Situazione politica e violazione dei diritti degli indigeni in Messico.
Dialogando con Soledad Ortiz Vásquez
di Onofrio Pappagallo

Soledad Ortiz Vásquez è una rappresentante delle comunità indigene messicane dello Stato di Oaxaca, riunite nel CODEP – ONPP (Comité de Defesa de los Derechos del Pueblo - Organización Nacional del Poder Popular).

Il CODEP – ONPP è un'organizzazione sociale costituita da un'ampia base di comunità principalmente indigene e di contadini che collaborano spontaneamente, senza distinzione di razza, colore della pelle o religione, alla difesa di quei diritti che tutti gli individui dovrebbero avere in quanto cittadini. Queste comunità sono situate in 5 regioni dello Stato di Oaxaca: Mixteca (per la maggiorparte), Canada, Costa, Valles Centrales e Istmo de Tehuantepec.

Il CODEP nasce più di vent'anni fa e nel corso di questi anni ha promosso la collaborazione con gli altri movimenti indigeni e non, presenti sul territorio messicano, al fine di costruire un fronte unico” per una società democratica, giusta e egualitaria non solo per pochi, ma per tutti”.

L'intervista dimostra la complessa e poco chiara situazione all'interno della sinistra in Messico, sempre più divisa. Da una parte il PRD, che lungi dall'essere espressione di radicalità, non riesce ad affermarsi tra i movimenti indigeni come l'interprete di una effettiva “alternativa”, tanto più che questo giovane partito è nato già “macchiato” in quanto ramo “di sinistra” del PRI. Dall'altra i movimenti indigeni i quali, uniti dal comune obiettivo di vedersi riconosciuti i propri diritti in quanto popoli aventi culture e coscienze “diverse”, sono divisi al loro interno da differenze nel modo d'intendere la società e nelle tradizioni.

L'intervista è stata possibile grazie all'intercessione e aiuto di Giorgio Riolo, presidente dell'associazione culturale “Punto Rosso” di Milano.

 

In Messico dopo la rivoluzione del 1910, che ha portato alla Costituzione del 1917, c'è stata per 70 anni la “dittatura democratica” del PRI (Partido Revolucionario Institucional) e poi quella del PAN (Partido Acción Popular) di Vincente Fox, come hanno vissuto le popolazioni indigene questi lunghi anni?

Durante i 70 anni di governo del PRI si sono acutizzati i conflitti sociali, la fame, la miseria e lo sfruttamento del popolo messicano, iniziati già cinquecento anni prima con la conquista spagnola della nostra terra. Oggi, le popolazioni indigene continuano ad essere escluse dai diritti più elementari, come la salute e l'educazione. In questo modo non hanno avuto la possibilità di vivere una vita degna, né di partecipare alle decisioni politiche, economiche e sociali del Paese.

I programmi governativi, oggi come sempre, sono controllati e manipolati attraverso brogli elettorali. Non si concretizzano mai le promesse fatte durante le campagne elettorali e queste inadempienze vengono poi giustificate con la scusa che le risorse economiche sono insufficienti, data la crescita elevata della popolazione.

Il governo Fox ha incrementato il debito estero interno attraverso iniziative come il FOBOPROA che era basato sull'idea di “riscatto bancario”, ma dal quale hanno tratto beneficio solo le banche, lasciando al popolo messicano un debito ancora maggiore, per dei fondi mai utilizzati. Si sono consegnati così tutti i beni statali, come, tra gli altri, la telefonia e le banche a gruppi stranieri, con la scusa di sanare il debito estero.

In questi anni c'è stato, anche, un fortissimo taglio alla spesa pubblica e i problemi delle zone rurali sono stati totalmente dimenticati. Sono già evidenti i presupposti di una riforma agraria, che, in totale disprezzo dell'art. 27 della Costituzione, porterà alla privatizzazione delle terre e ad altre riforme sociali che incrementeranno le mancanze nel campo della pubblica istruzione e sanità.

A fronte delle forti proteste da parte dei gruppi indigeni organizzati, il governo ha risposto con una fortissima militarizzazione e la presenza di gruppi paramilitari, soprattutto negli Stati del Sud. Un caso concreto è quello che sta accadendo nello Stato di Oaxaca, in cui vengono violati i diritti fondamentali quali la libertà di espressione, organizzazione e manifestazione, tutti sanciti dalla Costituzione del 1917.

 

Vincente Fox ha vinto le elezioni promettendo un radicale cambiamento nella politica di governo, una più equa distribuzione delle ricchezze e più rispetto per i diritti del popolo indigeno. Il CODEP credeva veramente che Fox, capo nazionale della The Coca Cola Company, potesse segnare una svolta in Messico, potesse promuovere l'autodeterminazione, i bisogni e la “dignità di essere uomini” della popolazione indigena?

