Cos'è il Tombolo

La lavorazione del merletto al tombolo è un’attività assai fiorente ad Isernia ed un po’ in tutta la Pentria, dove si è diffusa a partire dal ‘400.

E’ dibattuto se l’introduzione dell’arte del tombolo nell’Isernino sia di origine angioina o aragonese. In particolare, in loco, la tradizione vuole che siano state le suore del convento benedettino di S. Maria delle Monache a diffondere tra le educande tale tipologia di ricamo. La regina Giovanna III d’Aragona, che aveva avuto Isernia in appannaggio matrimoniale da re Ferrante, amava i merletti lavorati in un convento che si presume essere quello di S. Maria delle Monache.

In un registro del menzionato convento del 1503 c’è testimonianza storica della produzione e della notorietà dei finissimi ricami a tombolo.

L’evoluzione del prodotto artigianale è storicamente documentata. La produzione di merletti del ‘700 è stata caratterizzata dalla notevole lunghezza dei ricami, fino a 10-12 metri senza interruzione, dalla prevalenza di disegni di piccole dimensioni e dall’introduzione di filati più sottili con qualità superiore. Nei ricami dell’800, sotto l’influsso del gusto romantico, prevalgono figure ampie ed elaborazioni leziose. Nel ‘900, l’evoluzione dell’arte del tombolo introduce criteri e modalità di realizzazione tutt’oggi rispettati. I lavori sono caratterizzati dal ridimensionamento dell’uso dei ricami a metraggio con il ritorno a dimensioni ridotte delle produzioni e dalle immagini meno ridondanti e leziose.

Tecnicamente, oggi come allora, il lavoro si esegue con l’ausilio di un cuscino cilindrico, “pallone”. Su di esso si fissa un cartone che riporta il disegno che prenderà il ricamo, in modo da fungere da guida per l’elaborazione del merletto. Il perimetro della figura disegnata è segnato da spilli che servono come caposaldo dell’intreccio. Unitamente al “pallone” occorrono i “fuselli”, astine di legno che ad un’estremità fungono da impugnatura e dall’altra da bobina per l’avvolgimento di altrettanti fili. L’armeggiare dei fuselli (se ne usano mediamente 24) tra l’una e l’altra mano con repentini movimenti delle braccia, originano le più disparate trame. Esse sono caratterizzate da un ampia gamma di “punti” di ricamo, scelti in base al lavoro che si intende realizzare.

La particolarissima lavorazione del tombolo è sopravvissuta fino ai giorni nostri grazie alle donne isernine di ogni fascia sociale che di generazione in generazione, di madre in figlia se ne sono tramandate i segreti.

Passando per i vicoli di Isernia infatti, si possono incrociare ricamatrici chine sugli scannetti su cui è posto il classico cilindro di stoffa, intente con le loro agili mani  a realizzare il delicato lavoro. E’ un’attività che richiede, sicuramente, oltre ad agilità e abilità, una buona dose di pazienza, che certo non manca alle donne isernine che da sempre vi si dedicano con passione.

I disegni realizzati, dal gusto antico ed a un tempo moderno, sono, oggi come ieri, quelli della tradizione. Sono motivi antropomorfi , zoomorfi, vegetali, di ispirazione pagana: scene agresti, divinità ed eroi, allegorie amorose e di ispirazione sacra.

La lavorazione del merletto al tombolo costituisce, dunque, la principale attività artigianale di Isernia e non è possibile quantificare il numero di ricamatrici che vi si dedicano, poiché molte lo fanno solo nei ritagli di tempo e non come occupazione principale.

Per realizzare un lavoro al tombolo il tempo varia a seconda della grandezza e della complessità, si può andare dalle poche ore fino, addirittura a diversi mesi.

Per concludere è doveroso sottolineare che il merletto isernino lavorato al tombolo si distingue da ogni altro (l’attività è diffusa, infatti, anche nella laguna veneta, nel Piceno meridionale, in Abruzzo, in Francia, in Grecia e a Malta) perché è lavorato con un filo, di produzione locale, sottile e di color avorio che offre al prodotto finale quel tocco in più di luminosità ed eleganza.

 

Particolari della lavorazione

 

                                             

 

Strumenti per la lavorazione