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CLIMA E ACQUE IN CALABRIA La Calabria, come si sa, non è
povera d’acqua, complessivamente cadono circa 17 miliardi di metri cubi
di pioggia, con un contributo medio unitario di 37,2 litri al secondo per
Kmq, contro i 30,7 medi dell’Italia. I valori più levati di piovosità
in Calabria (fino a 2000 - 2200 mm) si riscontrano in corrispondenza dei
massicci: Sila, Pollino, Aspromonte, Serre, Catena Costiera. Tutta la regione, che
si protende all’interno del bacino mediterraneo, risente climaticamente
della influenza del mare. Le caratteristiche generali sono, infatti,
quelle proprie del clima mediterraneo, ma, data la orografia che è molto
complessa, si possono individuare tanti microclimi diversi che si
differenziano andando dalla costa verso l’interno e man mano che si sale
in altitudine. La distribuzione delle precipitazioni nel corso dell’anno
è tipica di un regime Mediterraneo, infatti, indipendentemente
dall’ammontare totale della pioggia, nel semestre freddo si registra più
del 70% della precipitazione totale annua. La Sila Piccola è leggermente
più piovosa della Sila Grande per la differente disposizione dei monti
appenninici. Infatti, i venti provenienti dal Tirreno, in Sila Grande
trovano l’ostacolo delle barriere montuose come Serra della Guardia,
Monte Scuro e Botte Donato, mentre in Sila Piccola, non trovando ostacoli,
possono far sentire più facilmente il loro effetto. L’umidità relativa
dell’aria è elevata, con una media annua del 75 %, 17 °C la
temperatura del mese più freddo (dicembre) oscilla su 1 – 2 °C, quella
di agosto, mese più caldo, sui 17 – 19 °C.
Lo squilibrio tra periodo secco e periodo umido, fa si che in
Calabria si debba fronteggiare accanto al problema delle inondazioni anche
quello della siccità. In genere i fiumi che nascono negli altopiani silani
(massicci boscosi ad alta piovosità) mostrano una prima parte del loro
corso serpeggiante in larghe vallate morbidamente plasmate, per subire
poi, giunti all’orlo del tavolato, un brusco sbalzo di livello che li
porta a scorrere tumultuosamente in profonde gole scavate nel granito, per
poi distendersi nelle pianure litoranee in grandi letti ghiaiosi o in
stretti chiusi tra rive terrose che serpeggiano tra estesi coltivi,
irrigati sottraendo spesso ad essi le già limitate acque. Il fiume Tacina, come i suoi affluenti (Soleo, S.Antonio), nasce sul fianco orientale dell’altopiano silano. Inizia il suo corso tra le ombrose selve della Sila Piccola formate da faggi, abete bianco, il pino laricio. Poco più a valle alberi di ontano nero ne seguono il suo corso, intercalati da pioppi tremoli e salici. Pluinio scriveva che vari fiumi come il Targines (Tacina), l’Arocha (Crochio), il Semirus (Simeri), il Crotalus (Alli) erano all’epoca “navigabiles”. Oggi, questo affascinante ambiente naturale appare profondamente mutato e solo in limitatissimi e dispersi brandelli i resti dell’antica vegetazione ripariale testimoniano di quello che fu. Il geografo Lucio Gambi nel suo Calabria (La Calabrìa, 1965) pubblicato nel 1965: "Possiamo dire quindi che il regime dei fiumi della regione è mutato. E responsabile di tale variazione fu l'uomo con i suoi grandi disboscamenti, in quanto che fra i boschi le piogge giungono a terra più gradualmente, setacciate fra chioma e chioma degli alberi, e le nevi si sciolgono a poco a poco, e le radici frenano il deflusso superficiale dei rivi, e i suoli più porosi per l'elevato manto di humus - sorgono una gran quantità delle acque cadute. Ma a mano a mano che le nudità di copertura boschiva si ampliarono sui fianchi dei monti, i fenomeni di dilavamento defle superfici rilevate sono divenuti più rapidi ad opera dei picchiettare implacabile delle piogge rovesciate con estrema violenza e in brevi ore. Di conseguenza la terra non più rivestita dagli alberi è stata erosa e aperta al dísfacimento e al degradamento meteorico. E non più frenati dai boschi, i rivi nei mesi invernali sono corsi pazzamente giù per i. ripidi declivi che limitano o meglio troncano le elevate groppe cristalline e vi creano squarci rovinosi, trascinando verso il mare il ciottolame e sfasciume di granito e di gneiss in disfacimento...”. Celebre è la frase per definire la Calabria che diede lo scrittore Giustino Fortunato: "uno sfasciume pendulo sul mare “. Tabella (caratteristiche del bacino Tacina e sottobacini). |