Fauna...

 

ECOSISTEMA ACQUATICO

Principali specie indigene e note sulla fauna esotica

 

E' noto che gli ecosistemi acquatici annoverano un buon numero di organismi, tuttavia quando questi insiemi di habitat subiscono traumi e sconvolgi menti è proprio la fauna legata alle acque che per prima ac­cusa un depauperamento e un re­gresso quantitativo e qualitativo. Di frequente proprio le aree di pianura risultano "povere di specie" in quan­to, almeno nel nostro Paese, la zona planiziale è quella che ha subito, e subisce tuttora, le maggiori trasfor­mazioni.

Nella composizione della fauna delle paludi, degli stagni e dei fiumi di fondovalle compaiono delle cosid­dette "specie guida" la cui presenza contribuisce a qualificare l'ambiente studiato; non tutti i pesci, gli anfibi e i rettili delle acque interne padane (l'area in cui ci troviamo è di fatto ascrivibile nell'area biogeografica padana orientale) hanno ugual peso nella stima del valore naturalistico di un sito. Alcune specie sono diffuse pressoché ovunque e la loro presen­za non qualifica e non distingue un ambiente acquatico da un altro; ne sono esempi, tra i pesci, il Cavedano e l'Alborella, tra gli anfibi la Rana verde e il Rospo comune, tra i rettili la Biscia dal collare, tutte queste comunque presenti nell'area consi­derata.

Altri organismi viceversa sono im­portanti bioindicatori, da una part­e della qualità delle acque, dall'altra della naturalità degli habitat terrestri limitrofi; tra questi vertebrati, pre­senti anche a Magliano-Selbagnone, rammentiamo il Cobite, il Barbo, la Lasca, la Raganella, il Rospo smeral­dino, il Tritone crestato e la rara Testuggine palustre europea.

Sicuramente gli anfibi sono tra le specie che meglio di altre rappre­sentano la fauna guida e indicatrice della qualità dell'ambiente; infatti, rane e tritoni vivendo una parte della loro esistenza in acqua e l'altra sulla terraferma risultano esposti in modo doppio alle eventuali altera­zioni dell'uno e dell'altro habitat. In definitiva la presenza di una comunità di anfibi ricca di specie e complessi­vamente abbondanti di numero, in­dica il buono status dell'eco-sistema a cui facciamo riferimento.

Nel caso specifico l'area di Selbagnone e Magliano è stata oggetto, in questi ultimi anni, di indagini er­petologiche affinate (l'erpetologia è la scienza che studia gli anfibi e i rettili) ed il risultato è l'accertamento di una abbondante presenza di spe­cie, alcune delle quali tutt'altro che banali. Riprendendo quanto esposto all'inizio possiamo certo affermare che, nonostante l'uso del territorio e le alterazioni subite siano state "profonde", ci troviamo oggi in una fase di ripresa dove le comunità sopravvissute guadagnano nuovi spa­zi ed habitat loro confacenti.

Lungo i meandri del basso Bidente, da Meldola a Villa Ronco di Forlì si sviluppa un sistema articolato di habitat acquatici di grande valore faunistico: i canneti con acque basse si alternano agli stagni temporanei assolati o alle bassure golenali con falda fresca affiorante e costante, le acque lente e fangose cedono spazio alle "rapide" su fondali ciottolosi con acque più limpide ed ossigenate.

 

PESCI

Il Cobite (Cobitis taenia) è un piccolo ciprinide endemico, a livello di sot­tospecie (bilineata), dell'Italia centrale e settentrionale; tuttavia, a causa dei ripopolamenti ittici, questa specie è stata diffusa involontariamente anche in altre zone del nostro Paese.

(immagine presa dal sito www.provincia.genova.it)

Predilige i fondali fangosi dove sta­ziona seminascosto tra la melma e la sabbia fine, mostrando allo sco­perto solo il capo. Praticamente non insidiabile con le normali tecniche di pesca con amo e lenza, risulta di conseguenza poco noto anche ai pescatori sportivi. In ragione della sua ecologia e della sua dieta bentonica il Cobite risulta diffuso sola­mente laddove i substrati fluviali presentano basse concentrazioni di sostanze inquinanti; a causa di parti­colari adattamenti fisiologici esso sopporta anche basse concentrazioni di ossigeno disciolto e quindi si adatta a corsi d'acqua lenti e tran­quilli tipici delle zone basso collinari e planiziali.

