Mostro2

 

Il mostro era ancora lì. Alex lo sentiva. Lo fiutava. Avvertiva fitte lancinanti alla schiena, lì dove prima la creatura lo aveva colpito con forza.

 

Il portone di legno di mogano era semichiuso. Si fece coraggio, e, mentre i capelli biondi svolazzavano al vento puzzolente che proveniva dall'uscio, entrò nella stanza delle Torture. Un odore tremendo lo circondò, obbligandolo a tapparsi il naso con entrambe le mani. Le pareti inumidite e coperte da uno strato di muffa verde emettevano uno strano liquido. Le mani di Alex divennero olivastre al solo contatto con l'aria putrida.

 

Il ragazzo udì un lieve fruscio alle sue spalle. Si girò di scatto, terrorizzato. Infilò una mano nella tasca dei pantaloni e ne tirò fuori una scatola di cerini. Ne prese uno e lo accese su un lato della confezione. S'impietrì di fronte allo spettacolo mortuario che gli si presentava davanti. Due scheletri umani completi erano appesi alla parete portante. Alcuni brandelli di carne marrone appiccicati alle ossa delle gambe fecero capire a Alex che erano ancora freschi.

 

Si voltò e intravide, alla fioca luce dello stoppino, due grandi statue, più o meno alte come lui, modellate nel marmo. Sì avvicinò lentamente, tremando dalla testa ai piedi, finché non fu a pochi centimetri da una di esse. La vicinanza permise al ragazzo di distinguerne il colore. Accostò il fiammifero bruciacchiato alla lucida superficie della scultura e notò sbalordito che essa luccicava. Accese un nuovo cerino, estrasse il coltellino svizzero dal giubbotto, allungò la lama adatta per limare metalli e cominciò a raschiare. Una finissima polvere d'oro cadde nella busta che aveva posizionato sul pavimento. Quando fu colma di rara polverina, avido tirò fuori un altro sacchetto e continuò a grattare la crosta luccicante.

 

Ma proprio nel preciso istante in cui la lama toccò il marmo interno, un abbagliante guizzo di luce rossa lo colpì in viso, accecandolo. Il coltellino gli cadde di mano. Un grido risuonò lontano nella stanza. Alex si inginocchiò al suolo. Cercò di coprirsi gli occhi con le mani, ma una forza misteriosa gli impediva ogni movimento. Il ragazzo urlò disperato. La tortura intanto non gli dava tregua.

 

Tutto d'un tratto il raggio luminoso si spense completamente. Gli occhi di Alex lacrimavano per il dolore. Non riusciva ancora ad aprire le palpebre. Quando finalmente ce la fece, tutto era buio come una notte senza stelle. Camminò a tastoni alla ricerca del fiammifero, ma non lo trovò. Fu preda del panico, cominciò ad ansimare.

 

Ad un certo punto, qualcosa gli sfiorò la gamba. Emise uno urlo di puro orrore. Cercò di scappare, ma inciampò in qualcosa di duro, che non aveva visto. Terrorizzato, si alzò in piedi velocemente, ma sbatté la testa sul muro. Un dolore straziante lo penetrò, rimbombò un paio di volte nel cervello, poi nulla. Quando si risvegliò, non riusciva ancora a intravedere nulla. Riconobbe, grazie all'odore e al pavimento molliccio di muffa, che si trovava ancora nella stanza di prima. Probabilmente non si era mosso di un centimetro. Si sedette faticosamente, ancora tremolante. Non sapeva cosa fare. Ma soprattutto, non sapeva dove andare. Voleva piangere, ma non ci riusciva. Solo allora Alex ricordò di avere ancora qualche cerino. Frugò nelle tasche finché non ne trovò uno. Tentò di accenderlo sui jeans, ma la muffa gli aveva impregnati di umidità a tal punto che erano perfino bagnati. Sconfitto, scagliò lontano il fiammifero.

