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BREVE GUIDA A MS-DOS - 1.03
[martedì 04 febbraio 2003 ]

Questa breve guida non vuol essere presentata come totalmente esaustiva sul sistema MS-DOS, su tutti i suoi comandi e funzionalità, ma si propone come percorso rapido all'apprendimento di questo semplice sistema operativo e delle funzioni di base necessarie a una comprensione elementare della sua operatività.

>LPTx DEFRAG LASTDRIVE REN
>NUL DEL Lettere d'unità REPLACE
>PRN DELTREE Metacaratteri SCANDISK
ATTRIB DEVICE MD SET
AUTOEXEC.BAT DIR MEM SUBST
BREAK Disco di ripristino MIRROR SYS
Caratteri Jolly DISKCOPY MODE Talloncino di protezione
CD DOSKEY MORE Tasti Funzione
CHKDSK EDIT MOVE TIME
CLS Estensioni dei file MSD TREE
Comandi esterni EXIT Nomi dei file TRUENAME
Comandi interni FASTHELP PATH TYPE
COMMAND.COM FDISK PRINT UNDELETE
CONFIG.SYS File di sistema PROMPT UNFORMAT
COPY FORMAT QBASIC Variabili d'ambiente
COUNTRY HELP QuickBASIC VER
DATE KEYB RD VOL
Definizioni di base LABEL Reindirizzamento XCOPY
___________--_-______ ____--_____-_________ __--___-_____________ _---_________________

CONCETTI DI BASE
[DEFINIZIONI DI BASE, CD E LETTERE D'UNITA']

MS-DOS significa Microsoft Disk Operating System ed è un sistema operativo per la gestione dei file su disco con interfaccia a linea di comando, ovvero le operazioni che intendiamo far compiere al pc le dobbiamo scrivere per esteso utilizzando una precisa sintassi.
All'avvio, il DOS si presenta con un codice chiamato prompt (percorso) che ci fornisce alcune informazioni. Partiamo dal tipo più elementare di prompt:

C:\>

Questo prompt ci dice che ci troviamo semplicemente nel disco C:, che di solito corrisponde all'hard-disk. Immediatamente dopo troviamo il simbolo ">" e quindi il cursore lampeggiante.
Per motivi di ordine, il DOS consente di archiviare i file in varie directory, che sotto Windows furono ribattezzate cartelle. Ogni directory potrà avere un proprio nome e contenere file e altre directory.

Per spostarci da una directory all'altra, si usa il comando CD, ovvero Change Directory.
Se nella directory in cui ci troviamo esiste una sottodirectory chiamata IMAGES, scriveremo:

CD IMAGES

Se ci trovavamo nella directory principale (chiamata root), ovvero in C:\>, adesso il prompt di comandi apparirà come:

C:\IMAGES>

Ciò sta a indicare che ci siamo spostati nella directory IMAGES, che si trovava sotto C:\, ovvero la root del disco C:.
Se nella directory IMAGES esisterà la directory PHOTO, basterà lanciare il comando CD PHOTO e il prompt muterà in C:\IMAGES\PHOTO>.
Teoricamente non c'è limite alla concatenazione di directory l'una dentro l'altra:

C:\IMAGES\PHOTO\FESTA\AMICI\CANDELE\TORTA\2001\GENNAIO>

E' bene specificare che il simbolo "\" si legge back-slash ed è usato con duplice significato: subito dopo l'unità disco esso indica la directory root, tra una directory e l'altra è solo un simbolo di separazione.

Esistono dei codici particolari legati all'uso del comando CD, essi sono il punto, il doppio punto e la back-slash

Il punto indica la directory in cui ci si trova, e il comando CD. non sortisce alcun effetto (questa funzione apparentemente oziosa viene usata in ambiti particolari).
Il doppio punto indica la directory "madre" di quella in cui ci troviamo (detta pertanto "figlia") e il comando CD.. ci sposterà nella directory gerarchicamente superiore.
La back-slash indica la root e il comando CD\ ci riporta alla directory principale.

Consideriamo il seguente "albero delle directory", uno schema verosimile che ci aiuterà a comprendere meglio le operazioni che eseguiremo in DOS:


                   C:\
                    |
   ----------------------------------
   |                                |
 IMAGES                           DOCS
   |                                |
 PHOTO              ---------------------------------
   |                |               |               |
 FESTA            WORD            EXCEL          ACCESS
   |                |               |               |
 AMICI          ---------       ---------       ---------
   |            |       |       |       |       |       |
CANDELE        001     002     001     002     001     002

Prima di tutto, leggiamolo: intanto la root contiene 2 directory: IMAGES e DOCS.
IMAGES contiene una sola directory: PHOTO, la quale ne contiene una sola: FESTA, e così via.
La directory DOCS contiene 3 directory: WORD, EXCEL e ACCESS, ognuna delle quali ne contiene 2.

La parte che indica la gerarchia delle directory contenuta nel prompt viene detta path, o percorso.
Pertanto un prompt come C:\DOCS\WORD>, indicherà che il percorso (o path) in cui ci troviamo è C:\DOCS\WORD.

In merito ai nomi delle directory, DOS non consente di utilizzare due nomi identici sotto la stessa directory, e la stessa cosa avviene per i file. Tuttavia, directory diverse potranno contenere directory con la stesso nome (come per le directory 001 e 002 sotto le directory WORD, EXCEL e ACCESS).
In secondo luogo, nessun nome di directory o file può eccedere gli 8 caratteri, più 3 per l'estensione. Ma di questo ne tratterò in seguito.

Se ci troviamo col seguente prompt: C:\DOCS\EXCEL\002> e volessimo entrare nella directory AMICI, un utente sprovveduto darebbe una lunga serie di comandi CD per spostarsi prima nella root e quindi in IMAGES e sottodirectory. Ma il comando CD, se conosciamo il percorso può essere lanciato in modo diretto:

CD C:\IMAGES\PHOTO\FESTA\AMICI

e il prompt diventerà subito:

C:\IMAGES\PHOTO\FESTA\AMICI>

Fin qui abbiamo visto come spostarci da una directory all'altra, ma la stessa cosa non vale per i volumi, ovvero le unità disco connesse al sistema.
Se nel lettore è presente un floppy disk, esso probabilmente avrà assegnato dal sistema la lettera d'unità A:, così come un eventuale secondo floppy avrà assegnata la lettera B:. L'hard-disk è indicato come C: e tutte le altre unità o partizioni avranno una lettera d'unità dalla D: in poi.
Per spostarci da un'unità all'altra, non è necessario il comando CD, ma basterà scrivere il semplice nome dell'unità (incluso i due-punti).

Mi sono dilungato tanto nella spiegazione di questo semplice comando perché la sintassi di base di tutti gli altri comandi DOS relativi alla gestione dei file e delle directory rispetto queste caratteristiche.

 


NOMI DEI FILE

MS-DOS, a differenza di Windows, accetta nomi di massimo 8 caratteri, più 3 per l'estensione. Ogni file e directory avrà il proprio nome e, se necessario, la propria estensione, ma due file, due directory o un file e una directory presenti sotto la stessa directory madre non potranno mai avere lo stesso nome ed estensione. Due file potranno avere stesso nome e diversa estensione o nome diverso e stesse estensioni.

Nomi di file validi sotto la stessa directory:

NOME.DOC              
NOME.TXT
NOME.A
NOME  [directory]

Nomi di file non validi sotto la stessa directory:

NOME.DOC
NOME.DOC (ha lo stesso nome ed estensione del precedente)
NOME [file]
NOME [directory]
(anche se uno è un file e l'altra una directory, non possono avere lo stesso nome)
AUTOMOBILE.TXT      (il nome supera gli 8 caratteri)
CASA.CARTA (l'estensione supera i 3 caratteri)

Per conservare la visualizzazione di un nome esteso di file o directory creato sotto Windows, DOS abbrevia tale nome al 6° carattere, quindi aggiunge il simbolo "~", che si legge "tilde" e un numero progressivo. Le estensioni vengono semplicemente troncate.
Ecco un esempio di conversione tra un nome esteso Windows e un nome DOS:

WINDOWS MS-DOS
documento riservato.doc      DOCUME~1.DOC     
foto di natale.jpeg FOTODI~1.JPE
albero di natale.gif ALBERO~1.GIF
albero di natale.jpg ALBERO~1.JPG
albero di faggio.jpg ALBERO~2.JPG
alberobello.jpg ALBERO~3.JPG

Per scrivere il carattere tilde, bisognerà tenere premuto il pulsante ALT nella tastiera e digitare 126 nel tastierino numerico.

Alcuni nomi o estensioni per i file non sono considerati validi da DOS, in particolare un file non potrà avere il nome di comandi del sistema operativo.
Alcuni caratteri e la punteggiatura non possono essere utilizzati come nome di file.

 


DIRECTORY
[DIR, Metacaratteri, MD, RD, DELTREE, TREE]

Per elencare il contenuto di una directory, basterà lanciare il comando DIR. Immediatamente scorrerà l'elenco completo dei file e delle directory contenute nella directory in cui ci troviamo.
Ecco un esempio di riposta a un comando DIR lanciato dalla root:

 Il volume nell'unità C è NOMEPC
 Numero di serie del volume: 0E15-19DB
 Directory di C:\

AUTOEXEC BAT           315  08/01/03  19.35 AUTOEXEC.BAT
FRUNLOG  TXT         1.102  12/10/02  18.19 FRUNLOG.TXT
WINDOWS        <DIR>        12/10/02  18.11 WINDOWS
DEFAULT  PAL         2.909  19/07/95  14.54 DEFAULT.PAL
DOCUME~1       <DIR>        12/10/02  18.26 Documenti
PROGRA~1       <DIR>        12/10/02  18.14 Programmi
EMERGENZ       <DIR>        12/10/02  19.06 Emergenz
CONFIG   CTL           100  12/10/02  18.24 Config.ctl
AUDIO          <DIR>        13/10/02   4.40 Audio
PROGRA~2       <DIR>        12/10/02  19.10 Program Files
WEB            <DIR>        13/10/02   3.23 Web
MSDOSS~1 FIX         1.676  12/10/02  18.22 MSDOS.SYS.FIXED
WORK           <DIR>        16/10/02   1.20 work
IMMAGINI       <DIR>        17/10/02   5.16 Immagini
         5 file          6.102 byte
        12 dir    Spazio disponibile       4.934.50 MB

C'è da specificare che l'elenco qui sopra riportato è relativo a un comando DIR lanciato da una finestra di MS-DOS aperta sotto Windows, e le informazioni sono diverse da quelle ottenute da un DIR lanciato da DOS puro.
In questo caso, leggeremo che il volume (il disco) è C, e il suo nome è NOMEPC. Di seguito, l'elenco dei file e delle directory (indicate con <DIR>), la rispettiva dimensione, la data di creazione, l'ora e il nome che il file o la directory assume sotto Windows.
Il comando DIR può essere lanciato in modo semplice o essere accompagnato da parametri. Una directory con al suo interno decine e decine di file e directory scorrerebbe un lungo elenco non certamente facile da consultare.
Ma se lanciamo il comando:

DIR /p

L'elenco scorrerà solo fino a riempire la pagina, attendendo che l'utente prema un tasto per visualizzare la pagina successiva, e così via fino all'esaurimento dei file.
Il parametro /p, quindi, ci dà l'opportunità di scorrere l'elenco in maniera chiara.

