::  LA DECISIONE ::
di
KRY & VANE

 

LEGGI PRIMA "UNA STRANA SENSAZIONE"

ATTENZIONE:
Le raccomandazioni sono sempre quelle. Non cambiano.
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………….Mi trovavo ancora fra le mie indecisioni quando fui coinvolta in un bacio terribilmente sensuale. Ci vollero cinque minuti per comprendere, ma poi capii, era lei.
Fini quell’effusione, dicendomi –Ciao Ale…come stai?- ovviamente non sapevo che risponderle…avevo una paura folle che lei fosse arrabbiata con me, perché non l’ho più chiamata, ma volendo poteva farlo lei…-Bene…grazie..come mai da queste parti??- ci pensai un attimo e ripensai alla domanda, e capii quanto fosse stupida, ma aspettavo in ogni caso la risposta, che non tardò ad arrivare –sono qui…con alcune amiche che non vedevo da qualche tempo, poiché non avevo niente da fare, ho pensato di rivederle per fare quattro chiacchiere- risposi subito a tono –ah… capisco!!! Buona serata allora….- m’incamminai verso Roberta che osservava tutta la scena con uno sguardo di disapprovazione nei miei confronti, quando afferrandomi per un braccio mi dice –dove credi di andare???…..- disse in tono duro, ma come sempre i suoi occhi la tradivano, facendo trasparire un senso di tristezza – beh, ritornavo dalla mia amica…..perché?- le ridomandai -….Ti amo…- sentendo questo mi sciolsi ai suoi piedi…
-Anche io….- -allora perché non mi hai chiamato??- mi chiese
-ecco….io vedi…insomma……io non voglio essere l’oggetto del litigio con tuo fratello…. Non mi va….- -a me poco importa….io voglio te.- stroncando a metà il discorso per poi prendermi fra le sue braccia e  baciarmi, le nostre labbra s’incontrarono, si sfiorarono, sentivo dentro di me crescere una voglia pazzesca di lei, la volevo. Stava nascendo una tale passione, tal eccitazione che mi domando solo come abbia fatto a non spogliarla in quel preciso istante. Le nostre lingue giocavano fra loro, danzavano un lento sempre più passionale, travolgente, dentro di me mille scariche elettriche, che si concentrarono nel punto più caldo e intimo di me. Le sussurrai all’orecchio – Andrea ti desidero….-per poi sospirare, notando che le mie parole su di lei ebbero l’effetto che desideravo, le sue mani mi accarezzavano, cercavano di spogliarmi, ma la cosa non poteva continuare in quel locale, allora lei mi guardò –Vieni….- mi afferrò per mano, io guardai nella direzione di Roberta, notai che stavolta mi guardava con un sorriso stampato sul volto, incitandomi ad andare, ma prima di scappare le lanciai le chiavi della mia auto. Poi non ci pensai due volte a seguirla e corsi via con la mia amata. Come due fulmini uscimmo dal locale, ad ogni passo si fermava, si voltava e mi baciava ed io la seguivo tranquillamente –la mia macchina….è la…- io capii al volo, salimmo in macchina, lei mise in moto, non ci stava più dentro, lo vedevo da come mi guardava, una mano sul volante, mentre l’altra viaggiava libera sul mio corpo, incominciando a sbottonarmi i pantaloni.
La macchina sfrecciava veloce sull’asfalto –dove mi stai portando ?- le chiesi aspettando avidamente due cose, una sua risposta e un suo bacio, che non tardarono ad arrivare entrambi –Nel mio appartamento…- baciandomi poi, di nuovo con più passione rispetto a prima.
Sgranai gli occhi ripetendo -al tuo appartamento ?scusa……ma..- rispose prima che potessi finire la domanda – si, so che non te ne ho mai parlato, stai tranquilla abito sola, mio fratello abita ancora con i miei……quindi siamo solo io…e te..ti va l’idea?- mi chiese accennando un sorriso accanto ad uno sguardo malizioso, che non lasciavano dubbi sull’idea che le girava in testa. Risposi sfoderando uno sguardo da seduttrice sul volto, che non passo inosservato, tanto che mi assicurò che se continuavo così rischiavo di farla morire d’eccitazione. Finalmente eravamo arrivate al suo appartamento, si trovava all’ultimo piano di una palazzina in centro, salimmo in ascensore –farlo qui, sarebbe molto interessante e …….- -eh….cosa? perverso forse…..- disse poi mordicchiandosi il labbro inferiore –in effetti….- allora incominciò a baciarmi, i nostri sguardi s’incrociavano, di nuovo quella sensazione di benessere, la fermai, dicendo che ormai eravamo arrivate, per saltarmi addosso non doveva aspettare poi tanto, bastava solo che aprisse la porta e poi io…ero completamente nelle sue mani, e non desideravo altro. Fortunatamente apri la porta, se non avevo e non ricevevo quello che volevo…..non so che potevo fare, la desideravo fino alla follia.
Mi portò in camera sua, una stanza enorme, arredata in stile moderno, con al centro un letto matrimoniale, una serie di mensole in cristallo di forme strane percorrevano la stanza, riempite da innumerevoli volumi di Psicologia e d’Arte, ne rimasi incantata. Mi fece sedere, il letto aveva delle lenzuola in raso nero, lei fece scivolare via la mia camicia, liberando i miei seni dalla morsa del reggiseno, disperdendo qua e la morsi che fecero inturgidire e rabbrividire i miei capezzoli. Era tutto terribilmente piacevole, sui comodini sparsi c’erano delle candele. La mia eccitazione era alle stelle, la mano scivolò e slacciò i suoi calzoni entrando nei suoi slip, dove la trovai desiderosa, bagnata…la situazione era ribaltata, ero io ora ha possederla, ha controllare il gioco, stavo sopra di lei, la liberai dagli indumenti che ancora ricoprivano il suo splendido corpo, mentre una mia mano giocava con la sua eccitazione, entrando ed uscendo da lei, l’altra era occupata con i suoi seni. Mi fermai, prese l’occasione al volo per spogliarmi del tutto, per poi immergerci fra le lenzuola. Ripresi dove mi ero fermata, la sentivo gemere dal piacere culminando in un orgasmo che sapevo desiderava follemente.

Dopo di che, il battito del suo cuore pian piano riprese la normalità, ma la sua pazzia no, incominciando a divertirsi su me. Salì a cavalcioni su di me, incominciando un lento movimento del bacino interrompendo quello splendido silenzio interrotto solo dai nostri sospiri e gemiti canticchiando–questo amore profondo mi travolge…abbracciami…è un amore diverso da ogni cosa….mi piace così… -io scoppia a ridere, e continuai la canzone – Nooo…ora fermarmi anzi fermarTi più……se vuoi ballare salta su….- mimando un movimento inconsueto del bacino, lei mi guardò con quei suoi occhi profondi dicendo…-bene, ti prendo in parola, non mi fermo più….- così detto incominciò non lasciandomi tregua, mi stravolse di piacere con le sue mani, entrando e uscendo dentro di me così per tutta la notte fin dopo le luci dell’alba. Quando stremate ci addormentammo nude, abbracciate fra le lenzuola. Fui svegliata da un dolce bacio sulle labbra, aprii gli occhi, la vidi, coperta solo dalle lenzuola che facevano intravedere le forme, la scoprii – volevo vederti in tutta la tua bellezza per assicurarmi che non stessi sognando- e incominciai a seminarle piccoli baci su tutto il corpo per poi catturarne lo sguardo facendole intendere cosa avevo di nuovo in mente –bel risveglio….perché non può essere così tutte le mattine?- rispondendo poi alle mie provocazioni, che si facevano sempre più insistenti, quando lei mi propose –Ale, vieni a vivere da me…- questa richiesta mi fece sussultare, non sapevo che rispondere, più che altro -come faccio a chiederlo hai miei?- questa era la domanda che occupava i miei pensieri. –Sai, come proposta non è male, anzi è molto allettante. Ma come faccio a dirlo hai miei, per di più cosa gli dico? Che spiegazione do?- le risposi –bella domanda, non ci avevo pensato, come inizio potrebbe essere che mi presenti hai tuoi…..poi incominciò a prenderci confidenza…- propose lei – non è una brutta idea, ma ora…non t’andrebbe….di occupare i tuoi pensieri con altre fantasie ?- la mia proposta non passo inosservato, anzi, si rivelo molto efficace e soddisfacente.
Sfinite ma soddisfatte –sai più ti guardo e più m’innamoro di te, vieni a vivere da me, così non dovremmo aspettare o rubare una serata, fare sempre tutto di nascosto, non posso…io voglio vivere con te alla luce del sole…- Andrea, mi guardava aspettando una risposta – beh, ma non è facile vivere la nostra storia alla luce del sole, Andrea ti sei accorta che sia due donne…- -certo che lo so… ma è colpa mia se tu, donna che sia mi hai rapito cuore, sogni ?? che colpa ne ho io se ti amo…poco importa quello che pensa la gente, io accanto a te mi sento bene, come se finalmente dopo millenni abbia trovato la parte mancante di me- -questo vale anche per me… accanto a te tutto è stupendo.- non rispose, si mise a fissare la finestra….- alla fine ? vieni a vivere da me o cosa ?? Ti voglio qui accanto a me…- girandosi mi guardò fisso negli occhi, io ci pensai – si…voglio vivere con te..ma ti avverto, non sarà una battaglia facile.. - - chi ha mai detto che lo sarà? Anzi, sarà tutt’altro che facile…ma sai che ti amo…è questo che conta. –

