:: OBLIO ::
di
STEDESSY

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Il sole era sorto, il cielo era colorato da Eos, l’aurora, che sul suo carro attraversava la volta celeste. Alla luce del sole i lunghi capelli di Gabrielle, sparsi sulla pelliccia appoggiata al suolo, erano più lucenti con riflessi ramati e paglierini.
Scostandosi un ciuffetto dalla fronte, Gabrielle ci si accorse che Xena era già sveglia ed aveva abbandonato il suo giaciglio. Ripose i pugnali nei foderi attaccati agli stivali e, afferrando l’asta amazzone, raggiunse un colle ove si poteva vedere l’acqua limpida del fiume scorrere nel letto.
― Gabrielle
― Xena, dov’eri finita?
― Ero dall’altra parte del fiume, guarda cos’ ho pescato!
Xena mostrò le due trote che, ancora vive, erano deposte in un sacco.
― Ooooh certo!
Improvvisamente Gabrielle si sentì toccare la spalla da una mano, girandosi vide davanti a se una sagoma incappucciata da una lunga palandrana nera che in alcuni punti appariva stinta. Xena, con un gesto veloce, estrasse la spada e la punto contro la misteriosa sagoma.
Sollevandosi il copricapo l’incappucciato mostrò il suo volto giovanile.
― No
― Non ho alcuna intenzione di ucciderti, dimmi piuttosto chi sei e cosa vuoi da noi.
― Io sono Craios ma non ricordo nulla, l’unica cosa che ricordo è un nome…
― Quale? Domando Gabrielle con tono stupefatto
― Xena
Riponendo la spada nel fodero la guerriera fissò Gabrielle, lo sguardo di Xena era sgomentato ma allo stesso tempo interrogativo.
― Voi sapreste dirmi chi è Xena?
― Sono io Xena
Gabrielle alzò la gamba e con un gesto rapido posò il piede sul tizzone di fuoco che ardeva spegnendolo.
― Domani ci metteremo in cammino per l’Ellade e da lì che sei venuto giusto?
― Io…io…non lo so è solo un nome che ricordo…
― D’accordo adesso cerca di dormire
Un latrato acuto svegliò Gabrielle; alzandosi di scatto, la principessa amazzone estrasse dalla bisaccia una ghirba, contenente dell’acqua, con un movimento aggraziato la portò alla bocca e cominciò a sorseggiare.
― Gabrielle…sei sveglia? Chiese Xena silenziosamente
― Sì, che cosa c’è?
― Ho sentito un rumore tra quegli alberi vado a controllare…
― Ti serve una mano?
― No ma fai attenzione
Con passo vigile la principessa guerriera raggiunse la distesa di frassini; velocemente spostò i rami che le sbarravano la visuale e vide un uomo di giovane età.
― Chi sei?
― Xena metti giù la spada… non mi riconosci… sono io Craios.
― Oh, Craios sei tu ma cosa ci facevi qui?
― Io invece non riuscivo a dormire e ho deciso di fare un giro fra questi frassini.
― Adesso andiamo a dormire.
Craios e Xena si diressero verso le brande di pelliccia appoggiate al suolo. Gabrielle era addormenta e la luce della luna le rischiarava il viso impallidendolo.
― Guarda Gabrielle si è già addormentata e pensare che mi ero raccomandata che facesse attenzione.
― Adesso è tra le braccia di Morfeo.
― Già
Xena sistemò il cumulo di brandelli che faceva da cuscino e vi appoggiò la testa.
― Buonanotte.
Disse la guerriera ma Craios era gia dormiente.

Gabrielle apri gli occhi. Il sole le illuminò il viso; sentiva il calore sulla pelle.
― Vedo che ti sei svegliata. Disse Xena
― Come sta Craios?
― Lui sta bene sono preoccupata per te, ultimamente sei sembrata molto stanca. Tieni. Disse Xena porgendo a Gabrielle una ciotola di legno contenente delle bacche rossastre.
― Cosa sono?
― Bacche di ginepro. Ti serviranno per alleviare la tua stanchezza.
Gabrielle tese il braccio per impugnare la scodella e quando fu nella sua mano la trasse verso di se.
Craios si avvicinò alle due guerriere camminando tranquillamente e lentamente quasi come se fosse assolto nei pensieri.
― Craios, non riesco a capire cosa ti è successo.
― Non so spiegarmelo anch’io
La principessa guerriera estrasse la spada dal fodero, raschiando contro la parete della guaina emise un suono acuto e penetrante. Prese uno straccio e cominciò a strofinarlo sulla superficie della spada.
― Dove hai detto che andiamo? Domando Gabrielle
― Nell’Ellade, probabilmente lì scopriremo il motivo della sua amnesia.
Gabrielle si sedette su di un masso grigio, alle sue spalle si estendeva una distesa di frassini; annoiata prese i due pugnali dai foderi e cominciò a farli roteare.
― Bene possiamo partire Disse Xena strofinando la spada
Gabrielle prese l’asta amazzone e si avviò con Xena verso il colle di frassini
― Craios sei pronto?
― Certo… Certo possiamo partire
Con la bisaccia di pelle a tracolla Gabrielle iniziò a camminare ritmicamente, i suoi passi affondavano nella terra umida frantumando il fogliame secco e i piccoli rami.


