La Festa di S. Anna nasce a Jelsi nel 1805. "S'iniziò per ringraziare la Santa del danno lieve subito(1)" in seguito al devastante sisma che, avendo come epicentro il comune di Baranello, colpì tutto l'Alto Molise e gran parte del Regno di Napoli, dove si poterono contare circa seimila morti. A Jelsi, nonostante gli ingenti danni subiti dalle abitazioni, i morti registrati furono appena 31; 27 nel giorno della grande scossa e 4 trovati successivamente nei "pégliare" (2) delle campagne (4). La descrizione di questo agghiacciante spettacolo ci è data dall'arciprete Alessandro Eletto:

"A dì 26 luglio 1805 alle ore due, a mezzo della notte giorno di S. Anna accadde un fortissimo terremoto, avendo mandato a terra buona parte degli edifizi case, Chiese campanili, ed il Monistero, per cui tutta la gente fu costretta a dormir a cielo sereno per sei giorni non potendosi celebrare messa per mancanza di Chiese, e restarono morti sotto delle rovine tutte le seguenti persone parte delle quali scavate furono seppellite, e parte restaro sotto le stesse rovine, non essendosi potuto scavare a cagione dei pericoli, che minacciavano gli edifici caduti.(5)"

Fra le macerie delle chiese e degli edifici per la prima volta veniva portata in processione la statua di Sant'Anna, alla quale in passato era dedicata solo una messa, "come si usa fare ancora oggi con alcuni santi" ; a Lei s'implorava la protezione dai mali futuri, la protezione dalla morte, dall'estinzione come gruppo. Il voto di dedicarle una festa s'impose ancor di più nel suo carattere devozionale quando il placarsi, nel giorno di Sant'Anna, di un violento urgano, scatenatosi nei giorni 24 e 25 luglio 1814, fu visto come un intervento della Grande Madre (6).

A testimoniare le aberranti emozioni suscitate da quello sconvolgimento tellurico e la conseguente intercessione della Santa presso il Potere Divino, rimane un componimento poetico anonimo di cui è andata persa la parte centrale; "C'era una vecchia a Jelsi, che sarebbe zé Marianicola "De Mèveze " (Barbiero). Diceva una specie di poesia di S. Anna, che non ho più potuto sentire da nessuno:"

Il ventisei luglio.
Ci fu una grande scossa.
La terra si scomposse…


alla fine diceva: ......

( ....)Cacciamo a S. Anna.
Cacciamola di cuor.
Ci facesse perdonar (7).

Non sappiamo se prima di questi avvenimenti esistesse l'uso di trasportare in processione offerte di spighe di grano; certo è che fino agli inizi dei '900 dopo la mietitura, oltre alle offerte fatte alla Santa, si faceva anche un'offerta di spighe alla Chiesa;

... ogni qualvolta finita la mietitura si portava in chiesa un mazzo di spighe, poche ma belle, piene. Venivano poggiate sull'altare: dove, dopo un po' di tempo, il parroco le raccoglieva, e il ricavato venduto serviva al mantenimento della Chiesa (8).
Mi dicevano che questa festa stesse sfumando e si pensava che non dovesse essere più celebrata, ma in seguito al terremoto dei 1805 ci fu una ripresa a tutti gli effetti (9).

I modi d'offerta devozionali originari sono quelli con le traglie, l'asino e le trasportatrici. Assieme alle spighe di grano, è da considerare un ulteriore dono devozionale, le scamozze che, legate sotto le pélomme (composizione di paglia e spighe che vengono messe sul carro nella sfilata n.d.r.), venivano, e vengono ancora oggi da qualcuno, messe sopra il carico; "... non è che tutti le mettessero. Era solito metterle chi in quell'anno aveva ottenuto una buona produzione di latte (10)", ".., si faceva solo come ringraziamento, ringraziare dell'abbondanza (11)",
A questo proposito, a seconda della diversa collocazione che hanno gli elementi costituenti, testimonianza delle diverse culture sovrapposte, bisogna fare un'ampia distinzione fra i tipi di pélomme:

- contorna solo l'immagine della Santa.
- contorna l'immagine della Santa e porta legate alla sua struttura le scamozze.
- contorna una bambola e porta legate alla sua struttura le scamozze.

Le bambole che in passato erano situate vicino alla pélomme, sono state sempre più spostate da questa posizione iniziale: ad esempio sono state inserite in nicchie costruite apposta, e negli anni più vicini a noi si è arrivati persino a sostituirle con piccoli bambini in costume. Ad ulteriore testimonianza di una sovrapposizione di culture, di religioni, in questo caso fra paganesimo e cattolicesimo, notiamo come al posto della pélomme viene messa una croce costruita con tre o quattro mazzetti di grano e con al centro l'immagine sacra. I carichi:


... provenienti dalle diverse contrade, venivano portati davanti alla chiesa, dove s'aspettava la fine della messa solenne e l'uscita della Santa, in modo da sfilare insieme ad essa in corteo per la via principale, fino ad arrivare al punto più alto, la Chiusa, situato in periferia, dove il grano veniva composto in biche e benedetto(12).

indietro

 

1 - Test. di Vallante Nicodemo. 2 - Edificio rustico eretto con la paglia, o coperto solo da questa, adibito a ricovero nelle campagne. 3 - I quattro morti trovati successivamente, s'ipotizza che siano deceduti in seguito ad altre scosse sismiche ripetutesi nelle settimane successive. 4 - Necrologio della Chiesa Madre S. Andrea Apostolo. 5 - Test. di Valiante Nicodemo. La statua originaria è stata sostituita da una nuova nel 1966. 6 - "Jelsi e il suo territorio". Vincenzo D'Amico, op. cit., pag. 168. 7 - Test. di Bifolchi Luigi. 8 - Test. di Valiante Biagio. 9 - Test. di D'Amico Giuseppe. 10 - Test. di Valiante Biagio. 11 - Test. di Valiante Nicodemo. 12 - Test. di Valiante Biagio.

Da: "Le Stagioni del Seme Santificato" di Antonio Valiante, Comune di Jelsi, Campobasso, 1988.

[home]