Di fronte ad un logoramento sociale e ad una disperazione aggravata da 70 anni di governo del PRI, la popolazione messicana alle ultime elezioni ha deciso di votare per il PAN e per il suo candidato, l'attuale presidente Vincente Fox.

Il popolo è stato ingannato dalle false promesse del partito priista, dalle sue false illusioni di risolvere il conflitto in Chiapas “in 15 minuti”, dalle dichiarazioni fatte attraverso i mezzi di comunicazione di trovare una soluzione alla disoccupazione e alla condizione disagiata delle fasce sociali più deboli, tra cui quella indigena.

Il CODEP, tuttavia, anche durante quel processo elettorale decise di disocciarsi dai partiti politici, intuendo che quelle promesse erano solo una manovra per attirare i voti popolari e che la tanto auspicata democrazia non sarebbe rimasta altro che facciata, volta a non dissuadere le compagnie straniere ad investire in Messico.

Di fatto anche il PAN, durante il suo governo, sta continuando a dare in pasto alle multinazionali straniere le risorse messicane e sta appoggiando con forza piani e megaprogetti come l'ALCA o il Plan Puebla Panamá, che sono a beneficio solo dei Paesi imperialisti. Il PAN, ignorando le esigenze popolari e favorendo solo le grandi multinazionali e i Paesi che ad esse si legano, mostra chiaramente la sua natura di estrema destra.

Nel 2002 il presidente Fox ha denunciato la violazione dei diritti umani in Cuba... Ma con che autorità dato che in Messico sono continuamente violati i diritti umani? Si pensi allo Stato di Oaxaca, in cui il governatore del PRI Ulises Ruiz Ortiz copre vergognose violazioni a questi diritti, oppure ai delitti delle moltissime donne delle città industriali del Nord del Paese al confine con gli Stati Uniti (le più feroci in Ciudad Juarez e Chihuahua) che sono rimasti impuniti.

 

A Città del Messico chiamano, in senso positivo, Lopez Obrador il “pesce lucertola”, mentre il Sub Marcos lo definisce l'“uovo del serpente”, perché lo ritiene molto simile a Fox. Il CODEP crede che Obrador possa essere el hombre nuevo? In Messico, credo, ci siano ancora forti divisioni tra la sinistra parlamentare e quella extraparlamentare, dei movimenti di resistenza. Ma questa divisione non rischia di far vincere ancora la destra?

Quali sono le vostre proposte d'“alternativa”?

Noi non riteniamo il PRD (Partido Revolucionário Democrático) sia diverso dagli altri partiti, né che il suo esponente, Lopez Obrador, sia diverso dagli altri politici, tanto è vero che né l'uno né l'altro hanno mai fatto nessuna dichiarazione contro il neoliberalismo.

Noi sosteniamo che i partiti della borghesia non stanno offrendo nessuna soluzione che possa migliorare la situazione del popolo messicano.

Per noi è chiaro che, nonostante si possano avere delle trasformazioni, il vero cambiamento deve sorgere dal basso, dal popolo. Questo può avvenire solo costruendo il Potere popolare (“Poder popular”), in cui sia lo stesso popolo a decidere quale governo e società vuole e come beneficiare delle risorse naturali della propria terra. Deve esserci uguaglianza, giustizia e libertà. È per questo che abbiamo una proposta di nuova nazione, una nazione che prenda in considerazione tutte le inquietudini del popolo messicano e che recuperi i diritti sociali, ottenuti attraverso la Rivoluzione messicana del 1910, come l'articolo costituzionale n. 27 in cui si definisce la proprietà collettiva delle terre, o l'art. 123 sui diritti dei lavoratoti.

È fondamentale che le riforme siano promosse dallo stesso popolo e che si possa così eleggere un “uomo nuovo” che oltre a prendere in considerazione seriamente tutte le richieste del popolo si pronunci in maniera chiara contro il neoliberalismo.

Per il CODEP è chiaro che i partiti politici non rappresentano nessuna garanzia per il popolo messicano.

Le elezioni stesse non sono altro che un modo per mostrare che in Messico c'è “democrazia” ma, di fatto, sono solo un'alternanza dello stesso potere, che difende gli interessi della borghesia del FMI (Fondo Monetario Internacional), della BM (Banco Mundial), e del OMC (Organización Mundial del Commercio, ossia WTO); lo stesso potere che prima e dopo il 2000 ha cominciato a consegnare le risorse naturali del Paese alle multinazionali, sta privatizzando settori basilari come la salute e l'educazione e annullando diritti di base dei lavoratori, ottenuti grazie a grandi lotte sociali e alla Rivoluzione messicana del 1910. In particolare si vorrebbe modificare l'art. 123, che si riferisce al diritto dei lavoratori di ottenere una pensione e la giornata lavorativa di otto ore.

