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:: LA MEDAGLIA
DEI TITANI ::
di
STEDESSY
Sono
gradite critiche e commenti che potete inviare all’indirizzo e-mail Stedessy@inwind.it
Aveva appena terminato di piovere. L’acqua scrosciava dai tetti. Alcune
gocce, cadendo nel vuoto, piombavano nelle pozze d’acqua che si erano
formate sul ciglio della strada fangosa.
― Secondo me saremmo dovute rimanere ad Anfipoli.
― Smettila di lamentarti, vedrai che non accadrà niente e poi non
piove più. Rispose Xena.
― Forse hai ragione.
Xena e Gabby attraversarono il lungo viale fiancheggiato da casette che
sboccava su uno spiazzo fangoso. La radura apparve davanti ai loro occhi:
era circondata da alberi le cui foglie erano lucide e di colore verde
acceso. La superficie del terreno era melmosa.
Dopo aver camminato nella radura si addentrarono nel boschetto.
All’interno del bosco filtrava poca luce e l’acqua gocciolava dai rami
degli alberi.
Quando furono uscite dalla selva la tribù amazzone apparve davanti ai
loro occhi. Era circondata da un muro simile al bambù. L’entrata era
sorvegliata da due guerriere che utilizzavano lance come armi. Entrambe le
sentinelle si avvicinarono alle due guerriere e, dopo essersi sollevate i
copricapo, le fecero cenno di entrare. Oltrepassato l’arco che
costituiva l’entrata Xena e Gab videro l’interno della tribù:
c’erano molte capanne, costruite in legno, e una piccola cascata
scorreva a nord della tribù. Assisterono al combattimento tra la regina e
un’altra amazzone anch’essa molto abile. La regina combatteva con una
spada e l’altra amazzone utilizzava un’asta di legno.
Il combattimento terminò e la regina che uscì vittoriosa andò ad
accogliere le due guerriere appena arrivate.
― Io sono la regina Kadya, qui siete le benvenute.
― Grazie regina Kadya. Rispose Gabrielle
― Kadya, parlaci dei demoni che vi hanno attaccato. Disse Xena
rivolgendosi alla regina amazzone
― Sono demoni alati. Hanno pelle viscida di colore scuro e denti
molto aguzzi. Hanno ucciso alcune amazzoni.
― Non hai notato nient’altro?
― Pensandoci bene sì, i loro occhi erano di ghiaccio.
Un’amazzone si avvicinò a Gabrielle e disse:
― Volete che vi mostri i vostri alloggi?
― Sì, vorremo riposarci. Rispose Gabrielle scostandosi un ciuffo di
capelli che cadeva sugli occhi.
La guerriera cominciò a camminare dirigendosi verso una capanna di legno.
Aprì la porta e fece cenno alle altre dì guerriere di entrare. Gabrielle
fu la prima ad oltrepassare la soglia e ad introdursi dentro l’alloggio.
Notò che c’erano due letti posti contro la parete e che alcune coperte
marroni erano addossate fra di loro. Ai muri erano incassate due torce
unte d’olio.
Xena entrò nella capanna e si sedette sul letto posto a sinistra.
Il sole stava tramontando, scomparendo dietro le vette delle montagne
sfumava il cielo azzurro con i suoi colori. Una leggera brezza di vento
smuoveva i rami degli arbusti e accarezzava l’erbetta che oramai si era
asciugata.
Xena si sdraio sul letto e rilassò tutti i muscoli. Chiuse gli occhi e si
addormentò.
Gabrielle fece lo stesso. Mentre le due guerriere erano in balia del
liquido soporifero di Ipno, dio del sonno, il cielo si oscurava diventando
molto lentamente blu e poi nero. Selene, la dea della luna, attraversava
sul suo carro d’argento la volta celeste accendendo le stelle. La notte
passò molto velocemente. Sorse il sole e Gabrielle si svegliò. Sentì le
voci di alcune guerriere e poi si accorse che l’amica stava dormendo.
Allora uscì dalla capanna e notò che il sole era molto caldo e che
c’era poca aria. Vide che alcune amazzoni erano andate a caccia e che
trasportavano la selvaggina e alcune si allenavano a combattere con
l’arco e le aste. Poi andò alla fonte d’acqua situata dietro le
capanne e si risciacquo il viso per svegliarsi meglio. L’acqua non era
fredda come sempre ma tiepida. Successivamente si diresse verso un tavolo
di legno e cominciò a scrivere su una nuova pergamena.