Erano circa le dieci del mattino, Andrea era uscita un attimo mentre io invece ero rimasta a casa. Quando mi vennero in mente le parole di Andrea, mi assediavano i pensieri, mi accorsi che starle accanto, in ogni momento, in ogni attimo era la cosa che avevo sempre sognato, così mi feci coraggio, presi in mano il telefono e chiamai a casa, mi rispose mia a mamma gentile come sempre –finalmente tesoro, ma dove sei ??- mi chiese con tono preoccupato, io le risposi di star tranquilla, che stavo benissimo ero da un’amica, successivamente le chiese –mamma, stasera posso portare un’amica a cena ? mi farebbe piacere che voi la conosceste, è una persona fantastica !!Posso ?- mia mamma mi rispose che non poteva che farle piacere, dovevamo solo essere a casa per le otto e mezza, poi al resto ci pensava tutto lei, la salutai e riattaccai.
Aspettavo con ansia che Andrea arrivasse a casa, non tardò, dopo ben dieci minuti arrivò bella come sempre, non le lasciai neanche il tempo di posare le borse cariche, che le saltai subito addosso, riempiendola di baci, rivelandole la sorpresa –Andrea preparati perché stasera siamo a cena dai miei, e vediamo di convincerli a lasciarmi venire a vivere da te….quindi ti voglio sexy….e convincente soprattutto….ma anche sexy non guasta…-le sorrisi, Andrea non sapeva cosa dire, si  trovò spiazzata, mi sorrise, si avvicinò verso me, poi mi baciò.. bastò solo quel gesto a fermi capire che lei era perfettamente d’accordo.
Il tempo trascorse inesorabile, passai tutto l’intero pomeriggio da lei, fra una risata e l’altra mi resi conto di quanto era dolce e veramente tenera. Il tempo passò, arrivarono le sei –Amore io vado…mi faccio una passeggiata così vado a riprendermi la macchina da Roberta, mi raccomando puntuale…ma lo sai…- -cosa ?-mi rispose incuriosita dal mio comportamento..- che ti amo, non vedo l’ora di venire a vivere da te, poterti vedere mentre riposi, starti accanto mentre sogni, ma anche perché ho in mente una cosuccia..- ammiccai uno sguardo molto provocante, tanto che lei non riuscì a non saltarmi addosso…ci vollero ben dieci minuti per riprenderci da quel lampo di follia che ci aveva impadroniti.
Me ne andai, mimando un bacio, per poi inumidirmi le labbra, successivamente mordicchiandomi il labbro inferiore, vedendo la sua reazione, che mi fece non poco piacere. Scesi le scale, immaginandomi come sarà bello abitare insieme con lei.

La sera. -Hai visto….è andato tutto bene, hai miei sei piaciuta tantissimo…stranamente mia mamma non  ti ha fatto il terzo grado, Andrea, hai fatto colpo non solo su me, ma anche su i miei genitori- le dissi scendendo le scale accompagnata da lei che mi aiutava a portare via con me le prime valigie –Ma dai…smettila!!!- mi rispose divertita.
-Finalmente possiamo definirci una coppia vera e propria, in tutti i sensi…- pensai far me, per poi fermarmi a fissarla…notando il suo sguardo perso, ma soddisfatto mentre salivamo in macchina –finalmente….- le dissi, tirando un sospiro, successivamente mi rispose – finalmente sei mia a tutti gli effetti…dai, voliamo a casa, non hai una sorpresa da mostrarmi ??- sorrise maliziosamente, aspettando una mia risposta – ma certo che l’ho!!!…come potrei dimenticarmi ?? ora devi solo  che aspettare-
- ok…ma non resisterò per molto…- si voltò per baciarmi, non badando ha dove erano finite le mie mani –ma…cosa, Alee?- mi chiese spiegazioni..ma dopo un attimo capii, era ovvio del resto, le stavo dando un assaggio di quel che avevo in testa.
Incominciai a sbottonarle i pantaloni, entrando furtivamente, stuzzicandola qua e la, sentivo il suo respiro farsi più pesante, intenso…-entra ti prego…- furono le sue parole ansimando, io senza pensarci due volte entrai nei suoi slip, dove la trovai già pronta, bagnata, ardente, desiderosa d’essere soddisfatta al più presto, ma non era quella la mia intenzione…quello che avevo in testa era di farla eccitare al tal punto da non resistere più, tanto da dovermi saltare addosso, ma a quel punto l’avrei respinta, le avrei risposto che doveva aspettare, perché quello non era solo che un assaggio, e poi c’era tutta una vita ora che abitavo con lei, quindi doveva resistere. Come avevo pensato i miei piani sono andati tutti come li avevo progettati, aveva reagito come pensavo, ora dovevo solo che aspettare di arrivare a casa.
Passarono altri dieci minuti da quando l’avevo provocata, ormai eravamo arrivati.
Scesi dalla macchina, presi una valigia, le chiavi che ormai, orgogliosa mi appartenevano, corsi sull’ascensore, arrivai al quarto piano, aprii la porta, posai velocemente la valigia, andai in camera da letto a prepararmi. Spensi tutte le luci, accesi le candele, preparai gl’incensi, incominciai a seminare per casa gl’indumenti che avevo indosso, all’entrata lasciai le scarpe con la camicia, in corridoi i pantaloni, prima dell’entrata l’intimo, per poi successivamente andare in bagno, per prepararmi.
Sentii aprire la porta, ed una sua esclamazione –ma…mm tutto ciò è molto interessante..- la sentii avvicinarsi verso la camera –amore, accomodati, ma non accendere alcuna luce….- mi rispose
-ok..come vuoi, ma dove sei…- -non ti preoccupare, tu distenditi sul letto, poi arrivo…- così fece.
Io uscii dal bagno, completamente nuda, con indosso una sola cosa, un basco…sapendo che lei lo trovava molto eccitante –chiudi gli occhi, non aprirli finche non te lo dico…- mi avvicinai, incominciai a spogliarla, sentivo crescere in lei l’eccitazione, che per di più era già a livelli molto alti, in un attimo si ritrovò nuda, distesa sul letto, io andai di nuovo in bagno –ora puoi aprirli…- spuntai appoggiata allo stipite della porta, vidi i suoi occhi brillare, le domandai –beh, cosa te né pare…come inizio?- -ottimo direi… ora…- mi chiese possedendomi con il solo sguardo –ora ?- mi avvicinai con sguardo seducente, mi stesi sopra di lei, la baciai intensamente, iniziando ad esplorare il suo collo, punzecchiando l’orecchio sinistro per poi passare a quello destro, seminando baci su quello splendido corpo, insistendo sui suoi seni, scendendo nuovamente all’ombellico, mentre le mie mani l’accarezzavano ovunque, palpando il suo splendido sedere, per poi passare a stuzzicare i suoi capezzoli che nel frattempo si erano eretti dalla troppa eccitazione, trovandoli così, ritornai su di loro, incominciando a succhiarli, mordicchiarli senza lasciarli un secondo.
Smisi un istante per chiederle come procedeva il tutto, la sua risposta fu un bacio appassionato, il che mi fece capire cosa desiderava, così feci scorrere le mie mani sul suo corpo, sfiorandola appena, in modo da provocarle mille brividi, scesi, fini ad arrivare nella zona più profonda che esista in noi donne.
La situazione dalla macchina era peggiorata, trovai un lago, e non esitai ad entrare ed uscire ripetutamente in lei, sentendola ansimare, urlare frequenti si…-beh, con le mani ci sai proprio fare….Sai dove mettere le mani- mi disse tra una pausa e l’altra, in modo da farle riprendere i sensi, io le risposi con un sorriso, non smettendo quello che avevo iniziato, anche perché dentro di me ero in preda all’eccitazione, vederla così, mi fa morire, dentro mi divampano delle perversioni incredibili.
Ripresi nuovamente fino a quando non raggiunse il tanto desiderato orgasmo, era in un bagno di sudore, e non solo di quello, si stese accanto a me, accarezzando i miei capelli, mi guardava inarcando il sopracciglio destro, si riposò un istante, per poi salirmi a cavalcioni sul mio bacino, iniziando a strusciarsi avanti e indietro, facendomi eccitare sempre più, fin quando non potendone più, la baciai, non avendone mai abbastanza.
Mi spinse di nuovo giù, si distese su me, una mano senza perdere tempo entrò dentro di me, più volte, senza fine –ora provi quel che ho provato io….mm come va la sotto ?- mi domandò incuriosita, io non ebbi il tempo di rispondere che fui raggiunta da un orgasmo poderoso. Non riuscii a riprendermi perché ripartì alla carica nuovamente, per rifare il bis di prima, così fu, senza sosta fino la mattina.
Tutto passò dal romantico ad una notte di puro sesso perverso. Ogni cosa, ogni pensiero se pur perverso fu realizzato e soddisfatto.