Dopo molte ore di cammino giunsero a un edificio abbandonato.
― Sembra disabitata Disse Gabrielle rivolgendosi all’ amica
― Probabilmente lo è; in ogni caso ci fermeremo qui per passare la notte
Xena spalancò il portale di legno della stalla. Emise un rumore pungente come se non fosse stato aperto da secoli.
― Accidenti- disse Xena- guarda la serratura e i cardini sono completamente arrugginiti ecco perché non si apriva.
― Avresti potuto romperli magari con un bel calcio. Disse Olimpia
― O con il chakram.
Le due guerriere avanzarono verso la soglia e dopo averla oltrepassata si ritrovarono all’interno del locale.
L’entrata, nella quale si trovavano, era illuminata da una grossa finestra; della paglia e del fieno erano addossati alle pareti.
― Sembra piuttosto grande qui non trovi
― Sì…
― Xena dov’è finto Craios?
― Penso che sia rimasto fuori…aspetta vado a vedere.
Xena si diresse verso l’uscita e vide Craios rimasto sulla soglia
― Che fai non entri?
― Sì adesso arrivo stavo guardando il tramonto…non ti piacciono i suoi colori sono bellissimi…
― Se ti piace così tanto devi leggere le pergamene di Olimpia
― Lo farò.
Gabrielle andò verso un’altra porta che si trovava al fondo dell’entrata, proprio sulla parete destra.
― Xena c’è un’altra porta qui
― Prova ad aprirla
L’amazzone tentò di sforzare la maniglia ma non essendo riuscita nel suo intento vi lanciò il suo bastone contro. Così facendo riuscì ad aprire la porta che emise, al momento della sua apertura, uno boato fragoroso.
Craios e le due guerriere entrarono nella seconda stanza: era circondata completamente da fieno e da paglia di fronte alla porta una lunga fila di finestre illuminava la stanza.
Il portone che accedeva all’ultima stanza era aperto ad al suo interno non c’erano finestre ma molte fiaccole ormai spente.
― Il sole è quasi tramontato. Siamo stati fortunati ad aver trovato delle fiaccole altrimenti saremo rimasti al buio. Adesso è meglio dormire, domani ci rimetteremo in cammino. Disse Xena.
Seguendo il consiglio dell’amica, Gabrielle, si sdraio su un ammasso di fieno molto soffice e quasi ci affondò dentro. Chiuse gli occhi. Improvvisamente la luce che vedeva era coperta dal nero.
Xena e Craios rimasero nell’altra stanza.
― Craios c’è una cosa che non ho capito: quando ti abbiamo incontrato hai detto di ricordare solo un nome e cioè il mio ma perchè sapevi come ti chiamavi?
― Dicendo che ricordavo solo un nome sono stato un po’ generico ricordo solo due nomi del mio passato l’Ellade e…
― …e Craios. Disse Xena interrompendolo
― Giusto
― Ma come mai conoscevi il mio nome?
― Non lo conoscevo era un nome che ricordavo perciò quando mi sono svegliato siete state le prime persone che ho visto e mi sono subito informato su chi fosse Xena.
La fiamma tremante del fuoco ardeva sulla torcia unta dolio.

