Trieste

" ... sottoposta a durissima occupazione straniera, subiva con fierezza il martirio delle stragi e delle foibe, non rinunciando a manifestare attivamente il suo attaccamento alla Patria. "

(dalla motivazione della medaglia d'oro alla città di Trieste)

Trieste e il MSI
L'impegno del MSI per Trieste italiana. Brano tratto da "Storia del Movimento Sociale Italiano" di Giuseppe Puppo.

Città di confine e di orgoglio nazionale

Trieste ITALIA! Città della Venezia Giulia, capoluogo della regione autonoma Friuli-Venezia Giulia. E' distesa sul mare e sulle pendici collinari del Carso. Conta circa 280 mila abitanti (triestini). Nel 1995 i computer degli uffici anagrafici del comune segnalavano trentottomila persone nate nelle terre cedute di Istria, Quarnaro e Dalmazia.
Città molto bella, anche se la sua bellezza è stata definita "scontrosa" da Umberto Saba, uno dei suoi poeti. Trieste conserva uno fra i più animati e attraenti paesaggi urbani d'Europa, con i suoi lungomare e i diversi quartieri relativamente moderni. Nel 1968, ha celebrato il cinquantesimo anniversario dell'annessione all'Italia. Sul colle di S. Giusto è la città vecchia, con la zona storica e le strette e tortuose viuzze. Centro cittadino è la storica piazza dell' Unità, una delle più belle e vaste piazze d' Italia. Negli immediati dintorni si trovano scenari suggestivi e anche alpestri, benchè poco elevati sul mare e molti punti panoramici, come la vedetta d'Opicina o d'Italia, oltre a una bella costiera che purtroppo si affaccia in un mare ormai gravemente inquinato. Infatti, perduta dopo la mutilazione della Venezia Giulia ad opera dell'ex Jugoslavia, la sua importanza di porto primario, Trieste è divenuta soprattutto un porto industriale.
A Trieste è situata la statua in onore del martire istriano Nazario Sauro. Opera del triestino Attilio Selva, fu inaugurata a Capodistria nel 1935, con grande partecipazione del pubblico. Voluta dal fascismo, esaltava nel sacrificio del capodistriano le sofferenze di tutti gli istriani nella lunga lotta contro la dominazione straniera e rappresentava uno dei più alti simboli dell' italianità dell' Istria. Il complesso monumentale fu smantellato a Capodistria dai tedeschi nel 1944 per poi ricomparire a Trieste. Analogamente a Gorizia, sempre durante l' ultimo conflitto, il monumento dedicato ai Caduti della prima guerra mondiale, fu distrutto da tedeschi e sloveni.
Un altro monumento che ricorda il martirio dei triestini per l'Italia è la foiba di Basovizza, situata nel carso triestino non lontano dalla città. Non si tratta proprio di una foiba ma di un pozzo minerario, scavato all’inizio del XX secolo per intercettare una vena di carbone e presto abbandonato per la sua improduttività. Conterrebbe le salme di un numero imprecisato di italiani. Il monumento è molto semplice: consiste in una lastra in pietra grigia, segnata da una grande croce; sullo zoccolo frontale è riportato un passo della "preghiera dell’infoibato" dettata all’arcivescovo di Trieste Antonio Santin. A sinistra è posto un cippo, opera di Tristano Alberti, rappresentante la sezione della cavità con alcune quote delle stratificazioni, al cui centro è appesa una lampada votiva in bronzo collocata dall’Opera Mondiale Lampade della Fraternità. All’interno del recinto, sono state collocati in tempi successivi altri cippi, il pilo porta-bandiera donati dalle associazioni d’arma e dalle organizzazioni degli esuli giuliano-dalmati e due targhe: una individua il punto dove è custodito un elenco degli scomparsi in seguito alle deportazioni, l’altra ricorda le visite al monumento da parte dei presidenti della Repubblica italiana.
E' la città di Guglielmo Oberdan.