-Come prima notte non è stata per niente male…- dissi aprendo la finestra, mi girai verso lei, e ne fui incantata, il sole baciava il suo corpo in tutto il suo splendore, allora io mi avvicinai e le stampai un sonoro bacio sulla fronte, lei mi sorrise –non mi sembra neanche vero sai…ci conosciamo da pochissimo eppure mi sembra di vivere insieme con te da sempre…- -è vero…conosci ogni mia passione, conosci ogni cosa di me….e tutto ciò è splendido…-.
Passammo la mattinata a ridere e scherzare, mettendo a posto i miei indumenti, insomma ormai quella casa diventava la mia casa.
Verso le undici del mattino di lunedì, fuori era una giornata splendida, quando suonarono al campanello, io ero intenta a trovare qualche buona ricetta da poter preparare, mentre Andrea era intenta a leggere un libro di psicologia, un pacco di 500 pagine, dio solo sa come faccia a spararsi un libro del genere di lunedì mattina, ma poco importa. Si alzò, andò ad aprire e dallo spioncino vide che dietro alla porta c’era suo fratello, si voltò verso di me, che sbucavo fuori della porta della cucina, e con un filo di voce –è mio fratello….- lessi il labiale e mi venne un colpo al cuore – ora..che faccio, cosa dico, come mi comporto ??- lei capii la mia preoccupazione, mi si leggeva in volto, e per calmarmi, mi disse che non dovevo preoccuparmi, che se avrebbe fatto storie, l’avrebbe buttato fuori di casa, allora io in qualche modo poi, riuscii a calmarmi. Andrea apri la porta –Ciao Fede, è un po’ che non ci si vede, come stai?- le chiese con tutta calma, lui rispose –Ciao, sto bene, tu?….- lo vidi guardarsi intorno, in cerca di cosa poi non lo so. Lui entrò in casa, si mise a sedere sul divano e poi chiese –ehi, ma ti vedi ancora con quella puttanella la ?…come si chiama?….- Andrea, cercando di trattenersi, sapendo che suo fratello, lo faceva apposta, voleva provocarla, cercò di non rispondere all’evidente provocazione ma.. –Chi, Ale??….ma certo che mi vedo ancora, e se vuoi saperlo…anzi, aspetta qua, un secondo!!…a proposito, vuoi qualcosa da bere?…magari qualcosa di forte??…- gli chiese in tono di provocazione, lui ovviamente –perché no, fai tu…-. Andrea andò in cucina, mi trovò intenta a tagliare le carote, mi cinse dal dietro, mi sussurrò all’orecchio –prepara qualcosa di forte per lui…- io non persi tempo, preparai un bicchiere con della vodka, anche se ha primo mattino…, poi mi prese per mano, mi portò fuori, chiamò suo fratello, mi prese e mi baciò molto appassionatamente, tanto che non riuscii a notare lo sguardo di Federico, perché il bacio mi trasportò in un mondo di passione, di eccitazione. Smise quell’effusione, guardò suo fratello e gli chiese –tutto a posto?? Dimenticavo di dirti che lei, come la chiami tu “puttanella”… ricordati, non osare mai più chiamarla così… vive da me, stiamo insieme..e da come avrai capito, amico mio, il sesso tra NOI non manca….quindi…-
Federico, schifato da quel che aveva visto – ero venuto per chiederti scusa, ma vedo che…. Andrea…meglio che me ne vada, altrimenti…- Andrea impassibile, lo guardava con uno sguardo glaciale, freddo, mi abbracciava dal dietro, mentre io tentavo di non incontrare lo sguardo minatorio di Federico, che si alzò di scatto e se ne andò infuriato sbattendo la porta.

Passarono alcune settimane da quell’episodio, mentre noi stavamo preparando la nostra vacanza, la prima vacanza, nella città più romantica di tutta Europa, Parigi.
La partenza era prevista per le cinque della mattina, ed io la notte non riuscii a dormire, ero agitatissima, non ero mai salita su un aereo.
Finalmente eravamo su quell’aereo, mi girai verso Andrea che in tanto fissava il vuoto sotto di noi, lei accorgendosi che la stavo guardando, si girò verso di me, mi sorrise –tutto bene amore ??- chiese dolcemente, stringendo la mia mano appoggiata sul bracciolo del sedile, io le sorrisi e risposi che stavo bene, ero solamente un po’ nervosa, ma che in fondo non doveva preoccuparsi era del tutto normale, io non avevo mai volato prima d’ora. Mi addormentai come una bambina, fui risvegliata da un suo bacio stampato con tanta dolcezza da farmi sorridere. Aprii gli occhi e la vidi –Ale, siamo arrivate..- -ma quanto ho dormito, non siamo appena partite?- -hai dormito per ben quattro ore….- -ah….ho dormito così tanto…va beh, siamo arrivate?- -Si, stiamo per atterrare- io voltai lo sguardo fuori dal finestrino e da quel che vidi ne rimasi estasiata –finalmente siamo a Parigi, Andrea, non riesco ancora a crederci- pronunciai incantata da tanta bellezza.
Dopo ancora un’ora di traffico per poter uscire da quel maledetto aeroporto, finalmente stavamo andando nel albergo, per poi  successivamente dirigerci verso l’università dove Andrea era stata invitata ad assistere ad un congresso riguardante lo studio della psiche del uomo.
Arrivate nell’albergo posammo le nostre valigie nella nostra matrimoniale, che affacciava nel centro di Parigi, ci riposammo un attimo, non so il perché, ma incominciai a stuzzicare Andrea, con sguardi, gesti provocatori –Ale ??…..non che non mi piaccia l’idea, ma abbiamo un appuntamento per mezzogiorno, e sono già le undici….non possiamo rimandare tutto a stasera??- io un po’ delusa le risposi un sì un po’ triste, tanto che si sentì in colpa –averi voluto inaugurare in questo modo la nostra prima vacanza, ma amore mio, purtroppo non ne abbiamo il tempo, ma stasera ci sarà una sorpresina- le sorrisi –vada così per stavolta, ma stasera non scappi….- così ci rinfrescammo, entrambe con una bella doccia, Andrea si cambiò d’abito, si mise un completo grigio perla, composto da un tubino, estremamente sexy, dove si intravedeva il pizzo del reggiseno nero, tutto completato da un paio di sandali neri con tacco vertiginoso, la mia fantasia correva senza riuscire a tenerla a freno, mi ripresi e mi cambiai anche io, misi qualcosa di più adatto all’occasione, pronte, ripartimmo alla volta del congresso. Si presentò hai nostri occhi un’edifico in stile barocco –semplicemente splendido- commentai – veramente bello, hai ragione Ale, domani ti mostrerò tutto ciò che Parigi può donarti- io più felice che mai, mi dimenticai persino di quel che era successo prima.
Il congresso ormai era iniziato, io seduta accanto al mio amore, scrutavo tutto e tutti, quando ad un certo punto qualcuno catturò la mia attenzione. Feci attenzione che Andrea non si accorgesse di nulla e che prestasse attenzione alla conferenza, mentre io cercavo di capire dove avevo visto quella donna. Mi era molto familiare, sia nei lineamenti che nell’espressione del volto, in tutto, persino nello stile. Il tempo passava il convegno era finito per oggi, quando Andrea – Ale, ti ho vista incuriosita da qualcosa!!!non è vero??- mi trovai spiazzata –chi io ??beh, in effetti, si….-mi guardai attorno e rividi la donna di prima, ora potevo guardarla meglio, ci pensai ancora quando sentii provenire dalle mie spalle una voce familiare parlare con Andrea, mi voltai e rividi quella donna, sgranai gli occhi e finalmente capii chi era. – Ciao Alessandra, quanto tempo, come mai da queste parti?? Anche tu studi psicologia ??- io per un attimo fui incapace di reagire, mi ripresi dalla choc, per rispondere – Manuela…Ciao… come stai ??- -ah, io bene, tu piuttosto ?- intervenne Andrea, che non capiva – scusate, ma Ale, tu conosci questa donna ?- mi chiese incuriosita, ma non feci in tempo a rispondere, che mi precedette lei – eccome, ci conosciamo, da moltissimo tempo per di più, ma poi ci siamo perse di vista, non è vero Ale ??- mi domandò con aria di provocazione – è vero, ma ti spiegherò appena andiamo- chiusi così il discorso, mentre notai come Andrea era rimasta affascinata da Manuela, il che mi diede profondamente fastidio.

