Altri territori

" Voi foste, voi siete figli d'Italia. Italiana, checchè gli eventi abbiano decretato di voi, è la lingua che si parla fra le vostre montagne. Italiana è la vostra storia "

(Giuseppe Garibaldi al popolo corso)

BRIGA, TENDA, CORSICA, LE COLONIE ITALIANE, MALTA, NIZZA E TICINO

Briga e Tenda
Centri della Francia situati al confine con l' Italia. Entrambi del dipartimento delle Alpi Marittime, furono sottratte all' Italia dopo l' ultimo conflitto mondiale.
La cessione di Briga e Tenda
In virtù del trattato di pace, che meglio sarebbe definire come vero e proprio "diktat", siglato a Parigi il 10 febbraio 1997, la Francia avrebbe avuto la sovranità, a partire dal 15 settembre successivo, di alcuni territori italiani situati tra Liguria e Piemonte, territori mai stati francesi, se si eccettua la breve parentesi napoleonica, e culturalmente e linguisticamente italiani.
La Francia voleva vendicare per quello che definiva come il "colpo di pugnale" del 10 giugno 1940 e tra le potenze occidentali, fu quella che, rispolverando un' antichissima tradizione, maggiormrnte volle far pesare la spada di Brenno sulla bilancia. Venne ignorata completamente la "cobelligeranza" a fianco degli alleati e venne considerata lettera morta la promessa di De Gaulle, fatta a suo tempo, di non porre rivendicazioni territoriali nei confronti dell' Italia. La classe dirigente dell' epoca, inoltre, ammalata di quella che Vittorio Emanuele Orlando definì "cupidiglia e servilismo" non riuscì, e neppure volle, difendere lembi di suolo italiano, nè a Oriente, nè ad Occidente. Tanto era l' odio per tutto ciò che fosse patriottismo, da lasciare a cuor leggero aperto la strada alla sciovinismo altrui. Iniziava quel "lavaggio del carattere" degli italiani che, forse, non è terminato neppure ai nostri giorni. Attilio Tamaro, "La condanna dell' Italia nel trattato di pace", edito da Cappelli di Bologna nel 1952, definisce l' annessione di Briga e Tenda alla Francia come "un atto di profonda e inutile ingiustizia".
Secondo il Tamaro, la cessione di Briga e Tenda avrebbe gettato per sempre un' ombra sui rapporti italo-francesi. Non andò così giacchè, soprattutto a causa delle circostanze internazionali, guerre fredde e tendenze verso l' unità europea in primo luogo, vi fu un deciso avvicinamento tra Italia e Francia. I continui attacchi al patriottismo e al sentimento nazionale italiano, poi, avrebbero reso praticamente impossibile il formarsi di qualsiasi movimento, anche solo d' opinione, che reclamasse il ritorno di quelle terre alla madrepatria.
Pochi anche i libri che si sono occupati della questione tra cui "Tra due frontiere" di Giorgio Beltrutti uscito a Cuneo nel 1947 e dovuto alla penna di un testimone diretto della violenta opera di snazionalizzazione operata dai francesi.
Dello stesso autore uscì nel 1954 presso l' editore Cappelli di Bologna il grosso volume "Briga e Tenda" che ripercorre tutte le tappe della storia locale che lega la storia dei due comuni a quelli d' Italia; quanto siano cambiati in meglio, nel corso degli anni, i rapporti italo-francesi è attestato dal fatto che un paio di anni fa il libro è stato tradotto in francese e pubblicato dalle Editions du Cabri di Breglio sul Roja senza creare alcuno scandalo.