Altri parametri utili sono /w e /s, dove /w mostrerà un semplice elenco di nomi e /s visualizzerà anche il contenuto di tutte le sottodirectory di quella su cui è stato lanciato il comando DIR.

Anche per DIR esiste la possibilità di lanciarlo in modo tale che sia visualizzato il contenuto di una directory diversa da quella in cui ci troviamo, basterà digitare il percorso completo:

La sintassi corretta è: DIR [percorso] [parametri]

per esempio: DIR C:\IMAGES\PHOTO /p/w
oppure: DIR C:\DOCS\EXCEL /s/p

e combinazioni varie...

Esiste un metodo molto pratico per elencare sono un certo tipo di file o i file e le directory con un certo nome, e consiste nell'usare i metacaratteri, o caratteri jolly. Essi sono 2: * e ?.

Il metacarattere "*" (asterisco) sostituisce una quantità variabile di lettere, il metacarattere "?" sono una.

Se quindi all'interno della nostra directory ci sono una grande quantità di file, con nomi ordinati per argomento, potremmo visualizzare solo questi utilizzando l'asterisco:

il comando DIR C:\IMAGES\PHOTO\ALB*.JPG /p darà come risultato un elenco di file che si trovano solo nella directory C:\IMAGES\PHOTO, con estensione .JPG e il cui nome comincia con ALB e continua con qualsiasi serie di lettere. Il parametro /p bloccherà la visualizzazione pagina per pagina se l'elenco dovesse essere troppo lungo.
Non è consentito utilizzare l'asterisco come sostituzione di una porzione di testo precedente, ovvero, il comando DIR *PA.JPG non darà un elenco di file il cui nome finisce per PA, ma restituirà un errore, ma solo sotto DOS puro, in una finestra di MS-DOS aperta sotto Windows sarà accettata questa sintassi.

Il metacarattere "?", invece sostituisce solo una lettera. Per esempio, il comando DIR A?B?C.JPG darà come risultato tutti i file che avranno una lettera A come prima lettera del nome, una B come terza lettera e una C come quinta, ignorando la seconda e la quarta:

ASBRC.JPG
ANBWC.JPG
A1B1C.JPG
...

E' consentito utilizzare entrambi i metacaratteri nello stesso comando, per esempio: DIR A?B*.?E* darà come risultati validi:

ABBCCC.MEN
AABB.TEK
A1B222.3E
ARB.EEE
...

A prima vista appare come un procedimento ozioso, ma i riscontri pratici sono numerosi.

Attenzione: la combinazione di metacaratteri *.* è una combinazione speciale, essa indica tutti i file con tutte le estensioni. Alcuni comandi che accettano i metacaratteri possono richiedere una particolare conferma di sicurezza prima di eseguire operazioni con questa combinazione.

Una volta appreso come spostarsi tra le varie directory e come visualizzarne il contenuto, vediamo come si fa a crearne e a cancellarne una.

Il comando MD (Make Directory) crea una directory vuota col nome specificato e, se necessario, nel percorso specificato. Al suo interno compariranno solo due directory fittizie: "." e "..", che non influenzeranno in alcun modo il nostro lavoro, ma che si riferiscono alla directory attuale (".") e alla "madre" ("..").
Per esempio:

MD CIAO creerà una directory di nome CIAO come figlia della directory in cui ci troviamo.

MD C:\IMAGES\CIAO creerà la directory CIAO come figlia di IMAGES anche se ci troviamo in un'altra directory, basterà indicarne il percorso preciso della directory "madre" sotto la quale inserirla.

Per cancellare una directory, si userà invece il comando RD (Remove Directory).

RD CIAO cancellerà la sottodirectory CIAO della directory in cui ci troviamo.
In alternativa, possiamo specificare il percorso della directory da rimuovere dal sistema, tuttavia due sono i casi in cui non è possibile cancellare una directory:

1. se ci troviamo all'interno della directory stessa o in una delle sue sottodirectory;
2. se la directory non è vuota (fatta eccezione per le directory fittizie "." e "..").

Per eliminare dal sistema una directory non vuota, si può utilizzare il comando DELTREE, che rimuove la directory specificata e anche tutto il suo contenuto.


                   C:\
                    |
   ----------------------------------
   |                                |
 IMAGES                           DOCS
   |                                |
 PHOTO              ---------------------------------
   |                |               |               |
 FESTA            WORD            EXCEL          ACCESS
   |                |               |               |
 AMICI          ---------       ---------       ---------
   |            |       |       |       |       |       |
CANDELE        001     002     001     002     001     002

Richiamando la tabella esemplificativa, il comando RD C:\IMAGES\PHOTO restituirà un errore, perché la directory PHOTO non è vuota, ma contiene FESTA, la quale contiene AMICI e così via.
Il comando DELTREE C:\IMAGES\PHOTO consentirà, invece, l'operazione di rimozione richiesta.

I comandi RD e DELTREE non possono essere usati in combinazione con metacaratteri.

Un comando simile a DIR, ma che riguarda la sola visualizzazione dell'albero delle directory è TREE, che mostrerà graficamente (a bassa risoluzione) l'ordine delle directory e delle relative sottodirectory a partire dal percorso in cui ci si trova o da quello specificato indicandolo:

TREE C:\DOCS

 


OPERAZIONI SU FILE
[COPY, MOVE, REPLACE, REN, DEL, XCOPY, DISKCOPY]

Per copiare un file da una directory a un'altra esiste il comando COPY, che può essere lanciato utilizzando diversi parametri utili.

Innanzitutto, possiamo copiare un file da una directory all'altra:

COPY [percorso]\[nomefile] [percorso]

Con questa simbologia tecnica s'è voluto indicare che specificando il percorso di partenza e il nome del file, e specificato il percorso di destinazione il file vi verrà copiato con lo stesso nome. Per esempio:

COPY C:\IMAGES\DOCUM.TXT C:\DOCS\WORD

Copierà il file DOCUM.TXT nella directory C:\DOCS\WORD. Ovviamente, se il suddetto file si trova nella directory in cui ci troviamo anche noi, sarà possibile non scrivere il percorso di origine.
Se oltre al percorso di destinazione specifichiamo un nome diverso da quello del file d'origine, il file verrà non solo copiato, ma anche rinominato:

COPY DOCUM.TXT C:\DOCS\DOKK.TXT

Copierà il file DOCUM.TXT in C:\DOCS, ma col nuovo nome DOKK.TXT. Se poi non specifichiamo la directory di destinazione, vuol dire che intendiamo copiare il file nella stessa directory. In questo caso, l'indicare un nuovo nome per il file copiato non potrà che essere indispensabile, visto che due file nella stessa directory non possono stare con lo stesso nome.

Con il comando COPY è possibile usare i metacaratteri: COPY C:\IMAGES\*.JPG C:\IMAGES\PHOTO copierà tutti i file con estensione .JPG (qualunque sia il loro nome) dalla directory C:\IMAGES alla directory C:\IMAGES\PHOTO.

Se la directory di destinazione contiene già un file con lo stesso nome, verrà chiesto se sovrascrivere il file vecchio con il nuovo o se abbandonare l'operazione.

Il comando MOVE, a differenza di COPY, non copia i file, ma li sposta. Basterà indicare il file o l'elenco (utilizzando i metacaratteri) e la directory di destinazione.

Il comando REPLACE assolve a una funzionalità che in alcuni casi è davvero molto utile. Indicando un file in un percorso d'origine e un percorso di destinazione, il sistema provvederà a sostituire il file nella directory di destinazione con quello della directory d'origine. E' possibile usare i metacaratteri:

REPLACE C:\IMAGES\*.JPG C:\DOCS\WORD\001

In questo caso, tutti i file con estensione .JPG presenti nella directory C:\IMAGES e che presentano un omonimo file nella directory C:\DOCS\WORD\001, verranno utilizzati per sostituire gli omonimi.
La directory d'origine deve essere necessariamente specificata, mentre se non si specifica la directory di destinazione il sistema considererà quella in cui ci si trova come destinazione dei file da rimpiazzare.
Utilizzando il parametro /s, il sistema cercherà i file di destinazione in tutto l'albero inferiore della directory indicata e rimpiazzerà i file d'origine nella giusta directory. Per esempio, se lanciamo il comando:

REPLACE C:\IMAGES\ALBERO.JPG C:\DOCS /s

Il sistema provvederà a cercare il file ALBERO.JPG all'interno della directory C:\DOCS e, se non lo troverà, comincerà a cercarlo anche nelle sottodirectory WORD, EXCEL e ACCESS e nelle loro sottodirectory finché non lo troverà (se esiste), tuttavia, non proseguirà nella ricerca in alberi di directory non direttamente figlie di quella indicata. E' sempre possibile usare i metacaratteri per i file d'origine, anche col parametro /s.