Nel frattempo Xena stava ancora dormendo, il suo sonno era agitato infatti
continuava a girarsi, senza svegliarsi, da una parte all’altra del
letto. Il tempo passava ma la guerriera dormiva ancora. Le altre amazzoni
avevano cominciato a pranzare. Gabrielle era seduta a un tavolo e stava
mangiando della zuppa di cereali. Prese la pagnotta di pane che era posta
accanto al bicchiere e ne stacco una pezzo che successivamente avrebbe
mangiato.
Xena finalmente si svegliò. Aprì gli occhi molto debolmente e poi si alzò;
ancora addormentata uscì dalla capanna e cercò con lo sguardo l’amica,
poi la vide e la raggiunse.
― Xena, finalmente ti sei svegliata!
― Già. Ho dormito poco questa notte e allora ho preso sonno questa
mattina.
― Vuoi mangiare qualcosa?
― In effetti non ho molte fame.
La principessa guerriera osservava l’amica che mangiava ma non le venne
comunque appetito. Quando Gabrielle terminò il pranzo le due Xena si alzò
dal tavolo e andò verso una capanna. Entrò. Era piena di armi: archi,
frecce, spade, balestre, aste e lance. Prese un arco e delle frecce poi
uscì. Andò da Gabrielle e la informò che andava a caccia poi uscì dal
villaggio e camminò nel bosco.
Kadya raggiunse Gabrielle e si sedette su una panca vicino a lei.
― Gabrielle, adesso che sei qui penso che tu voglia sostituirmi e
diventare una regina amazzone.
― Non resterò a lungo qua, giusto il tempo di scoprire chi sono
quei demoni. Comunque grazie.
Xena sentì un rumore alle sue spalle. Si voltò e vide un cervo ma decise
di non ucciderlo. Dopo aver cacciato un po’ di selvaggina decise di fare
ritorno alla tribù. Improvvisamente una folata di vento le scompigliò i
capelli e vide davanti a se due creature volanti fluttuavano nell’aria.
Gli strani esseri volarono verso la tribù ed entrarono. Anche Xena molto
rapidamente entrò ed estrasse la spada dal suo fodero. I due demoni
tentarono di afferrare Gabrielle ma l’amazzone si abbassò. Xena aspettò
che i mostri si avvicinassero per provare a ferirne uno. Fece roteare la
spada nella mano e tentò di colpire la creatura volante senza successo
poiché questa volò più in alto.
La regina delle amazzoni corse verso Xena.
― Sono questi i demoni di cui ti ho parlato. Non so perché ci
attaccano.
Uno dei due demoni urlò, l’urlo era simile a un attacco e così fu. Il
mostro volo verso Xena e tentò più volte di graffiarla. La guerriera
contrattaccò il demone colpendolo al braccio con la sua spada. Una
gocciolina di sangue cadde sul terreno dove si dissolse lasciando solo
fumo.
In seguito all’attacco della principessa guerriera i demoni volarono
oltre le mura del villaggio amazzone.
Le guerriere amazzoni preparavano i roghi per bruciare le spoglia delle
compagne uccise il giorno prima. Accesero il fuoco che si divampò e bruciò
la paglia, la legna e pi raggiunse i corpi. Dopo aver acceso i roghi
cominciarono a danzare e Gabrielle si unì a loro. Dopo le danze funebri
terminarono la principessa amazzone corse verso Xena.
― Xena, credo di sapere chi sono quei demoni. Quando era piccola mia
madre mi raccontava le storie degli dei dell’Olimpo e una in particolare
parlava di quei demoni che vivevano nel sottosuolo. Forse se fai delle
offerte alla Madre Terra lei ti rivelerà chi sono e che cosa vogliono.
― È una buona idea. Andiamo.
Le due amiche andarono verso un tavolo di legno dove erano riposte messi e
frutti, Gabrielle prese un cestino e lo riempì di frutta poi si diresse
verso l’uscita del villaggio. Oltrepassarono l’arcata e si ritrovarono
davanti la discesa che conduceva alla selva. Si addentrarono all’interno
del boschetto dove la luce solare giungeva tramite gli spazi fra un ramo e
l’altro o tra la distanza dei tronchi Camminarono dentro quel bosco sino
a ritrovarsi nella strada opposta allo spiazzo. Sopra la strada erano
addossate molte pietre polverose. Percorse la via che conduceva a un colle
che guardava su una prateria.
