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Presto una nuova legge sull'affidamento
 28 gennaio 2002

Si può smettere di essere una coppia, ma non di essere genitori.

Una proposta di legge in discussione in Parlamento in questi giorni riguarda l'affidamento condiviso e mira a far mantenere al figlio minorenne di una coppia separata il diritto di continuare a crescere con una madre ed un padre egualmente presenti.

Attualmente, infatti, nel 90% dei casi i figli minorenni di coppie separate viene affidato alla madre, e al padre spesso resta solo il compito di un eventuale assegno di mantenimento e il "diritto di visita".

La nuova proposta vuole tutelare in primo luogo i bambini e le loro esigenze; pertanto punta ad aumentare la percentuale degli affidamenti condivisi. Cioè la "regola" dovrà essere che i minori restino affidati a tutti e due i genitori e solo in casi eccezionali il giudice dovrà designare quello affidatario.

Padre e madre condivideranno in tutto e per tutto la vita del figlio: educazione, scuola, sport, mantenimento, tempo libero, vacanze.

I coniugi, cioè, saranno 'obbligati' a mettersi d'accordo nel superiore interesse dei bambini, e dovranno presentare al giudice un progetto educativo contenente i compiti dell'uno e dell'altro genitore nei confronti del piccolo. Il progetto sarà più o meno complesso a seconda del livello di accordo che esiste tra i due: sarà dunque tanto più generico, quanto maggiore sarà la loro intesa, e tanto più dettagliato quanto più alto sarà il conflitto.

La principale critica mossa nei confronti di questa proposta è che basterebbe migliorare e rendere esecutiva la legge sull'affidamento congiunto - che già esiste - e che non separa in nessun caso l'esercizio della potestà, come invece si vuole fare adesso attraverso la suddivisione di competenze e disponibilità tra i due genitori.

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