 

Qualcosa si mosse, accanto a lui, ma non ci fece caso. Forse avrebbe fatto meglio ad essere un po' più prudente. Ma ormai non aveva nemmeno la forza di reagire. Il coraggio s'era rinchiuso in una cella angusta, chissà dove, e il ragazzo non lo trovava. Toccò un oggetto sferico e ricordò. Era il regalo che gli aveva donato sua sorella più piccola, Denisè. Provò un immenso desiderio di tornare a casa.

 

Perché, da sciocco, era partito alla ricerca di quella stupida cella? Perché?! Voleva forse dimostrare ai suoi amici di non avere paura? Di essere più abile di quanto lui non fosse? Aguzzò la vista alla ricerca di una via d'uscita. Finalmente, vide in un angolo della stanza una piccola apertura. Il suo cuore fece un balzo di speranza. Una piccola fiammella s'era accesa nella sua testa, perché ora sapeva che poteva evadere da quell'incubo.

 

Si rizzò in piedi e comincio a correre. Ad un tratto, un essere gigantesco gli sbarrò la via. Nel tentativo di deviare, il ragazzo scivolò e rovinò a terra con un tonfo sordo, sbattendo i gomiti dolorosamente. Per fortuna la muffa attutì la caduta. Senza pensarci due volte, si alzò dal suolo. Il Mostro era comparso davanti a lui. Spaventato, Alex piagnucolò. Era così vicino alla salvezza! E ora si ritrovava a dover affrontare un bestione di due metri d'altezza. Aveva la pelle nera e una criniera rossa. Due minuscoli occhi, sproporzionati rispetto al corpo mostruosamente grande, spuntavano sopra a un naso da tigre. Per il resto era come un uomo due volte più grosso, a parte le mani e i piedi che assomigliavano più a zampe di felino.

 

Il Mostrò ululò. Poi con un ringhio disse: "Hai violato la legge. Ora pagherai per la tua strafottenza. Preparati a morire!"  e si scagliò sul povero ragazzo che, chissà come, riuscì a schivarlo in tempo. Ma la bestia non si arrese così facilmente. Spalancò la bocca enorme e mostrò due file di denti acuminati come coltelli. Poi ruggì nel modo cui avrebbe fatto un leone, e lanciò un fascio di fuoco contro il ragazzo.

 

Alex si spolmonò urlando per la sorpresa, mise le mani sopra la testa e si abbassò rapidamente. Sentì la fiammata passare sopra il suo colpo, senza però colpirlo. Appena fuori pericolo, si levò, pronto a scansarsi da un altro eventuale attacco. Come previsto, il Mostro emise un'altra vampata, ma il ragazzo riuscì nuovamente a scansarla.

 

Di questo passò, però, prima o poi la creatura l'avrebbe colpito. Inoltre si muoveva molto più velocemente rispetto a lui, e sembrava non essere per niente affaticato. Alex, di sfuggita, vide uno specchio coperto di muffa posato in un angolo della cella e pensò: "Quello potrebbe essermi utile. Ho scoperto che le fiammate del Mostro non bruciano. Probabilmente non sono fuoco. Solo potente energia. Potrei tentare di ripararmi con quello. Il raggio si rifletterà e tornerà dal rispettivo proprietario."

 

Schivò un'altra ondata di energia, lanciandosi vicino allo specchio. "Tanto vale tentare. Ormai non ho nulla da perdere." Allungò le mani e lo afferrò saldamente. Lo pulì rapidamente sul ginocchio. Il Mostro proiettò un altro lampo. Nel preciso istante nel quale il fulmine giunse a metà strada, il ragazzo ebbe un tuffo al cuore. E se non avesse funzionato? Per fortuna, questi timori scomparvero subito. Alzò lo specchio davanti a sé, pronto a subire l'impatto.

 

Il raggio-fulmine colpì la superficie riflettente, unico oggetto che separava Alex  dalla morte, rimbalzò come un pallone e guizzò contro il Mostro, ancor più rapidamente di quanto egli l'aveva scagliato prima. La creatura ringhiò, poi ruggì disperata, e mentre il mondo del sonno eterno s'impadroniva della sua dannata anima, il suo corpo s'accasciò a terra, esangue.

 

 Vicenza, ottobre 2004                                                                               By Giulia Trevisan

                                                                                                         della mitica 2^A della Calderari