Storia dell'Irredentismo

" Cosa fatta capo ha "

(Gabriele D'Annunzio)

Italia redenta
Immagini di unità nazionale.

Venezia Giulia Movimento d'opinione sviluppatosi in Italia negli ultimi decenni del secolo scorso intorno al problema degli italiani delle terre rimaste sotto il dominio straniero, in particolare sotto il dominio austro-ungarico dopo il 1866.
Il termine Irredentismo indica aspirazione e movimento tendenti a riunire alla madrepatria territori che si considera debbano appartenerle e che si trovano sotto dominazione straniera.

LE ORIGINI
Il movimento irredentista, anche se il termine fu usato per la prima volta da Matteo Renato Imbriani nel 1877, giurando davanti alla bara del padre di dedicarsi all'impegno della liberazione delle terre ancora sottoposte all'Austria, cominciò a rappresentare un elemento di rilievo nella vita politica italiana, subito dopo la conclusione della guerra del 1866 che, pur avendo portato all'annesione del Veneto, aveva però lasciato sotto sovranità straniera la Venezia Giulia, l'Istria, Fiume, il Trentino, l'Alto Adige e Nizza. Il movimento trovò una sua struttura organizzativa nell'associazione in pro dell'Italia irredenta, fondata dall'Imbriani e da altri intellettuali e che ebbe l'appoggio di Garibaldi, Saffi, Carducci... "Qualunque rettificazione di confini nell'Oriente deve portare per conseguenza la rettificazione dei nostri confini orientali verso le Retiche e le Giulie" scriveva l'Imbriani nel suo bollettino irredentista intitolato "L'Italia degli Italiani" fondato a Napoli nel febbraio del 1878.
Le agitazioni promosse dagli Irredentisti e i progetti di attacchi su Trento e Trieste contribuirono in un primo tempo a rendere più tesi i rapporti tra il governo italiano e quello austriaco; quando però dopo la conclusione della triplice, le autorità italiane dovettero cercare di evitare i motivi di attrito con l' impero asburgico, esse fecero a volte ricorso alla maniera forte per reprimere il movimento. Così, dopo che l'impiccagione di Guglielmo Oberdan nel 20 dicembre 1882, cui Francesco Giuseppe aveva rifiutato la grazia, suscitò in Italia una Istria Fiume Dalmazia RITORNEREM0 viva emozione e fece sorgere numerosi circoli intitolati al martire triestino (mentre Carducci invocava il giorno della giustizia per "L'imperatore degli impiccati"), il governo fece uso di misure anti-irredentiste. Un ulteriore strumento organizzativo, l' Irredentismo ebbe nella "Società Dante Alighieri" (1889), sviluppando poi ulteriormente la sua azione nonostante la nuova fase repressiva che dovette fronteggiare nel 1889-1891, durante il ministero Crispi; infatti lo statista, convinto che per l'Italia fosse necessario, data la tensione della Francia, essere una "fedele alleata" dell'Austria, sciolse il comitato per Trento e Trieste presieduto dall' Imbriani e le associazioni e i circoli Oberdan, arrivando a licenziare il ministro delle finanze F. Seismit Doda per aver ascoltato, senza reagire, un discorso irredentista in piazza. Parallelamente, l'Irredentismo operava con validi risultati nelle terre rimaste sotto il dominio austro-ungarico, difendendo la cultura italiana e tenendo desti gli ideali nazionali (inaugurazione del monumento a Dante a Trento nel 1896, manifestazioni di italianità a Trieste nel 1894 e in Istria).

IL NOVECENTO
Le aspirazioni irredentistiche trassero rinnovato vigore dal nuovo orientamento della politica estera italiana e dal rafforzamento del movimento nazionalista che le inquadrò nel più vasto programma. Nascevano intanto nuove associazioni, come "Italia Nostra" e "Corda Frates" che si affiancavano a quelle già esistenti mentre, nel 1913 la condanna a cinque anni dello studente triestino Mario Sterle, per apologia di Oberdan suscitò una viva reazione nel paese, rendendo più battagliero l'Irredentismo. Si arrivò così allo scoppio della prima guerra mondiale: nello scontro tra interventisti e neutralisti, i motivi ideali dell'Irredentismo rappresentarono uno degli elementi propulsivi di maggior rilievo.
Istria Fiume Dalmazia RITORNEREMO Travolto l'impero austro-ungarico, sul Piave e sugli altipiani, il 3 novembre 1918 tricolore d' Italia sventolò ancora una volta sul Castello del Buon Consiglio a Trento, sul Campanile di San Giusto a Trieste, sull'Arena di Pola e sulla torre civica di Fiume.
Nell'immediato dopo guerra l'Irredentismo italiano inneggiato dal fascismo mirò all'annessione di Fiume all'Italia (1924) e Malta (allora sotto il dominio anglo-sassone). Mentre i tentativi di farlo risorgere in Corsica non ebbero grande seguito nell'isola.
Dopo l'ultimo conflitto mondiale l'Italia, in seguito ai trattati di pace, dovette cedere Briga e Tenda alla Francia, le isole del Dodecanneso alla Grecia, l'Istria, Fiume, le isole del Quarnaro e la Dalmazia (erano italiane solo la città di Zara e le isole di Lagosta e Pelagosa) alla Jugoslavia e le colonie dell'Impero in Africa. Nel contesto della spartizione dei territori alla frontiera nord-orientale, fra Italia e Jugoslavia, si ebbero stragi ed eccidi da parte dei partigiani titini nei confronti della comunità italiana presente in Venezia Giulia, Istria, Fiume e Dalmazia. La tragedia delle foibe e la slavizzazione di centri di antica italianità provocarono l'esodo di quasi trecentocinquantamila italiani.
Gorizia e Monfalcone rimanevano italiane. Restava aperta la questione di Trieste (passata poi all'Italia nel 1954 dopo grandi manifestazioni popolari) e della "zona B" (l'Istria settentrionale, da Capodistria a Cittanova) che nel frattempo era passata sotto il controllo delle amministrazioni jugoslave.
I residui di Irredentismo italiano, dopo il ritorno di Trieste, mirarono la speranza del ritorno della "zona B" all'Italia ma il trattato di Osimo del 10 novembre 1975, che decretò il definitivo passaggio del territorio alla Jugoslavia, ripose ogni speranza. In questo frangente si assistette all'impegno della destra nazionalista, allora rappresentata dal "Movimento Sociale Italiano". Nei primi anni novanta, la dissoluzione della federazione jugoslava causò rivendicazioni su Istria, Fiume e Dalmazia. A Capodistria un gruppo di militanti del "Fronte della Gioventù" di Trieste guidato da Roberto Menia manifestarono per il ritorno della città istriana all'Italia; ne seguì un'altra a Fiume organizzata dalla comunità italiana del posto. A Trieste e in altre città italiane ci furono iniziative a sostegno dell'italianità di delle terre perse (nella foto più in alto, un corteo missino nell'ottobre del 1991 a Trieste).
Oggi esistono associazioni che operano per la difesa dell'italianità della Venezia Giulia e delle terre cedute.

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