RAPPORTO MOVIMENTI E ORGANIZZAZIONI

Questo rapporto è strettamente legato sia all´evoluzione del concetto di famiglia che alla figura del genitore come soggetto di diritti emergente dal contesto della lotta contro la legge 53.

Due premesse: intanto questi che hanno scritto questa legge escono direttamente da economia e commercio /aziendale MBA e quant´altro, per chi ha fatto ragioneria, il primo capitolo di Ragioneria teorica parla appunto dell´AZIENDA e la prima azienda che si studia è LA FAMIGLIA come primo esempio di azienda di erogazione (cioè non a scopo di lucro) e da lì si studiano le aziende di produzione e poi via via tutti i tipi di società. Vero è che questi argomenti si studiano anche in Diritto dal punto di vista giuridico, ma in ragioneria queste cose si studiano dal punto di vista dell´organizzazione del lavoro. E´ come se avessero ripreso la vecchia analisi di Negri sull´operaio sociale e ce la avessero ribaltata contro.

Seconda premessa, ricordo che al centro dell´offerta formativa del progetto morattiano di istruzione ci sono la famiglia e l´azienda e lo studente è l´ultima preoccupazione.

In questo contesto siamo stati interpellati e quindi formati soggettivamente, per assurdo in qualità di produttori di forza lavoro futura, ed è per questo che siamo stati chiamati in causa, proponendoci al contempo un´idea di famiglia anni ´50 dove la mamma è a casa stile Doris Day (non è previsto il tempo pieno, c´è la legge sulla fecondazione assistita, la legge 30 che precarizza tutti ancora di più, sappiamo che in Italia le donne sono alla meglio meno pagate degli uomini), il papà è al lavoro e i figli a scuola a imparare un mestiere. Questa è una famiglia dove i ruoli sono quelli tradizionali, pre-1974 e pre-1978, che vive in un contesto sociale dove si può essere obiettori di coscienza sulla pillola del giorno dopo. Ma la famiglia è un´altra cosa, anzi è tantissime cose, soprattutto non è solamente e necesariamente quella naturale, cristiana, nucleare e patriarcale. Credo che si potrebbe azzardare un´ipotesi descrittiva della famiglia come rete di persone con le quali si possono avere dei legami di sangue, ma non necessariamente, una rete di persone quindi che condivide interessi, bisogni, paure e desideri. E´ una rete di sostegno e di condivisione. In questo contesto, noi, soggetti interpellati dalla legge 53, siamo cresciuti nel dissenso a questa legge e ci siamo evoluti in soggetti antagonisti a questa legge. Siamo in totale antagonismo a questa legge per tantissimmi motivi: perché svuota il tempo scuola, perché trasformala scuola in un'officina supermarket piegata alle esigenze di mercato, perché separa il sapere dalla tecnologia, il pensiero dall´azione, ma soprattutto perché ci vuole complici di tutto questo. E´ una complicità che non ci sta bene, che rifiutiamo perché crediamo che la scuola non sia semplicemente un settore produttivo ed è per questo che abbiamo cercato di portare la battaglia nella società civile. Percé crediamo che la scuola debba sì formare dei cittadini in grado di inserirsi nella società, ma vogliamo che questi cittadini siano dotati degli strumenti necessari a criticare questa o quella società, che siano in grado di sognare e di desiderare, anzi che non smettano mai né di sognare né di desiderare perché il sogno e il desiderio sono due elemnti fondamentali dello sviluppo e dell´evoluzione della società. Non siamo quindi disposti a dividere i nostri figli in "operai" e "guerrieri" alla nascita, perché non volgiamo nessuno dei due ruoli, perché entrambi ci inorridiscono. E cerco ora di arrivare alla questione del rapporto tra i movimenti e le organizzazioni sindacali e partitiche, che sono l´altra faccia della medaglia. Questi sono rimasti spiazzati, non solo dalla "vitalità" - con cui tutti ci descrivono, anche