Lista dei pesci presenti nello stagno di Carpanea |
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ALBORELLA. (Alburnus Alburnus Alborella)
Allo stato adulto misura una quindicina di centimetri di lunghezza. Le sue squame che si staccano facilmente, sono ricchissime di cristalli di guanina, che conferiscono loro un caratteristico aspetto argenteo. Diffusissimo in tutta Europa, frequenta le acque calme e stagnanti, sempre in gruppi numerosi, e si tiene soprattutto in superficie, preferibilmente in prossimità delle coste. Si nutre di prede minuscole.
Dalle squame dell'alborella, triturate e trattate con ammoniaca, si
ricava la cosiddetta 'tintura d'Oriente', una sostanza di colore argento
che, introdotta in piccole sfere di vetro, le rende assolutamente simili
alle perle. Tuttavia, reperire la materia prima per la preparazione della
'tintura d'Oriente' non è tanto semplice: per soli cento grammi di
prodotto finito, occorrono, infatti, oltre cinquemila alborelle.
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ANGUILLA. (Anguilla anguilla)
Questa specie, un tempo comune nella maggioranza dei corsi d'acqua,
con presenze che arrivavano fino alle zone montane, è oggi in sensibile
rarefazione. Attualmente la specie è segnalata con una certa presenza
nelle acque della pianura, e solo occasionalmente nelle zone montane, le
presenze più consistenti comunque riguardano i tratti dei fiumi prossimi
alla foce, o buona parte degli affluenti degli stessi. L'anguilla può
raggiungere taglie di oltre 1 mt. e peso superiore a 3 kg.
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CARPA. (Ciprynus carpio)
E' di origine asiatica. Per duemila anni la carpa ha
avuto grande importanza come pesce d'allevamento, e indubbiamente, come
tale fu introdotta anche in Europa, probabilmente ad opera dei romani. In
seguito vi fu una più larga distribuzione in tutta l'Europa dal 1300 al
1500, ovvero nel medioevo. In seguito è stata anche introdotta in America
del Nord (nel 1877), dove però si è verificato un effetto negativo di
sovrappopolamento in molte acque, compromettendo la loro crescita. Vive in
acque ferme di fiumi e laghi, predilige i fondi fangosi in cui grufola in
cerca di cibo. È il ciprinide che può raggiungere il maggior peso
arrivando sopra i 20 Kg.
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LUCCIO. (Esox lucius)
Il luccio, un tempo ampiamente diffuso nelle acque di
pianura è attualmente segnalato con presenza medio-scarsa solo in poche e
ristrette zone del piano, o in bacini e laghi del tratto basso collinare
della penisola. La forte contrazione numerica della specie è da attribuire
al degrado, e spesso alla scomparsa dei siti idonei all'accrescimento e
soprattutto alla riproduzione, tra cui fontanili, e forse alla
competizione con il persico trota un predatore importato dal nord America
alla fine dell'800. Il luccio è un predatore prevalentemente ittiofago che
può superare eccezionalmente il metro di lunghezza e i 15 kg di peso.
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LUCIOPERCA (Sandra). (Stizostedion lucioperca)
Corpo allungato; bocca terminale ampia e munita di denti robusti;
pinna dorsale doppia la prima parte della quale munita di raggi spinosi;
morfologia sostanzialmente simile a quella del pesce persico; colorazione
verde-bruna sul dorso con strisce verticali più scure, bianco giallastro
sul ventre.
Taglia: 35-55 cm (circa 1 kg) a 5-6 anni, fino a 120 cm (12 kg) a circa 20 anni di età. Accrescimento rapido. Vive in piccoli banchi nelle zone litorali di laghi e fiumi a corrente modesta, senza vegetazione (zona della Carpa e della Tinca). E' un forte predatore di altri pesci, preferibilmente ciprinidi. Introdotto dall'Est Europa. Le prime immissioni in Italia ebbero luogo nei laghi di Comabbio e Pusiano (Lombardia).