Il comando REN (Rename) serve a cambiare nome ai file, ma non alle directory. La sintassi legata a questo comando richiede il nome del file da rinominare e il nome con cui verrà rinominato, ed eventualmente il percorso del file. Per esempio:

REN C:\IMAGES\NERO.GIF BIANCO.GIF

e il file NERO.GIF cambierà nome in BIANCO.GIF.

Il comando DEL (Delete) cancella uno o più file (con l'uso dei metacaratteri) dalla directory specificata. Il comando DEL non cancella le directory. DEL *.BAT, per esempio, cancellerà tutti i file della directory con estensione .BAT, e DEL A*.B?T cancellerà tutti i file che iniziano per A e con estensione composta da una B, un carattere qualsiasi e una T.
Il comando DEL *.* richiederà una particolare autorizzazione.

Se il comando COPY copia solo i file di una directory, il comando XCOPY è utilizzato per copiare tutto il contenuto di una directory in una destinazione specificata, comprese le sottodirectory e il loro rispettivo contenuto. Il comando:

XCOPY C:\IMAGES\PHOTO C:\DOCS /s/e

copierà tutta la directory PHOTO all'interno della directory C:\DOCS. I parametri specificano che si vuol copiare anche il contenuto delle sottodirectory (/s), anche se vuote (/e).

Attenzione: per indirizzare il risultato di un comando su un'altra unità, si dovrà specificare semplicemente il percorso o la semplice lettera d'unità. Per esempio, se vogliamo copiare tutti i documenti della directory EXCEL su un floppy-disk, dovremo digitare il seguente comando:

COPY C:\DOCS\EXCEL\*.* A:\

Il comando DISKCOPY serve a copiare il contenuto di un disco floppy in un'altro disco floppy, anche se non formattato. L'operazione provocherà la perdita totale dei dati presenti nel disco di destinazione.
Al comando DISKCOPY sono associati due importanti parametri:

/v - controlla i file mentre vengono copiati (questa opzione rallenterà il processo di copiatura);
/m - utilizza solo memoria ram e non scriverà alcun dato su hard-disk (utile per ripristinare file accidentalmente cancellati senza correre il rischio di sovrascriverli).

DISKCOPY A: A:

Lanciando questo comando, sarà possibile copiare il contenuto di un floppy disk su un altro usando lo stesso drive: il sistema caricherà in memoria il contenuto del floppy da copiare e poi lo riverserà nel secondo floppy.

 


COMANDI E VARIABILI D'AMBIENTE
[COMMAND, VER, PATH, PROMPT, Estensioni, TYPE, MORE, ATTRIB]

I comandi di MS-DOS si distinguono in "interni" ed "esterni". Quando i computer erano delle macchine molto poco potenti e con una limitatissima capacità di memoria, quando non esistevano ancora gli hard-disk e il sistema operativo andava caricato da floppy disk ad ogni accensione, MS-DOS esisteva già e doveva fare i conti con tutti questi limiti.
Per evitare di creare un sistema operativo "troppo completo" per le esigenze dell'utente comune, il sistema operativo a livello base conteneva (e contiene) solo i comandi più elementari, come DIR, MD, RD, CLS, COPY... mentre tutti i comandi più complessi sono stati lasciati come file esterni gestiti dal sistema centrale.
I comandi esterni sono dei file con estensione .COM (raramente con estensione .EXE) e sono specifici per ogni versione di MS-DOS, pertanto se si ha a disposizione la versione 3 del comando esterno FORMAT.COM, non la si potrà copiare e farla funzionare sotto un sistema versione 6.
A riconoscere la versione del sistema e la compatibilità del comandi è il comando esterno COMMAND. Basta lanciare questo comando per ottenere dal sistema la risposta sulla versione del sistema in uso, oppure il comando VER.

Quando usiamo MS-DOS, in genere non ci interessa se il comando che stiamo lanciando è interno o esterno. Ma è possibile che nell'eseguire un comando esterno il sistema incontri un errore e non trovi il file .COM corrispondente.
In questo caso è necessario che si conosca la directory in cui sono raccolti tutti i comandi esterni e utilizzare il comando PATH.
PATH indicherà al sistema dove cercare i comandi esterni durante la sessione in corso, ma al riavvio il sistema continuerà a cercare nella stessa directory in cui ci si trova al momento della richiesta.

PATH C:\COMMAND

Indicherà a DOS di cercare tutti i comandi esterni nella directory C:\COMMAND. Se si vuol conoscere quale sia la directory di default (predefinita) in cui DOS sta cercando i comandi esterni, basta lanciare il comando PATH in forma semplice, senza indicazioni.
Per resettare le indicazioni di ricerca dei comandi esterni, lanciare il comando PATH ; e verranno azzerate tutte le impostazioni.
Si può anche indicare a DOS di cercare i comandi esterni in più d'una directory:

PATH C:\COMMAND;C:\WINDOWS;C:\WINDOWS\COMMAND;C:\DOS

In questo caso il comando esterno verrà cercato innanzitutto nella directory in cui ci troviamo, quindi procederà nell'ordine indicato, cercando prima in C:\COMMAND, quindi in C:\WINDOWS e così via.

Attenzione: all'atto dell'installazione di Windows vengono installati nel sistema anche MS-DOS 6.22 e alcuni dei suoi comandi esterni. Non tutti i comandi esterni descritti in questa guida potrebbero essere presenti nel vostro sistema operativo e, per poterli utilizzare, dovranno essere estratti dai file presenti nel CD-ROM d'installazione del sistema operativo o aggiunti da una fonte compatibile.

Il percorso di ricerca dei comandi esterni è un'istruzione che l'utente può impartire al sistema operativo. Tale istruzione è chiamata in termini informatici VARIABILE D'AMBIENTE e ne esistono anche altre, come il comando PROMPT, che gestisce la visualizzazione del prompt dei comandi.
Nel caso in cui il prompt non apparisse nella forma classica, ovvero C:\PERCORSO>, ma con caratteri insoliti, basterà lanciare il comando PROMPT $p$g e tutto tornerà al suo posto.

In genere, le variabili d'ambiente vengono registrate tutte all'avvio del sistema. Proprio all'avvio, il sistema procede a una serie di verifiche interne chiamate "bootstrap", ed è un rapido programma di diagnostica dell'hardware gestito da un software elementare installato in un circuito integrato installato sulla scheda madre: il BIOS.
Subito dopo il completamento del programma di diagnostica, il BIOS provvederà a mandare automaticamente in esecuzione i file di sistema operativo che riconosce come tali, nel nostro caso MS-DOS, il quale eseguirà in automatico due file: AUTOEXEC.BAT e CONFIG.SYS.

AUTOEXEC.BAT è un file di batch, ovvero contenete una lista di comandi DOS. In questo file vengono archiviati tutti i comandi che sono necessari all'avvio del sistema e l'utente può anche personalizzarne il contenuto.

CONFIG.SYS è, invece, un file preposto specificatamente alla definizione delle variabili d'ambiente e della gestione dell'hardware che il sistema operativo si troverà a dover gestire.

In AUTOEXEC.BAT e CONFIG.SYS sono inclusi comandi come KEYB, che gestisce la lingua da associare alla tastiere; SET, che imposta alcune importanti variabili d'ambiente; DEVICE, che indica la localizzazione del driver per la gestione dell'hardware; COUNTRY, che consente a DOS di impostare un formato di data, ora e valuta relativo alla nazionalità dell'utente; MODE, che imposta a livello dettagliato driver e periferiche verso le porte COM e Seriale.

Abbiamo accennato all'estensione .COM per indicare i comandi esterni di DOS e a .BAT per i file di batch. Queste estensione sono "riservate" dal sistema all'esecuzione di una serie di istruzioni che passano dal cuore interno del DOS.
Esistono anche altre estensioni particolari, in presenza delle quali possiamo già comprendere il contenuto del file, analizziamo le più comuni:

.BAK File di backup. In genere contiene informazioni gestite dal sistema o programmi vari.
.BAT File di Batch. Contiene un elenco di comandi MS-DOS e li esegue in serie d'ordine.
.BIN File binario. Contiene istruzioni il linguaggio macchina.
.CAB File MS-Cabinet. E' un archivio compresso contenente file.
.COM      File di comando. Comandi esterni di sistema per MS-DOS
.DOC File documento. Oggi è gestito da MS-Word, ma in passato conteneva un file di testo semplice.
.EXE File eseguibile. Basta scriverne il nome (senza estensione) per azionarlo.
.HLP File di help. Contiene informazioni e guide per gestire applicazioni e comandi.
.LIB File libreria. Usato da certe applicazioni come archivio di informazioni.
.OBJ File oggetto. Usato da certe applicazioni come archivio di informazioni.
.SYS File di gestione di sistema. Contiene istruzioni particolari per il sistema operativo.
.TXT File di testo semplice.

Di questo elenco di estensioni, solo .BAT, .COM e .EXE sono direttamente eseguibili, le altre (anche quelle non incluse nella lista) sono gestite da altre applicazioni.

Per leggere i file di testo semplici, quelli con estensione .TXT e, in certi casi, .DOC e .DAT, si può usare il comando TYPE.
La sintassi del comando TYPE è semplice:

TYPE FILE.TXT

Se il file di testo risultasse essere troppo lungo per essere troppo lungo per essere visualizzato in un'unica schermata, allora si può utilizzare un comando accessorio (non un parametro in questo caso, ma un comando a sé stante) chiamato MORE.

TYPE FILE.TXT ¦ MORE

Permetterà di leggere il testo pagina per pagina. Il simbolo "¦" si ottiene premendo Maiuscolo e back-slash sulla tastiera.
In genere l'appendice ¦ MORE può essere associata a tutti i comandi che prevedono una restituzione di una serie di informazioni testuali.

Esiste, per convenzione, una serie di nomi di file di testo che non presentano necessariamente un estensione .TXT classica. Essi si trovano generalmente all'interno di directory di applicazioni per MS-DOS e possono chiamarsi READ.ME oppure README.1ST, README.NOW o anche LEGGIMI.ORA. Si tratta di file di testo contenente le istruzioni per il corretto utilizzo dell'applicazione.

