco Bogä. La parola viene utilizzata per indicare lo stregone, il medicine-man di tutte le culture primitive asiatiche, australiane e nordamericane. Nella sostanza lo sciamano è un guaritore ed uno specialista dell'estasi, per cui ha la capacità di separare l'anima dal corpo.
L’investitura della sciamano assume il significato della nascita di un uomo nuovo, purificato, capace di leggere nelle stelle, di parlare il linguaggio segreto della natura, di garantire la funzione religiosa della tribù e, al tempo stesso, quella medica, astrologica e magica.
Il contatto con il sacro è garantito dall'estasi (sciamanesimo = tecnica arcaica dell'estasi) e, per tali caratteristiche lo sciamano ricopre un ruolo predominante nelle società primitive.
È in virtù di quanto sopra che Serge Sauneron afferma: "...l'origine di questo concetto dovrebbe ricercarsi nel grande silenzio della preistoria, al tempo in cui il capo tribù, che incarnava in se stesso la forza vitale di tutto il suo clan, interprete della volontà del dio e agente della sua azione, era responsabile della vita materiale dei suoi sudditi, onnipotente riguardo alle forze naturali ch'egli dominava con il suo potere magico illimitato".
15. Somiglia moltissimo a preghiere dei Testi delle Piramidi e dell’Inno a Ptah.
16. "Ma il popolo si mise a mormorare con amari lamenti agli occhi del Signore; ... l’ira sua si accese tanto che il fuoco del Signore divampò sul popolo e divorò l’estremità dell’accampamento. A quel luogo fu dato il nome di Taberà perché il fuoco del Signore aveva divampato tra di loro". (Num. 11,1-5).
17. I Capitoli 37 e 38 riguardano la costruzione dell’Arca, della Vasca ecc. Il cap. 40 riguarda la sua erezione. In Es. 40,36.38 la Gloria di Dio si posa sul Tabernacolo: ma vedi anche Num. 9,14.23. Il Tempio Tenda resta il rifugio di una comunità che è ricca di individualità d’onde le lotte per la supremazia. Si pensi anche alla vasche per le rituali abluzioni poste all’esterno delle moschee islamiche.
18. Es. 37,1.9. Il suo contenuto era costituito da: un oggetto non identificato definito come Gloria di Dio; le tavole del patto di alleanza stipulato tra Jahveh ed il popolo di Israele, cioè il popolo di Abramo e probabilmente si trattava dei titoli di concessione o di proprietà della Palestina; le tavole della legge e cioè i dieci comandamenti e le altre leggi emanate durante la permanenza del deserto (Deut. 31,9.24 ecc.). Trasportata a spalla (Num. 7,9), durante le tappe dell'Esodo veniva collocata nel Santissimo del Tempio tenda.
Es. 35,4: "Poi Mosè disse a tutta la Comunità dei figli di Israele: Ecco quello che ha comandato il Signore: ... [20] Allora tutta la Comunità dei figli di Israele si ritirò dalla presenza di Mosè. [21] E tutti coloro che si sentirono spinti, dal proprio cuore, e tutti quelli che nel loro animo sono generosi, verranno a portare il loro contributo al Signore per il lavoro del Tabernacolo di convegno, per ogni suo servizio e per i suoi paramenti" [36,2] "E Mosè chiamò Besalel e Ollab e tutti gli altri più esperti, dotati di abilità dal Signore, tutti coloro che si sentivano in animo di offrire i loro servizi per eseguire l’opera ... [8] Così tutti fra coloro che erano addetti ai lavori, fecero il Tabernacolo ..."
19. Il coperchio dell’Arca.
20. Es. 23,22.
21. Conteneva solo il Libro della Legge: viene affidata ad Achitub figlio di Fineas (II Sam. 6,2).
22. L'Arca non aveva più i due cherubini, tant'è che Salomone ne fa scolpire due, in formato gigante, all'interno del Tempio.
23. Seshonq I, della XIII Dinastia.
24. In quell'"ogni cosa" poteva esserci dunque anche l'Arca dell'Alleanza. L'allora capitale d'Egitto era Bubastis, sul delta del Nilo, accanto a cui sorgeva Tanis, ove Lucas ha ambientato il ritrovamento dell'Arca.
25. Nell'odierna Palestina.
