SERPENTI ED ORCHI
Mentre corri, i rami ti
sferzano la faccia. Aprirti un varco fra la vegetazione non è facile. Sopra la
tua testa i rami oscillano, lasciando cadere una
pioggia di zucchette gialle. Ad un certo punto, qualcosa di caldo e umido ti avvolge
un braccio. Ti liberi con uno strattone, ma subito ti senti afferrare da un'altra
cosa viscida.
Sono rampicanti! Grossi
rampicanti gialli. Ce ne sono moltissimi attorcigliati ai rami. Le lunghe liane
ti penzolano intorno. Attorcigliandosi tra loro, tendono spesse reti fra gli
alberi. Alcune spazzano il terreno. Sei costretto a saltare e a contorcerti per
poter passare.
Fuggire in quelle
condizioni è faticosissimo. Ormai ti manca il respiro e in più ti fa male la
milza. Vorresti fermarti per riposare, ma non puoi
permettertelo. La terra trema sotto ai tuoi piedi e
nel folto del bosco risuonano urla selvagge.
Gli Orchi ti stanno
inseguendo. E guadagnano terreno. Vedi un intrico di
rampicanti sul sentiero. Raccogli le forze e ti prepari a saltare. Spicchi un
balzo. Purtroppo non salti abbastanza in alto. Le liane ti si attorcigliano
intorno alle caviglie, facendoti cadere. Altri grossi rampicanti gialli ti assalgono.
Cerchi di strapparteli di dosso, agitandoti freneticamente. Ti stanno
stringendo sempre più forte.
Non puoi più far niente.
Sei interamente bloccato. Ti guardi le gambe e vedi i rampicanti che si
raccolgono in spire. Un altro tralcio ti avvolge la vita. Lo guardi
terrorizzato: cosa sono quei guizzi di luce verdastra? Occhi? Ma i rampicanti non hanno occhi!
Soltanto in quel momento capisci cosa stai guardando.
Quelli che ti stringono
non sono affatto rampicanti. Sono serpenti!
Lanci un urlo disperato. Il serpente che ti avvolge la vita
si srotola e striscia lungo il tuo braccio destro. Senti le sue scaglie ruvide.
Inspiri profondamente. Poi stringi con la mano sinistra il corpo del rettile.
E' freddo e fa ribrezzo! Lo tiri con forza, cercando di togliertelo di dosso.
Inutile. Il rettile ti stringe forte. I suoi gelidi
occhietti ti fissano. La sua lingua biforcuta schizza dentro e fuori dalla bocca.
Intanto, un altro serpente ti sta avvolgendo con le sue
spire la gamba.
Hai la fronte grondante di sudore, gli occhi fuori dalle orbite per il terrore. Hanno intenzione di stritolarti.
Ti dimeni e gemi, tentando disperatamente di liberarti da quella stretta
mortale.
Il serpente che si è arrotolato alla gamba arretra ad arco la
testa e ti scruta con due occhi gelidi e penetranti. Quello che si è attorcigliato
al braccio continua a stringerti, finché non ti si intorpidiscono
le dita. Intanto soffia minacciosamente. Non sembra avere la minima fretta di
morderti. Tanto non gli potresti scappare.
Senti sul collo una linguetta nervosa e fredda. Stringi le
palpebre e trattieni il fiato, sperando che non ti morda. Ma con tua grande sorpresa, il rettile si blocca, scioglie l’avvinghio,
striscia fino ad un cespuglio e resta lì, immobile. Anche
gli altri lo imitano.
Vittorioso, ma anche
incredulo, ti alzi in piedi. Cosa gli ha fatti
scappare così?
La risposta al tuo quesito sta arrivando. Gli orridi Orchi
ti sono davanti, a pochi metri da te. Uno di loro è davvero enorme. Ha la testa
stretta e appuntita su un collo corto e tozzo. I suoi occhi luccicano come due
biglie rosse. Il suo corpo è completamente coperto da una pelliccia bluastro-metallica. Una lunga coda pelosa si dimena
tradendo una voglia matta di attacco. Avanza
lentamente studiandoti. Spalanca la bocca e mette in mostra due file di denti
gialli e aguzzi che spuntano da gengive bavose color porpora. Cerchi parole per
ammansirlo, ma egli emette solo grugniti. Ti balza addosso. Non riesci a
scansarti e ti butta a terra.
Rassegnati, per te ormai è giunta la FINE!
Vicenza, maggio 2004
By Giulia Trevisan,
della vivacissima I^ A di via Antonini