Tornammo nella nostra camera all’alba dell’ora di cena, esausta mi sdraiai sul letto, insieme ad Andrea, quando poi mi domandò –mi spieghi chi è quella Manuela ??- risposi prendendo il coraggio non a due mani, ma bensì a cinque mani, e così cominciai – ci conosciamo da moltissimo tempo, era una mia compagna di scuola alle medie e poi al primo anno di superiori e…- -e….poi ??- -e ha quel tempo lei era la mia migliore amica, ma poi….- Andrea s’innervosì –Ale, cavolo, finisci la spiegazione…senza interruzioni…- -ok!… mi dichiarò il suo amore, insomma mi sconvolse dicendomi che mi amava e che le attraevano le donne, per farla breve, mi disse che era lesbica, incominciai a non farmi più sentire, ad evitarla, e così ci perdemmo di vista - guardai Andrea, che mi ascoltava curiosa di sapere il resto, ma che non riuscì a non ridere, dicendomi – Ti amava, tu sconvolta, e ora cosa sei?? – mi chiese divertita, io le risposi un po’ seccata – era diverso, allora solo l’idea mi faceva un po’… beh, hai capito, ma con te è diverso, tu sei la parte mancante di me, ti ho sempre cercato, e ora non m’importa nulla se sei donna o uomo, io ti amo e basta….- sorpresa dalla mia risposta mia abbracciò, mentre continuai dicendo –anche se ad essere sincera, ti preferisco donna….sei estremamente sexy….ed è fantastico poterti spogliare e veder come sei, in tutta la tua bellezza.- non finii la frase perché Andrea riprese quello che lasciai interrotto stamattina, e così finimmo per fare l’amore. Ci alzammo il giorno seguente, il sole era già alto nel cielo – amore, oggi che faremo? – purtroppo dobbiamo ancora andare in università… anche se  avrei voluto portarti in visita per Parigi…- e così fu. Arrivammo nella sala, e ad accoglierci fu Manuela, ancora una volta notai l’evidente interesse di Andrea per lei, la gelosia divampava dentro me, e così per calmarmi – amore, è meglio che io vada a farmi un giro, ci vediamo più tardi qui! Ok?- -a momenti Andrea non mi diede neanche ascolto, ma Manuela, la richiamò, chiedendole se aveva capito, e lei estasiata rispose si, senza neanche guardarmi.
Allora, sempre più infuriata me ne andai senza neanche salutarla, tanto ormai lei era completamente nelle mani di quella donna. Girai per Parigi in cerca di qualcosa di carino, girai per ore, quando mi soffermai su un completino intimo di Cavalli, perizoma e reggiseno, di una tinta non definita di viola, che andava trasformandosi in un rosa pastello terribilmente sexy, già me la immaginavo, al solo pensiero di vederglielo indosso mi faceva venire i brividi. Non esitai, entrai nel negozio, e lo comprai.
Le ore sembravano minuti, volavano senza che me ne accorgessi, l’atmosfera che avvolgeva questa città era terribilmente romantica. Ormai si era fatto tardi, così invece di tornare in università dove avevo appuntamento, pensai di recarmi nella stanza d’albergo ad aspettarla, con tanto di sorpresina inclusa.
Così presi un taxi e volai verso il centro di Parigi, entrai nella hall, chiesi gentilmente le chiavi della mia stanza – Pardon, 308 s’il vous plait!- -oui!- ma poi mi disse che le chiavi erano già state prese. Così presi l’ascensore e salii al terzo piano, arrivata, m’incamminai verso la stanza, senza pensarci aprii la porta, notando che era aperta, vi entrai, silenzio, andai nella stanza da letto e trovai Andrea in bella compagnia, c’era Manuela completamente nuda sopra di lei – Ciao Alessandra….- mi disse Manuela, io la fulminai, mi voltai verso Andrea, che in tanto mi stava ad osservare coprendosi come meglio poteva, incapace di parlare, mi guardava con occhi imploranti di pietà – Andrea ma come hai potuto??…….- -Ale…io…perdonami….- -non voglio più avere niente a che fare con te….- e corsi fuori lasciando cadere a terra le borse, dietro di me Andrea, che tentava di fermarmi, cercava di afferrarmi per il braccio ma era impacciata per via del lenzuolo con il quale si copriva,  non le diedi ascolto, scesi in ascensore, uscii dal hotel, fermai un taxi – aéroport, s’il vous plait!- uoi! Mademoiselle!!-.
Arrivai in aeroporto, il mio telefono continuava a squillare, così lo presi e lo spensi, buttai via la tessera, e salii sul primo aereo diretto in Sicilia, dentro di me mille reazioni, non volevo più vederla…. –Ti odio Andrea….perché, perché l’hai fatto…- mi continuavo a domandare fra le lacrime.

Passarono quattro giorni, io ero ritornata ad abitare con i miei, ero andata a prendere le mie cose a casa di Andrea, appena misi piede dentro quella casa, una lacrima rigò il mio volto e mille immagini mi passarono davanti agli occhi, tutti i nostri momenti felici – non devo più pensarci- mi dissi ad alta voce.
A casa dei miei genitori il telefono continuava a squillare, ed era impossibile rintracciarmi, ed io dovevo trovare un modo per fargliela pagare.

Una mattina presto presi il coraggio a quattro mani, arrivai davanti alla casa di Federico, tirai un lungo sospiro e suonai il campanello di casa, mi apri lui, si presento davanti a me, in boxer –Beh, cosa fai qui??- mi chiese – ho fatto un errore a preferire tua sorella invece che te- e chiusi la porta alle mie spalle.