Continuarono a camminare, salirono sin cima alla collinetta e si fermarono
davanti a un totem raffigurante la statua di una donna incinta. La
principessa guerriera posò un cesto di frutti davanti alla statua e
insieme all’amica s’inginocchiò.
Stavano pregando la madre Terra ma ad un tratto un rumore richiamò la
loro attenzione. Xena si voltò e vide davanti a se una donna
incappucciata che sollevo il copricapo mostrando il suo volto non più
molto giovane: dei soffici capelli castani circondavano il viso ovale.
― Ho ascoltato le vostre preghiere e vi ringrazio per le offerte.
― Speravo che tu apparissi Gea. Disse Xena.
― Xena, io non posso dirti molto su quei demoni, so soltanto che
sono stati inviati da un essere forte e potente, un mostro di nome Otreis.
Gea scomparì portando con se il cesto di frutti.
Nelle lontananze del colle sorgeva una caverna pietrosa. L’entrata era
un arcata irregolare dalla quale non si poteva vedere altro che
l’oscurità.
Proseguendo per il corridoio che seguiva l’entrata si accedeva a un
grande spiazzo dalla forma di un semi cerchio. Li era sede di Otreis, un
mostro dalla pelle viscida e squamosa di colore verde scuro. Al posto
delle gambe possedeva una coda e dalla testa spuntavano due grosse corna
nere. Gli occhi erano di un grigio intenso e molto profondo, le labbra
insanguinate e due grossi denti aguzzi uscivano dalla bocca toccando il
labbro inferiore.
― Maledizione! Disse Otreis con voce stridula mentre agitava la sua
lunga coda.
― Iiiiiih. Risposero i demoni.
― Mi ero raccomandato che decimaste le amazzoni. Sapete cosa dovrei
farvi? Uccidervi tutti.
― Iiiiiiiiiiiih.
Il sole brillava con tuta la sua forza nei Campi Elisi dove si udiva il
suono di flauti e gli alberi erano carichi di frutti succosi e sempre
maturi. SI sentiva anche la voce di alcune persone che lodavano la
bellezza e la pace dei Campi Elisi.
Le grida e le supplica dei condannati risuonava all’interno del Tartaro
che, inaccessibile alla luce del sole e ai venti, era circondato da mura
con porte di bronzo.
Improvvisamente un urlo echeggiò nel Tartaro . Una donna, flagellata da
una guerriera, supplicava gli dei perché la flagellazione terminasse ma
non ricevette risposta. Allora con le poche forze rimaste tirò un calcio
in pieno stomaco alla guerriera che cadde sulle rocce. Prese un momento di
riposo e tentò di liberarsi dalle pesanti catene che la imprigionavano.
Le catene si staccarono da muro e crollarono. La donna si diresse verso un
enorme portale di bronzo e dopo averlo sfondato si ritrovò davanti a una
lunghissima scalinata di pietra.
All’interno del villaggio amazzone Kadya Gabrielle e Xena stavano
parlando dei demoni malefici che avevano attaccato la tribù.
― I demoni sono stati inviati da un mostro di nome Otreis. Disse la
principessa guerriera.
― Non ne ho mai sentito parlare. E poi perché un mostro avrebbe
avuto interesse ad attaccarci.
― Questo non lo sappiamo.
― Gea ne sapeva quasi quanto noi. Interruppe Gabrielle
La misteriosa donna aveva salito già molti gradini che sembravano non
finire mai, si succedevano uno dopo l’altro completamente uguali. La
scalinata finalmente finì e sboccò negli Inferi. La condannata si fermò
per alcuni secondi non proseguì, il suo volto s’illumino e allora si
diresse verso un corridoio che conduceva a una altro antro ma con un
portale di legno. Dopo averlo sfondato entrò e vide che c’era uno
specchio luccicante di forma ovale e alcune candele bianche che
bruciavano. La donna si rispecchio e mise una mano nello specchio: trasse
fuori un ciondolo a forma di chiave. Una luce illuminò la stanza e si
materializzo una donna vestita come un sacerdotessa:
― Io sono Derta e so chi sei: il tuo nome è Antirsa e sei
un’amazzone. E so anche come hai fatto a giungere sino a qui…
― Con una premonizione. Ma adesso grazie a questo ciondolo tornerò
in vita.