STORIA
Trieste è l'antica Tergeste, colonia romana fondata nel II secolo a.C.. Fu sede di diocesi a partire dal VI sec. d.C.. Dalla metà di quel secolo alla fine del VIII, passò successivamente sotto il dominio di Goti, Bizantini, Longobardi e Franchi. Retta da vescovi-baroni sotto la signoria dei patriarchi di Aquileia, si resse a comune nel XI sec. e lottò per circa due secoli coi veneziani che l' occuparono più volte, finchè nel 1382 Trieste si pose sotto la protezione dei duchi d' Austria e sotto l'Austria rimase fino al 1918 tranne la breve parentesi napoleonica. Nel 1719 l' imperatore Carlo VI la dichiarò porto franco. Dal 1866 fu principale centro dell' Irredentismo italiano, accentuatosi dopo il martirio di Guglielmo Oberdan nel 1882. La città finalmente riunita all' Italia il 3 novembre 1918 al termine del primo conflitto mondiale, quando ci fu l'ingresso dei bersaglieri sbarcati da unità italiane al comando del generale Petitti.
QUESTIONE DI TRIESTE - Controversia internazionale tra Italia e Jugoslavia, innescata durante la seconda guerra mondiale. Trieste, presidiata dalle armate hitleriane subito dopo l'8 settembre 1943 e insieme al resto della Venezia Giulia (allora formata dalle provincie di Fiume, Pola, Gorizia e Zara oltre a quella di Trieste) e parte del Friuli, formò la "zona d' operazione sul litorale adriatico" sottratta all' autorità della Repubblica Sociale Italiana. Nella RSI, si distinse l'impegno del reparto di combattenti della X Mas che lottò per mantenere l'italianità della città.
Occupata poi dalle forze comuniste jugoslave il 1 maggio 1945 quando le prime pattuglie partigiane della XIX Divisione della IV Armata di Tito, provenienti da Basovizza, entrarono a Trieste gridando: "Trst je nas" (Trieste è nostra). Tristemente famoso fu il manifesto fatto dal Partito Comunista Italiano che accoglieva i "liberatori" titini: "Lavoratori di Trieste, il vostro dovere è di accogliere le truppe di Tito come liberatrici e di collaborare con esse nel modo più assoluto". Il manifesto era firmato da Palmiro Togliatti. Il 5 maggio 1945 di fronte ad un corteo spontaneo di migliaia di triestini inneggianti all'Italia i titini sparano sulla folla. Cinque manifestanti in via Imbriani cadono sotto il piombo dell'invasore, altre decine rimangono ferite. Trieste fu raggiunta il dagli alleati, in seguito alle gravissime violenze contro gli italiani da parte dei soldati di Tito. Questi ultimi furono costretti a sgomberare la città quaranta giorni dopo l'occupazione.
Il 27 marzo 1946 ci fu una manifestazione organizzata da tutte le forze politiche e culturali italiane: il popolo si riversò nelle piazze e nelle strade di Trieste chiedendo agli alleati l' occupazione militare della città e di tutta la Venezia Giulia.
Con il Trattato di pace di Parigi del 1947 si arrivò ad una soluzione dell'intera Venezia Giulia: quasi tutta l' Istria, le città di Fiume e di Zara, passarono alla Jugoslavia (si assistette così all' esodo di quasi 350 mila italiani verso la restante Italia), Gorizia e Monfalcone rimasero italiane, mentre Trieste e l' Istria nord-occidentale andarono a formare il "Territorio Libero di Trieste", una nuova entità statale riconosciuta dalle potenze alleate e dall'Italia, la cui integrità sarebbe stata assicurata dal consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il TLT fu suddiviso temporaneamente in una "zona A" (da Duino a Muggia) sotto l'amministrazione militare anglo-americana e in una "zona B" (da Capodistria a Cittanova d' Istria) sotto l' amministrazione jugoslava. Contro queste disposizioni, si manifestò a Trieste e nel resto della regione un forte movimento di opposizione, il quanto in TLT avrebbe significato il distacco dalla madre patria e la perdita totale di gran parte dell'Istria, di Fiume e di Zara, assegnate alla Jugoslavia.
Erano gli inizi degli anni cinquanta e in molte parti d'Italia si manifestava per l'italianità del capoluogo giuliano e di tutta la regione. Un episodio che suscitò non poco scalpore, fu quello dell'8 marzo 1952 a Trieste. Durante un corteo organizzato dai neofascisti del "Movimento Sociale Italiano" che si dirigevano verso la sede del "Fronte Sloveno", esplose una bomba. Due attivisti missini, Fabio De Felice e Cesare Pozzo, rimasero invalidi. L'anno successivo, sotto spinte delle organizzazioni giovanili dell'area nazionalista i due furono candidati in due circoscrizioni del Veneto ed eletti alla Camera dei Deputati. L' episodio intensificò l'obbiettivo di vedere riunita la città di San Giusto alla madre patria. Fra l'agosto e il settembre del 1953, la notizia di una imminente annessione, da parte di Tito, di tutta la "zona B" indusse l'allora presidente del Consiglio italiano Giuseppe Pella a inviare truppe ai confini orientali, allo scopo di bilanciare l'eventuale mossa avversaria con l'immediata occupazione della "zona A". Nel novembre del 1953 si ebbero a Trieste altri sanguinosi disordini, caddero sei italiani uccisi dalla polizia alleata. I loro nomi erano: Pierino Addobbati, Leonardo Manzi, Erminio Bassa, Francesco Paglia, Saverio Montano e Antonio Zavadil.
Si arrivò al Memorandum d'intesa del 5 ottobre 1954, in base al quale la "zona A" passava sotto l'amministrazione italiana e la "zona B" sotto quella jugoslava. In questa spartizione il confine della "zona A" fu leggermente modificato a favore della Jugoslavia e borghi storicamente italiani come Albaro Vescovà, San Servolo e Crevatini persero la loro naturale nazionalità, oltre che i loro autoctoni abitanti. Il Memorandum rappresentò comunque, il ritorno della città alabardata all'Italia. Il 4 novembre 1954, il presidente della Repubblica Italiana Luigi Einaudi si recò a Trieste e in tale occasione fu decorata la medaglia d'oro. Il Trattato di Osimo del 10 novembre 1975, decretò il definitivo passaggio della "zona B" alla Jugoslavia, causando disordini nel capoluogo giuliano. Qualche anno più tardi si ebbero manifestazioni contro la proposta d'introduzione del bilinguismo. Trieste ha sempre rifiutato l'etichetta di città italo-slovena.
Nell'ottobre e nel novembre del 1991, la dissoluzione della Jugoslavia provocò a Trieste manifestazioni irredentistiche per la Venezia Giulia oltre confine.
Il 26 ottobre 2004, manifestazioni per il cinquantesimo anniversario del ritorno all'Italia; la città ricevette la visita del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che nell'occasione consegnò la Medaglia d'Oro al Valor Civile ai sei Caduti del novembre del '53.

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