Trascorsero ben tre settimane da quanto decisi di dimenticarmi per sempre di quella donna, e incominciando a guardare con occhi diversi Federico.
Un pomeriggio di una giornata afosa io e fede decidemmo di andare a fare shopping, così salimmo in macchina e girammo un po’ per il centro. Entrammo ed uscimmo da diversi negozi, in cerca di una gonna un po’ carina – ma come la vuoi questa gonna?- - mah, non lo so nemmeno io….ma se non trovo niente che mi piace, beh, sai volevo trovare una giacca di jeans… altrimenti non so, tu che dici ?- -mah, io non so capirti….va beh, vedremo, che ne dici di entrare in questo negozio, a delle belle cose, no??- -perché no!- così entrammo nel negozio, e provai qualche pantalone. Mentre stavo provando una camicia ed ero girata di spalle, sentii entrare nello stesso mio spogliatoio un’altra donna. Ci voltammo di scatto entrambe –Scusami, io non sapevo che foss…. Ale…- io la fissai – Andrea….- -come stai…- -bene grazie, scusa ma ora devo andare..mi stanno aspettando…- mi rivestii in fretta, ma la velocità non era una mia dote, lei lo sapeva, così mi spinse contro il muro, tenendomi i polsi cercando di baciarmi, ma io la evitai – Andrea, scusa ma non mi sembra il caso….- -Ale io…io ti amo…sto impazzendo senza te… perdonami…- mi guardava con due occhi da cane bastonato, imploranti di perdono, ma – Andrea, non posso…. Mmi… hai tradita….- le dissi, cercando di trattenere l’emozione e le lacrime che già solcavano il mio volto – mi hai tradita… con quella…..perché….- e scappai nuovamente, corsi fuori, non presi niente, volevo solo andarmene e non pensarci più. Mentre uscivo, cercando di non farmi vedere, guardai indietro e vidi lei che mi guardava incredula, non poteva credere che io uscissi con suo fratello… mi guardava, e io soffrivo immensamente.
Ritornai a casa, dicendo a Federico che per uscire avremmo rimandato a domani –non mi sento molto bene, ho bisogno di riposarmi, e di stare da sola….- -va bene, ma stai bene comunque ??—si, tutto bene, non preoccuparti… ci sentiamo domani!!!Ciao- scesi dalla macchina e salii di corsa a casa.
Mi sdraiai sul letto, stremata dalla folle corsa -avevo dimenticato quanto fosse bella, bella da togliere il fiato…-pensai, mentre le mie mani coprivano il mio volto, mentre le lacrime scendevano e inumidivano il mio cuscino, e i miei pensieri vagavano, mi addormentai abbracciata al guanciale, entrando nel mondo proibito dei sogni.
 Mi svegliai, un timido sorriso copriva il mio volto, ma si spense subito, quando vidi la mia immagine riflessa nello specchio e mi ricordai dove mi trovavo….e mi ricordai di chi desideravo alla follia, ma lei non era qui con me.
Presi in mano il telefono e mandai un messaggio a Roberta, era da tantissimo che non la vedevo, e avevo un bisogno folle di sfogarmi, e così sia la mattinata che i mesi estivi volarono via, aprendo le porte ad un nuovo impegno universitario, che decisi di riprendere e di impegnarmi al massimo per recuperare gli esami rimasti indietro.

Una mattina di settembre, stavo andando in università, mi si presentava una giornata di quelle difficile da dimenticare, dalle otto alle due in università…-forza e coraggio Ale…- parcheggiai l’auto e m’incamminai verso l’aula 23 per una lezione di ben tre ore di storia dell’arte del rinascimento. Arrivai nell’aula, posai le cose, quando qualcosa catturò il mio sguardo, ma non badai, e così le tre ore volarono. Arrivò l’ora di pranzo, chiamai Roberta –Ciao Roby, tutto bene?- -Ciao Ale, tutto bene grazie, tu?- io le risposi un po’ assente –bene, senti vieni a mangiare qualcosa con me? Ho un’oretta libera, così parliamo un po’ del più e del meno…ti va ?- ci pensò un attimo e poi – ok…dove ci vediamo ? al solito bar?- -vada per il solito bar, ci vediamo lì tra dieci minuti…a dopo Ciao-.

M’incamminai verso il bar, non era molto lontano dall’università, ci volevano proprio dieci minuti. Arrivai, mi misi al tavolo ad aspettarla, in tanto controllavo e sistemavo gli appunti appena presi -è stata una lezione veramente interessante- pensai, non rendendomi conto che Roberta mi stava dietro alle spalle ad osservarmi.
-Ehi principessa……. Dove hai la testa ??- mi voltai avendo riconosciuto la voce – oh…Roby…da quanto sei qui…scusa, ero persa nei miei pensieri…siediti, ordiniamo ?- -ok…-. Si parlò di tutto e di più, quando il mio cuore incominciò battere più forte, sempre più forte, come se volesse uscire –Ale stai bene??sei pallida, stai sudando…-
-è lei!!è qui! Me ne devo assolutamente andare!- sussurrai io mentre frettolosamente riponevo  gli appunti nella mia ampia borsa.
-lei chi? Andrea?- chiese lei un po’ preoccupata mentre si voltava per guardarsi alle spalle.
-non ti voltare – le ordinai io cercando di trattenere l’urlo che mi sarebbe uscito spontaneo- potrebbe riconoscerti e vedermi!!e non voglio che accada!- detto questo mi alzai e mi diressi verso l’università tenendo il capo chino e coprendo il volto esposto con il colletto della giacca che indossavo. Roby mi seguì a ruota. Ci fermammo solo dopo aver svoltato l’angolo di un edificio lì vicino.
- inutile dire che sei ridicola!-mi rimproverò Roby, poi continuò- non solo fuggi come un ricercato vivo o morto ricompensa 100mila dollari, ma mantieni ferme delle convinzioni che non stanno né in cielo né in terra!-
-ma tu fai sempre dell’ironia?-commentai sarcastica io- e poi tu non hai voce in capitolo-
-se è questo il modo in cui tratti tutti quelli che ti vogliono stare accanto..beh non biasimo quella ragazza..-
-che ne vuoi sapere tu! Che ne sai di come mi sono sentita!di come mi sento, per quel che mi ha fatto, per quel che ho fatto..TU NON PUOI CAPIRE!!- le urlai dritto in faccia, mi guardò si fece seria, poggiò una mano sul fianco, fissò il pavimento, scosse il capo…e con scatto felino mi mollò un sonoro ceffone da paura, di riflesso mi misi la mano sulla guancia e la guardai scioccata mentre più lacrime solcavano il mio viso.- hai forse il coraggio di chiedermi il perché?- mi ringhiò contro, proseguì- hai avuto la fortuna di trovare chi ti rendesse veramente felice, la tua anima gemella, e tu..te la fai sfuggire così!!?? Ora che puoi avere tutto ciò che hai sempre desiderato..ti lasci sfuggire una occasione del genere, per che cosa?? Per un tradimento!!?? E tu, magari pensi di essere migliore di lei!! E invece no!!siete uguali!!hai reagito vendicandoti nel modo più spietato e vergognoso che potessi pensare abbassandoti ad un livello nettamente inferiore al suo!! Lei almeno ha ceduto per il piacere della carne!! Tu ti sei data con odio alla persona che disprezzavi, puro odio.. pura vendetta..menefreghismo di te e degli altri…ti sei venduta. - le sue parole mi ferivano come schegge  di ghiaccio che si insinuano sotto la pelle, non potevo credere che la mia migliore amica potesse giudicarmi così aspramente..ne ero scioccata ..non potevo reagire..non riuscivo..ascoltavo come paralizzata mentre lei mi insultava..- venduta.- ripeteva..
-è giunta la sacrosanta ora che tu vada a parlarle..se le racconterai quello che credo lei abbia intuito..vi accorgerete di essere anime affini anche nell’ostilità –il suo tono ora era diverso, più quieto e rassicurante..mi guardava con i suoi occhini..mi si avvicinò e mi abbracciò forte.
Non ricambia l’abbraccio ma Roby non l’ ebbe a male. Mi riaccompagnò all’università e lì ci lasciammo.

Le parole del professore scorrevano nella mie mente come un fiume in piena e nessuna di essa riusciva ad ancorarsi a qualche minimo appiglio..per fortuna che mi portavo sempre a presso  il mini registratore della sony, compagno di mille disavventure..

Tornai a casa e senza neanche salutare mi diressi verso il bagno lasciano indumenti sparsi sul pavimento. Mi infilai sotto un doccia bollente, faceva un po’ freddo quel giorno..lasciai che il vapore giocasse con i vetri del box doccia, mentre la schiuma dello shampoo scivolava sulle mie spalle confondendosi con il bagnoschiuma; l’aroma di erbe era veramente rilassante, dovevo ammetterlo, talmente rilassante che mi accovacciai in un angolo della doccia, poggiai il capo sulle ginocchia e incominciai a piangere.

