AMBIZIONI

Arrivai sulla scena del delitto.

Ad accogliermi, la segretaria del morto, il proprietario di una rinomata ditta di trasporti. La stanza era ampia, con una lucida scrivania ed una cassaforte. Sopra la scrivania un computer con nel video una lettera appena aperta, indirizzata ad un amico.

La tristezza mi assalì, quella lettera non sarebbe mai arrivata a destinazione. Le mie riflessioni furono interrotte dalla voce singhiozzante della signorina Elena, la segretaria:
- Lo abbiamo trovato stamattina così. La cassaforte, come può vedere, è aperta. Conteneva alcuni documenti importanti sulla nostra società.

Posi una domanda alla segretaria:
- Chi conosceva la combinazione della cassaforte?
Mi rispose, asciugandosi una lacrima: - Io, il defunto, il direttore Quasimodo ed Oreste, l'altro segretario.
- Grazie, signorina, - risposi - può tornare nel suo ufficio.
Stava per andarsene quando aggiunsi: - Riunisca tutti i suoi colleghi. Ci vediamo tra mezz'ora nella sala delle riunioni.
Fece un cenno con il capo e velocemente uscì dalla stanza. Sentivo i suoi passi allontanarsi.

Ora avevo tutto il tempo per esaminare la stanza. Il morto era disteso prono. Una gamba sopra all'altra. Le braccia distese in avanti. Il dito della mano destra appoggiato sul cerchio di una Q che il morto aveva disegnato con il sangue sul pavimento. Attorno al corpo una penna d'oro, evidentemente della vittima, alcuni foglietti di carta con scritti dei numeri di telefono ed un orologio rotto che segnava le due.

Era ora di incontrare gli altri sospettati. Uscii nel corridoio. Lo percorsi per arrivare nella sala riunioni. Entrai e trovai la segretaria con gli altri indiziati ad attendermi. - Non vi farò perdere molto tempo. Voglio solo sapere dove vi trovavate ieri sera, diciamo intorno alla mezzanotte.

La prima che mi rispose fu la segretaria: - Io ero nell'ufficio del direttore Quasimodo, Signor Yellow. Stavamo ultimando un progetto. Abbiamo lavorato fino a tarda sera.
Guardai il direttore per ricevere una conferma. - E' vero. Io e la signorina Elena stavamo lavorando ad un grosso progetto ieri sera. Siamo usciti dall'ufficio a notte inoltrata. Abbiamo salutato il signor Oreste che si tratteneva ancora per finire dei calcoli nel suo ufficio.

- Basta così, direttore, adesso è tutto chiaro. Ora so chi è l'assassino.

Vicenza, maggio 2000

By Luca Devigli, Giulio Parisotto, Elena Corà,
della mitica 3 A, di via Antonini