L'impiego della moneta risale ad epoca relativamente recente: le prime monete metalliche risalgono al VII secolo a.C. In precedenza i beni venivano scambiati direttamente con altri beni cioè venivano barattati. Malgrado l'apparente semplicità, questa forma di scambio comporta almeno tre gravi inconvenienti:
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richiede la coincidenza della qualità e della quantità da scambiare (se Tizio desidera vendere un bue ed acquistare del grano deve trovare qualcuno che sia disposto a cedere il grano ed accettare in pagamento il bue); |
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costituisce un serio ostacolo per gli scambi basati su criteri rigorosamente economici, quando vi siano dei beni indivisibili o divisibili soltanto con forte perdita (si pensi alle pietre preziose); |
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la mancanza di una comune misura dei valori rende difficile la determinazione oggettiva della ragione di scambio, specie quando si tratta di merci molto diverse tra loro. |
Con il passare del tempo, la trasformazione dell'economia e l'ampliamento dei mercati hanno reso questi inconvenienti sempre più insormontabili. Il baratto è stato così sostituito dalla moneta merce costituita da beni aventi un valore intrinseco, vale a dire un valore dipendente dalle sue caratteristiche fisiche (conchiglie, sale, bestiame ecc. ma soprattutto bronzo, rame, argento e oro).
La moneta può avere un valore in sé, per il metallo in esso contenuto (oro e argento) oppure può avere un valore solo per il fatto che lo Stato impone di accettarla (moneta legale attualmente in circolazione). Nel primo caso si parla di moneta con valore intrinseco, nel secondo di moneta con valore estrinseco.
Il valore nominale della moneta corrisponde alla cifra indicata sulla moneta stessa. Nel caso di monete d'oro e d'argento, il valore nominale può essere pari, superiore o inferiore al valore commerciale del metallo contenuto nella moneta stessa. Nel caso di monete con valore estrinseco (le attuali banconote e monete metalliche), il valore nominale è di gran lunga superiore a quello del materiale con cui la moneta è fabbricata.
Per sistema monetario si intende il tipo di moneta utilizzato per gli scambi e le regole che disciplinano la sua circolazione.
I principali sistemi monetari affermatisi nel corso della storia sono: il sistema monometallico; il sistema bimetallico ed il sistema cartaceo.
E' il più perfetto dei sistemi monetari metallici. In esso circola un solo tipo di moneta, d'oro o d'argento, avente potere liberatorio illimitato, e prevede una completa libertà di importazione, esportazione, coniazione e fusione delle monete. Il valore nominale (estrinseco) della moneta d'oro o d'argento è rappresentato dalla cifra impressa sulla moneta mentre il valore intrinseco è rappresentato dal valore di mercato del metallo prezioso utilizzato per il conio. Se il valore di mercato del metallo contenuto nella moneta è superiore al valore estrinseco (impresso sulla moneta), tutti saranno indotti a fondere le monete per ricavarne metallo prezioso; se invece il valore estrinseco è superiore al valore commerciale del metallo tutti saranno indotti a portarlo alla zecca per far coniare monete. L'equilibrio del sistema monetario è garantito dalle note leggi della domanda e dell'offerta. Supponiamo, ad esempio, che ad un certo momento il valore commerciale dell'oro sia superiore al valore impresso sulle monete d'oro (valore estrinseco): i cittadini troveranno conveniente fondere le proprie monete ma così facendo l'oro in circolazione aumenterà mentre il suo valore commerciale comincerà a scendere sino a quando non raggiungerà il valore nominale delle monete. A questo punto nessuno avrà più interesse a fondere le proprie monete. Se invece il valore nominale delle monete è superiore al valore commerciale dell'oro, tutti porteranno il proprio oro alla zecca per far coniare monete. Così facendo, aumenterà la domanda di oro per cui alla lunga il suo valore commerciale aumenterà fino a uguagliare il valore nominale delle monete. A questo punto non sarà più conveniente far coniare monete. Questo meccanismo, come si è visto, garantisce la stabilità del sistema monetario
Il sistema bimetallico si basa su n'unità monetaria definita contemporaneamente in un dato peso d'oro ed in uno d'argento: di conseguenza circolano monete dell'uno e dell'altro metallo. Le monete d'oro e quelle d'argento sono legate tra loro da un rapporto di cambio fisso chiamato rapporto legale, allo scopo di evitare che si formino due serie di prezzi paralleli ed indipendenti.