Quando uscì il vapore si era condensato sui muri, sentivo già le urla di mia madre, che sicuramente, se avesse visto, mi avrebbe urlato- ehi!! Guarda qui!! Mi si scrosta la vernice con tutta questa umidità!! Poi vernici tu!!- era frase ormai da rituale quando facevo la doccia io..non aveva tutti i torti.
Riassettai la stanza raccattando i vestiti sparsi qua e la e un flash back mi avvolse ..- bella sorpresa! Sarà sempre cosi?- - Ma poi a sistemare ci pensi tu vero?penso che me lo devi..sarà divertente vederti raccogliere petalo per petalo tutte le rose che ho spelacchiato per te..-
Era quella volta che feci la sorpresa ad Andrea..quella notte..che notte.
La voce dei miei mi riportò alla realtà, li sentivo parlare tranquillamente tra loro ma sapevo che l’oggetto dei loro discorsi ero io..si intuiva..
-ma sai..è stanca, magari è stata una lunga giornata all’università, girare con questo freddo poi..-
-se devo essere sincero..secondo me..c’è qualcosa di più..hai notato che non si vede più con quella sua amica..quella con cui conviveva…-
-Andrea quella cara ragazza..già..mi ricordo..sono passati tre mesi e più..credi che sia successo qualcosa..tra ..loro-
-che intendi dire cara?.- chiese mio padre un po’ sbalordito     
-beh.. è una bella donna..è intelligente e molto raffinata.. un po’ come nostra figlia..sono andate subito d’accordo.. hanno convissuto..hanno trascorso un fine settimana a Parigi..città ..dell’amore-
-basta così!perché mi metti in testa tutte le tue congetture da telenovela?-
- tesoro..non sono solo congetture..potrei provartelo..volendo..io ne sono sicura e l’ho accettato..volevo la felicità per la mia bambina che ha sempre sofferto fin da piccola..dopo la morte del suo fratellino non provava più alcun sentimento..nessun legame veramente forte, invece con Andrea..l’ ho vista come quando aveva sette anni..felice..innamorata-
- basta così! So benissimo come si è sentita nostra figlia quando ha perso Diego..ci siamo sentiti così tutti! So che tra loro due c’era quella complicità..ma non credo proprio che..-
- perché non vuoi capire!!Andrea è tale e uguale a Diego!!io stessa ne sono rimasta colpita!!accettalo anche tu!!è così!!ed è meglio che lo sia..o vuoi vedere tua figlia scendere in depressione nuovamente!!??Lei ha ridato a nostra figlia quella luce negli occhi che da tempo si era spenta!!-
- ora smettetela- li interruppi io – non voglio che litighiate a causa mia..mamma..hai centrato il segno..mi piacciono le donne..ma con Andrea è finita, quindi..papà non preoccuparti..non ne va della tua reputazione. - dissi  ciò quasi con disprezzo, presi la giacca e le chiavi della macchina,uscii nuovamente.
Sull’uscio della porta mio padre mi afferrò per un braccio- Alessandra ..io..accetto..tua madre ha ragione..e se vuoi un consiglio.. qualunque cosa sia successa..Andrea è quella che più mi va a genio..suo fratello non mi piace..voglio vederti sorridere! –mi solleticò il mento e gli sorrisi quasi infantilmente .- io esco..non aspettatemi svegli- dissi e me ne andai.

Il paesaggio scorreva veloce dietro i finestrini della mia smart.. mi confondevo tra  il popolo della notte..oddio erano solo le otto di sera..ma mi piaceva definirmi così. Parcheggiai negli appositi spiazzi al di sotto della lunga salita che portava nella mitica valle dei templi..il luogo che più preferivo della mia Agrigento..una sorta di antica dimora del mio animo..lì la mia mente trovava finalmente quiete e pace..era come se fossi a casa…ma in un mondo trascorso , di un tempo passato , tra antiche leggende e miti narrati da aedi di ogni dove..
“ nel tempo che non conosceva ore, né minuti, né secondi,dove solo la saggezza e l’astuzia guidavano gli animi, una grande verità si celava nelle loro menti, guidati dalla somma filosofia del grande Aristofane..gli uomini, all’inizio di tutto, erano uniti alle donne , due anime..un solo destino..androgini erano detti..ma gli dei adirati li separarono in uomo e donna, l’uno nell’eterna ricerca dell’altra fino a riunirsi ed amarsi oltre il tempo”
Mentre pagavo il biglietto d’ingesso alla valle mi tornarono in mente queste mie parole dette durante un’interrogazione di filosofia..mi ricordo anche l’aspro commento della profe che nonostante tutto mi mise un bel voto..mi disse:”hei, bella stella vacci piano con i paroloni e le frasi sconnesse!!e poi cos’ è tutta questa vena poetica da Xena warrior princess eh? “ “ veramente la scrittrice era Gabrielle!” la corressi io simpaticamente facendola ridere di gusto..a quanto pare seguiva il programma..
risi tra me mentre mi dirigevo verso il tempio di Afrodite, una sorte di rudere del quale rimaneva ben poco…eppure a me piaceva..
Mi misi a parlare come una scema da sola, ma tanto a quell’ora non c’era nessuno ..non capivo per quale motivo tenessero ancora aperto..
veramente non parlavo da sola..chiedevo consiglio a Afrodite e le parlavo come se fossimo amiche di vecchia data…sperando in una risposta che ovviamente non c’era..ma quella sera.. boh, come spiegare..forse mi rispose in onore di una antica e lunga amicizia di quel tempo remoto che non ricordo ma al quale sento di appartenere… le dissi “ mia amica, concedimi udienza e consiglia chi ha smarrito la strada del tuo amore..dammi un segno di ciò che devo fare”….
mi casco il telefono cellulare dalla tasca della giacca di pelle, cadde per terra e si illumino..mi era arrivato un messaggio..lo lessi..era Roberta < KIAMALA SCEMA!! :-)  > come intontita guardai il tempio.. – grazie!- dissi in stato confusionario mentre rileggevo il messaggio.
Girai i tacchi quasi spaventata dalla strana coincidenza e mi guardavo intorno furtiva come per cercare una spiegazione..ma alla fine preferivo vederla come il consiglio di una cara amica..fosse Roby stessa oppure Afrodite.

Entrata in macchina prima di girare la chiave e mollare la frizione guardai ancora il telefono..
- rubrica..cerca per nome..digita tre lettere..AND..ok Andrea cell , eccolo trovato!- i numeri non erano il mio forte e non avendola cercata per lungo tempo..mi ero scordata qualche cifra..per fortuna che c’è la tecnologia.
- ciao! Tu non mi conosci, ma io conosco te e mi hai colpito, vorrei..poterti conoscere un po’ meglio..-invia , fatto. Non so perché non le rivelai chi fossi, forse perché volevo vedere come avrebbe reagito.
Mi rispose subito, lessi- mi dispiace, ma non m’interessa….io sono attratta dalle donne, e poi non sono disponibile..comunque chi sei?- le risposi immediatamente – e chi ha detto che sono un uomo? Piuttosto dimmi tu che è la fortunata che mi ha preceduto!!-
Esitò a rispondermi..mi rispose un ora dopo quando già ero a casa in pigiama e divoravo pane e cioccolata sbriciolando sul letto..insomma..non avevo cenato..
- perché mai dovrei parlarne con te, non so neanche chi sei!- mi rispose, e io subito – te l’ho detto, io conosco te e vorrei approfondire , dimmi, con chi stai?- era una domanda mirata ma forse prematura.
- chi ti ha dato il mio numero?- mi scrisse – una amica che vuole mantenere l’anonimato- le risposi.
- mi dispiace , ma non vedo motivo per continuare questa conversazione- fu la sua risposta..ma io non mi arrendo mai con tanta facilità…infatti le scrissi- beh ..ho saputo che una novellina..ci ha ripensato e ora ti fa soffrire come un cane uscendo con tuo fratello…-  “ colpito!!” dissi tra me.
mi telefono immediatamente, il telefono squillava continuamente..come potevo risponderle..mi avrebbe di certo riconosciuta…ecco!!lampo di genio!!presi il fazzolettino di stoffa sporco di cioccolata e cominciai a strofinarlo sul microfono del cellulare e risposi e senza neanche farla parlare urlai – ciao!!è inutile che chiami ora!!sono in macchina..la linea è disturbata..per via del vento..meglio che comunichiamo via squilli!! Non credi?- lei mi rispose con tutta calma..forse fin troppa..- tranquilla, non ti terrò molto..voglio solo sapere chi ti ha  rivelato tutte queste cose-
La sua voce mi mandò in completa estasi..come tutto di lei..ero così contenta di risentirla, ma dovetti farmi forza e fingere.
-Te l’ho detto, una amica che vuole rimanere sconosciuta- comincia a temere che non si fosse sfogata con nessuno e che mi fossi messa in trappola da sola, cos’ mi feci astuta e cercai di deviare il discorso, me lei non mi agevolava..poi pronunciò un nome- è stata Laura? È lei vero!!se la becco la uccido!! Non ha il diritto di spifferare le mie questioni alla prima che capita!!- era molto adirata, tra me pensai che poteva essere una sorta di giochetto sporco per capire se ero Alessandra oppure no, quindi non ressi il gioco e le dissi – non è stata lei..comunque non insistere, non te lo dirò mai..io non tradisco le amiche!-
mi resi conto di aver pronunciato quelle parole con molta schiettezza, quasi con crudeltà..anche lei se ne accorse e infatti non ribatté.
Io stessa rimasi scioccata dalla mia frase, poiché mentivo me stessa..io..avevo tradito.. dall’altre parte della cornetta non si sentiva più un rumore..entrambe entrammo in un silenzio quasi religioso..improvvisamente la mia Andrea – domani, al Bar Centrale, alle 15.00 discuteremo un pò - poi un singulto come di un pianto trattenuto. Riattaccò. Anche io riattaccai.
Il cellulare divenne improvvisamente pesante e trascinò il mio braccio lungo il fianco.
Cominciai a vagare per la stanza ripensando a ciò appena accaduto..lei..piangeva.
Era la prima volta che la sentivo piangere..
Mi avvicinai al letto. Mi sedetti. Lasciai cadere il telefono.
Piansi. Piansi a lungo, senza sosta con un solo pensiero..LEI. e mi addormentai.

