Alto Adige

" Italia qui giunse, vendicando il suo nome e diritto "

(Giosue Carducci)

Regione d'Europa, comprendente l'alto bacino del fiume Adige e del suo principale affluente, l'Isarco. Tale territorio corrisponde alla provincia di Bolzano che fa parte della regione autonoma del Trentino-Alto Adige. I limiti dell'Alto Adige corrispondono ad ovest e a nord con quelli dello stato italiano, per un breve tratto con la Svizzera e su un fronte più ampio con l'Austria. I rilievi, che presentano forme aspre per la forte erosione cui sono sottoposti e per il modellamento che hanno subito ad opera dei ghiacciai, sono dati dalle Alpi Retiche, dalle Alpi Venoste, dalle Aurine, dalle Dolomitiche e da altri gruppi. Il clima è continentale ma con differenze notevoli tra le parti elevate dei rilievi e il fondo delle vallate. La popolazione si accentra prevalentemente nelle valli. In complesso solo un terzo del territorio è permanentemente popolato; in uno degli ultimi censimenti la regione contava 380 mila abitanti. L'agricoltura e l'allevamento del bestiame sono le attività più importanti, ma anche l'attività industriale ha la sua importanza: c'è da ricordare la rilevante produzione di energia idroelettrica. Il gruppo etnico prevalente in Alto Adige è quello tirolese (di lingua tedesca) con quasi il 65% della popolazione; ma gli italiani, in leggera diminuzione, sono intorno al 28%(censimento del 1991), rappresentano un risultato di un processo di immigrazione preoccupante, iniziato solo dopo la fine della prima guerra mondiale. Il ladino è un gruppo linguistico parlato attualmente in Val Gardena, in Val Badia e in Val Marebbe da meno del 4% della popolazione totale. Il trilinguismo tedesco-italiano-ladino è piuttosto diffuso soprattutto nei centri urbani.
Il monumento della Vittoria a Bolzano rappresenta il più alto simbolo dell'italianità dell'Alto Adige. Fu eretto subito dopo la fine della prima guerra mondiale.

STORIA
Dominio romano dal I secolo d. C., la regione rimase a far parte dell'Italia anche con Odoacre e con Teodorico. Nel VIII secolo, venne incorporata dai franchi nel Regno d'Italia.
I tedeschi hanno cominciato la loro penetrazione in queste zone dal medioevo, germanizzando dapprima la Pusteria e la zona di Merano e poi la maggior parte delle altre vallate a nord della stretta di Salorno.
Divisa in vari comitati, nel 1027 divenne dominio dei vescovi di Trento e Bressanone, feudatari diretti dell'Impero; loro vassalli furono i conti d'Appiano, d'Andechs e di Tirolo i quali, ultimi nel XIII secolo, erano riusciti, a comprendere nei loro possessi gran parte della regione. Ai conti di Tirolo subentrarono gli Asburgo che, dopo lunghe lotte con i Wittelsbach e i Lussemburgo, riuscirono nel 1364 a invertire il rapporto di vassallaggio nei riguardi del vescovo di Trento e, sventate le mire veneziane sulla regione, ne divennero signori incontrastati. Dopo la secolarizzazione dei principati vescovili di Trento e Bressanone nel 1803, il "dipartimento dell'Alto Adige" fu nel 1805 annesso al regno napoleonico d'Italia. Nel 1814 la regione passò all'Austria che vi alimentò un vasto processo di germanizzazione. Maria Teresa d'Austria eliminò molti caratteri italiani dalla regione; come conseguenza di ciò la percentuale degli italiani si abbassò fino al 6%.
Tutto l'alto Adige nel corso dei secoli ha subito opere alterne di italianizzazione e di germanizzazione.
QUESTIONE ALTOATESINA - Problema storico relativo alle etnie linguistiche e culturali di origine tedesca, quella tirolese, e italiana, quella altoatesina, che vivono nella regione dell'Alto Adige. La questione altoatesina nasce con il trattato di Saint-Germain del 1919, con il quale l'Italia usciva vincitrice dalla prima guerra mondiale, intendendo garantirsi un confine storico e naturale che la difendesse dall'Austria. Da allora il confine è rimasto sempre invariato.
La politica del fascismo riconobbe diritti alla popolazione italiana; precedette ad una politica di italianizzazione, favorendo una emigrazione della comunità di lingua tedesca, facendo salire il numero degli italiani residenti in Alto Adige dalle 10 mila unità del primo dopoguerra a circa 110 mila nel 1946. Nel 1938 Mussolini, d'accordo con Hitler, tentò una soluzione radicale della questione altoatesina, chiedendo ai cittadini di etnia tedesca di optare tra le due nazionalità: chi avesse rifiutato la cittadinanza italiana avrebbe dovuto trasferirsi nei territori del Reich. Si registrarono circa 150 mila opzioni per la nazionalità tedesca, a cui seguirono solo circa 60 mila emigrazioni effettive e definitive. Nel dopoguerra l'Austria chiese l'annessione del territorio, che venne negata a fronte di una trattativa che sfociò negli accordi De Gasperi-Gruber, poi inseriti nel trattato di pace imposto dagli alleati all'Italia. Gli accordi riconoscevano diritti alla minoranza tedesca e la successiva istituzione della regione autonoma a statuto speciale Trentino-Alto Adige voleva essere una ulteriore garanzia per la pacifica convivenza tra le due etnie. Ma l'azione di gruppi estremisti che compirono attentati con danni e vittime contro la comunità italiana, costrinse a riesaminare la questione: nel 1961 Austria e Italia formarono una commissione di lavoro che elaborò una serie di proposte, tra cui l'autonomia della provincia di Bolzano e il bilinguismo nelle scuole; dando così un certo successo alle azioni terroristiche tirolesi.
Le prerogative della minoranza tedesca vennero ulteriormente rafforzate con il nuovo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige del 1972 che introdusse, tra l' altro, il meccanismo proporzionale del pubblico impiego, un sistema contestato dal gruppo etnico italiano che si sentiva ingiustamente penalizzato. In anni recenti sono riaffiorate delle tendenze anti-italiane che trovano espressione sia negli Schutzen, uno squallido gruppo pantatirolese che si ritiene custode dalla tradizione tedesca ed erede delle truppe antinapoleoniche, sia nei Freiheitlichen, un movimento di adepti pangermanisti collegato con i partiti austriaci dell'estrema destra che reclama una utopica indipendenza dell'Alto Adige dall'Italia.
Poco confortevole è il dato sulla comunità italiana. Infatti dal 33% del censimento del 1971, si è passati al 28% del 1991. Tale diminuzione è dovuta alla politica di germanizzazione imposta dal gruppo tirolese, che agisce sotto i taciti consensi dei governi italiani.

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