Un tranquillo viaggio su un'autostrada da cani
Una strada, un'autostrada, in un paese latino-americano. Il paesaggio
è assolato e troppo desolato per fermarsi. Un uomo e una donna viaggiano a bordo di
un'auto, una vecchia e malconcia Cadillac bianca dalla carrozzeria rappezzata. Le parti
cromate sono state cancellate da spruzzi di vernice bianca, troppo bianca, il contrasto è
evidente.
La coppia sembra concentrata sulla strada che si srotola davanti a loro e fugge nello
specchietto retrovisore. Lei ha tolto le scarpe e allungato i piedi sul cruscotto; in
quella posizione può godere il fresco che entra dai finestrini. Con la mano destra
sorregge la testa e guarda così di sbieco il paesaggio. Non accenna a cambiare
prospettiva neppure quando lui si ferma di botto, piantando il piede sul freno e l'auto si
mette di traverso con uno stridio e un sibilare di gomme sull'asfalto che fa sobbalzare
entrambi.
Allora? Tutto bene? chiede lui.
Se non lo sai tu. Lei dice. Perché ti sei fermato? Ti sta andando a fuoco il culo?
Scema, a momenti investo un cane, non lo vedi? A momenti ci ammazziamo!
Il pilota sei tu. Hai promesso di portarmi a Rio. Datti da fare. Continua lei.
Brutta stronza, hai ancora il coraggio di metterla giù pesante. Ti mollo qui sulla
strada, porca puttana, qui ti mollo. Ti vengano pure a mangiare i cani!
Gli occhi dell'uomo mandano una luce cattiva, non doveva prenderlo così di petto, non
avrebbe dovuto.
Sul collo robusto gli si appiccicano i capelli lunghi e biondicci resi opachi dal sudore.
Lei gli getta uno sguardo per nulla preoccupato e comincia meccanicamente a massaggiargli
la nuca con la mano libera.
Lo sappiamo che siamo nelle tue mani, mani pericolose e sicure, dice allora in un
sussurro. Andiamo avanti, qui si muore dal caldo. Arriviamo fino a Itapemerim. Ho bisogno
di un bicchiere di birra.