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PERSICO REALE. (Perca fluviatilis)
Il persico reale ha il corpo allungato con dorso pronunciato e
decisamente incurvato ed un muso smussato. La sua livrea è grigio-verde,
sui suoi fianchi ci sono 6-9 bande verticali scure, il ventre è bianco. La
pinna dorsale termina con una macchia nera, le pinne ventrali e caudali
spesso sono bordate di rosso-arancio. Vive in acque di fiumi e di laghi,
trasparenti e con deboli correnti. In fase giovanile è un pesce gregario
mentre allo stato adulto è solitario. Si riproduce tra marzo e maggio, le
uova sono attaccate ad ostacoli sommersi come alghe o pietre in lunghi
filamenti gelatinosi. La loro dieta è costituita da invertebrati, uova di
pesce e pesci.
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PERSICO SOLE. (Lepomis gibbosus)
Vive nelle zone litorali ricche di vegetazione di ambienti lacustri
e di lanca, con fondali sabbiosi o melmosi. In condizioni particolarmente
favorevoli può raggiungere i 20 cm di lunghezza. Si ciba di invertebrati
bentonici ed associati alla vegetazione acquatica ed anche piccoli pesci.
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PERSICO TROTA. (Micropterus salmoides)
Nonostante il nome, il persico trota appartiene ad una famiglia
diversa da quella del persico reale. Questo pesce è stato introdotto in
Italia alla fine dell'800 dall'America settentrionale (Black-bass). Nelle
nostre acque interne può raggiungere al massimo 40-60 cm di lunghezza e 3
kg di peso, e si ritrova generalmente nel basso corso dei fiumi del piano,
nei canali, e nei bacini o laghi del fondovalle. Questo pesce preferisce
specchi d'acqua ferma e limpida, con abbondante vegetazione, ed essendo un
vorace predatore di altre specie di pesci, entra talvolta in competizione
alimentare con il luccio.
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PESCE GATTO. (Ictalurus melas)
Il pesce gatto supera di rado nelle nostre acque i 35-40 cm di
lunghezza. Originario del Nord America. Vive in acque stagnanti o
debolmente correnti, con fondi melmosi e ricchi di vegetazione. E' molto
resistente e sopravvive egregiamente in acque povere di ossigeno e,
infossandosi nella melma, può sopportare anche brevi periodi di siccità.
Vive sul fondo predando invertebrati, uova e avannotti di altre specie di
pesci, girini ed altri piccoli invertebrati.
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SCARDOLA. (Scardinius erythrophthalmus)
La scardola è un tipico pesce delle acque lente di pianura, ricche
di vegetazione acquatica indispensabile per la sua alimentazione e
riproduzione. Comune nei tratti planiziari di numerosi corsi d'acqua del
territorio, e lungo i canali di bonifica e di irrigazione, è frequente
anche nei fontanili. La presenza della scardola nei corpi idrici montani,
e collinari è da imputarsi a immissioni eseguite ignorando del tutto le
esigenze ecologiche delle specie rilasciate. La scardola può raggiungere
oltre 25-30 cm di lunghezza, e 800 gr di peso.
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TINCA. (Tinca tinca)
La tinca che tollera tenori di ossigeno anche
estremamente bassi, è specie tipica delle acque di pianura, ferme o
debolmente correnti e ricche di vegetazione. Può raggiunger 40-50 cm di
lunghezza, e 2-3 kg di peso. La tinca è onnivora ma predilige gli
invertebrati del fondo, ed in particolare i molluschi.
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TRIOTTO. (Rutilus rubilio)
Il triotto è un pesce di piccole dimensioni, non
superando di norma i 20 cm di lunghezza. Vive in acque stagnanti, o a
corso lento; il suo areale naturale è quindi limitato alle zone di
pianura. La specie è presente in quasi tutti i corsi d'acqua del piano, e
i quasi tutti gli affluenti; si rinviene comunemente anche nei canali di
irrigazione o di bonifica. In molte zone del territorio è presente anche
in tratti più elevati, fino alla bassa montagna a causa di immissioni di
materiale ittico prelevato in pianura.
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