Completamente coperta di fieno, Gabrielle, si alzo dal suo letto di fieno. Dopo essersi scrollata dal fieno usci dal fienile. Incontro Xena e Craios che erano seduti su una panca di legno dando le spalle alla foresta.
― Finalmente ti sei svegliata
― Perché ho dormito tanto?
― Quanto basta per non lamentarti tutta la giornata di aver dormito poco
― Molto divertente
Craios, con un lama affilata, stava raschiando la corteccia di un bastone. Su un mucchietto davanti a lui si depositava la scorza del ramo.
― A cosa ti serve quel bastone? Chiese Gabrielle
― Lo uso per appoggiarmi quando cammino
Si rimisero in marcia verso occidente. Dopo aver attraversato …… si ritrovarono davanti a un lago.
― Dovremo attraversarlo ma con cosa? Chiese Gabrielle
― Su una zattera guarda… Xena indico con l’indice la zattera galleggiante sulla riva
Salirono sulla zattera e cominciarono a remare. I remi affondavano nell’acqua, quasi la tagliavano, e poi emergevano in superficie completamente zuppi.
L’imbarcazione si avvicinava lentamente all’altra riva agitando il lago che prima era simile a uno specchio. Raggiunsero finalmente la sponda opposta. Xena fu la prima a scendere dalla barca
― Penso che tra due albe raggiungeremo l’Ellade. Disse Xena mentre legava la zattera alla costa.
― Quale sarà la nostra prossima tappa? Domandò Craios
― Poco cantano da qui c’è un villaggio verso di sera ci arriveremo
― Dormiremo in una locanda? Chiese Gabrielle mentre faceva roteare il suo bastone fra le mani
― No ci mangeremo soltanto siccome non abbiamo molte monete.
― E dove dormiremo ?
― Non dormiremo, cammineremo tutta la notte.
― Sei pazza…
― No, ma se vogliamo raggiungere l’Ellade dobbiamo sbrigarci.

Si ritrovarono davanti alla locanda che esternamente sembrava molto piccola e diroccata.
Gabrielle si fece avanti per prima ed apri la porticina di legno che faceva da entrata.

― Allora che cosa prendete?
― Tre boccali di sidro e una lepre allo spiedo.
Dopo qualche minuto arrivo il locandiere con il sidro e la lepre, posò il cibo sul tavolo e tornò al banco.
― Mi è sempre piaciuta la lepre allo spiedo . Disse Gabrielle sgranocchiando la carne croccante dall’osso.
― Gia hai sempre voluto mangiarla.
Dopo aver terminato il pasto Gabrielle e Craios uscirono dalla taverna e cominciarono a camminare.
Xena, che si era appena messa in cammino, cavalcava velocemente per raggiungere Craios e Gabrielle.
― Perché non mi avete aspettato?
― Tanto ci avresti raggiunti comunque.

Erano davanti all’ingresso dell’Ellade.
Entrarono.
― Scusa, conosci questo uomo?
― No, non mi pare di averlo visto ma…ehi un momento tu sei Craios; per gli dei dov’eri finito?ù
― Io…io…ma tu chi sei
― Craios, come fai a non riconoscermi? Sono Merope…
― Non ti conosco, non conosco questo nome…
― Craios, ma che cosa ti succede?
― È una storia lunga… Interruppe Xena
Craios impallidì improvvisamente. L’iride dei suoi occhi cominciò a restringersi e la pupilla a dilatarsi. Lasciò cadere il bastone e poi, perdendo totalmente l’equilibrio, cadde a terra. Il suo corpo era disteso ai piedi della fiocina.
Xena e Gabrielle, vedendo un uomo sdraiato sul terreno si affettarono per soccorrerlo; posarono le bisacce su di una panca e corsero verso Craios. Appena girarono il corpo videro Craios privo di sensi.
― Craios, Craios svegliati. Disse Xena mentre percuoteva il corpo dell’amico.
Dopo alcuni tentativi Craios si svegliò e con un fil di voce disse:
― L’acqua…l’acqua…un corso d’acqua…ho visto un corso d’acqua.