I file possono essere di vario genere, ma fondamentalmente si distinguono in FILE e FILE DI SISTEMA. I file di sistema sono quei file senza i quali il sistema operativo o uno dei suoi componenti non è in grado di funzionare correttamente. Un file di sistema è IO.SYS, che gestisce tutto il traffico degli input e degli output del sistema operativo, o HIMEM.SYS, il programma che coordina l'utilizzo della memoria estesa.

I file, quindi possono essere considerati dal sistema in maniera differente l'uno dall'altro e, in particolare, le caratteristiche significative sono 4: Sola lettura, Archivio, Di sistema e Nascosto.
Per verificare o modificare gli attributi dei file esiste il comando ATTRIB. Per conoscere gli attributi di ogni file presente nella directory, basta lanciare ATTRIB in forma semplice, ma si può anche indicare un percorso.
L'effetto del comando è una lista contenente tutti i nomi dei file associati a una lettera:

R: Sola lettura; A: Archivio; S: Di sistema; H: Nascosto.

Ogni file può includere tutti gli attributi o nessuno di essi e, sempre grazie al comando ATTRIB, modificali:

ATTRIB +R +H -A +S C:\IMAGES\ALBERO.JPG

Questo comando aggiungerà al file ALBERO.JPG gli attributi di Sola lettura, Nascosto e Di sistema, e disattiverà l'attributo di Archivio.
In particolare, l'attributo Nascosto farà in modo che il file non venga visualizzato dall'utente, l'attributo Sola lettura ne impedirà la modifica e l'attributo Di sistema ne impedirà la cancellazione e la copiatura se non con particolari accorgimenti.

 


COMANDI VARI
[CLS, DATE, TIME, MEM, BREAK, EXIT]

Prima di affrontare i comandi di gestione delle unità disco, è utile conoscere questa serie di comandi molto semplici che possono aiutarci a gestire al meglio il sistema.

CLS cancella semplicemente tutto il contenuto dello schermo.

DATE e TIME consentono di leggere ed eventualmente modificare la data e l'ora registrata nel sistema. Lanciando uno dei due comandi, verrà visualizzata l'impostazione corrente e chiesta la modifica. Premendo il tasto Invio senza specificare una nuova impostazione, lascerà inalterata quella utilizzata dal sistema.

MEM visualizza la quantità di memoria utilizzata e la quantità di memoria libera del sistema.

BREAK mostra lo stato del sistema d'interruzione del comando in corso o ne consente l'attivazione o la disattivazione. Premendo contemporaneamente i tasti CTRL+C, infatti, è possibile interrompere l'esecuzione del comando in corso, come la lunga visualizzazione di un albero di directory con il comando TREE o del contenuto di un chilometrico manuale d'istruzioni con il comando TYPE.
Ma la funzione di break del comando in corso può anche essere disattivata e riattivata. Per conoscere l'attuale stato del break, basta lanciare il comando BREAK in forma semplice. BREAK ON attiverà la funzione, BREAK OFF la disattiverà.

EXIT è un comando spesso associato all'esecuzione di MS-DOS da una finestra di Windows. Digitando questo comando si esce dall'interprete dei comandi e si viene riportati all'applicazione che l'ha attivato. Più precisamente, se un'applicazione ha aperto una finestra di MS-DOS per impartire al sistema alcune istruzioni in formato DOS, il comando EXIT chiuderà il collegamento con MS-DOS e riporterà all'applicazione.
All'atto pratico, se abbiamo aperto una finestra di MS-DOS e abbiamo selezionato la massimizzazione della finestra, scopriremo subito che ci ritroviamo con uno schermo senza finestre né puntatore del mouse. Basterà lanciare EXIT per tornare a Windows e chiudere la finestra di MS-DOS massimizzata.
Se all'apertura di una nuova finestra di MS-DOS essa dovesse tornare ad essere massimizzata e vogliamo invece solo averla a disposizione in una finestra ridotta, procedere nel modo seguente: chiudere con EXIT la finestra di MS-DOS; accedere al menù d'Avvio e alla cartella Programmi; cliccare col tasto destro del mouse sulla voce "Prompt di MS-DOS" e scegliere dal menù contestuale la voce Proprietà; accedere al fascicolo chiamato "Schermo" e impostare la voce "Finestra" nel campo "Utilizzo"; quindi dare Ok e il problema è risolto.

 


GESTIONE DISCO
[FDISK, CHKDSK, SCANDISK, FORMAT, SYS, DEFRAG, VOL, LABEL, SUBST, LASTDRIVE, TRUENAME]

Veniamo alla parte più importante del sistema operativo, la gestione del disco. MS-DOS possiede una serie di strumenti molto importanti per preparare un'unità disco ad accogliere file nella sua memoria di massa.

FDISK è il comando che prepara un'unità disco costituendone il file system, ovvero la File Allocation Table (FAT), che consentirà di archiviare i dati secondo le specifiche richieste per la gestione di file e directory.
Grazie a FDISK sarà possibile creare partizioni primaria ed estese sull'hard-disk, ovvero unità disco virtuali che opereranno su una apposita porzione fisica dell'unità principale.
I limiti principali di FDISK riguardano innanzitutto la sua compatibilità con gli hard-disk di nuova generazione e il vincolo di installazione fisica dell'unità.
Riguardo al primo, FDISK è stato progettato in tempi in cui non esistevano hard-disk di dimensioni superiori al Gigabyte. Tale caratteristica rende difficoltoso creare partizioni estese di dimensioni superiori ai 2 Gigabyte e non permette di riconoscere dischi di dimensione totale superiori ai 64 Gigabyte. Per questo motivo, la Microsoft ha rilasciato una versione aggiornata di FDISK scaricabile anche nella versione in italiano dalla seguente pagina:
http://support.microsoft.com/support/kb/articles/q263/0/44.asp?ln=en-us&sd=gn&fr=0
.
Tuttavia questa patch non risolve altri problemi ed è consigliato l'uso di un programma autonomo per la partizione dell'hard-disk, come il gratuito "Ranish Partition Manager".
All'avvio, FDISK comunicherà con l'utente grazie a una serie di scelte in successione, facilitando di molto un'operazione che resta comunque rischiosa.

Nella sezione "Disco di Ripristino" di questa guida è stato messo a disposizione un archivio ZIP che, tra gli altri file, contiene anche la versione aggiornata di FDISK.

Attenzione: FDISK di fatto cancella in maniera irrecuperabile ogni informazione presente nell'hard-disk.

I comandi CHKDSK e SCANDISK sono preposti al controllo di una unità disco. Il primo restituisce solo una serie di informazioni molto semplici e infatti consiglia espressamente di utilizzare SCANDISK per un rapporto più accurato. CHKDSK era un vecchio comando delle antiche versioni di MS-DOS, ormai ampiamente superato. Tuttavia, CHKDSK è ancora supportato per conservare la compatibilità con vecchi file batch che se ne servono e che, se non lo trovassero, potrebbero restituire un errore d'esecuzione.

SCANDISK, invece, è un'applicazione evoluta che permette di controllare le unità disco, verificarne errori nel file system e correggerli automaticamente.
SCANDISK è un comando esterno con estensione .EXE che include un ulteriore file esterno il cui nome è SCANDISK.INI e al cui interno sono elencate una serie di impostazioni specifiche dell'esecuzione del comando. Grazie alla modifica dei parametri di SCANDISK.INI, l'utente sarà in grado di gestire approfonditamente il controllo dell'unità disco specificata e indicare al sistema il comportamento da adottare in determinate circostanze, come la correzione degli errori eventualmente riscontrati in fase di verifica.
Ecco l'elenco dei principali parametri di SCANDISK:

/ALL
Controlla e ripristina tutte le unità locali.

/AUTOFIX
Corregge gli errori senza chiedere prima conferma. Per impostazione predefinita, avviando SCANDISK con l'opzione /AUTOFIX tutti i cluster persi rilevati sull'unità, verranno salvati come file nella directory principale dell'unità. Per fare in modo che SCANDISK elimini i cluster persi invece di salvarli, includere l'opzione /NOSAVE. Utilizzando l'opzione /AUTOFIX, se vengono rilevati errori verrà richiesto un disco Undo. Per evitarlo, includere l'opzione /NOSUMMARY. Non è possibile utilizzare l'opzione /AUTOFIX unitamente alle opzioni /CHECKONLY o /CUSTOM.

/CHECKONLY
Controlla una data unità per rilevarvi degli errori, ma non li corregge. Non si può usare questa opzione unitamente alle opzioni /AUTOFIX o /CUSTOM.

/CUSTOM
Esegue SCANDISK utilizzando le impostazioni di configurazione nella sezione [CUSTOM] del file SCANDISK.INI. Questa opzione è utile soprattutto per l'esecuzione di SCANDISK da un programma batch. Non è possibile utilizzare questa opzione unitamente alle opzioni /AUTOFIX o /CHECKONLY.

/NOSAVE
Fa in modo che SCANDISK elimini tutti i cluster persi rilevati. Può essere utilizzato solo unitamente all'opzione /AUTOFIX. (Se si avvia SCANDISK con l'opzione /AUTOFIX omettendo l'opzione /NOSAVE, SCANDISK salverà il contenuto dei cluster persi come file nella directory principale dell'unità.)

/SURFACE
Esegue automaticamente una scansione della superficie dell'unità dopo aver controllato altre aree. Con una scansione della superficie di un'unità non compressa, SCANDISK conferma che i dati possono essere scritti e letti con sicurezza. Con la scansione di un'unità compressa SCANDISK conferma che i dati possono essere decompressi. E' consigliabile esaminare periodicamente la superficie di tutte le unità.
In base all'impostazione predefinita, una volta terminato l'esame del file system di una data unità, SCANDISK chiede se si desidera effettuare una scansione della superficie. Con l'opzione /SURFACE tale scansione viene effettuata senza chiedere conferma. Se si usa /SURFACE unitamente all'opzione /CUSTOM esso ha la precedenza sulle impostazioni di Superficie nella sezione [CUSTOM] del file SCANDISK.INI.