Nel 1987 le Edizioni Team 80 (via Boccaccio 19, 20123 Milano) pubblicano il libro di Marcolini "Val Roja mutilata" in cui si descriveva la vicenda nana e politica di Nilla Gismondi, la fondatrice del "Comitato per l' italianità della Valò Roja", che si oppose ad un comitato per l' annessione alla Francia, finanziato dai suoi servizi segreti e guidato da brigaschi naturalizzati francesi da ormai lungo tempo. Dopo l' annessione, il Comitato della Gismondi si adoperò per scorrere tutti quei profughi che, per non diventare cittadini francesi, giunsero in Italia dalla Val Roja. Nel 1989 Gianluigi Ugo pubblicò, per le edizioni Xenia di Milano la ricerca "Il confine italo-francese" studio abbastanza completo e approfondito sull' argomento, mentre nel 1995 Giulio Vignoli dedicava a Briga e Tenda un capitolo del suo "I territori italofoni non appartenenti alla Repubblica italiana", uscito da Giuffrè. Per dimostrare quanto Briga e Tenda fossero di sentimenti francesi, gioverà qui ricordare che il 2 giugno 1946 in occasione del referendum istituzionale la maggioranza dei brigaschi votò per la monarchia e a Tenda la repubblica superò la monarchia per soli 66 voti. Ottennero la maggioranza dei voti, nelle elezioni per l' Assemblea Costituente, i partiti contrari all' annessione (DC, Destre e PRI). E' giusto ricordare che l' unico partito "italiano" favorevole alla cessione era quello socialista, ed i servizi segreti francesi fecero una forte propaganda affinchè la gente lo votasse. Paradossalmente, invece, fu molto critico nei confronti dell' annessione il capo carismatico dei socialisti francesi, Lèon Blum, secondo il quale l' amicizia tra Francia e Italia valeva assai più del possesso di Briga e Tenda. Tale atteggiamento di Blum, oltre che dei suoi interventi scritti ed oratori dell' epoca, è stato confermato anche dalla pubblicazione dei diari di Pietro Nenni.
Negli anni immediatamente successivi all' annessione, la Francia operò una specie di pulizia etnica senza spargimenti di sangue, eliminando lapidi, tombali e non, in italiano, mutando la toponomastica locale fin quasi all' ultimo casolare e sostituendo la scritta sotto il monumento al brigasco colonnello Giovanni Pastorelli, morto nella battaglia di Ain Zara (Libia) nel 1911, diventato Jean Pastorelli, caduto su un non meglio precisato "champ d' honneur".
Che senso ha ricordare, a cinquant' anni di distanza, la perdita di quelle terre? Prima di tutto per rispetto verso tutti i brigaschi ed i tendaschi che, dal 1848 al 1943 sono caduti per il Tricolore italiano e non per quello francese e poi un senso di rispetto verso noi stessi in quanto italiani: se oggi possiamo riprendere la frase di Lèon Blum facendola nostra, dicendo che l' amicizia italo-francese vale più del possesso di Briga e Tenda, non per questo possiamo passare un colpo di spugna sulla nostra memoria storica. L' ignoranza non è stata mai utile a nessuno e i rapporti tra popoli amici, legati anche dal comune retaggio latino e romano, devono essere chiari e sinceri, come si conviene appunto tra amici, che non si adombrano se si tirano fuori delle verità che possono essere anche spiacevoli.
Facciamo sì, quindi, che il cinquantenario del trattato di pace diventi un' occasione per pensare anche a Briga e Tenda italiane, strappate alla madrepatria dall' ignavia di una classe dirigente che fece perdere all'Italia, dopo la guerra anche la pace.