― Beh, era un…un torrente. L’acqua era limpida e scorreva molto velocemente.
― Ma è un normale corso d’acqua…
― No, o forse sì comunque era in un luogo molto buio, forse in una caverna…già proprio in una caverna.
― E non sai dove può trovarsi?
― No.
Con pochi indizi e particolari sulla premunizione di Craios Xena decise d’informarsi per ottenere maggiori informazioni sulla caverna e il corso d’acqua.
Perciò entro nel cortile della fiocina. Camminando tranquillamente oltrepassò la soglia del portone che conduceva al cortile.
Un uomo barbuto stava, con un martello, battendo su un incudine per forgiare una spada. Ogni volta che il martello toccava violentemente la spada infuocata molte scintille sprizzavano e cadevano sul suolo arido. Il fabbro dopo aver appoggiato il martello su un macigno situato vicino all’incudine, strisciò il dorso della mano contro la fronte così da potersi asciugare il sudore.
― Bella spada. Disse la guerriera.
― Già, forgio meglio di Efesto in persona. Il mio nome è Orges.
― Xena.Tu sai dove si può trovare un corso d’acqua situato in una caverna da queste parti?
― Pensandoci bene in una grotta non lontano da qui scorre dell’acqua; ma se fossi in voi non andrei mai lì…
― Perché?
― Si dice che l’acqua che scorre lì se bevuta dona l’oblio
― L’oblio?
― Già e si dice anche che alcune notti si rechi lì una ninfa per fare bere ai forestieri l’acqua dell’oblio. E si dice anche che quel fiume scorra fino a un villaggio di nome Pluto.
― Ti ringrazio per le informazioni ma ora puoi spiegarmi dove si trova la caverna?
― Dirigiti a nord.
Gabrielle andò verso l’amica che era seduta su di una panca.
― Allora, che hai scoperto?
― So dov’è il corso d’acqua; se non sbaglio noi aravamo alla periferia di Pluto?
― Già e Craios dice di essersi risvegliato sulla sponda di una fiume…
― Perciò abitava qui ed è stato trasportato dal coeso d’acqua fino a Pluto.