      La lasca (Chondrostoma genei) è vi­ceversa un pesce molto conosciuto, sia per la facilità con la quale abbocca all'amo, sia per i costumi tutt’altro che elusivi; vive in folti gruppi nelle acque correnti e pulite dove ricerca cibo a fondo, letteralmente brucando  la superficie dei sassi e dei tronchi ricoperti da alghe per mezzo di un'apparato boccale che si apre in posizione inferiore (tipo Barbo) e che presenta un labbro superiore duro e corneo usato come un "raschietto". La Lasca è una specie sensibile alle alterazioni dei corsi d'acqua e soprattutto agli sbarra­menti che interrompono la continui­tà dei fiumi e dei torrenti. Questa specie compie vere e proprie migra­zioni per raggiungere i luoghi adatti alla deposizione rappresentati dai tratti con acqua bassa e corrente veloce; laddove gli spostamenti non sono fattibili, per esempio a causa della presenza di dighe e briglie, le popolazioni di questo pesce subisco­no un lento, anche se inarrestabile, declino.

Purtroppo lungo il corso del fiume e in buona parte dei laghetti e dei bacini esaminati si rinvengono anche ­abbondanti popolazioni di pesci esotici immessi, a più riprese, sia in modo accidentale, sia deliberatamen­te da qualche inconsapevole pesca­tore: pesci gatto, carassi, Persico trota, Persico sole, Pseudorasbora, Rodeo sono solo alcune tra le specie aliene presenti localmente. Come si accennerà in seguito, a proposito del caso emblematico delle testug­gini, questi pesci "stranieri" entrano in competizione con le popolazioni indigene che subiscono in breve tempo un forte depauperamento, tanto che, in certi bacini l'ittiofauna presente risulta composta esclusiva­mente da specie estranee nord ame­ricane e asiatiche!

 

 

ANFIBI

La Raganella italiana (Hyla intermedia) è una tipica abitatrice dei canneti intricati e risulta molto sensibile all'alterazione della vegetazione delle sponde dato che, proprio i maschi, fuori dal periodo riproduttivo, prediligono arrampicarsi a una certa altezza tra le fronde degli arbusti prossimi ai corsi d'acqua e ai bacini, da dove catturano insetti volatori e artropodi.

Il Rospo smeraldino (Bufo viridis) è un anfibio di media taglia, decisamen­te terricolo, si reca all'acqua solo per riprodursi; come l'affine, anche se più massiccio, Rospo comune, depone lunghi cordoni gelatinosi di uova che vengono avvolti alle piante acquatiche o agli oggetti sommersi. Diversamente, rane e raganelle, de­pongono uova in ammassi, di gran­dezza variabile da una noce  a un'arancia, a seconda delle specie. Questo anfibio è rinvenibile in Ro­magna nelle zone di pianura e nella media collina.

 

Il Tritone crestato (Triturus camifex) è una specie oramai rara nel nostro Paese a causa della predazione eser­citata sulle sue larve da parte dei pesci predatori; la consuetudine di popolare stagni e laghetti con carassi, persici sole e pesci gatto nuoce alle popolazioni dei tritoni tanto che, in breve, essi possono estinguersi dalle aree limitrofe ai bacini ove vivono gesci. La presenza di stagni temporanei, in cui l'acqua è assente nel

periodo estivo, è fondamentale per la salvaguardia degli anfibi: questi habitat favoriscono la presenza dei Batraci e degli Urodeli (nelle zone a bassa quota essi terminano il loro ciclo acquatico generalmente con l'inizio dell'estate) e contrastano la diffusione innaturale dei pesci predatori.

 

RETTILI

La Testuggine palustre europea (Emys orbicularis) è una specie di recente scoperta nell'area di Magliano; con sorpresa è stata rinvenuta solamente nel 2002 grazie a specifiche indagini condotte da un gruppo di naturalisti coordinati dalla direzione della Ri­serva Naturale Bosco di Scardavilla. Tipico rettile legato alle paludi e ai canali di pianura, deve la sua genera­lizzata rarefazione alla scomparsa progressiva degli habitat umidi. Per questo motivo la Testuggine palustre è stata recentemente inserita tra le specie europee meritevoli di salva­guardia.

