Progetto Gemelli - Dipartimento di Psicologia

Responsabile Scientifico

Prof.ssa Piera Brustia

Dipartimento di Psicologia

Progetto Gemelli

Università degli Studi di Torino

Via Po, 14 - 10123  Torino

Tel. 011  670 3059/3055/3049

Fax  011 8146231



HomepageDove siamoChi siamoCONTATTACILinkGenitoriOperatori


 

Il Progetto Gemelli nasce nel 2001 presso il Dipartimento di Psicologia di Torino da un’iniziativa della prof.ssa Liana Valente Torre, attualmente co-referente del progetto, che da anni affronta ed approfondisce la realtà gemellare e grazie al finanziamento della regione Piemonte - Assessorato Welfare e Lavoro.

Oggi la percentuale di gemelli nella popolazione è del 3% circa e tende ad aumentare con i parti multipli frequenti nelle gravidanze assistite e per l’aumento dell’età media delle partorienti.

La situazione gemellare, densa di aspetti positivi, necessita di particolare attenzione perché vengano prevenuti alcuni rischi conseguenti alla relazione di coppia: è auspicato da tutta la bibliografia un supporto (medico, psicologico) alla famiglia fin dal momento in cui viene diagnosticata una gravidanza gemellare.

In funzione dei programmi che devono essere articolati per la gestione di piccoli gemelli, implicante l’individuazione di tutte le risorse familiari e del territorio, è importante che i genitori e gli operatori abbiano corrette informazioni, tratte da molte esperienze e da approfonditi studi. Tutto ciò al fine di evitare che, a causa di preconcetti, la positività di vivere in coppia per i gemelli si trasformi, con il passare degli anni, nell’impossibilità di vivere separati.

Fondamentale sembra un programma finalizzato alla prevenzione del disagio e che promuova una psicologia della salute, intervenendo non solo direttamente sulle famiglie e sui gemelli, ma anche sugli operatori: il disagio più grande per le famiglie di gemelli è non ricevere nei servizi pubblici risposte adeguate, poiché il personale non è specializzato in materia di gemelli.

Anche nelle successive tappe dello sviluppo sarebbero auspicabili azioni di sostegno alle famiglie di gemelli nella crescita dei piccoli, soprattutto alle famiglie isolate; una risposta adeguata a queste esigenze sarebbe riconoscere ai gemelli diritti di priorità nell'iscrizione agli asili nido e alla scuola materna. Supporti di tipo economico sarebbero a volte indispensabili per attenuare disagi che si ripercuotono sul piano psicologico.

 

 

TRA I RISCHI PER I GEMELLI SI SEGNALANO:

        quelli relativi alla stessa vita (vita intrauterina più difficile, nascita prematura con frequenti complicazioni, situazioni di allattamento problematiche).

Molti i rischi psicologici che Zazzo ha intuito nei gemelli (effetti di coppia negativi)

        rapporti di ciascun gemello con la mamma più rari e allentati: la relazione simbiotica madre-bambino, premessa indispensabile per una crescita armonica, è minata e/o condizionata dalla relazione di coppia gemellare

        difficile processo di identificazione e, a volte, problemi d’identità

        rischi di sviluppo psichico asimmetrico nei gemelli, con tendenza alla complementarietà e rigidità dei modi di essere (es. un gemello attivo, uno passivo, uno apparentemente estroverso, l’altro introverso)

        chiusura eccessiva della coppia gemellare comportante difficoltà di socializzazione

        competitività o complicità estreme per insorgenza contemporanea di identici bisogni

        conflittualità (soprattutto in età adolescenziale)

      difficoltà a pensare e attuare progetti esistenziali implicanti separazione ed autonomia.

 

 

 

 

PER LA FAMIGLIA CON GEMELLI LE PROBLEMATICHE SEGNALATE SONO MOLTEPLICI:

        gravidanza difficile, definita “a rischio”

        nascite tendenti alla prematurità, con più frequenti complicazioni nei primi mesi di vita

        difficoltà economiche, di gestione delle risorse ed anche del tempo

        difficoltà nell'offrire tempo e spazio a ciascun gemello, che rischia di impedire lo sviluppo di un forte legame madre-figlio, fondamentale per favorire successivamente corretti processi di separazione/individuazione

        difficoltà nel ricoprire il ruolo di genitore di un altro eventuale figlio

        gravi tensioni familiari conseguenti alla conflittualità e competitività tra gemelli

          depressione post-partum più frequente e più grave nelle madri di gemelli che vivono una   frattura con la propria vita passata (costituita da lavoro, amicizie, interessi culturali, sportivi, ecc.)

 

 

È importante perciò che i genitori e gli operatori abbiano corrette informazioni al fine di evitare che, a causa di preconcetti, la positività per i gemelli di vivere in coppia si trasformi, con il passare degli anni, nell’angoscia di non potere scegliere la separazione.

Il progetto dovrebbe accompagnare la famiglia fino a quando la coppia gemellare affronta l’adolescenza, momento in cui, se è stato consentito uno sviluppo autonomo, i problemi dei gemelli coincidono con quelli di tutti i giovani, affrontabili quindi con le stesse modalità e, se necessario, dagli stessi servizi che vengono offerti a tutta la popolazione adolescenziale e adulta.

 

Il progetto si propone di:

 

conoscere,

attraverso l’impostazione di una ricerca e contatti con la realtà gemellare, le problematiche delle famiglie di gemelli o nati multipli; 

prevenire,

nei gemelli e nei loro genitori, disagi psicologici in genere collegati ad un’informazione non corretta o incompleta, attraverso percorsi informativi e formativi;

sostenere,

le famiglie o le persone in difficoltà, favorendo una dinamica relazionale costruttiva per l’intero nucleo familiare.

 

La finalità del Progetto è offrire un servizio di consulenza per gemelli e plurigemini che collabora con la rete dei servizi territoriali, finalizzato alla promozione della salute e alla prevenzione del disagio in situazioni gemellari, agendo a livello individuale, familiare, di gruppo e sociale.

 

 Il progetto è rivolto:

- ai gemelli  e le loro famiglie,

- agli operatori in ambito sanitario (medici, ostetrici, infermieri, psicologi, assistenti sociali),

- agli operatori dell’infanzia (educatori, puericultrici, vigilatrici d'infanzia),

- agli operatori in ambito scolastico (insegnanti, pedagogisti, psicologi).

 

 

 

   
     

Ultimo aggiornamento del 07/04/2008 19.30.48