Corsica
Regione insulare d'Europa, nel Mar Mediterraneo. La Corsica appartiene fisicamente alla regione italica e politicamente alla Francia, di cui costituisce una regione amministrativa. Conta circa 230 mila abitanti (corsi). L' isola, la terza per estensione nel Mediterraneo, ha una forma ellittica. Il territorio è prevalentemente montuoso mentre le principali pianure si trovano lungo il Tirreno. I corsi d' acqua sono per lo più torrenti e il clima è di tipo mediterraneo. L' economia ha uno sviluppo modesto: agricoltura, allevamento di ovini, sfruttamento dei boschi, pesca e qualche industria non danno risultati sufficienti a evitare una notevole migrazione. Le bellezze naturali sono forse la maggiore ricchezza dell' isola, notevole è l' afflusso turistico. I centri maggiori sono Bastia, Ajaccio, Corte, Calvi e Bonifacio, tutti con interessanti opere di fortificazione del periodo di dominio genovese.
STORIA
La Corsica fu abitata fin da età neolitica da popolazioni provenienti dalla Sardegna e successivamente da fenici, focesi, etruschi, siracusani e cartaginesi. Tutti questi popoli occuparono solo territori discontinui lungo le rive dell' isola. I romani invece la conquistarono interamente, la unirono amministrativamente alla Sardegna, vi fondarono borghi, dettero grande impulso all' agricoltura e crearono stazioni termali.
Nel medioevo l' isola fu occupata, succesivamente, dai vandali, dai bizantini e da longobardi. Nel 1078 fu conquistata da Pisa. I pisani attuarono un 'eccellente opera di ricostruzione, testimoniata ancora oggi da ponti e basiliche, come quelle di Nebbio e di Murato; vi esercitarono inoltre una profonda influenza culturale e religiosa. Dopo Pisa, l' isola fu dominio di Genova. I genovesi la conquistarono nel 1284, ma tale conquista fu contrastata dall' espansione aragonese, ma soprattutto dalle continue lotte interne. Turbamenti e rivolte indussero Genova a chiedere aiuto alla Francia, la quale alla fine ottenne la cessione dell' isola, il 15 maggio 1798, con il trattato di Versailles. Le truppe francesi, sbarcate l' anno successivo, piegarono facilmente la resistenza dei corsi, guidate da Pasquale Paoli ("u babbu di a Patria") e nel 1789 l' assemblea nazionale decretò l' annessione dell' isola allla Francia. L' occupazione francese non troncò i rapporti con l' Italia: gli esuli risorgimentali preferivano come luogo di rifugio la Corsica, perchè sembrava loro di essere a casa; Mazzini così esprimeva: "la mi sentii nuovamente con la gioia di chi rimpatria in terra italiana".
Nonostante che la regione in quel periodo fu quasi integralmente francese, l' agonia culturale degli autoctoni stentò a cominciare. L' imporre la conoscenza del francese attraverso l' istruzione iniziò dopo il 1818. Secondo le nuove leggi gli studi fatti all' estero non potevano servire per ottenere tutti i titoli; con evidente scopo dissuasivo nei riguardi dei giovani corsi venivano a studiare a Roma, Pisa e in altre parti d' Italia. In seguito fu Napoleone III a ribadire l' uso dell' italiano nelle scuole e negli atti pubblici. All' inizio di questo secolo l' italiano era quasi morto. Sopravviveva in particolare nelle chiese: negli inni religiosi e nei verbali dei fabbricieri. Ancora nel 1969 un prete della montagna di Ajaccio predicava in italiano. Dopo il 1925, in Corsica la situazione è languente. Giovani abbandonarono l' isola per terminare i loro studi presso università italiane. Fra questi si distinguevano patrioti filo-italiani come Marco Angeli, Bertino Poli e Petru Giovacchini, studiosi, saranno poeti e scrittori notevoli in italiano e in dialetto corso e, agitatori politici. I tre vennero condannati a morte perchè animatori contro lo stato francese. Vissero latitanti in Italia fino alla morte. L' Angeli fu l' ultimo a morire (dicembre del 1985). Tutti, naturalmente, oggetto del più completo oblio di questa infame Repubblica Italiana.
Seguirono nel 1938 le rivendicazioni dell' Italia fascista verso la Francia: vennero richieste Nizza, Corsica e Gibuti. Le dichiarazioni di guerra e la successiva occupazione militare da parte dell' Italia in Corsica e a Nizza aprirono il cuore degli Irredentisti Italiani alla speranza. Tuttavia l' Italia con discutibile decisione rimasta inspiegabile, non tramutò l' occupazione in annessione.
In Corsica, ancora oggi, si verificano spesso tendenze separatiste, ma il malcontento ha anche cause recenti.