― Pazza, non puoi rubare il ciondolo altrimenti i titani torneranno
sulla terra…
― Non mi importa.
Antirsa fece cadere la sacerdotessa che svenne e poi uscì dalla camera
del ciondolo dirigendosi verso un fiume dai riflessi sanguigni.
La donna stava percorrendo, sulla barca di Caronte, il Cocito, fiume di
lamenti che confluiva nell’Acheronte. Mentre il nocchiero remava Antirsa
stava facendo roteare fra le dita la medaglietta.
La barca si fermò davanti a una spiaggia dove molte anime aspettavano il
passaggio di Caronte. Alcune erano in piedi altre sedute in riva alla
spiaggia bagnata da un fiume verdastro. Antirsa scese e si trovò davanti
a Cerbero, un cane con tre teste, coda di drago e una criniera di
serpenti. Lo spaventò puntando contro di lui il ciondolo che s’illuminò
e poi si affrettò a uscire dall’Ade.
I demoni i attaccarono nuovamente. Due amazzoni, che si trovavano nei
pressi della fonte d’acqua, corsero all’interno della capanna delle
armi. Dopo aver preso arco e frecce tentarono di colpire le due orrende
creature scagliando appunto delle frecce, ma i demoni avevano riflessi
pronti e riuscirono a evitarle con molta facilità. Kadya salì su un
soppalco e tirò verso di loro una lancia che ferì il demone ancora in
volo. L’altro aveva terminato di volare ma venne ucciso dal chakram di
Xena mentre tentava di graffiare alcune guerriere.
Derta, che si era risvegliata, aveva avvertito alcuni guerrieri
sull’accaduto e questi si erano precipitati ad avvertire Zeus.
Antirsa, uscita dall’Oltretomba, si dirigeva verso una locanda in stile
rustico. Entrò dentro e andò a chiedere informazioni al locandiere. Si
diresse verso il bancone dove un uomo stava riponendo in uno scaffale
alcuni boccali puliti. Il locandiere era un uomo non più molto giovane,
basso e paffuto con due grossi baffi che gli sfioravano il naso e pochi
capelli intesta. Antirsa gli domandò con molta gentilezza:
― Scusa buon uomo sapresti indicarmi dove posso trovare dei cavalli?
― Ne abbiamo qualcuno nella stalla. Ora ti faccio vedere.
Antirsa seguì l’uomo che uscì dalla locanda e si diresse verso
un’altra costruzione di legno. Entrarono nella stalla che ospitava pochi
cavalli i quali dormivano nei loro giacigli di paglia.
― Ecco, lui si chiama Pleo ed è il più veloce ma anche quello con
più resistenza. Disse il locandiere indicando un cavallo nero dalla
chioma criniera color rame.
― Grazie!
L’amazzone salto in groppa al cavallo e stava per uscire quando l’uomo
la fermò dicendole:
― Aspetta, se prendi un cavallo lo devi pagare. Quello costa 50
monete.
Antirsa scese da cavallo e andò dal locandiere. Estrasse un pugnale e
glielo puntò contro. L’uomo sentì la lama fredda sulla gola e un
brivido gli percorse la schiene facendolo tremare per un istante.
― Quanto costa il cavallo allora? Chiese la donna malvagia.
― Niente, puoi prenderlo. Rispose il locandiere spaventato.
La perfida amazzone uscì lasciando il locandiere paralizzato dalla paura
all’interno della stalla. Stava galoppando per una strada periferica del
villaggio quando un gruppo di uomini armati, sbarrandole la strade le
dissero di fermarsi. I tre uomini che la fermarono indossavano
un’armatura color argento e un mantello. Allora scese da cavallo e
chiese:
― Per quale motivo dovrei fermarmi?
― Siamo stati inviati dalla sacerdotessa Derta per riportarle la
medaglietta dei titani.
― Potete scordarvelo!
― Quella medaglietta apparteneva a Iperione, e se non verrà
riportata al più presto nel regno dei morti, i titani lasceranno il
Tartaro e torneranno sulla terra.
― Niente, neanche qualche titano, potrà impedirmi di compiere la
mia vendetta.