Nel momento in cui il bimetallismo viene introdotto, il rapporto legale coincide con quello che i due metalli hanno sul libero mercato; ma se le condizioni del mercato cambiano sensibilmente, si può verificare fra i due rapporti una divergenza pericolosa. La speculazione, infatti, approfitta della situazione e cambia, al rapporto legale, la maggior quantità possibile di moneta il cui metallo in quel momento vale di meno, in moneta il cui metallo è in quel momento più caro. Quest'ultima viene fusa per lucrare il maggior valore commerciale del metallo (valore intrinseco) rispetto a quello legale, oppure viene tesoreggiata o venduta all'estero. In tal modo essa diviene sempre più rara; per contro, la moneta svalutata si moltiplica perché gli speculatori portano alla zecca sempre nuovi quantitativi del metallo deprezzato, allo scopo di continuare le loro operazioni.
Il fenomeno ora descritto è noto come legge di GRESHAM e suole sintetizzarsi nella massima: la moneta cattiva scaccia la moneta buona.
Ad evitare il verificarsi del pericoloso fenomeno, gli Stati interessati hanno talvolta sospeso la coniazione del metallo temporaneamente svilito, trasformando così il sistema bimetallico completo in un bimetallismo incompleto o zoppo.
Nel sistema cartaceo la moneta è costituita da biglietti di carta emessi dallo Stato attraverso la Banca Centrale.
Vi sono due forme di sistema cartaceo: quello a cartamoneta convertibile e quello a cartamoneta inconvertibile.
Nel sistema a cartamoneta convertibile la Banca Centrale si impegna a convertire in metallo prezioso (oro o argento) i biglietti cartacei che le vengono presentati, sulla base di una parità fissa. Questo sistema, chiamato anche gold standard, fu introdotto per prima in Gran Bretagna nel 1818 e rimase in vigore fino al 1918 allorquando fu abbandonato da tutti i paesi.
Nel periodo tra le due guerre mondiali fu adottato il gold bullion standard basato sulla convertibilità delle banconote esclusivamente in lingotti d'oro e quindi solo per somme elevate. In altri paesi nello stesso periodo venne adottato il sistema del gold exange standard che si basava sulla convertibilità della valuta cartacea nazionale in dollari americani a loro volta convertibili in oro, come stabilito nell'accordo di Bretton Wood del 1944. Nel 1971, unilateralmente, il Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon dichiarò l'inconvertibilità del dollaro ed in tutto il mondo venne istaurato l'attuale sistema monetario cartaceo a corso forzoso che prevede l'inconvertibilità delle banconote in oro.
Oltre alla moneta legale nei moderni sistemi monetari circola anche la moneta bancaria e la moneta elettronica.
La moneta bancaria è costituita dagli assegni e dalle cambiali. Gli assegni sono documenti emessi da chi dispone di un conto corrente bancario che quindi corrisponde ad una quantità di moneta depositata; le cambiali sono strumenti diretti ad ottenere credito e a farlo circolare: consistono in un ordine o in una promessa di pagamento. Le cambiali sono chiamate anche moneta commerciale.
La moneta elettronica è un mezzo per effettuare pagamenti senza bisogno di contante e senza staccare assegni. In pratica, il titolare di un conto corrente bancario può trasferire una determinata somma su un altro conto corrente (supermercato, ristorante ecc.) tramite l'utilizzo di una carta di credito o un Bancomat. Ovviamente è necessario che chi riceve il pagamento deve essere fornito dell'apposita macchinetta che legge la carta, ma ormai tutti gli esercizi commerciali ne sono dotati.
Domanda e offerta di moneta costituiscono il mercato monetario. Per domanda di moneta si intende la quantità di reddito che un singolo soggetto o l'intera collettività detengono in forma liquida immediatamente spendibile.
Supponiamo che il reddito di un lavoratore sia costituito da 1.300 euro che vengono utilizzati come segue:
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€ 800 spesa in beni di consumo (alimentari, abbigliamento, carburanti, luce, acqua, telefono ecc.); |
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€ 200 investimento in titoli (azioni, obbligazioni, depositi vincolati, BOT, CCT ecc.); |
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€ 200 deposito bancario in conto corrente; |
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€ 100 denaro detenuto in contanti. |
La domanda di moneta del nostro lavoratore è pari ad € 300 rappresentati dal deposito in conto corrente e dal denaro contante. Come si vede la domanda di moneta è una componente del risparmio ma non corrisponde ad esso. Il risparmio, infatti, è reddito non consumato che nell'esempio corrisponde alla somma di € 500, di questi solo 300 sono immediatamente spendibili e quindi considerati "domanda di moneta", mentre i 200 euro (azioni e obbligazioni) costituiscono un investimento in titoli che come i depositi vincolati, i BOT, i certificati di credito non sono immediatamente utilizzabili.