La mia sveglia suonava le 7.30 quando io ero gia sveglia da un bel po’. Ero nel letto con le mani dietro la nuca.Senza pensieri.
Mi voltai per spegnerla e subito un ricordo mi avvolse e mi riscaldò l’anima come il sole di luglio.un sorrisino stupido mi si stampo sul volto.
- che cos’è quella cosa!?- esclamò Andrea nel vedere la mia sveglia a porcellino..mi ero appena trasferita e stavo sistemando tutti i miei oggetti per la casa compresa la sveglia sul comodino dalla mia parte del letto.
- è la mia sveglia porcellino!!- ribattei io stupita dal fatto che non si accorgesse della banalità della sua domanda.
-lo vedo! Vedo benissimo che è una sveglia maiale!! Ma se credi di poterla mettere nella nostra stanza ti sbagli di grosso!!!-aveva un faccia troppo stupida!!quasi tra lo scioccato e l’allibito. Il suo sopracciglio destro era inarcato e le labbra mostravano una stana smorfia
- perché??!!-chiesi io un po’ sull’offesa – è così carina!!-
- non se ne fa niente!! Non si addice con tutto l’arredamento!!-
-ma l’ ho fin da quando ero piccina piccina!!- dai fammela tenere!!-
-non se ne parlaaaa-
- sei cattiva..ma ora vedremo se ti piace o no ringhiai io con tenerezza.
Caricai il timer all’ora del momento e subito la mia sveglia porcellino suonò rumorosamente.
- bi bip grugn grugn..bi bip grungn grugn.. bi bip-
Andrea , che in quel momento mi dava le spalle, si voltò con un sorrisone da idiota stampato sul viso..era ovvio che voleva trattenere una fragorosa risata per puro orgoglio..ma come per me fu praticamente impossibile e insieme scoppiammo in una sonora risata .Andrea si avvicinò a me a mi cinse da dietro. Con le sue lunghe dita abbassò l’orecchio destro della sveglia porcellino facendola zittire, poi mi disse – bhe, se il risveglio sarà sempre così.. dovrei proprio costringerti a rinunciare al maiale cosi che possa svegliarti io con un dolce bacio.. tutta via…devo ammettere che da una bella scossa rispetto alla mia banale radiosveglia..quindi..ok puoi tenerla- e mi diede un profondo bacio sul collo.
- meno male che hai scelto tu! Sai, la scelta tra un porcellino che mi sveglia grugnendo e una porcellina che mi sveglia con tutt’altra intenzione che andare in università…era davvero una scelta difficile!- le dissi con la faccia da santa mentre lei si staccava da me pronunciando un mah! Scioccato, stupito..che però subito si trasformò in una seconda grandiosa risata che coinvolse anche me.
A portarmi di nuovo alla realtà fu la voce di mia madre che mi esortava  a darmi una mossa perché era già tardi..quella mattina avevo un'altra importante lezione di arte micenea..la mia preferita!! E non me la sarei persa per nulla al mondo.
Di fretta e furia mi misi un paio di jeans stretti e sopra un maglioncino con il collo alto attillato color  panna, infilai le puma mi misi orologio , anelli e bracciali e volai in soggiorno dove era già pronta la colazione..ero stranamente di buon umore nonostante ciò che mi aspettava al pomeriggio. Una volta riempito il pancino  mi misi il montone, presi zaino, telefono, porta soldi,chiavi di casa e filai dritta in università.
Non trovai Roby che come al solito era rimasta a piedi con il motorino..o più semplicemente..non era la sua lezione preferita..beh, avete capito..Roby ha tanti pregi..ma anche tanti difetti…ma tralasciamo..le ora passarono veloci, e fino a che non finì la lezione di arte non me ne resi conto. Solo dopo lo scorrere dei minuti si insinuava tra le mie membra agitandomi, rendendomi nervosa…avrei rivisto Andrea le avrei parlato e magari l’avrei anche sfiorata. Mi mancava moltissimo l’odore così vellutato della sua pelle..e il dolce solletico che quei meravigliosi capelli corvini mi facevano sulle spalle quando mi abbracciava…oddio, era semplicemente meravigliosa..un metro e ottanta di pura bellezza..e i suoi occhi..oddio come mi perdevo nei suoi meravigliosi occhi azzurri..quando mi guardava impazzivo, quando alla mattina mi svegliavo e la trovavo distesa accanto a me che mi guardava con quello sguardo…mi mancava da morire…sentivo nostalgia di tutti i bei momenti passati insieme…
Le sue mani..con quelle dita lunghe e assottigliate con le unghie sempre ben curate, come mi scivolavano addosso, mi mancava tutto di lei.
La conoscevo da poco ,devo ammetterlo, ma ..era come se l’avessi conosciuta già tempo addietro.. come se fosse stata sempre parte di me..fin dall’inizio del tempo, quando ancora le parole scritte erano conosciuti da pochi..quando …no so quando…forse in quel mondo al quale credo di appartenere..magari nella mia adorata epoca micenea ..tra dei e miti , tra lotte e successioni..tra grandi filosofi e poeti…e poetesse..non escludo l’idea di essere la reincarnazione di Saffo!! D’altronde con le parole ci so fare!! Ma sì perché no!! Potrei averla conosciuta sull’isola di Lesbo, magari era una ancella o una ragazza mandata lì per studiare..o chissà che altro..oppure..è stato lo scherzo del destino che ha reincarnato le anime di due innamorati eterni nei nostri cuori…eterni..che bello.