― Sarà la fine. Zeus ha impiegato dieci anni per sconfiggerli pensa
alle conseguenze.
― Ve l’ho già detto e lo ripeto, niente potrà impedire la mia
vendetta contro le amazzoni.
― Allora saremo costretti a ucciderti.
― Sono già morta.
Queste furono le ultime parole di Antirsa che si buttò contro uno dei
guerrieri e cominciarono a duellare. Ad un certo punto, però, la perfida
avversaria prese la medaglietta e la fece brillare accecando e indebolendo
così il Guerriero. Dopo, uscita vittoriosa, montò a cavallo e riprese a
cavalcare. I tre di guerrieri rimasero nella via deserta del villaggio, e
non essendo riusciti a prendere la medaglia corsero verso i loro destrieri
bianchi per raggiungere l’Olimpo.
Sul monte Olimpo gli dei stavano gustando il dolce nettare, ascoltando il
canto delle muse e vedendo le soavi danze delle Cariti. Ma il felice
banchetto venne interrotto dall’arrivo dei tre guerrieri che stremati
dissero:
― Antirsa è fuggita con la medaglia dei Titani.
― Cosa? Vi avevo ordinato di fermarla.
― Abbiamo provato, ma lei era diventata troppo forte. Ha usato la
medaglia.
― La medaglia apparteneva a un Titano di nome Iperione, se non
tornerà nell’averno la medaglia ridarà vita a Iperione e lui tornerà
sulla terra con gli altri Titani.
― Conosciamo le conseguenze…
― Allora dovremo fermarla.
Antirsa galoppava velocemente per raggiungere il territorio delle
amazzoni. Si stava avvicinando molto velocemente al villaggio dove
Gabrielle si stava allenando, con un’altra guerriera di nome Rady a
combattere con i Sais. Disarmò l’avversaria colpendola al polso e
questa fece cadere l’asta; poi le fece perdere l’equilibrio colpendola
con la gamba alla caviglia. L’amazzone si rialzò aiutata da Gabrielle e
disse:
― Complimenti. Dovevi essere brava anche a combattere con l’asta.
― Grazie. In principio non sapevo utilizzare l’asta bene ma poi
Ephiny mi ha insegnato a usarla meglio.
― Ephiny? Intendi l’amazzone uccisa da Bruto? Avrei tanto voluto
conoscerla. Ho sentito dire che era una saggia regina.
― Sì, lo era
Antirsa, mentre galoppava, pensò al momento in cui le avrebbe sterminate
tutte. Davanti a se apparsero due sentinelle amazzoni e lei prese la
frusta per colpirle. Le due guerriere caddero a terra prive di sensi. Entrò
nella tribù. Alcune guerriere si avvicinarono e lei le fece cadere con un
calcio. Kadya, vedendo tanta confusione, si avvicinò alla malvagia
guerriera la quale riconobbe le vesti e il copricapo che indossavano le
regine. Antirsa estrasse da un piccolo fodero un pugnale e lo puntò
contro la regina che si allontanò.
Xena corse verso Kadya e il gruppo di amazzoni e comprese subito che la
guerriera a cavallo non aveva intenzioni amichevole perciò prese la spada
e disse:
― Non ti hanno insegnato le buone maniere?
― Anni fa avrei potuto chiederti anch’io la stessa cosa.
La perfida amazzone scese da cavallo e andò verso la principessa
guerriera. Le due cominciarono a combattere ma a ogni attacco di una
l’altra contrattaccava. Xena saltò dietro ad Antirsa e la colpì alla
schiena facendola cadere ma si rialzò subito. Dopo alcuni minuti di lotta
Xena colpì l’avversaria alla testa e alla gamba indebolendola poi tentò
di immobilizzarla ma questa riuscì a fuggire.
Gabrielle e Radi si avvicinarono a Xena.
― Ma chi era? Chiese Rady
― A giudicare dalle vesti un’amazzone. Rispose Gab
― Sì, forse lo era. Ma cosa voleva?
Il pomeriggio passò molto velocemente e giunse la sera. Le amazzoni
danzarono intorno al fuoco. Xena, non appartenendo alla tribù, era seduta
su un tronco e assisteva al ballo. Quando terminò Gabrielle e Rady
raggiunsero Xena. Rady disse:
― È stata una bellissima danza.