Xena si diresse verso la grotta e quando fu sulla soglia fece cenno con la mano a Gabrielle e a Craios di entrare. Dopo aver aspetto per alcuni secondi immobile si accertò che avessero capito il segnale e marciò nell’antro. Craios e la guerriera amazzone raggiunsero la principessa guerriera.
Il soffitto dell’antro era costituito da rocce umide da cui gocciolava dell’acqua gelida.
― Secondo le istruzioni del fabbro il fiume che, partendo da qua, conduce nei pressi del villaggio di Pluto si trova nei paraggi.
― In effetti si sente il rumore dell’acqua ma non riesco a capire dove.
― Suppongo che sia qui vicino poiché il rumore è molto chiaro.
Craios e le due guerriere entrarono in una seconda caverna; davanti a loro un corso d’acqua limpida scorreva nel suo letto. La corrente doveva essere molto forte.
― Ecco il fiume di cui ci ha parlato Orges… Gabrielle venne interrotta da una voce
― Che cosa posso fare per voi?
― Niente, dirci soltanto chi sei…
― Certo. Il mio nome è Diviana.
Improvvisamente una coltre di fumo nero avvolse Diviana, le due guerriere e Craios. Quando il fumo si dissolse Xena e Diviana erano scomparse.
I due si guardarono con aria stupita ma allo stesso tempo interrogativa.
La principessa guerriera si ritrovo, insieme a Diviana, in un’enorme camera simile ad un tempio: due fiaccole, poste vicino all’entrata, facevano luce alla stanza; il pavimento era di marmo bianco così lucido in grado di riflettere come uno specchio e le pareti erano grigie. Nella stanza non c’erano arredi solo una piccola scalinata che conduceva a un soppalco.
― Ma dove mi hai portato?
― Tu hai un passato pieno di ricordi.
― Il mio passato…
Diviana si trasformò in un demone. Le sue membra divennero squamose e la folta chioma di capelli biondi che le ricadeva sulle spalle si trasformò in una moltitudine di setole affilate.
Una luminosa fiammata di fuoco scintillante usci dalla bocca del demone mostrando i suoi denti affilati.
Sbatté le sue ali e cominciò a volare girando attorno al salone, le torce si spensero oscurando così la stanza.
Il fumo si disperdeva.
Xena uscì dalla stanza sacrificale e si diresse verso Gabrielle.
― Xena cos’è successo?
― Diviana ha rubato a Craios i suoi ricordi per donarli a Dejàs.
― Dejàs? Ah, sì ne ho sentito parlare se non sbaglio dev’essere il dio delle tenebre…
― E si nutre dei ricordi degli umani. Questa pergamena dice che per vendicarsi degli dei dell’olimpo dichiarò guerra ma venne imprigionato nel regno delle temnebre; qui parla dell’entrata del regno dell’oscurità e situata in una montagna a sud dell’Ellade, chiamata Opnos.
― Hai intenzione di andarci?
― Sì e intendo partire subito.
― Non perdo tempo a chiederti di venire con te poiché so gia la risposta.
― Brava!
Xena corse verso Argo.
In sella al suo cavallo Xena stava attraversando una prateria che si estendeva ai piedi di un imponente monte.
Si trovava davanti ad un’estesissima montagna, i raggi del sole sembravano sfiorare la vetta. Il vento le scompigliava i capelli. Si fermo davanti a una montagna senza alberi e senza terra era come una grossa roccia. Proprio al centro del grosso monte c’era un’apertura a forma di arco, quella era l’entrata.
Entrò dentro la caverna sotterranea e mentre scendeva le scale il cielo si oscurava alle sue spalle.
La scalinata di pietra che era in discesa pareva non finire mai, i gradini si seguivano l’uno dopo l’altro senza mai finire. Ad un certo punto la scalinata venne interrotta da un ponte sospeso. Il ponte passava sopra ad un corso di lava.
Xena camminò sopra il ponte che traballava ad ogni movimento della guerriera, sotto il ponte scorreva della lava.
Giunta alla fine del ponte Xena si ritrovò davanti ad un portale. Xena tentò di aprirlo: pose la mano sulla maniglia e tentò di entrare nella stanza che c’era dopo il portale ma i suoi sforzi furono vani. Allora prese il chakram e dopo essersi allontanata lo scagliò contro il portale che si apri velocemente.
Sorpassò il portale e si trovo all’interno di una camera piena di uomini e donne legate alle pareti ruvide della caverna. Parallelo al portale era un altissimo soppalco al quale si poteva accedere tramite due scalinate poste ai lati del soppalco.
Si avvicinò all’imponente altare e una figura si materializzo davanti ai suoi occhi blu.
Dejàs le era davanti; circondato dall’oscurità estrasse dalla roccia una spada
― Mostrami la tua abilità principessa guerriera!
― Puoi starne certo.
Anche Xena estrasse la spada e dopo aver lanciato un urlo di guerra si lancio, saltando sul soppalco, contro Dejàs.
I due incrociarono le spade: Dejàs fu il primo ad attaccare ma la guerriera contrattaccò. Lottarono per alcuni minuti sino a quando il dio disse:
― Spreca pure tutte le tue forze tanto non puoi uccidermi
― Vedremo.
― Cosa intendi dire?
― Quello che ho detto.
― Tu sai come uccidermi?
― Forse.
Il dio non rispose ma si fermò. Dejàs si trasformò in una creatura spaventosa munita di due ali e tre occhi.
La guerriera comincio a correre dietro il soppalco: davanti a se si apriva una lunga strada costeggiata da colonne.
Arrivò sino al fondo della strada e si fermò davanti ad un tavolino con sopra un anfora di cristallo e avorio.
― Se non sbaglio, Dejàs, questa dovrebbe essere la tua linfa vitale; hai riempito questa bellissima anfora con i ricordi dei mortali ma se per caso venisse distrutta tutti i ricordi sarebbero restituiti ai mortali e tu saresti imprigionato qui dentro con la tua adorata Diviana per l’eternità.
― Non avrai intenzione di distruggerla?
― O, altroché!
― No, tu non puoi farlo…
― M guarda lo spaventoso dio delle tenebre ha paura di una semplice mortale! Non me lo sarei mai aspettato da una spaventosa creatura come te.
― No, non farlo…
― Troppo tardi. Xena stava per colpire l’anfora con la spada quando venne interrotta.
― No Xena non farlo. Xena si voltò e vide Alti.
― Alti, non pensavo che il tuo spirito distrutto fosse giunto a vagare fino a qui.
― Il mio spirito non esiste più, questo è il mio corpo, sulla terra non esiste più nulla di me, soltanto il ricordo.
― Oh, certo tu non vuoi che lo uccida perché sennò saresti costretta a subire le pene eterne, molto astuto da parte tua.
― Già, hai pienamente ragione.
― Ma, siccome mi hai abbindolato quando Borias era ancora in vita a uccidere Cyane e ha fatto sì che Solan non conoscesse il mio amore è il minimo farti questo.
Dopo aver pronunciato queste parole la guerriera mando in frantumi l’anfora di cristallo.
Diviana e Alti scomparirono pian piano sino a diventare totalmente invisibili. Dejàs si trasformo in fumo ma non si dissolse nell’aria il fumo si raggruppo e entrò in una scheggia di vetro, ora era imprigionato per sempre.
I prigionieri molto lentamente sui avvicinarono a Xena e la ringraziarono per averli liberati.
Xena e Gabrielle, dopo aver salutato Craios, si diressero verso il sentiero che portava a Pluto.
― Che ne dici di tornare a Pluto? Domandò la principessa guerriera all’amica.
― D’accordo. Xena, c’è una cosa che non ho capito, come hai fatto a capire che Diviana era una sua seguace?
― L’ho letto sulla pergamena che ho trovato.
― È da lì che hai scoperto come uccidere Dejàs?
― Sì