quando non sanno cosa dire - dall´energia e dalla tenacia dimostrate finora - ma ancora tutte da dimostrare il prossimo anno. Ma anche e soprattutto dal fatto che in qualche modo siamo difficili da etichettare: non siamo un settore produttivo, quindi non possiamo essere "mobilitati" su questioni settoriali quali le pensioni, l´orario di lavor, i contratti e gli aumenti salariali, e neanche "smobilitati" e riassorbiti per queste cose dal sindacato - se il movimento perde l´elemento dei genitori, e diventa quindi una questione di categoria, la ltta è persa in partenza perché può essere riassorbita appunto in un tavolo di negoziazioni tra sindacato e governo. In questo senso e per tutte le cose dette fino a qui sulla famiglia e il nostro rifiuto ad essere complici in questo progetto, il nostro è anche RIFIUTO DEL LAVORO, se il lavoro del genitore è questo allora noi lo rifiutiamo. Non siamo neanche girotondini - forse qualcuno di noi lo è - perché non ci esprimiamo in un´unica forma di lotta e perché , anche se la GIUSTIZIA è importantissima e fondamentale per l´espressione della democrazia e della civiltà di una società, e la scuola dove si forma e si articola il pensiero dei cittadini che in futuro vorranno, potranno e dovranno appellarsi, usare e rfar ricorso alla giustizia. Non siamo quindi etichettabili, siamo irrecuperabili almeno per il momento, e non siamo manovrabili. Il fatto stesso che questa questione sia ancora sul tavolo - ed io mi auguro che ci rimanga ancora per molto tempo - è senz´altro indicativo di questa irrecuperabilità. Quella del 15/05, è stata secondo me una questione tattico-strategica, ma non credo che nessuno sia riuscito a manovrarci. Il fatto era che c´era lo sciopero del 21 dei confederati sulle pensioni e che per tutto l´anno questi non avevano mai una volta indetto uno sciopero, una manifestazione o una mobilitazione di qualsiasi tipo sulla scuola e solamente sulla scuola e che se qualcuno non faceva qualcosa prima si rischiava di concludere l´anno senza che ci fosse stata una grande mobilitazione nazionale su questo tema. Da quello che so io, sono stati i COBAS a proporre il 15/05, dopodiche tutti si sono uniti, quando da Roma hanno fatto sapere che, nonstante le perplessità espresse da molti (tra cui Venezia) il corteo si faceva, la nostra scelta è stata che non si poteva lasciarli da soli anche perché comunque sarebbero stati interpretati come rappresentativi di tutto il movimento anche se non lo erano e anche se proprio a Roma (da Roma e dintorni) non sono riusciti a mobilitare le masse oceaniche a cui ci siamo oramai abituati. Propongo di mantenere la nostra irrecuperabilità, la nostra se volete sfuggevolezza, non etichettabilità, perché sono le nostre caratteristiche migliori, quelle che ci hanno resi capaci di mobilitarci continuamente a tantissimi livelli. Sulla questione del rilancio delle lotte per il prossimo anno, credo che la parola d´ordine debba essere: dalla materna all´università riprendiamoci la scuola sì, ma riprendiamoci IL TEMPO in tutte le sue espressioni. Hanno cominciato con l´attacco al tempo pieno e noi contrapponiamo il riprenderci i Tempo pieno, ma non come vuota difesa di un tempo scuola qualsiasi (anche se non lo è mai stata) ma ancor di più dobbiamo focalizzare la nostra lotta sul TEMPO. Per fare questo occorre riflettere sul Tempo Pieno, ma anche sul tempo scuola alle medie e alle superiori, sui tempi strettissimi imposti agli studenti universitari. Occorre ripensare al TEMPO con i nostri figli, coi nostri partner, al tempo di lavoro, di viaggio, di spesa, di lettura e di riflessione. Il tempo di imparare e di capire, di ascoltare e di condividere, di ridere e di piangere, di desiderare e di sognare.

Contrapponiamo una lotta sul TEMPO che sia pieno di tutto ciò anche per noi.