La tragedia dimenticata

" M'hanno chiesto: perchè piangi? Poichè non avrebbero compreso il mio pianto, ho risposto: nessuno piange. L'esule è ovunque solo "

(Lamennais)

Il martirio di Norma Cossetto
La storia di una ragazza istriana massacrata dalle milizie jugoslave.

Foibe. Cinquant'anni di silenzio
Brano tratto da "Storia del XX Secolo".

Vittime estratte da una foiba Le vicende storiche e geografiche riguardanti i territori italiani ai confini orientali non hanno mai goduto di grande notorietà. Identificare tutta la regione Venezia Giulia con la città di Trieste, non conoscere il significato della parola Foiba, attribuire agli istriani, ai quarnerini e ai dalmati identità culturali ed etniche del tutto antistoriche sono casi assai frequenti.
La storiografia italiana, dominata da una impostazione ideologica di sinistra, quasi mai ha parlato della tragedia giuliano-dalmata. Non c'è, quasi mai, menzione dell'esodo dei trecentocinquantamila italiani, delle foibe e qualvolta vi siano informazioni non sempre risultano veritiere. Capita anche di leggere accenni clamorosamente errati, come quello in noto testo utilizzato presso le nostre scuole medie superiori, dove c'è scritto: "...nel 1947 l'Italia restituì l'Istria alla Jugoslavia". L'Istria nella sua ultramillenaria storia fu romana, appartenne per molti secoli alla Serenissima Repubblica di Venezia, fece parte dei domini asburgici e fu inclusa nel Regno d'Italia, ma non fu mai croata o slovena ne tantomeno jugoslava. E questo non siamo in molti a saperlo.
Seguentemente, in questa pagina web, sono ricordate le principali date di quella tragedia che portarono l'annessione alla vecchia Jugoslavia delle italianissime terre di Istria, Fiume e Dalmazia:

8 SETTEMBRE 1943: INIZIA LA GUERRA IN ITALIA
La firma dell'armistizio getta nello scompiglio l'esercito italiano e le truppe di Tito riescono ad occupare la Dalmazia, l'Istria eccetto Pola, Trieste e Fiume che rimangono però sotto il controllo tedesco.
Tra il 9 settembre e il 13 ottobre scatta il primo tentativo di pulizia etnica e comincia la tragedia delle foibe, profonde cavità naturali disseminate in tutto il Carso. Gli italiani di Gorizia, Monfalcone, Trieste, dell'Istria, Fiume delle isole del Quarnero e della Dalmazia iniziano a conoscere la violenza slava: comincia il grande esodo. I tedeschi impiegano quasi due mesi per riconquistare l'Istria e istituiscono l'Adriatische Kunstenland (Litorale Adriatico) con sede a Trieste, annettendo i territori sottomessi al Reich.
Dall'armistizio alla fine della guerra, per queste terre è un susseguirsi di stragi titine, rappresaglie tedesche e bombardamenti alleati.

