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PAOLO IVALDI

(con uno speciale ringraziamento a Jacques Roubaud)

Birranalisi

Lo sanno tutti. Scrivere è come andare dallo psicanalista. Come un specchio impietoso il foglio di carta riflette ogni ruga del pensiero e tuttavia può concedere una rivincita; chi invece non ti lascia scampo è l’analista. La seduta dura quanto un boccale di birra, per questa ragione anziché di psicanalisi si deve parlare più propriamente di birranalisi.

Anche i ruoli sono invertiti: è il paziente a star seduto alla scrivania mentre lo psicologo è sdraiato sul lettino con in mano ben saldo il suo bicchiere di birra.

Il paziente inizia a parlare, lo psicologo subito si addormenta. Il paziente parla dei tram, delle corse di cavalli, della preminenza del cuore sulla ragione, dell’immortalità dell’anima e delle civiltà precolombiane.

Con l’esaurirsi della sabbia nella clessidra, quando il sonno dell’analista è così profondo e l’inclinazione del boccale di birra supera il limite permesso dalla forza di gravità, bruscamente la seduta si interrompe e tutto si ricompone; il tram riprende adagio la sua corsa, ai cavalli viene staccato con cura il numero di gara e riposto con altrettanta cura nella grande cassettiera dello psicologo; allo stesso modo, fatto neppur tanto stupefacente, i Maya in perfetto ordine, uno dopo l’altro, risalgono piano piano gli scaffali della libreria e si ricollocano nell’enciclopedia universale all’ultimo piano, tra la scoperta dell’America e la Bibbia concordata.