approccio all’arte

Pungere la sensazione, rapire l’emozione, rompere la convenzione
A proposito di Arte Contemporanea - Pino Spadavecchia
di Antonella Zezza

Parlare di arte, tendere all’arte prima con la propria persona, trascinando il proprio corpo, i propri sensi, verso i confini invalicabili della sensazione che diviene emozione e poi gioia o disperazione, pace o agitazione ricongiungendosi con la scrittura o la parola in una comunione di sensi che accomuna il linguaggio e l’emozione.

Così scrivevo a Pino mentre gli raccontavo la voglia di approcciarmi ad un nuovo mondo: LA PITTURA. Un approccio per comprendere, scrutare, ammirare.
Credevo fosse facile guardare, credevo fosse facile capire e raccontare.
Ma la parola scivola dalla mente come se tutto intorno ci fosse un paesaggio con una propria vita e una propria anima. Mentre osservi, scivoli lungo i sentieri come un ruscello cristallino, il tuo contorno accarezza le sponde di ogni pensiero come sentiero attraversato e quotidianamente vissuto da chi non deve raccontare che l’immagine.
La vita nel suo impeto diviene soggezione quando la curiosità valica confini invalicabili che non conosci e osservi… l’arte ti insegna la delicatezza del colore che esprime, macchia, tinge, ma non offende…
L’arte come il canto del fanciullo pascoliano riposto in una culla sempre intatta, lontana dal mondo che non capirebbe, vicino agli occhi e alle mani di chi è pronto a viaggiare con se stesso e con i colori: l’uomo.
Un viaggio senza ritorno che non presuppone la didattica conoscenza cronologica delle opere e dell’autore. Un racconto senza racconti e padre di storie vissute che puoi rivivere nel magma informe e colorato dell’immagine quale forma del pensiero.
Un pensiero diverso che diviene mondo, non da valicare, ma da accarezzare dopo averne annusato l’essenza, dopo aver esplorato ogni angolo buio di una realtà nella quale entrare in punta di piedi.
Mentre osservi per la prima volta, senti sulla pelle una sensazione di paura come curiosità che si fa analisi per scoprire senza dover prima capire, ma Carpire.
Carpire la fuggevolezza di un colore più immediato che fugge e rifugge sulla tela gestendo il tuo sguardo inerme, pungendo la sensazione, rapendo l’emozione e rompendo la convenzione.
Allora, anche la parola piena si svuota, scoppia…come una bolla di significato che dopo aver fluttuato nell’aria, accarezza internamente il proprio contorno che sente ormai liscio e scivoloso, levigato da una conoscenza sincera, vera.
L’artista? Rimane il pensiero gentile e spassionato, distratto e indaffarato che scorge il tuo sguardo assente, il tuo non capire niente, perché tornerai in punta di piedi a chiedere un’altra strada per ricominciare a camminare in quel sentiero ormai più familiare.
Osservare senza chiedere, raccontare il raccontato ha senso nel non-sense di una vita che si sta esprimendo ancora a se stessa, non puoi pretendere di capirla perché ogni parte è un pezzo di carne, di sangue di dolori e gioie riposti in un’immagine che ti sta davanti e sembra ti venga in contro.
Se all’improvviso realizzi ciò, la paura ti assale e l’immagine ti sembra minacciosa, ma non puoi che ritrovarti dinanzi alla tela inebetito mentre hai ammesso a te stesso l’umanità della curiosità di cui parlavo prima.
Un’umanità piccola e grande allo stesso tempo che ti galvanizza ed entusiasma al punto da farti credere di poter sollevare il mondo.
Concentri le tue forze e dove sei? Al punto di partenza!!!
Solo! Dinanzi all’idea che sulla tela ha preso forma la finitezza dell’essere donna e uomo nel proprio involucro, lo stesso del quale solo per una volta vorresti liberarti per divenire immagine pura: pensiero pensante, sublime.
Ma la tua umanità ti costringe alla tua forma e il pensiero fluttua in quella bolla dispersa. Diverrai l’informe nella comunione di sensi con la natura della passione, quella che è in grado di alleviare i mali del mondo o ingigantirli.
Le tue parole scoppieranno come bolle non per dissolversi, ma per divenire essenza del sentire in un mondo dove regna la sensibilità.
Tutta questa magia, questa poesia io l’ho provata.
Qualcuno mi ha fatto comprendere con la semplicità dei gesti e delle parole utili, il valore vero della propria passione logorata dagli anni e dalle difficoltà di credere in ciò che si sente e esibendo l’immagine.
Il logorio diviene immediatezza, perché quando sono gli occhi a parlare, questi conoscono solo due codici di linguaggio: la gioia e il dolore in tutte le loro sfumature.
Mentre il brusio fuori continua, il mondo gira e gli uomini e le donne si affannano, Pino continua a lavorare e l’arte continua a levigare l’animo umano.
A noi che andiamo avanti e rimaniamo in strada rimangono gli occhi, non solo per guardare, ma per vedere ciò che siamo attraverso ciò che qualcuno è stato e continua ad essere in uno sguardo discreto, ma intenso con l’arte e con noi stessi.

 

– PLOT. @rt. Europa da un’idea di MASSIMO LUPOLI
– GALLERIA ARTURARTE-NEPI (VT)
16 SETTEMBRE-16 OTTOBRE 2005
– MUSEO DI ARTE CONTEMPORANEA
WORKSHOP-ROMA DAL 17 AL 30 NOVEMBRE 2005
– CENTRO INTERNAZIONALE PER L’ARTE CONTEMPORANEA - CASTELLO COLONNA-GENAZZANO
19 NOVEMBRE- 20 GENNAIO 2006
www.pinospada.altervista.org

settembre 2005