SCANDISK controlla e corregge problemi nelle seguenti aree di ogni unità:
- Tavola di allocazione file (FAT)
- Struttura del file system (cluster persi, file a collegamento incrociato)
- Struttura della directory
- Superficie fisica dell'unità (cluster difettosi)

SCANDISK inoltre controlla e corregge problemi nelle seguenti aree di un'unità compressa Drivespace o DoubleSpace:
- Intestazione del volume (MDBPB)
- Struttura del volume (MDFAT)
- Struttura di compressione
- Specifica di identificazione del volume
- Settore di avvio di MS-DOS

SCANDISK riesce a rilevare e a correggere gli errori sui seguenti tipi di unità:
- Dischi rigidi
- Unità DriveSpace
- Unità DoubleSpace
- Unità disco floppy
- Unità RAM
- Schede di memoria

SCANDISK non riesce invece a rilevare e a correggere gli errori sui seguenti tipi di unità:
- Unità CD-ROM
- Unità di rete
- Unità create con i comandi ASSIGN, SUBST e JOIN
- Unità create con INTERLNK

Annullamento delle modifiche apportate da SCANDISK:
Se SCANDISK rileva degli errori sul disco, offre all'utente la possibilità di creare un disco Undo, che consente appunto di annullare le modifiche apportate da SCANDISK sull'unità in oggetto. Tale disco contiene le informazioni che specificano l'unità a cui si applicano, come pure informazioni su ogni modifica apportata all'unità in oggetto da parte di SCANDISK.

Attenzione: utilizzare il disco Undo per annullare le modifiche solo se la struttura dell'unità non è cambiata dal momento in cui è stato creato il disco stesso. Se si sono modificati dei file sull'unità in oggetto, dal momento in cui è stato creato il disco Undo, non tentare di annullare i cambiamenti apportati. Se si tenta di usare il disco Undo dopo che si è aggiornato un file o una directory, oppure si è copiato o eliminato un file, si rischia di danneggiare la struttura dell'unità e di perdere così dei dati.

Tutte queste informazioni, sebbene possano sembrare sovrabbondanti e non indispensabili, possono tornare utili nel caso in cui ci si trovasse a dover risolvere problemi con unità disco corrotte da sbalzi di tensione o shock elettromagnetici o da urto.

Il comando FORMAT serve a cancellare tutti i dati presenti in un'unità disco. Il relativo processo viene chiamato "formattazione". E' sempre necessario specificare l'unità che si desidera formattare e verrà chiesta conferma prima di procedere all'eliminazione totale delle informazioni in essa contenute. Il processo di formattazione è applicabile solo a unità hard-disk precedentemente preparate con FDISK.
Ad accompagnare questo comando sono previsti alcuni interessanti parametri dei quali riporto solo i più significativi:

/Q
Specifica una formattazione veloce di un disco. Tramite questa opzione, FORMAT elimina la tabella di assegnazione dei file (FAT) e la directory principale di un disco formattato in precedenza, ma non esamina il disco per verificare la presenza di aree danneggiate. Si dovrebbe utilizzare l'opzione /Q per formattare solo dischi già formattati in precedenza che non sono sicuramente danneggiati.

/U
Specifica un'operazione di formattazione incondizionata per un disco floppy o un disco rigido. La formattazione incondizionata distrugge tutti i dati esistenti sul disco ed impedisce di annullare la formattazione in un secondo tempo. E' consigliabile utilizzare /U se sono stati visualizzati messaggi di errori di lettura e di scrittura durante l'utilizzo del disco.

/S
Copia i file di sistema in uso IO.SYS, MSDOS.SYS e COMMAND.COM dall'unità disco di avvio del sistema su un disco formattato che può essere utilizzato come disco di sistema. Se FORMAT non riesce a trovare i file di sistema in uso, richiede l'inserimento di un disco di sistema.

/C
Ricontrolla i cluster danneggiati. Per impostazione predefinita, se un'unità contiene cluster segnati come "danneggiati" FORMAT non ricontrolla i cluster; li lascia semplicemente segnati come "danneggiati". Utilizzare l'opzione /C se si desidera che FORMAT ricontrolli tutti i cluster danneggiati sull'unità.

Per installare un nuovo sistema operativo su un pc, la prima cosa che ci servirà sarà un "disco di ripristino", ovvero un floppy disk contenente i file di sistema necessari. La semplice formattazione con il parametro /S non basta affatto, e sarà meglio utilizzare il disco di ripristino creato da Windows. Bisognerà inserire un floppy nel drive, entrare nel Pannello di Controllo e accedere all'applet "Installazione Applicazioni", quindi aprire il fascicolo "Disco di ripristino" e premere il pulsante "Crea disco". Conclusa l'operazione, sarà bene estrarre il floppy e spostare la linguetta di protezione in modo tale da impedirne la scrittura.
A questo punto, con il floppy inserito nel drive, riavviamo il sistema. Se le impostazioni sono corrette, il BIOS cercherà il sistema operativo nel floppy disk prima ancora che nell'hard-disk e avvierà MS-DOS con il semplice prompt: A:\>, in attesa d'istruzioni.
Ora dobbiamo decidere se intendiamo azzerare completamente tutta la tabella delle partizioni del disco rigido oppure se vogliamo solo formattare una partizione. Nel primo caso dovremo utilizzare FDISK, nel secondo basterà il comando FORMAT.
Ora che il sistema è sgombro dal precedente sistema operativo, ed essendoci solo adesso resi conto che ci siamo dimenticati di fare un backup dei nostri documenti più importanti (è tipico), procederemo con l'installazione del nuovo sistema operativo inserendo l'apposito CD-ROM nel drive, entrando nell'unità D: e lanciando il file SETUP o INSTALL.
E' possibile che, per un motivo qualsiasi, MS-DOS non accetti di leggere il CD-ROM nell'unità. Ciò può essere dovuto a diversi fattori, come quello che si dà per scontato che la lettera d'unità sia la stessa indicata da Windows, mentre in MS-DOS potrebbe essere un'altra (capita spesso con pc con drive CD-ROM e masterizzatore). Oppure è possibile che i driver ASPI installati nel disco di ripristino, che sovraintendono alla comunicazione con le unità a disco ottico, non siano compatibili.
Per questo e per altri motivi, è possibile seguire una procedura che prevede innanzitutto lo spegnimento del pc e il riavvio con il disco di ripristino inserito, quindi ritentare l'accesso all'unità. Se nemmeno in questo caso è possibile accedere, allora si dovrà tentare con il riavvio del sistema "senza" disco di ripristino inserito e con il CD-ROM d'installazione del sistema operativo correttamente presente nel drive considerato come "Master" dal sistema.
Per capirci meglio, ogni unità disco è connessa alla scheda madre grazie a un cavo (BUS) di tipo E-IDE o SCSI. Se al BUS sono connesse due unità, una sarà considerata Master (principale) e una Slave (secondaria) dal BIOS. Tale riconoscimento non è automatico, ma è impostato grazie a un ponticello (jumper) o a un deviatore (switch) presente nel retro di tutte le unità CD/DVD-ROM.
Ad ogni avvio del sistema, abbiamo già detto che il BIOS procederà con la diagnostica interna, durante la quale identificherà pure quale unità è Master e quale Slave. Quindi cercherà il sistema operativo prima nell'unità floppy A:, poi nell'unità B: (se presente), quindi nell'unità C: (hard-disk) e, se non trova nulla, continua con le successive unità Master. Non tutti i BIOS si prendono la pena di cercare il sistema operativo in unità Slave.
Quindi, avviato il sistema con il CD-ROM inserito nell'unità Master, il BIOS dovrebbe riconoscere la presenza dei file d'installazione e avviarli automaticamente. Tuttavia, c'è sempre la possibilità che l'unità che abbiamo scelto sia una Slave, quindi in caso di fallimento e in presenza di un'altra unità, inserirvi il CD-ROM e riavviare nuovamente il sistema.

Certo, la procedura può apparire molto complessa, ma quella qui sopra descritta è solo la guida alla soluzione di un problema che si presenta molto raramente.

Continuando con la descrizione dei comandi di MS-DOS, il comando SYS crea un disco di avvio. Attenzione, un disco d'avvio è diverso da un disco di ripristino. Il primo, infatti, contiene solo i file di sistema necessari all'avvio di MS-DOS a livello base e senza comandi esterni: MSDOS.SYS, IO.SYS, COMMAND.COM e DRVSPACE.BIN, che è quello che fa il comando SYS; il secondo tipo di disco contiene non solo questi file, ma anche una raccolta di comandi esterni utili al ripristino del sistema e alla formattazione dell'hard-disk.
MSDOS.SYS, IO.SYS e DRVSPACE.BIN sono file di sistema nascosti, pertanto non compariranno alla richiesta del comando DIR. La sintassi del comando SYS prevede che siano specificate l'unità in cui si trovano i file di sistema da copiare e quella di destinazione:

SYS C: A:

questo comando copierà i file di sistema presenti in C: nell'unità A:.

Un utile comando da lanciare esclusivamente in MS-DOS puro (quindi non da una finestra di Windows), è DEFRAG. Per comprenderne l'utilità è giusto spiegare come i file vengono archiviati nelle unità disco.
Il sistema di archiviazione dei file è basato sulla suddivisione di un singolo file in più pacchetti di lunghezza fissa che verranno archiviati sulle porzioni libere del disco. Tuttavia, non sempre un file verrà archiviato con tutti i suoi pacchetti contigui l'uno all'altro, ma potrebbe essere spezzettato in più tronconi di varie dimensioni. Col tempo, l'hard-disk si ritrova affollato di migliaia di tronconi di file sparpagliati per tutto il sistema, con inevitabili rallentamenti generali dovuti alla ricostruzione del file ad ogni accesso.
Per ovviare a questa situazione, il comando DEFRAG riuscirà a riallacciare tutti i tronconi sparsi di ogni file di sistema e a utilizzare lo spazio libero in maniera più oculata e ordinata.
E' possibile indicare l'unità da deframmentare e specificare alcuni parametri, di cui riporto solo quelli più significativi:

/F
Compatta i file e garantisce che nel disco non siano presenti spazi vuoti tra i file.