Le colonie italiane
Pur essendo iniziata solo nel penultimo decennio del XIX secolo, seguì una linea di sviluppo abbastanza affine a quella delle colonizzazioni dei principali paesi europei nordoccidentali iniziate nel XVII secolo. La Rubattino, una compagnia privata fu la prima concessionaria di uno scalo mercantile in Africa (la baia di Assab, 1869); in seguito avvenne il passaggio allo Stato dei diritti della compagnia (1882), primo nucleo della colonia Eritrea (1890). Anche l' Italia ricorse ad accordi di protettorato, trattato di Uccialli nel 1889 con il ras d' Etiopia Menelik e protettorato sui sultanati di Olbia e Migiurtinia del 1889, poi trasformati nella Somalia italiana.
Tientsin in Cina nel 1902 passò sotto il controllo italiano con il sistema delle concessioni.
La conquista della Libia nel 1912, fu una guerra coloniale in grande stile; seguirono le occupazioni delle isole di Rodi e del Dodecanneso nel Mar Egeo e la premessa alla costituzione dell' Impero nel 1936 con la campagnia d' Etiopia del 1935-1936, la costituzione dell' Africa orientale italiana e l' occupazione dell' Albania nel 1939.
L' Impero si dissolse nel corso della seconda guerra mondiale e, giuridicamente, con i trattati di pace del dopoguerra.
Con questa sezione si vuol solo ricordare qualche parte del mondo che in tempi passati ha appartenuto al Regno d' Italia. Quindi, nessuna critica o rivendicazione, visto che anche l' autore stesso è contrario ad ogni forma di colonialismo.
I profughi italiani dalla Libia
Nel 1970 in Libia, dopo l'ascesa al potere del colonnello Gheddafi, si arrivò in pochi mesi all'adozione di misure via via più restrittive nei confronti degli italiani rimasti a Tripoli ed in altri luoghi libici, fino al decreto di confisca del 21/7/1970 che privava gli italiani di ogni loro bene, compresi i contributi assistenziali versati all'INPS e altre ingiustizie. Sottoposti ad inutili vessazioni e costretti a lasciare il Paese entro il 15 ottobre del '70 si trasferirono in Italia la totalità della comunità italiana, circa ventimila. Tutto ciò avvenne in clamorosa violazione del diritto internazionale e specificatamente, del già citato trattato italo-libico del 12 ottobre 1956, nonchè delle risoluzioni dell'Assemblea generale dell'ONU relative alla proclamazione d'indipendenza che garantivano diritti ed interessi delle minoranze residenti in Libia.