26. La notizia è comparsa sul settimanale Oggi (6.4.1992) ed è riportato da Mario Conti che ne riferisce anche una descrizione fornita dal capo dei Monaci Abba Famderay. Secondo gli autori la cassa, rivestita d'oro, larga poco più di un metro ed alta sessanta centimetri, sarebbe accuratamente nascosta e mostrata solo a pochi privilegiati. L'Arca, secondo l’Autore, sarebbe infatti rimasta a Gerusalemme fino al 650 a.C. quando ne venne asportata per impedirne la distruzione da parte di Manasses, Re di Giudea. Venne trasportata lungo il Nilo e nascosta nell'isola di Elefantina ove rimase fino al 410 a.C. A partire da tale anno venne portata più a sud su un'isola del lago Tana (Etiopia) ove rimase fino al 340 d.C. per essere poi trasportata ad Axum. Qui restò fino al X sec. In tale epoca, salì al trono etiopico una regina falascià (ebrei etiopici) ed i cristiani la trasportarono su un'isola del lago Zwai ove rimase dal 950 al 1020 quando fece ritorno ad Axum rimanendovi fino al 1535. I musulmani invasori la trasportarono nell'isola del lago Tana ove rimase fino al 1640 per tornare ad Axum da dove non si è più mossa. Nel 1965 Hailé Selassié fece costruire la cappella segreta in cui tuttora si trova custodita dai monaci.
27. Antica pietra sacra delle religioni semitiche. Tale pietra, solitamente di forma conica, ma a volte anche di forma bizzarra ed in alcuni casi costituita da un meteorite, era venerata come divinità perché considerata dimora di un dio: nella lingua ebraica, la parola composta "bêth-el" aveva appunto il significato di "casa del dio". Il betile era spesso collocato in un luogo di culto, ove veniva unto con olio ed ornato con stoffe e corone di fiori. Qualcosa di analogo è la famosa Pietra Nera della Mecca, alla quale i musulmani rivolgono una profonda devozione.
28. Si pensi allo "egw eimi o wn" del roveto ardente, che sostanzialmente ripete la formula che il defunto pronunciava prima della psicostasia, in presenza di Maat nell’aldilà egizio.
29. Contenuta nella cronaca etiope trecentesca Kebra Nagast o Gloria dei re.
30. Si tratta dei professori Vincenzo Francaviglia, direttore del CNR per le tecnologie applicate ai Beni culturali, Giuseppe Infranca dell’Università di Reggio Calabria e dell'architetto Paolo Alberto Rossi del Politecnico di Milano.
31. Oggi si tende a spacciare per tali i testi di Qumran: Potrebbe anche essere, sempre che non siano traduzioni ad uso degli Esseni. E comunque non mi risulta che se ne sappia molto!
32. Nella quale la più antica tradizione vedeva l’esercizio di un potere demoniaco.
33. Levitino 16,2 "Il Signore disse a Mosè: di’ a tuo fratello Aronne di non entrare in qualunque tempo nel santuario, al di là della cortina, davanti al propiziatorie che è nell’Arca, altrimenti potrebbe morire perché io comparirò entro una nube sul Propiziatorio".
34. La versione anglicana parla specificamente di "strano fuoco" (strange fire) e di fuoco che venne fuori dal Signore (... there went out fire from the Lord ...); La LXX parla rispettivamente di "ep’auto pur" ed "ep’auto qumiama" (fuoco non autorizzato e incenso non autorizzato); il resto coincide.
35. Secondo la Bibbia di Gerusalemme e la Bibbia di Re Giacomo.
36. Num. 27,12-23; Deut. 31,14-15; 34,4-6; 10-12;
37. Nella Traduzione di Re Giacomo.
38. Si Pensi allo Zeus della Titanomchia.
39. Come ritiene il divulgatore svizzero Erich Von Daeniken.
40. Questo spiegherebbe come Mosè potesse parlare con il Signore Iddio.
41. Il tempio di Gerusalemme venne saccheggiato più volte: nel 925 a.C. dagli egiziani del faraone Seshonc I°, nel 797 da Gioas re d'Israele, nel 621 da caldei e babilonesi.
42. Si veda il film "I predatori dell'Arca Perduta", di Lucas e Spielberg del 1981.

Testi egiziani:
"Racconto del comandante egiziano Uni".
"Istruzioni a Merikare".
"Ammonizioni di Ipuwer".
"Racconto ti Sinhue".

Testi Accadici:
"Sargon di Akkad salvato dalle acque".

Passi della Vulgata:
Esodo, 37, 6 ss.
Esodo, 39, 34
Esodo, 40 1 ss.
Levitico, 16, 2-4
Numeri, 7 , 89
Numeri, 16,31
Giosuè, 4, 8-11
Giosuè, 5, 13-16
Paralipomeni 2, 5,10 ss.

Riferimenti da Internet:
Alfredo Lissoni - "Alla ricerca dell'Arca perduta".
Voce "Arca dell’Alleanza" in A.C.A.M.