/U
Compatta i file e lascia spazi vuoti, se presenti, tra i file.

/B
Riavvia il computer dopo avere riorganizzato i file.

Un esempio di sintassi è: DEFRAG C: /F /B

Ogni unità disco, dal floppy, all'hard-disk ai CD-ROM, può avere assegnato un nome. Il comando VOL legge semplicemente questo nome (si può specificare l'unità), mentre il comando LABEL permette di modificarlo.

SUBST è un comando riconducibile alla categoria delle variabili d'ambiente. Grazie ad esso è possibile associare a un percorso una lettera d'unità virtuale. Tuttavia, questo comando non può essere eseguito con leggerezza per sfruttarne tutte le caratteristiche. Infatti, a SUBST deve essere associato al comando LASTDRIVE, un comando che può essere lanciato solo dall'interno del file di sistema CONFIG.SYS e non prima di aver riavviato il sistema.
Se nel file CONFIG.SYS è presente la line di comando LASTDRIVE=R, il sistema al riavvio sarà pronto a riconoscere tutte le unità dalla A: alla R:.
A questo punto, lanciando il comando SUBST con questa sintassi:

SUBST R: C: \IMAGES\PHOTO\FESTA\AMICI\CANDELE

il sistema lo interpreterà come "c'è un percorso chiamato \IMAGES\PHOTO\FESTA\AMICI\CANDELE nell'unità C:, ad esso sostituisci la lettera d'unità virtuale R:". Ovviamente questo comando è stato studiato per abbreviare di molto il lavoro degli operatori quando si dovevano digitare manualmente interminabili percorsi per trovare i file.
Se nel file CONFIG.SYS non è presente il comando LASTDRIVE, si potrà utilizzare solo la lettera d'unità immediatamente successiva all'ultima utilizzata dal sistema. Per esempio, considerando A: e B: come unità floppy, C: come hard-disk, D: e E: come CD-ROM e masterizzatore, avremo a disposizione solo l'unità virtuale F:. Invece, specificando con LASTDRIVE un limite più ampio sarà possibile impostare anche più di una unità virtuale per consentirci di lavorare con speditezza.

Attenzione: i comandi FDISK, FORMAT, CHKDSK, SCANDISK, VOL, LABEL, SYS e DEFRAG non possono essere riferiti alle unità virtuali create con SUBST.

Esiste un comando non documentato che consente all'utente di sapere in qualsiasi momento se l'unità nella quale si trova è reale o virtuale: TRUENAME. Lanciato in forma semplice, restituisce il vero percorso in cui ci si trova, ignorando ogni unità virtuale indicata nel prompt.

 


STAMPA E INDIRIZZAMENTO DELL'OUTPUT
[PRINT, >PRN, >LPTx, >FILE.EXT, >NUL]

Con il comando PRINT, seguito dal percorso e dal nome del file, si possono mandare documenti direttamente alla stampante e continuare a lavorare con MS-DOS.

Un altro sistema per stampare un documento è quello dell'indirizzamento. Il comando:

TYPE DOCUMENT.TXT >PRN

Manderà alla stampante, piuttosto che al monitor, la lettura del file DOCUMENT.TXT. Con lo stesso sistema si può inviare alla stampante qualsiasi risposta a un comando, come ad esempio:

DIR >PRN

In questo caso la lettura della directory non verrà visualizzata sul monitor, ma inviata alla stampante.
Se al sistema è collegata più d'una stampante, al posto di >PRN si dovrà utilizzare >LPT1 per la stampante gerarchicamente in cima e >LPT2, >LPT3... per tutte le altre.

Ma grazie al reindirizzamento della risposta, possiamo anche stampare su file una risposta a un comando o qualsiasi cosa sia prevista per la visualizzazione su monitor. Il simbolo ">" viene infatti letto "reindirizza a".
Il comando:

DIR C:\IMAGES\*.JPG /s >NOMEFILE.TXT

creerà un file chiamato NOMEFILE.TXT al cui interno sarà presente la lista dei file con estensione .JPG presenti nella directory C:\IMAGES e nelle relative sottodirectory (parametro /s).

Un particolare tipo di reindirizzamento dell'output è >NUL, che di fatto annulla la risposta all'invio di un comando. Questo reindirizzamento è usato solo in casi molto rari ed è di comprovata pericolosità per l'uso incauto che se ne può fare.

 


APPLICAZIONI
[QBASIC, EDIT, HELP, FASTHELP, MSD]

QUICKBASIC è un programma che legge ed interpreta file contenenti istruzioni scritte in linguaggio BASIC. Per accedervi basta inviare il comando QBASIC.
Grazie alla presenza dell'interprete del QuickBASIC, ci è possibile utilizzare una serie di strumenti e applicazioni appositamente create per funzionare con le specifiche di questo linguaggio: EDIT e HELP.

EDIT avvia MS-DOS EDITOR, un programma che consente di creare e modificare file di tipo ASCII, ovvero a contenuto testuale, come ad esempio i file .BAT, .TXT e soprattutto i file di sistema AUTOEXEC.BAT e CONFIG.SYS, per poterne modificare il contenuto.
HELP è l'archivio completo di tutti i comandi MS-DOS, compresi i parametri d'uso, note e esempi.

Il comando FASTHELP e il parametro /? servono a mostrare informazioni relative a un determinato comando. Le sintassi sono:

FASTHELP DIR
DIR /?

In entrambi i casi il comando DIR non verrà eseguito, ma al suo posto verrà presentata una lista veloce di informazioni sui parametri e le funzionalità relative al comando in oggetto.

MSD è un programma che fornisce informazioni tecniche sul computer. Presenta una semplice interfaccia grafica e consente l'uso di un mouse PS/2.

 


STORIA E PROGRAMMI RESIDENTI IN MEMORIA
[DOSKEY, UNDELETE, UNFORMAT, MIRROR]

MS-DOS nasce quando ancora non esistevano interfacce grafiche per i pc, quando i computer potevano al massimo offrire 4 colori e non avevano schede grafiche, schede audio, e la CPU era distinta dal coprocessore matematico, quando 640KB di memoria era il limite massimo gestibile e i floppy disk formattati a 1,4MB erano in grado di archiviare praticamente tutto. Da allora ad oggi sono state apportate innovazioni straordinarie al mondo dell'informatica, hard-disk, capacità di memoria e di calcolo vertiginosamente più alte di quelle di appena 10 anni fa, sistemi operativi a interfaccia grafica che superano l'ostacolo della monoutenza e gestiscono reti di calcolatori.
Tuttavia, MS-DOS continua a offrire una serie di vantaggi talmente importanti che un team di programmatori ne sta sviluppando una versione capace di lavorare su file system NTFS5, in pratica su hard-disk preparati per ospitare sistemi NT come Windows 2000, Xp e la nuova piattaforma .NET.
Allo stato attuale dell'informatica, per installare un sistema operativo Windows su un hard-disk formattato con FAT32, è ancora necessario (ma non indispensabile) usare MS-DOS e conoscerne le caratteristiche di base. Non solo per poter risolvere problemi con il sistema operativo, non solo per sfruttare funzionalità non offerte da Windows, ma anche per utilizzarle sotto Windows, realizzando utilissime routine in file batch in grado di alleggerirci il carico di lavoro quotidiano.
Al giorno d'oggi, infatti, i sistemi operativi, i plug-in, i programmini freeware compilati da studenti universitari o programmatori professionisti hanno disabituato all'uso del DOS chi lo sapeva usare e hanno costituito un serio ostacolo all'apprendimento a tutti quelli che ne hanno una conoscenza molto superficiale.
Ciò non è affatto un male, ma ci allontana dalla macchina, consente a chi ha la conoscenza di questi linguaggi di interporsi tra noi e il computer, rendendoci dipendenti dalle belle icone multicolore e dai pulsanti del mouse.
Per favorire questa atrofizzazione, hanno persino cambiato i nomi degli strumenti e gran parte della terminologia. La parola "directory" è sparita, ora si dice "cartella", e le parole "file" e "programma" sono diventate "documento" e "applicazione". A prima vista, pare non sia cambiato nulla se non il nome, e in effetti è così, ma gli utenti degli ultimi anni non potranno capire il senso dei manuali di MS-DOS quando leggeranno la parola "directory", e di sicuro nel vocabolario non la trovano.
Ogni sistema operativo, poi, utilizza le stesse risorse chiamandole in modo diverso, soprattutto per il fatto che non esiste uno standard internazionale, una terminologia fissa.

Per fare un esempio della differenza di lavoro, basti pensare a una "cartella" di Windows in cui sono presenti una centinaio di file immagine, suddivisi tra file JPEG, JPG, GIF, TIFF, PNG e BMP. L'ordine dei file è quello nominale e vogliamo semplicemente cancellare "definitivamente" i file JPG. E supponiamo che ci troviamo nel Desktop.
Con Windows dovremo innanzitutto entrare nella cartella, magari la sottocartella di una sottocartella, quindi riordinare i file "per estensione", selezionarli con mouse (magari non ci stanno tutti nella schermata, quindi potremmo dover ripetere l'operazione più d'una volta), quindi possiamo scegliere tra premere il tasto CANC, cliccare sul pulsante Elimina di Esplora Risorse o cliccare col tasto destro del mouse e scegliere Elimina dal menù contestuale. Quindi dovremo ritornare al desktop e svuotare il cestino. Sì, ci sono altre procedure, come il tenere premuto il tasto Maiuscolo (che ai tempi di MS-DOS si chiamava Shift) e i file non andranno nemmeno al cestino, ma quanti lo sanno?

