Laboratorio
espressivo
by Marta Frigo, Aisha Di Gangi Giardina, Annachiara Boaretto,
Elda Domnori, Silvia Sartori,
Media "Calderari", Vicenza, giugno 2003.
LA RUGIADA DELLE FATE
| Una giovane donna di Glenorchie era seduta accanto al fuoco acceso e cullava il proprio bimbo, quando una elegante signora entrò nella sua casa. | ![]() |
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Indossava un ricco mantello di velluto, come quello che portano le
fate, e teneva fra le braccia un bel piccino, tutto avvolto nelle sue
fasce di seta verde. "Brava donna, vorresti allattare per me il mio bambino?" disse la bella signora. La donna aveva capito che il piccolo era il figlio di una fata e sulle prime se ne spaventò, perché si sa che a volte le fate possono giocare dei brutti tiri ai mortali. Poi, sentendosi intenerita dallo sguardo dolce del bambino, lo prese in braccio con delicatezza e lo avvicinò al seno per farlo poppare. "Trattalo bene, e non te ne pentirai" le disse allora la fata e subito sparì. |
| E così, dal quel giorno la madre si prese cura dei due bambini ed ogni mattina si stupiva nel trovare accanto alle culle, pronti per loro, splendidi vestitini e il cibo più delizioso che avesse mai assaggiato; sapeva di pane, di miele e di vino e si manteneva fresco fino a che non veniva mangiato. Quei vestitini e quel cibo, la giovane donna lo sapeva, venivano preparati dai folletti, che obbedendo agli ordini della fata ogni notte entravano dal camino per lasciare i loro doni mentre tutti nella casa dormivano. | ![]() |