― Già, e tu cosa ne pensi Xena?
― Penso che andrò a dormire. Buonanotte.
― Buonanotte. Dissero all’unisono le due amazzoni.
La principessa guerriera raggiunse la capanna e si sdraio sul letto poi
chiuse gli occhi e si addormentò. Gabrielle e Rady rimasero ad assistere
alle danze ma non parteciparono.
― Gabrielle, tu come si diventata un’amazzone?
― Io un tempo abitavo a Potidea ma poi conobbi Xena e la volli
seguire Un giorno ci trovammo nel territorio amazzone e incontrammo la
principessa amazzone Terreis ma lei morì colpita da una freccia di
centauro e me fece ereditare il suo titolo di principessa come segno di
ringraziamento per averla protetta. Poi Xena scoprì che non erano i
centauri ad aver attaccato ma i guerrieri di Krykus perché, se ci fosse
stata una guerra fra i centauri e le amazzoni, avrebbe preso i territori
di entrambi.
― Ma allora hai conosciuto anche Melosa?
― Sì, la sorella di Terreis. Era una brava regina ma purtroppo non
l’ho più rivista.
― Io sì, è partita per andare dalle amazzoni della Frigia.
Gabrielle terminò di parlare con Rady e poi andò negli alloggi. Si
addormentò profondamente come. Mentre la principessa amazzone dormiva
Xena vide materializzarsi, in un fascio di luce, la sacerdotessa Derta che
le parlava:
― Io sono la sacerdotessa Derta, custode della medaglia dei Titani.
La guerriera che oggi vi attaccato l’ha rubata ed è tornata in vita per
vendicarsi delle amazzoni. Devi sapere che Antirsa, questo è il suo nome,
un tempo era un’amazzone e stava per essere incoronata regina ma il
giorno dell’incoronazione non fu presente e siccome il popolo in quel
periodo aveva bisogno di una guida la cacciò e l’accusò di alto
tradimento. Antirsa, per vendicarsi, prese u serpente nato dal sangue di
Medusa e gli fece mangiare nettare e ambrosia. Il serpente divenne un
mostro di nome Otreis e invia demoni per sterminare le amazzoni. Ma un
giorno Antirsa cadde da cavallo e morì. Ah, dimenticavo, Antirsa ha il
dono della premonizione.
Improvvisamente la sacerdotessa scompari e Xena si svegliò di
soprassalto. Capì che il suo non era un semplice sogno ma un sogno
rivelatore.
Nel Tartaro, dove regnava sempre la notte, i Titani stavano cominciando a
muoversi, ma a ogni loro, anche più piccolo movimento, la terra tremava.
Nel frattempo Antirsa galoppava nuovamente sul suo destriero per dirigersi
in una prateria che si estendeva ai piedi del colle di Gea. Cercò, dopo
essere scesa dal cavallo, la caverna rocciosa dove Otreis riposava. Camminò
nella prateria ma non la trovò.
Nel villaggio le amazzoni erano sveglie: alcune si allenavano a
combattere, altre andavano a caccia e altre si recavano alla fonte
d’acqua per lavarsi. Rady stava mangiando, insieme a Gabrielle, delle
trote arrostite. Il profumo di pesce arrostito si disperdeva nell’aria e
giunse fino alle narici di Xena che ne rimase deliziata e volle unirsi
alle due amazzoni.
― Questa notte ho fato un sogno… Ho sognato che una sacerdotessa
di nome Derta mi diceva che Antirsa aveva creato Otreis e che era stata
cacciata dalle amazzoni. Ora è tornata in vita grazie alla medaglia dei
Titani. Mi ha anche detto che Antirsa ha il dono della premonizione.
― La medaglia dei titani? Ma nessuno sa dove si trovi e poi se non
tornerà nell’Ade i Titani torneranno in vita…
― Come???
― La medaglia apparteneva ai Titani, se quella medaglia non sarà
riportata negli Inferi al tramonto del terzo giorno i Titano torneranno in
vita.
Xena e Rady rimasero perplesse.
Afrodite si avvicinò a Zeus che riposava su un letto con cuscini di raso
e lenzuola di seta. Lo sveglio dolcemente e gli disse:
― Zeus, mancano solo più due giorni e i Titani si torneranno in
vita.
