A proposito di Decima Mas


Il processo in atto è disarmante perché giornalisticamente si saltano a piè pari i risultati che non solo la ricerca storica ha già acquisito, ma che il senso comune della storia ha fatto proprio nella coscienza collettiva. Non c’è infatti bisogno di essere degli storici per superare il discorso delle minoranze e degli eroismi, e quindi in definitiva l’assunto di De Felice. L’ultima guerra fu, infatti, una guerra totale, che investì tutti e tutto direttamente. Uomini e territori. Non solo cioè gli eserciti, ma le popolazioni e ciò in maniera evidente e tragica, e la zona apuana-versiliese, con la presenza del fronte, gli ordini di sfollamento, i bombardamenti alleati, e le stragi nazifasciste ne è proprio uno dei più terribili esempi. Quando la guerra fu una così immane tragedia è veramente difficile e presuntuoso tentare di ridurla al caso o ai casi personali. Si rischia, infatti, o forse peggio si vuole, perderne il senso. Sul piano storico-scientifico esistono opere che da tempo hanno chiarito a livello generale ciò che fu la RSI, uno stato fantoccio non autonomo nel quale il potere vero stava in mano allo esercito tedesco e alle SS, ed il ruolo che in essa ebbero l’esercito repubblichino e gli organi di polizia fascista. Basti ricordare l’opera ormai classica di A. Deakin sulla RSI, le ricerche di Ricciotti Lazzero sulla Decima MAS, sulle Brigate Nere e sulle stragi nella RSI, i testi di studiosi tedeschi Schreiber e Klinkhammer sull’occupazione militare del nostro paese attuata dalla Wehrmacht. Riguardo poi più specificatamente alla nostra regione ed alla nostra zona un’opera di alto valore documentario come “Toscana occupata – Rapporti delle Militärkommandanturen 1943-44”, a cura di Marco Palla, ha chiarito in maniera incontestabile come, già immediatamente dopo l’8 settembre 1943, prima ancora quindi dello svilupparsi delle resistenza attraverso le formazioni dei partigiani, i tedeschi rilevassero direttamente nella popolazione un atteggiamento di scarsa simpatia e di reticenza verso di loro e verso i neofascisti, parlando poi per la provincia di Apuania di vera e propria aperta ostilità, mentre un altro recente volume, “Fascisti toscani nella Repubblica di Salò –1943/45”, di Andrea Rossi, ha purtroppo documentato come di quell’ultimo fascismo, crudele ed inviso al popolo, troppi rappresentanti furono, anche in alta Italia, nostri corregionali che rievocarono la violenza delle squadracce del 1921-22 e delle spedizioni punitive. Sembrerebbe quindi che tutto o il più fosse stato chiarito, che il giudizio fosse ormai consolidato ed invece ritorna la necessità inverosimile di precisare, quasi che non si fosse studiato e prodotto a sufficienza e con i giusti criteri.

Pur nella consapevolezza dei limiti locali dei miei studi sento anch’io il dovere di non sfuggire a questo richiamo, seppur ingiustificato, forte delle idee che sostengono una coscienza politica diffusa e condivisa, forte della convinzione che la ragione storica non debba mai aver paura di sottoporsi ad esami e verifiche che possono sembrare pretestuosi, e forte, infine, di una conoscenza faticata e non superficiale delle cose e dei fatti che permette di mantenere la calma e di rigettare la polemica e la disputa. Così siccome la storia della nostra zona offre gli elementi per farlo, anche in maniera da essere rilevante a livello nazionale, ho predisposto questi appunti e questa riflessione.

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