Cantavamo le quotidiane lodi al Signore.
Nel bel mezzo del nostro canto melodioso un grido lacerante penetrò le mura
della cattedrale e sospese il coro.
Il priore, spingendo il pesante portone, uscì con noi tutti
dietro, e, quello che vedemmo, ci fece rabbrividire.
Per terra giaceva sfracellato il corpo di un confratello.
Il priore gli pulì il volto e riconoscemmo fra Stefano, un abilissimo artigiano,
esperto vetraio.
Con un amico e compagno di lavoro, Michele, ancora appeso al baldacchino penzolante,
stava riparando i vetri delle altissime finestre della cattedrale, frantumati
da una recente grandinata.
Il priore ordinò subito di chiamare i confratelli carpentieri perché soccorressero il monaco sospeso per aria. Nel frattempo arrivarono i monaci infermieri con una barella e cercavano di caricare la salma.
Avanzando tra i curiosi fino al centro della scena feci appena
in tempo a vedere la barella allontanarsi verso l'infermeria. L'ultima immagine
che rimase impressa nella mia mente fu quella della corda con cui il confratello
vetraio si assicurava al baldacchino e che ora penzolava fino a terra lasciando
una scia rossa di sangue.
Sul tragico luogo rimanevano, sparsi qua e là, soltanto gli arnesi da lavoro,
che un vecchio confratello cercava di raccogliere: martelli, pinze, rotoli di
filo di piombo, una roncola, un falcetto…
Mentre osservavo la scena del delitto i confratelli carpentieri,
all'interno della cattedrale, erano riusciti a recuperare, da una loggetta,
il monaco vetraio rimasto agganciato al baldacchino.
Disteso su una panca della navata, il sopravvissuto si accingeva a raccontare
come era avvenuto l'incidente. Il priore lo ascoltava attentamente. - Stavamo
riparando il vetro, quando la corda, che reggeva la nostra impalcatura, si è
rotta. Il mio amico scivolò un paio di metri sotto e rimase appeso alla corda
di salvataggio, quella con cui ci assicuriamo al baldacchino. Per quanti sforzi
facessi non riuscivo a raggiungere la sua mano per tirarlo su. Ad un tratto,
senza dire una parola, Stefano tagliò la corda con il falcetto e, ahimè, precipitò.
Sapevo che aveva qualche problema, ma non pensavo arrivasse al suicidio.
A quel punto nel silenzio della ormai buia cattedrale risuonò,
come una tromba del giudizio, la voce del priore:
- Peccato! Peccato! Fino nella casa di Dio s'è insinuato
il Maligno! Fra Stefano non si è suicidato, ma è stato ucciso! Sei stato tu!
Tu hai tagliato la corda, schiavo del Diavolo!
A quelle parole noi tutti restammo di ghiaccio. Da quali indizi il priore aveva potuto formulare tale accusa?
Alzai gli occhi verso l'alto e mi parve di vedere due svelti diavoli, color rosso acceso, lasciare le vetrate gotiche e scendere ghignanti ad inforcare un'anima a loro destinata. Il monaco vetraio Michele, un paio di giorni dopo, confessò tutto. Il priore aveva visto giusto.
Vicenza, gennaio 2000
By Luca Devigli, della mitica 3 A, di via Antonini