― Grazie Afrodite, non c’è bisogno che me lo ricordi…
― Non sono qui per rammendarti ciò che già sai ma per suggerirti
un’idea di Atena. Consulta le moire se sei tanto preoccupato loro
sapranno darti certamente una risposta.
Zeus, sotto forma di un’aquila, volava nel cielo per raggiungere il
palazzo dove le Moire tessevano e tagliavano il filo del fato. Si
avvicinava rapidamente a una finestra aperta e, quando fu vicino, entro
dentro il palazzo assumendo il suo vero aspetto. Camminò sino a giungere
in una sala buia dove vide le tre amministratrici del fato. La prima,
Cloto, la più giovane, filava il tessuto della vita, la seconda, Lachesi,
girava il fuso con la testa rivolta altrove misurando a caso il filo della
vita umana, la più vecchia, Atropo, vestita di nero, reggeva in mano
delle grosse forbici che avrebbero tagliato il filo nel momento opportuno.
― Noi sappiamo perché ti trovi qui Zeus. Dissero in coro le tre
Moire.
― Ne ero certo, spero che possiate darmi una risposta…
― Tutto si risolverà nel migliore dei modi se nessuna divinità
interverrà.
― Cosa intendete?
― Se gli dei non parteciperanno alla lotta contro i Titani questi
torneranno nel Tartaro.
Zeus rimase zittito e volò via dalla finestra per tornare sull’Olimpo
ed avvertire le altre divinità.
La perfida amazzone aveva finalmente trovato la caverna dove si trovava
Otreis. Entro dentro e vide che un grosso serpente verde riposava. Antirsa
si avvicinò e lo svegliò. Otreis la vide, non credeva ai suoi occhi:
Antirsa era lì davanti a lui. Il mostro si alzò e strisciando andò
verso di lei.
Xena, Rady e Gabrielle stavano uscendo dalla tribù per perlustrare la
zona e trovare la caverna del mostro.
― Xena, fammi capire bene, -Disse Rady- Se noi rubiamo la medaglia
ad Antirsa lei tornerà negli Inferi e i Titani non invaderanno la terra.
Giusto?
― Giusto. Ma prima dobbiamo trovare la caverna di Otreis, Antirsa
sarà sicuramente andata lì.
Le tre guerriere avanzavano nella selva e poi giunsero nella prateria dove
c’era il colle di Gea. Si divisero per trovare la caverna Gabrielle andò
verso le montagne, Rady verso il colle e Xena rimase nella mezzo della
prateria. La principessa amazzone avvistò , nelle lontananze, un piccolo
antro rocciosi e perciò cose a chiamare le amiche per avvertirle. Le
guerriere andarono nella direzione della grotta. Avanzavano nella prateria
la caverna si avvicinava. Entrarono e percorsero un piccolo corridoio che
conduceva a uno spiazzo luminoso: lì videro Antirsa e il grande serpente.
Antirsa, che era seduta su una roccia, si alzò stupita e disse con tono
minaccioso:
― Come avete fatto a trovarci?
― Vi abbiamo cercato… e vi abbiamo trovato. Disse Xena mentre
estraeva la spada.
Antirsa corse verso Xena e ne seguì una lotta. Entrambe combattevano con
la spada ed erano molto abili.
Gabrielle lasciò Rady sulla soglia e si avvicinò a Otreis, prese i sais
e tentò di ferirlo ma inutilmente perché a ogni colpo di pugnale le
ferite si rimarginavano all’istante. Il mostro, seccato, avvolse
Gabrielle nella sua coda e comincia a stritolarla. Rady corse per
soccorrerla ma Otreis la scaraventò contro il muro con la sua coda
viscida.
Il duello fra Xena e Antirsa venne interrotta da una scossa, cioè il
movimenti dei titani, e perciò la principessa guerriera ne approfittò
per lanciare il chakram contro il ciondolo dell’avversaria che cadde a
terra scomparendo con il ciondolo che si era rotto. La guerriera andò
allora dall’amica che stava per soffocare e la liberò colpendo il
mostro che mollò la presa. La principessa amazzone si riprese subito e
andò a soccorrere Rady poi uscì velocemente dalla caverna. Andarono nei
territori amazzoni e raggiunsero la tribù dove spiegarono a Kadya
l’avvenuto.
― Otreis è immortale… Disse Xena
― Ma se è immortale come farete a ucciderlo? Domandò Kadya.
