DUE STORIE DEL MARE

 

Rose e i fiori di Rose

Rose, sola nella sua cabina fra velluti neri inneggianti alla morte, dei fiori.

La nave scivola sopra un petalo d’acqua, uno fra i tanti che le distese del mare hanno sciolto lasciando le rimanenti note strazianti al proprio stelo, sospirando in questo abbraccio lugubre tutta la loro ebbrezza di vita.

Battaglia di un’ora al culmine dell’estate

Il vascello beccheggia e rolla, sul cassero marinai scalzi gettano le reti intrise di salmastro e acquamarina. Dalla bocca spalancata del pescecane un urlo senza fondo dal quale non è più possibile tirare su acqua; la goletta fatta a pezzi a colpi d’ascia, alcuni vanno a vuoto e gli altri sollevano schegge di legno. Le strategie ora riposano spossate, il terreno della disfatta è diventato un campo di granoturco lasciato a maggese che brilla con le sue scaglie sublimi di frutti corrotti.

I contadini sono spaventapasseri con la gola riarsa, il vento si piega a spostare le spighe e a tramutarle in oro fino a che il grano non sarà maturo e avrà nascosto, crescendo, l’orrore.


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