25 APRILE 1945: TERMINA LA GUERRA
Termina la guerra in Italia, ma non nei territori contesi. Sono ben delineate le mire espansioniste di Tito, il quale parla apertamente della Venezia Giulia come settima repubblica jugoslava i quali confini arrivano fino al fiume Tagliamento.
Il 30 aprile il IX Corpus della vecchia Jugoslavia (composta all'epoca da Serbia, Montenegro, Croazia, Slovenia, Bosnia e Macedonia) è alle porte di Trieste: è l'inizio di quaranta terribili giorni di occupazione della città che segnano il secondo atto della tragedia delle foibe. la Foiba di BasovizzaDal 1 maggio al 15 giugno 1945, a gruppi di 100, di 200, di 500, civili e militari vengono prelevati dalle loro case e gettati nelle foibe di Basovizza (nella foto) e di Monrupino. La colpa è sempre la stessa: essere italiani. Le due foibe si trovano nell'attuale territorio nazionale. Nel luglio 1945 gli inglesi recupereranno 600 salme da quella di Basovizza, ma poi abbandoneranno l'impresa per difficoltà tecniche. Nel 1959 il Governo italiano chiuderà l'imboccatura delle due foibe con due pietre tombali in cemento armato.
I militari anglo-americani informeranno in seguito il Comando supremo alleato che in quelle sei settimane, nella sola provincia di Trieste, sono state uccise tremila persone. Ma la campagna di terrore anti-italiano continua anche a guerra finita. Il 18 agosto 1946 sulla spiaggia di Vergarolla nei pressi di Pola diciannove mine collegate fra loro esplodono dilaniando centonove bagnanti.
Minacciati dalla pulizia etnica aumenta il numero degli italiani esuli. Saranno in tutto trecentocinquantamila persone a lasciare la propria casa. Il flusso maggiore si registra fra il '45 e il '49, ma durerà fino alla metà degli anni cinquanta. Tanti italiani verranno infoibati, fucilati e assassinati nei modi più crudeli. Difficile individuare il numero, ma alcune stime parleranno di circa quindicimila caduti.

10 FEBBRAIO 1947: IL "DIKTAT"
A Parigi, alle 11 del mattino, nella sala dell'Orologio del Quay d'Orsay, il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi firma il così detto "trattatto di pace" che toglie definitamente all'Italia quasi tutta l'Istria, la Dalmazia, la città di Fiume e le isole quarnerine di Cherso e Lussino. Rimangono italiane mezza Gorizia e Monfalcone, mentre restano ancora contese l'Istria settentrionale da Capodistria a Cittanova d' Istria, chiamata "Zona B" e la "Zona A" che corrisponde all' odierna provincia di Trieste, amministrate dal giugno '45 rispettivamente da jugoslavi e "alleati", entrambi le zone vengono a formare una nuovo entità statale denominata "Territorio Libero di Trieste".
Nel marzo del '48 giunge la famosa nota tripartita in cui Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti propongono il ritorno della Zona B all'Italia, non dimenticando quindi, che nonostante i flussi di esodi, la maggioranza era ancora italiana. La nota resterà lettera morta. Tre mesi più tardi Tito rompe con Mosca ed entra nelle simpatie alleate: un danno per l' Italia.

26 OTTOBRE 1954: TRIESTE TORNA ALL'ITALIA
Dopo l'ennesimo contributo di sangue causato dai proiettili inglesi che sparano sui manifestanti Irredentisti nel marzo del '52 e nel novembre del '53, avviene il Memorandum di Londra, la Zona A con Trieste torna all'Italia. La città alabardata è in festa; ma la Zona B viene riconfermata sotto l' amministrazione provvisoria jugoslava. Il vescovo di Trieste accoglieva con queste parole il presidente Luigi Einaudi, riferendosi alle due zone: "...di due sorelle, una ritorna alla vita, l'altra giace nella morte".

10 NOVEMBRE 1975: IL TRATTATO DI OSIMO
Alle 6,30 della sera a Osimo, nelle Marche, il ministro degli Esteri Mariano Rumor firma il trattato che chiude le questioni territoriali con la Jugoslavia. La Zona B, ultimo lembo dell'Istria italiana viene ceduto tra mille polemiche all' impero di Tito. In alcune città d'Italia si scatena la protesta degli Esuli e degli Irredentisti. A Trieste vengono assaltate le sedi della Democrazia Cristiana e della RAI.
Dal '47 al '75 sono stati perduti duecentodiciannove città e paesi italiani. Di un territorio di 9.953 chilometri quadrati, che si estendeva fino a Zara. Sono rimasti all'Italia solo 695 chilometri quadrati.

2004: IL GIORNO DEL RICORDO
Nel 2004 il Parlamento italiano approva il disegno di legge che istituisce il 10 febbraio come "Giorno del ricordo".

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