Da sempre gli economisti si sono interessati della domanda di moneta e dei motivi che determinano il suo ammontare. Keynes, per esempio ha concentrato la sua analisi sul comportamento dei soggetti che scelgono di detenere moneta e sui motivi per i quali essi non la spendono, che egli riconduce a quella che chiama preferenza per la liquidità. La preferenza per la liquidità è condizionata da:
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spesa per consumi; |
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motivazioni precauzionali (far fronte a situazioni e spese impreviste); |
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motivazioni speculative (ad esempi., acquisto di azioni quando il prezzo è basso per rivenderli quando il prezzo è alto). |
Nel primo e nel secondo caso poiché la spesa relativa (per consumi e per imprevisti) dipende dai livelli del reddito, anche la domanda di moneta dipende da tale elemento. Solo nel terzo caso la rinuncia a detenere presso di sé il denaro liquido è condizionato dal prezzo dei titoli e dal saggio di interesse. Se questo è alto (ad esempio i depositi a risparmio vincolati fruttano alti interessi) gli individui saranno disposti a privarsi del denaro liquido attratti dall'alto rendimento in interessi.
Il soggetto che mette la moneta in circolazione è lo Stato attraverso la Banca centrale. Nell'U.E. dal 1999 le Banche centrali dei vari paesi sono state sostituite dalla Banca centrale europea (BCE) con sede a Francoforte sul Meno (Germania). La decisione su quanta moneta mettere in circolazione è il risultato di decisioni di tipo politico ed economico che in ogni caso, hanno come obiettivo il controllo dell'inflazione.
L'offerta effettiva è, come abbiamo visto, rappresentata dalla base monetaria ovvero dalla quantità di moneta messa in circolazione dalla Banca centrale ma ad essa vanno aggiunti:
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i conti correnti bancari e postali convertibili in denaro liquido a vista o al massimo entro un mese (liquidità primaria); |
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i depositi a risparmio bancari e postali e le attività convertibili in denaro in un intervallo di tempo che va da un mese a due anni (liquidità secondaria) |
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i BOT e le risorse bancarie convertibili in denaro in un periodo compreso tra due e quattro anni (liquidità terziaria). |
L'insieme di questi tre strumenti di liquidità determinano l'offerta monetaria cioè la quantità complessiva di mezzi di pagamento circolanti in un sistema in un dato momento.
Ciò dimostra che l'offerta di moneta non dipende solamente dalla quantità di moneta metallica e cartacea immesse sul mercato dalle autorità monetarie ma è influenzata anche dal settore bancario. Le banche, infatti, col loro operare possono aumentare la quantità di moneta bancaria presente sul mercato, attraverso un meccanismo chiamato moltiplicatore dei depositi.
Supponiamo che la Banca Centrale aumenti di 1 milione di euro la base monetaria e che i cittadini depositino questa somma presso le banche. Queste ultime, dopo avere accantonato una quota a titolo di riserva obbligatoria (supponiamo il 20 %), potranno prestare i restanti 800.000 euro a coloro che hanno bisogno di credito poiché è estremamente improbabile che tutti i depositanti, contemporaneamente, richiedano indietro il denaro depositato. Se questo denaro rientra di nuovo nelle banche seguirà lo stesso destino, ovvero una parte sarà accantonata e una parte data in prestito ed il processo proseguirà fino a che la riserva accumulata dalle banche sarà uguale al deposito iniziale. Tutto ciò può essere espresso con la formula del moltiplicatore dei depositi.
Totale depositi = M x 1/q
dove per totale depositi si intende l'ammontare della moneta bancaria ottenuta dal deposito iniziale, M indica la base monetaria e 1/q è il moltiplicatore dei depositi, espresso come l'inverso del coefficiente di riserva obbligatoria (q).
Si può infatti scrivere:
1.000.000 x 1/0,20 = 1.000.000 x 5 = 5.000.000
Da una base iniziale di 1 milione di euro il sistema creditizio avrà generato moneta bancaria per un ammontare pari a 5 milioni di euro.