Sicuramente la presenza delle affini testuggini acquatiche americane (di­stinguibili per la presenza di tipiche ed estese macchie rosse, gialle o arancioni sulle guance e sul capo) non giova al mantenimento di una sana e vitale popolazione di questa specie.

L'interesse scientifico suscitato dalla presenza di questa testuggine no­strana ha indotto alcuni locali ricer­catori a intraprendere uno studio pluriennale al fine di valutare la con­sistenza della sua popolazione, la riuscita della riproduzione e l'interferenza delle specie esotiche sulla sua sopravvivenza.

 

MAMMIFERI

L’asta fluviale crea un ambiente ricco di vegetazione variamente composta, che spicca sul paesaggio quanto mai monotono della pianura coltivata circostante. In questa area rinatura­lizzata si spostano e trovano rifugio varie specie di mammiferi: caprioli, istrici e volpi sono comuni lungo tutta la vallata e anche nella zona di Selbagnone e Magliano si riproduco­no con successo.

Anche il Cinghiale e il Capriolo sono presenti in questa zona, mentre lungo gli argini sia dell' Ausa che del Ronco sono in sediate le nutrie, che purtroppo danneggiano molto l'ecosistema nel tratto fluviale ren­dendo instabili gli argini.

     Le nutrie, insieme ai visoni inselvati­chiti, sono fauna esotica, che liberata inopinatamente dall'uomo, mette a repentaglio la sopravivenza delle specie autoctone occupanti la stessa nicchia ecologica. Donnole, faine e puzzole sopravvivono con difficoltà in presenza di una specie competitiva come il Visone americano. La riva destra del fiume Ronco è da tempo zona di ripopolamento venatorio per lepri e fagiani. Vi è anche la presenza di tassi. Il sottobosco è abitato da arvicole, ricci e scoiattoli.

 

UCCELLI

Gli uccelli sono la classe più rappre­sentata in questa area ed anche quella che ne ha determinato le prime misure di tutela ambientale nel 1984 con l'istituzione dell' "Oasi Faunistica di Magliano". Già alla fine degli anni '80 l'area era nota per la diversità biologica testimoniata da 65 specie di uccelli nidifìcanti. In questi ultimi venti anni la protezione dai principali fattori di disturbo e la valorizzazione delle diverse tipologie ambientali ha aumentato la disponi­bilità di nicchie ecologiche non re­peribili nella monotona e antropiz­zata campagna circostante. Ciò ha comportato un ulteriore aumento delle specie di uccelli che da 65 sono diventate 82, le nidificanti, e 124 quelle legate a questo territorio nei diversi periodi dell'anno.

Per un solo sito tale numero risulta uno dei più alti raggiungibili nell'intero territorio nazionale e pertanto promuove questa area co­me una delle più importanti d'Italia per l'osservazione degli uccelli. La particolare vicinanza di altri due siti esclusivi come le Foreste Casentinesi e le zone umide del Ravennate e del Ferrarese, consente agevolmente, anche al birdwatcher meno esperto, di superare l'osservazione di cento specie in un giorno. Le principali tipologie ambientali che permettono l'insediamento di un così alto nume­ro di uccelli sono:

 

- Zone umide, suddivise in: specchi di acque libere che ospitano anatidi, gabbiani, cormorani, svassi e, durante i periodi di passo, anche il raro Falco pescatore; fitti canneti e tifeti, luogo di nidificazione di Tarabusino, Folaga, Tuffetto, Gallinella d'acqua, Canna­reccione e Cannaiola.

 

- Boschi fluviali maturi, che, nei diversi ambienti disponibili, offrono ospitalità alla rara Bigia padovana o alla minacciata Averla piccola nel fitto sottobosco. Poiana, aironi, corvidi e decine di altri passeriformi, frequentano le ampie chiome. Al­locco, Assiolo, Gufo comune, Picchio rosso maggiore, Picchio verde e Picchio muratore vivono nelle nu­merose cavità dei vecchi tronchi.

 

- Ripe sabbiose indispensabili alla nidificazione di specie esclusive come il Gruccione e il Martin pescatore o utilizzate da colonie di Topini, piccole rondini caratteristiche di questi ambienti.

 

- Ghiaioni affioranti nelle anse del fiume, ambiente scelto per la nidifi­cazione del Piro piro piccolo e del Corriere piccolo, ma molto frequen­tati anche da aironi in caccia di rane e pesci.