Questa politica di privatizzazione si sta attuando dagli anni '80, prima portata avanti dal PRI e continuata attualmente dal PAN e dal presidente Fox, che sta consegnando tutto ciò che è messicano all'impero che sta all'apice dei blocchi economici, politici e sociali di questo sistema neoliberale che deruba il nostro Paese e attenta alla nostra sovranità nazionale.

Comunque dobbiamo dire che finché non sarà lo stesso popolo a decidere quale tipo di governo vuole, è difficile poter parlare di un cambiamento sociale che implichi un cambiamento di fondo.

Questi politici stanno distruggendo le nostre vite saccheggiando tutte le nostre risorse naturali, consegnando il nostro territorio ad altri, cancellando la nostra cultura e imponendo la loro politica qualunque sia il costo da pagare.

Già da prima delle elezioni del 2000 noi del CODEP sospettavamo che un cambio di parti non avrebbe segnato un vero cambiamento nella gestione del potere, ma solo l'alternanza di uno stesso potere, così da giustificare l'esistenza di una democrazia nel Paese. Tuttavia per noi, emarginati e dimenticati da sempre, quello che promettono i partiti non sono altro che parole dette in tempo di campagna elettorale e che il vento si porta via subito dopo.

Inoltre la repressione continua ad aumentare. È il caso di Oaxaca nell'anno 2005. Il CODEP e la COMPA (Coordinadora Oaxaqueña Magonista Poder Antineoliberal) vedono sempre più spesso rifiutate le proprie richieste sociali ed alcuni compañeros continuano ad essere detenuti ingiustamente per colpe che non hanno commesso.

Come può esserci un cambiamento con questo governo che difende solo gli interessi dei potenti e che usa la menzogna e l'inganno per mantenere il popolo nella più totale oppressione e sottomissione?

 

Che rapporti ci sono tra i movimenti indigeni in Messico, ad esempio tra il CODEP e il movimento zapatista di Marcos?

Le popolazioni indigene hanno ben chiaro che se non lottiamo per la nostra sopravvivenza non potremo vivere. Noi crediamo nell'unità delle comunità indigene nella lotta contra il potere neoliberale, anche se ammettiamo che ci sono notevoli differenze tra le comunità, sia riguardo agli intenti politici e sociali da perseguire, sia riguardo all'organizzazione sociale interna. Ci sono ad esempio alcune comunità che sono profondamente maschiliste, dove il ruolo della donna è uguale a zero. Noi non siamo disposti a collaborare con queste comunità.

Il rapporto con l'Ezln non è ancora ben definito. Noi abbiamo deciso di aderire al nuovo invito fatto dal movimento zapatista e di aderire alla VI Dichiarazione della Selva Lacandona, al fine di verificare se è possibile trovare un certo accordo su che tipo di società desideriamo. Ma partiamo dallo stesso principio, ossia quello della necessità di creare una società più giusta, rispettosa delle nostre culture e che sia veramente alternativa al neoliberalismo.

Allo stesso tempo riteniamo che l'Eznl sia un po' troppo elitaria, perché fa delle proposte che tengono in conto solo i bisogni degli indigeni del Chiapas e che quindi non tiene conto delle esigenze di tutti i movimenti, che in quanto diversi, come il nostro, hanno un diverso tipo di lotta e di obiettivi. Riteniamo che sia necessario trovare un'unità con l'EZNL, così come con gli altri movimenti indigeni, ma anche con le altre associazioni messicane e internazionali, perché solo così sarà possibile sconfiggere il potere neoliberalista. Ma saranno necessari tempi lunghi per discutere, in modo da trovare un accordo che non sia fine a se stesso, ma continuativo.

In ogni caso, per noi, è chiaro che la lotta è l'unico cammino che possiamo intraprendere per arrivare a costruire una società differente, nella quale, cioè, poter godere dei diritti che ci aspettiamo. È il popolo organizzato l'arma più potente per frenare tutto questo, dal momento che è il popolo stesso ad offrire la propria forza-lavoro e a dover esercitare il potere... In altre parole, il poder popular sorge dal popolo ed è per il popolo!

 

Cosa pensa il CODEP di Lula, della Rivoluzione Bolivariana di Chávez e della Rivoluzione cubana?

Noi abbiamo grande fiducia nella Rivoluzione Bolivariana e riteniamo che Chávez stia dando una grande speranza all'intero popolo latinoamericano. Così come riteniamo che la Rivoluzione cubana e Fidel siano stati da sempre un modello rivoluzionario anticapitalista e di sinistra a cui ispirarsi.

Crediamo che Lula abbia disilluso i brasiliani e i movimenti indigeni, come i Sem Terra che inizialmente lo hanno appoggiato. Noi riteniamo che quello che ha rappresentato Lula per i movimenti indigeni brasiliani, potrebbe essere Obrador per noi.

gennaio 2006