Tornata a casa mi feci una bella doccia fumante preparandomi per l’appuntamento..non sapevo ancora come mi sarei comportata e come avrebbe reagito vedendomi..non sapevo se le avrei rivelato di essere io la ragazza misteriosa o se le avessi detto che passavo di lì per caso..volevo solo rivederla.
Come per rituale, quando avevo bisogno di pensare, mi recai alla Valle dei templi, ancora davanti al tempio di Afrodite.
-ciao amica! Sono ancora qui!! Mi costa venirti a trovare sai!!che mi consigli per oggi? Che le dico?- parlavo da sola come sempre, ma tanto non c’era in giro nessuno..
-è giunta l’ora di chiarirsi.. non credi?-continuai- credo di essermi comportata veramente male e devo chiederle assolutamente scusa perché così non vivo più..ho bisogno di lei, capisci..io e lei siamo una cosa sola..siamo due anime con un solo destino..quello di stare insieme per sempre e oltre..ho bisogno di lei…cosa farò….- mi guardai attorno, tirai un lungo sospiro e presi coraggio –è ora di andare…-anche se guardando  l’orologio mi accorsi che non erano neanche le due,ma poco importava, la tensione era talmente alta che non potevo attendere.
Salii in macchina, ci misi pochissimo tempo per arrivare al bar. Parcheggiai e poi mi diressi verso il bar.
Dall’ampia vetrata la vidi, bella come sempre, per un attimo cessai di respirare –calmati Ale….- ma le mie parole servivano a poco,  così decisi di entrare dalla seconda entrata sul retro, che dava su un ampio giardino, entrai da lì per non essere vista.
Entrai, mi misi a sedere, nascondendomi dietro ad alcune piante. Il mio sguardo era fisso su di lei, stavo lì e seguivo ogni sua mossa. Lei impaziente picchiettava le unghie sul tavolo, si passava la mano sui capelli per sistemarsi le ciocche ribelli, mentre il mio cuore sobbalzava ogni volta che la guardavo.
Il tempo passava inesorabilmente, erano ormai le 14.30, così mi risalassi un attimo, presi in mano il telefono, andai con la rubrica sul suo numero, e la chiamai, sempre stando a guardarla, così mi alzai, mi avvicinai al tavolo, e vidi che stava per rispondere, quando –non rispondere…sono qua- lei alzò lo sguardo – ma come…tu? Perché?- incredula mi stava a fissare, era visibilmente tesa, così come lo ero io.
–Beh, posso sedermi?o….- lei mi stava a guardare – o certo…scusa- così mi misi a sedere di fronte a lei e poi continuai – io..beh vedi, dovevo parlarti…ma se non vuoi- intanto arrivò il cameriere – ragazze,volete ordinare?- io la guardai….- perché no, tu che prendi?- mi rivolsi verso Andrea che in tanto non accennava a smettere di guardarmi e distrattamente –ok…un cappuccino grazie- poi proseguii io –due..- lei mi guarda un po’ perplessa, dicendomi poi –ma Ale, a te non piace il cappuccino..- io ci pensai un attimo, mi misi a ridere – a si…hai ragione, un caffè grazie!- e così il cameriere scomparve dietro il banco.
A rompere il silenzio che si era instaurato tra noi fu lei –dove eravamo rimaste?- io abbassai lo sguardo e risposi – dicevamo che…dovevamo parlare, non possiamo più andare avanti così, non credi Andrea?- la guardai dritto negli occhi, dietro di loro, si nascondeva un senso di tristezza che mai prima d’ora avevo visto – hai ragione, ma ora tu, mio fratello…insomma, non fa altro che vantarsi davanti a me di quanto tu sia brava a le… beh, hai capito…- -ah, Federico…no,tra noi non c’è più niente, non c’è mai stato niente, io non sono mai stata sua…- non finii la frase perché sulle sue labbra vidi nascere un timido sorriso, poi continuai – io, ho bisogno di te….- Andrea mi fece cenno di non parlare, poi spiegandomi – ti va di continuare il discorso a casa mia?..- io rimasi un attimo a pensare, accennando poi con la testa in segno di consenso – ha detto a “casa mia”…a detto mia, non nostra, ma in fondo come posso darle tordo, me ne sono andata, senza lasciar più traccia di me..- mi ripresi poi dai miei pensieri, dopo aver finito le nostre ordinazioni, ci alzammo – vuoi venire in macchina con me o…sei qui con la tua?- mi domandò, non sapendo da che parte guardare, io le risposi che la seguivo con la mia, e così fu.
Arrivammo sotto casa, parcheggiai, mentre lei andava in garage, l’aspettai sotto il portone, dentro di me mille pensieri, mille emozioni incontrollabili. Dopo poco arrivò, apri il portone, salimmo le scale in rigoroso silenzio, arrivate al quarto piano apri la porta di casa, mi fece cenno di entrare e di mettermi a sedere tranquillamente sul divano.
-Ecco, siamo arrivate…..vuoi qualcosa da bere?- mi domandò,io rispose che ero a posto così, di non preoccuparsi, poi mi guardai attorno, mai avevo visto casa sua così disordinata, chiedo  poi se potevo andare in bagno, lei mi rispose che non c’era alcun problema.
Passai per il corridoi, mentre camminavo intravidi la porta della camera da letto semiaperta e non resistetti all’impulso di entrare. Guardandomi attorno ogni cosa di quella stanza mi ricordava le notti passate abbracciata a lei, le notti di follia, ogni cosa sapeva di lei, ma cosa che notai fu che il letto era così come l’avevo lasciato tre mesi fa, così invece che andare in bagno ritornai di la – Andrea, ma….- lei si girò di scatto – si, cosa c’è…- io la guardai –ma da quanto tempo non vieni in questa casa?- lei si guardò attorno, inarcando il sopraciglio destro – ci vengo tutti i giorno…perché?- -perché…ma il letto è ancora come l’avevo lasciato io quando presi le mie cose e me né andai…- spalancai gli occhi quando vidi appoggiati sull’altro divano delle coperte e un cuscino, domandandole poi il perché di quelle cose li appoggiate, lei mi rispose che erano tre mesi ormai che dormiva sul divano, non se la sentiva di dormire in quel letto, dove tutto sapeva di me, e che ogni mattina dolcemente entrava in camera e accarezzava quelle lenzuola, e mi augurava il buongiorno. Dentro di me avevo voglia di urlare, la guardai dritta negli occhi e le chiesi –perché sei andata a letto con Manuela…perché Andrea, perché ??– non riuscii a trattenere le lacrime che ormai rigavano il mio volto.
Si avvicinò a me, e abbracciandomi – perché…mi aveva stregato, non sono riuscita a resisterle,ci riprovava in ogni modo – io incrociai il suo sguardo – ci provava e tu che hai fatto, ci sei andata a letto?- non riuscivo a smettere di piangere – Ale, perdonami, io non volevo….ma anche tu, tu, mio fratello….- -certo…cosa dovevo fare, dovevo vendicarmi, sei andata a letto con la mia migliore amica delle superiori, cosa dovevo fare, dimmi, cosa avresti fatto al mio posto…- mi strinse più forte a se, mi sentivo come protetta, avvolta dal suo profumo, mi sentivo bene, anche se stavo piangendo, non m’importava.
-Ale ti prego, perdonami, non posso vivere senza di te, ci ho provato, ma non riesco…- mi guardava con due occhi, con un’espressione di sofferenza, che l’abbracciai e mi avvicinai al suo viso, incominciai sfiorandole la guancia, per poi toccarle le labbra e baciarla. La baciai per non so quanto, sentire il tocco della sua lingua con la mia mi fece venire i brividi, quel che provavo, erano emozioni che pensavo di non poter più provare per il resto della mia vita, mentre invece, non era così.
Finita quell’effusione, i nostri cuori ripresero un ritmo letto e tranquillo, senza però lasciarla andare, tenendola ancora fra le mie braccia, guardai fuori dalla finestra e vidi con stupore che il tempo quel pomeriggio sembrava avere le ali hai piedi, erano già le sette di sera, ritornai di nuovo a noi, accostandomi al suo orecchio le sussurrai –dimentichiamoci tutto, da ora in poi esistiamo solo noi, di nuovo noi, insieme…..e ora…- lei senza voltarsi nella mia direzione mi rispose – e ora…cosa…- il suo respiro si fece più pesante, come se si aspettasse qualcosa di brutto –e ora io….ho bisogno di sentirti accanto a me…- allora Andrea si alzò dal divano, mi prese per mano –è giunto il momento che in quella stanza, dove il tempo si è fermato a noi, riprenda a vivere…- così, sempre per mano, mi accompagno in camera.
Ci sistemammo sul letto una accanto all’altra..stretta in un abbraccio senza fine.
-quante ne abbiamo passate qui dentro Ale!-mi disse Andrea dandomi poi un bacio sulla bocca a labbra dischiuse.
-tante..magiche notti..ma sta volta…-risposi io sotto voce, quasi tremolante.
-hai ragione…tutto quello che voglio..è stare con te..stretta a te..per sempre..come ora-.
-mi dispiace..lo vorrei..ma un altro corpo..ti ha avuto..un altro corpo..ma ha avuto..ora non me la sento…mi dispiace..- dissi sempre, più roca la mia voce, mentre una lacrima scivolava lungo la mia gota
Rimanemmo per lungo tempo in quella stanza, abbracciate. poi..– Ale , …- mi chiamò a se - mmmmm…- mi voltai verso di lei, senza abbandonare quel tenera stretta – Ale, ti amo… -
la guardai negli occhi e risposi – Ti amo anche io Andrea- e tornammo ad abbracciarci più strette, e oggi, come quel giorno, è ancora così