― Potremmo prendere una mela d’oro dagli alberi della vita….
Disse Gabrielle.
― Ma è rischioso, l’isola è sorvegliata dagli uomini lupo…
― Dobbiamo tentare.
― Se è l’unico modo…
Xena e Gabrielle si recarono a un porto dove incontrare molti naviganti.
Uno di loro si avvicinò alle due guerriere e disse:
― Cercate per caso una nave?
― Sì perché?
― Posso darvi la mia per cinquanta monete.
― Non abbiamo molto tempo mostraci dove si trova. Disse Xena.
Il navigante condusse le due amiche vicino a una galea. Xena e Gabrielle
salirono sulla nave e la principessa guerriera disse:
― Ti daremo le monete al nostro ritorno.
― Ma chi mi assicura che tornerete?
― Hai la nostra parola.
Xena e Gabrielle partirono sulla galea mentre il sole tramontava, era
passato un altro giorno. I titani si erano svegliati nel Tartaro si
dimenavano.
Le onde del mare sbattevano sulla galea e diventavano spuma bianca. Xena
stava pilotando la nave mentre Gabrielle era seduta vicino al parapetto e
faceva i punti di pressione per evitare il mal di mare. La notte passò
velocemente e le due guerriere non dormirono per raggiungere più in
fretta l’isola.
― Manca ancora molto?
― No, tra poco arriveremo sull’isola. Spero solo che non sia
sorvegliata dagli uomini lupo…
Gabrielle rimase in silenzio e andò sottocoperta per prendere i sais.
Dopo alcuni minuti la nave si fermò. Erano arrivate a destinazione. Dalla
nave si poteva scorgere un’isoletta dove erano piantati molti salici
piangenti e l’acqua scorreva nelle fontane di marmo. Gli alberi della
vita erano piccoli ma carichi di mele dalla buccia dorata.
Scesero dalla nave a avanzarono verso l’ingresso dell’isola. Entrarono
e cercarono con lo sguardo gli alberi poi ne avvistarono uno e si
avvicinarono. Xena ne afferrò uno e lo staccò dal ramo. La mela
s’illuminò per alcuni secondi. All’improvviso si sentirono gli
ululati di alcuni uomini-lupo che si avvicinavano minacciosi alle due
guerriere. Gabrielle estrasse i sais dai foderi e Xena lanciò il chakram
che ferì un lupo. L’amazzone affrontò alcuni uomini lupo mentre Xena
correva verso la nave per partire. I licantropi si riposarono un attimo e
Gabrielle raggiunse la nave che salpò immediatamente.
Sull’Olimpo Atena, Afrodite e Artemide stavano osservando la galea di
Xena e Otreis che,anche se Antirsa era morta, inviava nuovamente dei
demoni nella tribù amazzone ma questi vennero spaventati da un terremoto.
Erano i titani che si stavano movendo negli Inferi per tornare sulla
terra.
Xena e Gabrielle si avvicinavano al porto greco. Scesero dalla nave. Xena
estrasse un sacchetto contenente delle monete per pagare il commerciante
che le aveva scortate
Le due amiche raggiunsero velocemente il villaggio che precedeva il
territorio amazzone ma vennero fermate da Ares che si materializzò
davanti a loro
Entrate nella caverna Xena e Gabrielle cominciarono a lottare contro
Otreis: Xena prese il cerchio rotante e lo scagliò contro il mostro che
provò dolore e emise un urlo lacerante allora Gabrielle gli fece mangiare
la mela d’oro e questi sii smaterializzò diventando terra.
I titani si stavano ancora movendo e, sul terreno della grotta di Otreis
si stava formando una voragine per uscire dall’averno.
― Sono i titani… Disse Gabrielle.
― Dobbiamo fermarli.
― Ma come?
― Con la mela d’oro…
― Ma ne abbiamo solo preso una…
― No, ti sbagli.
Rispose Xena che estrasse da un sacchetto la mela della vita e la gettò
nella voragine che si stava aprendo. Improvvisamente questa si richiuse e
le scosse cessarono.
Nella tribù le amazzoni stavano danzando attorno al fuoco acceso per la
vittoria sul mostro e sui Titani. Kadya ringraziò Gabrielle e Xena.
Quando le danze terminarono Xena e Gabrielle tornarono negli alloggi e si
addormentarono
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