Un utente MS-DOS, invece, trovandosi nella "directory" \, la root, avrebbe semplicemente scritto:
DEL C:\ARCHIVIO\IMMAGINI\FOTO\*.JPG

A questo si potrebbe obbiettare che le interfacce GUI (grafiche, a icone) offrono innumerevoli vantaggi, ed è vero, soprattutto per il fatto che MS-DOS non possiede il corrispettivo del Cestino (ma vedremo come l'affermazione non sia del tutto vera) o del menù d'Avvio, o degli ipertesti, può lavorare su cartelle diverse senza sforzare la memoria e, addirittura, lavorare con più finestre di MS-DOS aperte. E sono tutte obbiezioni lecite e motivate. Tuttavia, chi usava MS-DOS non aveva ancora bisogno di questi strumenti: è stata la loro presenza a rendercene dipendenti.
Mai dimenticare che tra la seconda metà degli anni '70 e la prima metà dei '90, per ben vent'anni, circa la metà dei libri pubblicati erano stati scritti usando computer con sistemi operativi a linea di carattere come MS-DOS e che al giorno d'oggi gli scrittori sanno usare i programmi di videoscrittura come il Word né più, né meno di come li usavano allora.

Siamo anche stati disabituati all'uso della tastiera, abbiamo dimenticato o non abbiamo mai conosciuto le funzionalità offerte da certe combinazioni di pulsanti o dei tasti-funzione, per intenderci, quelli che riportano la scritta F1, F2, F3...

Per velocizzare il lavoro dell'utente, è utile installare il DOSKEY. Si tratta di un programma residente in memoria che obbliga DOS a ricordare tutti i comandi che abbiamo digitato, in modo tale da poter evitare di ribatterli.
Lanciamo il comando semplice DOSKEY e ci verrà restituita la scritta: "DOSKey installato". Da questo momento in poi, ogni volta che vorremmo richiamare un comando precedentemente digitato basterà premere i pulsanti Freccia SU e Freccia GIU', quelli del tastierino del cursore. Premere ESC per cancellare il contenuto del comando richiamato; F1 per richiamare in sequenza le lettere del comando precedentemente digitato; F3 per richiamarlo integralmente; F7 per richiamare lo storico del buffer (l'ordine dei comandi già digitati attualmente in memoria); ALT+F7 per pulire la memoria del buffer (cancella l'archivio dei comandi digitati); F8 per richiamare la ricerca di un comando precedentemente digitato: basterà digitare una o più lettere del comando desiderato e premere F8 per richiamare il comando più recente che inizia con quelle lettere archiviato nel buffer.
DOSKEY offre anche altre vantaggiosissime opportunità di utilizzo, come la programmazione di una macro, ma la cosa esula dalle attuali intenzioni di questa guida.

Proprio per rifarmi a quest'ultimo punto, ovvero sulle reali intenzioni di questa guida, aggiungo che molte delle funzionalità gestibili da "memoria alta" e "memoria estesa", la modifica dei parametri di CONFIG.SYS, di istruzioni come DEVICE e comandi come FASTOPEN, SETVER, MEMMAKER o INSTALL non li tratto per diverse ragioni. Innanzitutto, perché nessuno oggi troverebbe indispensabile o conveniente l'uso a livello professionale di MS-DOS come sistema operativo a linea di comando: UNIX lo batte su tutti i fronti. In secondo luogo, perché il loro apprendimento e gli esempi pratici sulla loro applicazione sono ormai assolutamente obsoleti. Non è questa la sede per diplomarsi operatori di MS-DOS.

Sempre in merito al dimenticato sistema d'uso del DOS, bisogna spendere due parole sull'utilizzo di EDIT e QBasic in assenza del supporto del mouse. Può capitare, infatti, che il vostro caro mouse a raggi infrarossi sia assolutamente sconosciuto a MS-DOS e che dobbiate abbandonarlo e mettervi a usare la tastiera anche per i programmi che prevedono un'interfaccia grafica.
EDIT è completamente in italiano e all'ingresso basta premere F1 per poter consultare la guida all'uso della tastiera. Premendo ALT, poi, si accederà immediatamente alla barra dei menù, e ci si potrà spostare e selezionare le funzioni coi il tastierino del cursore e il tasto INVIO.
QuickBASIC è solo parzialmente in lingua italiano. Le voci dei menù sono in inglese, ma la guida è tradotta. All'avvio del programma, premendo INVIO (qui ancora indicato con la vecchia terminologia: ENTER) si accede alla guida, completa, esauriente, ma un po' troppo tecnica.

Quanti credono che con MS-DOS non esista un sistema rapido e sicuro per recuperare i dati persi evidentemente non conoscono comandi come UNDELETE e UNFORMAT, che non hanno corrispondenti in Windows. Si tratta di comandi esterni e non è sicuro che siano disponibili nel sistema in uso.

UNDELETE si occupa di recuperare file cancellati con il comando DEL (o ERASE, che è lo stesso). Basta lanciare il comando in questo modo:

UNDELETE /LIST

per ottenere la lista dei file cancellati di cui è possibile ottenere il ripristino.
UNDELETE è un programma residente in memoria come DOSKEY, e come DOSKEY è necessario che sia attivato utilizzando il giusto parametro:

UNDELETE /LOAD
carica UNDELETE in memoria

UNDELETE /UNLOAD
lo disattiva

E' utile conoscere anche gli altri parametri di questo comando:

/ALL
Recupera i file eliminati senza chiedere conferma per ciascun file. UNDELETE utilizza il metodo Sentry di eliminazione (cfr. infra), se disponibile. In caso contrario, viene utilizzato il metodo Registro di eliminazione. Se nemmeno questo metodo fosse disponibile, il programma recupera i file dalla directory DOS, fornendo il simbolo di numero (#) in corrispondenza del primo carattere del nome del file. Se tale nome di file esiste già, l'opzione tenta successivamente con ciascuno dei seguenti caratteri, seguendo l'ordine in cui sono elencati, fino ad ottenere un nome di file univoco: #%&0123456789ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ. Ciò avviene perché all'atto della cancellazione di un file, viene sostituito il primo carattere del nome del file con un valore utilizzato da DOS per considerarlo rimosso. Il nome del file rimarrà a disposizione di DOS fintantoché sarà possibile recuperarlo.

/DOS
Recupera soltanto i file elencati come eliminati da MS-DOS, chiedendo conferma per ciascuno di essi. Se esiste un file di registrazione dell'eliminazione, l'opzione indica a UNDELETE di ignorarlo.

/DT
Recupera soltanto i file elencati nel file di registrazione dell'eliminazione, chiedendo conferma per ciascun file.

/DS
Recupera soltanto i file elencati nella directory SENTRY, chiedendo conferma per ciascun file.

/PURGE[unità]
Elimina il contenuto della directory SENTRY. Se non viene specificata alcuna unità, UNDELETE cercherà la directory sull'unità corrente.

/STATUS
Visualizza il tipo di protezione dall'eliminazione attivo per ciascuna unità.

/S[unità]
Attiva il metodo Sentry di eliminazione e carica la parte residente in memoria del programma UNDELETE. Il programma registra le informazioni utilizzate per recuperare i file eliminati sull'unità specificata. Se non viene specificata un'unità, l'uso di questa opzione attiva il metodo Sentry di eliminazione sull'unità corrente. Se viene specificata l'opzione /S, il programma residente in memoria verrà caricato utilizzando le informazioni definite nel file UNDELETE.INI.

Dopo che un file è stato eliminato dal disco, potrebbe non essere più possibile recuperarlo. Il comando UNDELETE è in grado di recuperare i file eliminati, ma tale operazione viene portata a termine con successo soltanto se nessun altro file è stato creato o modificato sul disco. Se è stato eliminato per errore un file che si desiderava conservare, interrompere le operazioni ed utilizzare immediatamente il comando UNDELETE per recuperare il file.

MS-DOS fornisce tre livelli di protezione dei file dalla eliminazione accidentale: il metodo Sentry di eliminazione, il metodo Registro di eliminazione e il metodo Standard.

Il metodo Sentry di eliminazione fornisce il più alto livello di protezione. Richiede una piccola quantità di memoria e di spazio su disco. Il livello di protezione successivo è il metodo Registro di eliminazione, che richiede la stessa quantità di memoria del primo, ma una minima quantità di spazio su disco. Il livello più basso di protezione è il metodo Standard, che non richiede memoria né spazio su disco, ma consente tuttavia di recuperare i file eliminati, purché la loro posizione sul disco non sia stata occupata da altri file.

Il metodo Sentry di eliminazione fornisce il più alto livello di protezione per garantire il recupero dei file eliminati. Con questo metodo viene creata una directory nascosta denominata SENTRY. Quando si elimina un file, il programma Undelete lo rimuove dalla sua posizione corrente e lo sposta nella directory SENTRY, senza modificare la registrazione della posizione del file nella tabella di allocazione (FAT). Se si recupera il file, MS-DOS lo sposta di nuovo nella posizione originale. Il funzionamento del metodo Sentry verrà ripreso per la gestione del Cestino di Windows.
Le dimensioni della directory SENTRY e dei suoi file vengono limitate a circa il 7 per cento dello spazio sul disco rigido. Se un file viene eliminato e la directory ed i relativi file superano tale limite, Undelete cancella i file più vecchi fino ad avere sufficiente spazio libero per archiviare il file appena eliminato.
Oltre allo spazio su disco necessario per la directory SENTRY, il metodo Sentry di eliminazione richiede 13,5 Kb di memoria per caricare la porzione del programma Undelete residente in memoria.

Il metodo Registro di eliminazione fornisce un livello intermedio di protezione. Utilizza il file nascosto PCTRACKER.DEL per registrare la posizione dei file eliminati. Quando si elimina un file, MS-DOS modifica la tabella di allocazione dei file (FAT) per indicare che la posizione del file è ora disponibile per un altro file. Il file eliminato può essere recuperato purché un altro file non sia stato archiviato in quella posizione. Se un altro file è stato salvato nella posizione del file eliminato, quest'ultimo potrà essere recuperato in parte.
Il metodo Registro di eliminazione richiede 13,5 Kb di memoria per la porzione residente in memoria del programma Undelete ed una minima quantità di spazio su disco per il file PCTRACKER.DEL.

Il livello Standard di protezione viene attivato automaticamente all'avvio del computer. Rispetto agli altri metodi, è quello che garantisce la protezione minore dei file. Non sarà però necessario caricare un programma residente in memoria. Un secondo vantaggio consiste nel fatto che questo metodo non richiede memoria né spazio su disco.
Il livello di protezione Standard consente di recuperare un file eliminato, purché MS-DOS non abbia archiviato un altro file nella sua posizione originale. In tal caso, potrebbe non essere possibile recuperare il file eliminato o parte di esso.

