CECITA'

Miser siete, che sempre e sol vedete,

Di naturale parvenza il finito

E arte d'immaginar non conoscete,

Di chi, di cose, ha solo sentito.

Un pregio e' non sentirmi allor smarrito

In zone d'animo in cui vi perdete.

Di tutte quelle cose ho io recepito,

Vero in più che voi non ben credete.

Cosi', è forse in un posto ove non si spera,

Che e' mia mente, in cui tale apparenza

Prende la natural umile sua forma

che, non avendo pero' vostra norma,

né alcuna presuntuosa util sembianza,

sarà più misera ma anche più' vera.

5-6 Giugno 1995


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