Home page      

 Libro del mese   

Anno 2012


Revisione storiograficaNOVEMBRE 2012Prima edizione,
giugno 2011



L'Autore

Lorenzo Del Boca giornalista e saggista, è stato presidente del sindacato giornalisti (FNSI) dal 1996 al 2001 e presidente dell'Ordine dei Giornalisti dal 2001 al 2011.

Lorenzo Del Boca


Risorgimento disonorato


Editore

Utet, Torino, 2011.

 

ISBN 978-88-02-08422-0


Quante cose non sapevo sul Risorgimento! Nel 2011, anno dei festeggiamenti per il 150 dell'Unità d'Italia, sono usciti diversi nuovi saggi storici sul periodo cruciale che va dal 1848 al 1861. Questo volume è senz'altro tra i più interessanti.

In che senso il Risorgimento è stato disonorato? Nel senso che ci sono state persone semisconosciute che hanno atteso gli eventi e poi ne hanno approfittato per regolare poi conti personali. La prima parte dell'opera ("Il pugnale dei patrioti") racconta di Callimaco Zambianchi di Forlì, Vincenzo Cibolla di Torino e Filippo Curletti, romagnolo come Zambianchi.

Il libro è ancora più sorprendente nella seconda parte ("Mani sporche"), dove tratta dell'omicidio di Ippolito Nievo e di due affari sporchi. Nei libri di scuola non si fa luce sul misterioso naufragio in cui Nievo perì. Di lui se ne parla come patriota, letterato ed, en passant, di tesoriere dei Mille. Ma fu proprio per questo suo incarico, che svolse in maniera indefessa e trasparente, che fu eliminato.

Gli altri due scandali di cui si parla sono le tangenti pagate dalla ditta "Adami e Lemmi" per avere la concessione delle Ferrovie del Sud (che ottennero anche tramite una lettera di raccomandazione firmata da Giuseppe Mazzini) e la spoliazione delle casse del Banco di Napoli (la banca centrale del Regno delle Due Sicilie): furono prelevati tutti i 443 milioni di lire, che finirono in mani private: spese, prebende, regalie.

I protagonisti della terza parte ("«Guai ai vinti!»") sono il generale Alfonso La Marmora, responsabile nel 1849 del bombardamento di Genova; Nino Bixio, che nell'agosto 1860 represse con violenza una rivolta a Bronte (CT) e condannò consapevolmente degli innocenti; Enrico Cialdini, a capo dell'assedio della fortezza di Gaeta, che ottenne il suo scopo ma ricevette anche una lezione di moralità e di senso dell'onore da parte dei militari borbonici.