Malta
Regione d'Europa, costituita dall'arcipelago maltese che si estende nel Mar Mediterraneo meridionale a sud della Sicilia e comprendente le isole di Malta, Gozo, Comino e Filfola. Tale raggruppamento di isole è considerato il punto più meridionale della regione italica. Diffusi fenomeni carsici (doline, sorgenti, caverne) caratterizzano il paesaggio che si presenta tipicamente mediterraneo anche come vegetazione. Il clima è mite. La popolazione (circa 320 mila abitanti) ha raggiunto una densità elevata che, insieme alla scarsità di risorse economiche, spiega la forte emigrazione. La religione è cattolica e protestante, mentre le lingue ufficiali sono l'inglese e il maltese, idioma nato da un connubio italo-arabo.
E' la patria di Carmelo Borg Pisani ed Enrico Mizzi.
STORIA

Sezione in costruzione

Nizza
Città capoluogo del dipartimento delle Alpi Marittime, situata sulla Costa Azzurra. Conta circa 390 abitanti (nizzardi). Nizza conserva i resti dell' antica cattedrale di Sainte-Marie, del XII secolo, la cattedrale di Sainte-Rèparate del XVII secolo e numerose cappelle della medesima epoca. Sul colle di Cimiez c'è un antico convento francescano. Negli ultimi secoli divenne uno dei più noti centri turistici. Il clima è mite. La città ospita varie manifestazioni, come il famoso carnevale. Sede di industrie, ha un buon porto e un aereoporto che è uno dei più importanti di tutta la Francia.
E' la patria di Giuseppe Garibaldi.
STORIA
Fondata dai focesi di Marsiglia, Nizza è la romana Nicacea.
Saccheggiata dai saraceni nell' 813, fu incorporata nel X secolo nella Contea di Provenza, pur riuscendo per un certo periodo a reggersi come libero comune. Nel 1338 si diede ai Savoia. Emanuele Filiberto, nel 1561, abolendo il latino come lingua ufficiale decise che la lingua della città fosse l' italiano. Ceduta successivamente alla Francia dalla Sardegna, Nizza passò definitivamente alla Francia nel 1860. Tale decisione causò malcontento fra il popolo nizzardo, in maggioranza con sentimenti filo-italiani. In seguito scelsero la cittadinanza italiana ben 11 mila persone. Allo stesso modo fu ceduta la Savoia. Circa cent' anni dopo anche Briga e Tenda diventarono francesi. Tante furono le polemiche di Garibaldi contro Cavour, per la cessione della sua città alla Francia. Più tardi caduto Napoleone III, a Nizza ci furono atti significativi di italianità: fu posizionata una lapide, scritta in italiano, sulla casa natale di Garibaldi e le elezioni dell' 8 febbraio 1871 mandarono all' Assemblea Nazionale quattro deputati italiani: Garibaldi, Piccon, Bergondi e Borriglione. Subito dopo, però, venivano soffocati dei moti popolari; vennero inoltre soppresse pubblicazioni storiche in lingua italiana, come il "Diritto di Nizza" e "Voce di Nizza". L' ultimo quotidiano in italiano sarà "Il Pensiero di Nizza", soppresso nel 1895. Nel 1942 l' Italia occupava militarmente la città. A tale intervento non seguiva una normale annessione e, dopo neppure un anno, sopravveniva la resa italiana.
Oggi Nizza è soprattutto una città cosmopolita, pochi parlano italiano, si tratta di corsi e di emigrati. Cultura autoctona si è conservata solo nei villaggi montani dell'entroterra.

Ticino
Regione d'Europa e cantone della Svizzera, sul versante meridionale delle Alpi Lepontine. Conta circa 240 mila abitanti (ticinesi). Il Ticino si estende in massima parte su un territorio geograficamente italiano comprendente quasi tutto il bacino superiore del fiume Ticino. La regione gode di un clima dolce, ma assai umido, con precipitazioni distribuite in tutte le stagioni. Le colture agricole, fitte e variate, sono limitate ai fondivalle: alberi da frutto, vigneti, foraggi, cereali, tabacco. Le zone più elevate sono tenute a prato per l' allevamento del bestiame bovino, che alimenta una fiorente produzione di latticini, mentre notevoli sono le risorse forestali nelle zone montane. La popolazione, concentrata in grossi centri, parla la lingua italiana (92%) e professa la religione cattolica (72%). Città capoluogo è Bellinzona; altri centri importanti sono: Lugano, Lucarno e Chiasso.
STORIA
Centro di resistenza bizantina, il Ticino fu in epoca comunale oggetto di aspra contesa fra Como e Milano, che solamente nel XIII secolo riuscirono ad accordarsi sulla spartizione. Nel XIV secolo tuttavia i milanesi Visconti si impadronirono di tutto il territorio. Passò poi alla federazione Elvetica verso il XVI secolo. Nel 1798 la regione fu divisa in due: una parte con capoluogo Bellinzona e l' altra con capoluogo Lugano. Con l' unificazione di questi territori nel 1803, fu creato il cantone del Ticino da quel momento non più diviso. Durante il periodo risorgimentale, la regione offrì rifugio e aiuti agli esuli (tra i quali Mazzini e Cattaneo) che si avvalsero delle stamperie locali, come la tipografia della Svizzera italiana, per pubblicare opere, periodici e opuscoli di fede nazionale, antiaustriaca e liberale, introdotti poi clandestinamente nella penisola per mezzo di contrabbandieri. Tale situazione provocò rappresaglie da parte dell' Austria (come quello del 1848 che causò l' espulsione dal Lombardo-Veneto di circa 2000 ticinesi ivi dimoranti) e il secondo subito dopo il tentativo insurrezionale mazziniano del 6 febbraio 1853 a Milano. Il Ticino ecclesiasticamente dipese dalla diocesi di Milano e da quella di Como fino al 1888.

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