Come salvai la vita ad un piccione

 
 

Avevamo i colombi, e mio papà li aveva sistemati in una fila di piccionaie, posta strategicamente fuori, sulla porta che dava sul retro.

Aveva inventato una specie di roulette russa. Cosicché non era infrequente trovarsi in testa qualcosa di schifosamente caldo e attaccaticcio.

Ora, dovete sapere che, di solito i colombi covano 2 uova e, da queste, nascono 2 piccioni (un maschio e una femmina). Accade spesso che uno dei due è più svelto dell'altro, mangia di più e diviene più grosso e più prepotente. Quello più grosso, a beccate sul capo, butta l'altro giù dalla piccionaia (è la meravigliosa legge della natura...).
I genitori lo abbandonano e il malcapitato si ritrova con la testa tutta sanguinante e senza possibilità di essere sfamato.

Successe così anche quella volta, e mia madre sentenziò: adesso muore!
Io pensai di adottarlo. Gli diedi da mangiare imbeccandolo tutti i giorni. Piano piano cresceva. E poi, quando tornavo da scuola mi correva incontro con le ali aperte, facendo piii piii piii. Riconosceva in me il suo salvatore e unica via di sostentamento. Tutti i giorni lo cercavo con lo sguardo, ma lui che mi aspettava, mi vedeva per primo. Dopo un po', cominciavo gia' a non imbeccarlo più, e gli depositavo davanti un po' di granoturco.
Un giorno tornai a casa e non mi corse incontro. Pensai: prima mangio e dopo lo cerco.
Quando mia madre mi portò il secondo, c'era dentro ben cotto il mio piccione. Mia madre disse che gli si stavano rinforzando le ali e sarebbe volato via.
Mi ero affezionato a quel piccione ( a quello vivo!). Ma questo era morto: Oramai non era più lo stesso piccione!
Così lo mangiai.