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   Alessandro Cabianca

  Tracce, di L. Lanza

   a cura di G. Lucini, CFR, 2011


 

 

 

 

Se un titolo riesce ad essere insieme sintesi del pensiero del poeta e indicazione di lettura, questo Tracce di Letizia Lanza, preso alla lettera, ci porta a muoverci tra i versi alla ricerca di quelle tracce che il titolo suggerisce, ed ecco, subito nel frontespizio la prima: “Questo
giorno / che già cede alla sera” (con la sola variante del ‘già’, e siamo al Passero solitario leopardiano), oppure, a p 12: “Cirri di porpora / e d’oro” o, ancora a p. 17: “Ombra infinita del / vero” (e siamo a La mia sera  o all’Alexandros di Pascoli), oppure ancora, a p. 38: “Rimembrare pallido assorto” (variante del montaliano “Meriggiare pallido e assorto”) o, infine la “Falce calante”, traccia dannunziana, o, altrove, l’oraziano Carpe diem: “L’attimo breve”.

 

A fronte di queste tracce sta il verso rarefatto e scarno, che ungarettianamente nulla concede al lirismo, verso breve o brevissimo che raccoglie lampi, illuminazioni, sintesi estrema di un pensiero che non si lascia andare al racconto, fortemente ancorato alla parola, che il poeta analizza, come anatomopatologo o archeologo, utilizzandone storia, etimologia, linguistica, che dunque anatomizza e ricostruisce, poiché sembra non bastargli né il bagaglio di vocaboli né la lingua corrente, tanto da dover inventare parole e composizioni di parole o da doversi rifare a lingue altre per dare sintesi ed espressione  al proprio pensiero.

 

Ecco allora una serie non piccola, per una raccolta di versi piuttosto contenuta, di invenzioni verbali alla ricerca di nuove potenzialità espressive: cirri auroannodanti, glaucoantiche memorie, vox nullovanente, per fare soltanto tre esempi; ecco ancor più evidente l’irrompere del polilinguismo: mala oikouméne, parvula mens, statim evanida, fin nei titoli, Slowly oppure Jouir, così come nel verso compiuto, ma spezzettato: “Ad acrem/maerorem / mulcendum” (Epitaffio).

 

“Frango il silenzio / con sillabazioni stente” dice il poeta ed è in questa dichiarazione di poetica l’esplicitazione insieme della ritrosia ma anche della necessità del dire, se non proprio del raccontare, cioè del trasmettere, pur attraverso una “Scrittura strabica”, l’irrompere dello “Slabbrarsi di memoria”, o di macerie, racchiuso in queste “Scampolerie” che ci parlano, per allusioni, di “Vera vita”, quella che può riflettersi nei versi di un poeta.

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Alessandro Cabianca, nato a Cornedo (VI) nel 1949 e residente a Padova, si è laureato con lode presso l’Università di Padova in Letteratura moderna e contemporanea con una tesi monografica su Ottiero Ottieri (e sul rapporto letteratura, industria e psicanalisi in Italia negli anni sessanta). Ha pubblicato cinque raccolte di poesia: Sopra gli anni, Ed. Universitaria, Venezia 1991; Il gioco dei giorni, ibidem, 1992 e 1994; Le vie della città invisibile, ibidem 1995; I guardiani del fuoco, Gruppo90, Padova 2000, L'ora dello scorpione / Ceasul scorpionului, Edizione biligue italiano/romeno. Prefazione e traduzione di Ştefan Damian. Idc Press, Cluj-Napoca (România) 2010. Ha inoltre pubblicato tre tragedie: Medea, le metamorfosi di un mito, Gruppo90, Padova 1998; Clitennestra, la saga degli Atridi, ibidem 2000, Antigone, libertà e destino, CLEUP 2010 e un trattato di Musica e poesia dal Mito al ‘900: Armonie d’insieme, CLEUP 2009, coautore il Maestro Matteo Segafreddo. Ha scritto inoltre I musicanti di Brema (libretto d’opera), musicato dal Maestro Matteo Segafreddo per l’Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza. Nel 1993 ha messo in scena un lavoro multimediale di poesia-musica-danza-pittura-video intitolato Influssi - delle Metamorfosi e dei Mutamenti. Numerose le sue partecipazioni a convegni e incontri di poesia; è tra i fondatori del Gruppo 90 di Azione poetica e del P.I.P. (Pronto Intervento Poetico).