Metodo di recupero dei file: utilizzare una delle seguenti opzioni: /DOS, /DT o /DS. Se non viene specificata alcuna opzione, Undelete utilizza il metodo Sentry di eliminazione, se disponibile. Se questo metodo non è disponibile, verrà utilizzato il metodo Registro di eliminazione. Se neanche questo è disponibile, Undelete tenta di recuperare i file tramite MS-DOS.

Attenzione: Undelete non è in grado di ripristinare una directory che è stata rimossa né un file che si trovava in una directory rimossa. Se la directory era una sottodirectory della directory principale, potrà essere possibile recuperarla insieme ai relativi file utilizzando UNFORMAT (cfr. infra) per ripristinare la directory, quindi UNDELETE per ripristinare i file. E' necessario prestare particolare attenzione, poiché l'uso non corretto di UNFORMAT potrebbe causare la perdita di dati. UNFORMAT consente in genere di ripristinare soltanto le sottodirectory dirette della directory principale. Quando si utilizza UNFORMAT per recuperare un disco formattato per errore, il comando consente il recupero di tutti i file del livello principale e dei nomi delle sottodirectory.

UNFORMAT è un comando molto poco conosciuto e dal funzionamento delicato. Grazie a UNFORMAT è possibile ripristinare il contenuto di dischi accidentalmente cancellati dal comando FORMAT e sarebbe anche in grado di ricostruire la tabella delle partizioni del disco rigido danneggiata. Questo comando può solo ripristinare floppy e unità hard-disk formattate sulle quali non sono stati inscritti altri dati. La sintassi è:

UNFORMAT C:

Dove C: è l'unità da tentare di ricostruire, e può essere anche A: e qualsiasi altra unità disco, eccetto quelle CD/DVD-ROM.

Le opzioni di UNFORMAT sono poche:

/L
Elenca tutti i file e le sottodirectory trovate da UNFORMAT. Se questa opzione non viene specificata, UNFORMAT elenca solo le sottodirectory e i file frammentati.
Per sospendere lo scorrimento dell'elenco visualizzato, premere la combinazione di tasti CTRL+S. Per riprendere lo scorrimento, premere un tasto qualsiasi.

/TEST
Mostra come UNFORMAT ricreerebbe le informazioni sul disco senza però ripristinare il disco.

/P
Invia l'output alla stampante collegata alla porta LPT1.

Attenzione: se la formattazione dell'unità è stata realizzata con FORMAT /U non sarà possibile recuperare alcun dato, visto che l'opzione /U di FORMAT è stata creata apposta per evitare il recupero dei dati.
Se all'atto del tentativo di recupero UNFORMAT trova un file che appare frammentato (cioè che è stato memorizzato suddiviso in varie parti del disco), non può ripristinarlo poiché non riesce a localizzare le rimanenti parti del file. In tal caso, UNFORMAT richiede di confermare se si desidera che vengano recuperate solo le parti rintracciate del file o che si elimini completamente il file.
In alcuni casi, tuttavia, UNFORMAT può non riconoscere che un file è frammentato anche se ne localizza solo una parte. Se questo succede per un file di dati, le informazioni vengono perse e il programma che ha creato il file di dati può non essere in grado di leggerlo.

Circa la proprietà accennata sulla capacità di UNFORMAT di ricostruire tabelle delle partizioni danneggiate, c'è da dire che questa meravigliosa proprietà è misteriosamente sparita dopo la sua comparsa con la versione 5.0 di MS-DOS. A quel tempo era stato messo a disposizione il comando MIRROR che tra le tante funzioni offriva anche quella di salvare su un floppy il backup della tabella delle partizioni di un hard-disk. A quel punto, se un virus, uno shock elettromagnetico o la pura sfortuna andavano ad intaccare quella preziosa parte del disco rigido, esso risultava illeggibile. Avviando il sistema da un floppy disk contenente il comando UNFORMAT e il backup della tabella delle partizioni creata da MIRROR sul file PARTNSAV.FIL, c'era un'ottima probabilità di recuperare l'intero contenuto di tutte le partizioni del disco rigido senza alcuna perdita di dati.

 


DISCO DI RIPRISTINO
[Disco di ripristino, Talloncino di protezione]

La disponibilità di un disco floppy di ripristino è una necessità. Per crearne uno standard innanzitutto si deve disporre del CD-ROM d'installazione di Windows e di un floppy disk preparato con una formattazione completa (non rapida).
Una volta inseriti i dischi nei loro drive, basterà entrare nel Pannello di Controllo di Windows, aprire l'applet chiamata "Installazione applicazioni", accedere al fascicolo Disco di Ripristino e premere il pulsante "Crea disco".
Portata a termine l'operazione, sarà necessario proteggere il floppy disk da qualsiasi operazione di scrittura, quindi basterà spostare il talloncino di protezione e il floppy sarà pronto.

Per chi avesse dei dubbi sulla posizione del talloncino di protezione: innanzitutto guardare il floppy dal suo lato B, si dovrà cioè guardarlo in modo tale che la protezione scorrevole sia rivolta verso l'alto e l'angolo smussato in alto a sinistra.
In basso a destra e a sinistra ci saranno due cavità. In genere quella di sinistra è aperta, mentre quella di destra presenta un talloncino. Quest'ultimo è il talloncino di protezione.
Se lo si sposta verso l'alto, in modo da chiudere il foro, il floppy è APERTO, pertanto sarà formattabile, vi si potrà scrivere e modificare i dati.
Se si sposta il talloncino in modo tale da aprire il foro, il floppy è CHIUSO, pertanto non sarà possibile alcuna operazione di scrittura e cancellazione, ma solo di lettura.

Ecco l'elenco dei file scritti nel disco di ripristino standard:

ASPI2DOS.SYS Driver ASPI Adaptec per accesso al CD-ROM in modalità reale
ASPI4DOS.SYS Driver ASPI Adaptec per accesso al CD-ROM in modalità reale
ASPI8DOS.SYS Driver ASPI Adaptec per accesso al CD-ROM in modalità reale
ASPI8U2.SYS Driver ASPI Adaptec per accesso al CD-ROM in modalità reale
ASPICD.SYS Driver ASPI Adaptec per accesso al CD-ROM in modalità reale
AUTOEXEC.BAT File Batch di avvio automatico
BTCDROM.SYS  Driver per CD-ROM Mylex/BusLogic
BTDOSM.SYS Driver per CD-ROM Mylex/BusLogic
COMMAND.COM Interprete dei comandi
CONFIG.SYS Avvia la configurazione dei driver di periferica
COUNTRY.SYS Imposta un formato di data, ora e valuta relativo alla nazionalità dell'utente
DISPLAY.SYS Driver generico per scheda video
DRVSPACE.BIN Driver di compressione per il Microsoft DriveSpace
EBD.CAB Archivio compresso che contiene comandi MS-DOS
EDB.SYS File vuoto gestito dall'utilità d'estrazione
EGA.CPI Font di caratteri di MS-DOS
EXTRACT.EXE  Utilità d'estrazione per file .CAB, usata per il file EDB.CAB
FDISK.EXE Utilità per la creazione di partizioni su hard-disk
FINDRAMD.EXE Ricerca RAMDrive all'avvio
FLASHPT.SYS  Driver per CD-ROM Mylex/BusLogic
HIMEM.SYS Gestore della memoria XMS
IO.SYS Gestione Input/Output del sistema
KEYB.COM Configura la tastiera in base alla lingua specificata
KEYBOARD.SYS Driver di tastiera generico
LEGGIMI.TXT Istruzioni sul disco di ripristino
MODE.COM Configura le periferiche di sistema
MSDOS.SYS Opzioni d'avvio
OAKCDROM.SYS Driver di periferica generico per unità CD-ROM ATAPI
RAMDRIVE.SYS Crea una Ramdrive all'avvio
SETRAMD.BAT Crea un'unità disponibile da utilizzare come Ramdrive
. .

Contenuto dell'archivio compresso EDB.CAB:

. .
ATTRIB.EXE Modifica attributi dei file
CHKDSK.EXE Verifica lo stato del disco
DEBUG.EXE Utilità di verifica e controllo dei file eseguibili
EDIT.COM Editor testuale
EXT.EXE Utilità d'estrazione per file .CAB
FORMAT.COM Utilità di formattazione dischi
HELP.BAT Avvia la lettura del file LEGGIMI.TXT
MSCDEX.EXE Fornisce l'accesso alle unità CD-ROM
RESTART.COM Riavvia il sistema
SCANDISK.EXE Verifica lo stato del disco
SCANDISK.INI File di configurazione dei parametri di SCANDSIK.INI
SYS.COM Trasferisce i file di sistema

Tuttavia, alcuni di questi file non sono necessari, mentre altri che lo sarebbero non sono installati nel dischetto.
Si consiglia, pertanto, di creare un secondo disco di ripristino e di modificarne il contenuto cancellando i seguenti file dal floppy disk: AUTOEXEC.BAT, CONFIG.SYS, DRVSPACE.BIN, EDB.SYS, FINDRAMD.EXE, LEGGIMI.TXT, MSDOS.SYS, RAMDRIVE.SYS e SETRAMD.BAT. A questo punto, scaricare il file seguente file ZIP ed estrarne il contenuto all'interno del floppy disk, accettando di sovrascrivere tutti i file che vi verranno eventualmente richiesti:

RIP-PLUS.ZIP (61KB)

Abbiamo creato, in questo modo, un disco di ripristino molto più stabile e funzionale di quello predefinito da Windows, utile non solo per installare Windows 98, ma per qualsiasi sistema operativo. Tuttavia, per installare versioni di Windows diverse dalla 98 non sarà possibile avviare l'installazione direttamente, ma sarà necessario avviare il programma di SETUP direttamente da CD-ROM.

All'interno dell'archivio RIP-PLUS.ZIP è contenuto il comando FDISK aggiornato.

 

DISCLAIMER DEL SITO

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