IL SITO DEL MISTERO

Siamo in uno dei più antichi luoghi di culto della Cristianità. Si racconta di apparizioni miracolose, anche di San Michele che aiutò i sipontini a battere Odoacre, re dei Goti

Viene considerato un centro spirituale perché "accoppia una vetta a una caverna"

La nostra montagna sacra

Monte Sant’Angelo tra storia e mille leggende

di Manlio Triggiani

Esistono in Puglia montagne sacre? Monte Sant’Angelo, a 50 chilometri da Foggia e a 18 da Manfredonia, lo è sicuramente. Si tratta del più alto borgo del Gargano e, secondo gli studiosi, è un centro spirituale, che assomma la vetta (principio sacro, legato al cielo) una caverna (principio sacro legato alla terra) in asse con la sua sommità. Inoltre, a Monte Sant’Angelo ci furono apparizioni miracolose.

E’ uno dei più antichi luoghi di culto della Cristianità, concentrato di arte romanica, dove, dal Mille fino al Duecento, si sviluppò una scuola di scultori il cui maestro fu l’arcidiacono Acceptus che, secondo gli storici dell’arte, inventò un nuovo linguaggio formale. La storia di Monte Sant’Angelo comincia nel 493, quando fu costruita la chiesa dedicata all’arcangelo Michele dopo la sua apparizione al vescovo di Siponto.

Secondo la leggenda, un ricco signore di Siponto smarrì, dalle sue mandrie, un toro (simbolo della fertilità maschile). Dopo averlo cercato invano, l’animale fu trovato in una grotta. L’uomo che lo ritrovò gli scagliò una freccia ma, anziché colpire il toro, questa girò su se stessa e colpì colui che l’aveva scagliata (Palmieri, "Scopriamo la Puglia", Adda

editore). Il vescovo Lorenzo Maiorano ravvisò, nell’evento, una vicenda soprannaturale. Dopo pochi giorni, apparve San Michele che si dichiarò autore dell’avvenimento.

Seconda apparizione quando Odoacre, re dei Goti, assediò Siponto: il vescovo chiese e ottenne una tregua di tre giorni. Il terzo giorno, apparve l’angelo che assicuro una vittoria certa: i sipontini combatterono in campo aperto e vinsero. Un anno dopo, Maiorano organizzò una processione con i vescovi di Trani, Andria, Canosa, Venosa e Canne. Giunti alla caverna, trovarono un altare sormontato da una croce e l’impronta del piede di San Michele. Fu celebrata la messa, il Santuario fu consacrato a San Michele e divenne tappa obbligata per i crociati.

Michele vuoi dire "che è come Dio" ed è considerato il principe degli angeli. Sarebbe apparso alla fine del Cinquecento a Roma sul mausoleo di Adriano (ribattezzato Castel Sant’Angelo) e in Normandia nel 708 a Mont St. Michel, dove nei pressi c’è una zona chiamata Gargant. Stesso avvenimento in Val di Susa, alle porte di Torino. Secondo una leggenda del Seicento, San Michele sarebbe anche apparso ad alcuni pellegrini "garantendo che chiunque avesse portato con sé una pietruzza staccata dalla roccia della grotta sarebbe stato protetto dalla peste" (Rizzelli Marcucci, Guida insolita ai misteri del sacro in Italia; Newton Compton, Roma, 1999). Un culto molto diffuso, al limite del pagano, che i monaci cercarono di arginare, ma l’utilizzo di questi talismani proseguì di pari passo con la raccolta dell’acqua considerata santa, che colava nella caverna per finire in un pozzetto. Non solo: lo studioso Aldo Tavolaro ha individuato 1’"omphalos", la triplice cinta, sulle pietre tombali della chiesa di Monte Sant’Angelo, simbolo e luogo che avrebbero molti elementi ermetici. Nell’atrio superiore del Santuario, collocata in alto rispetto alla porta di ingresso di destra, c’è una lapide con una iscrizione che recita: "Terribilis est locus iste/ hic domus est Dei! et Porta coeli" (Questo è un luogo terribile. Questa è la casa di Dio e la porta del Cielo), tratto dal Genesi; il Beth El (Casa di Dio, la Domus est Dei) è sinonimo delle montagne ed è luogo sacro perché vi si è compiuta una manifestazione divina.

Insomma, queste realtà fanno comprendere il carattere sacro del Monte. Del resto, questa espressione di Giacobbe riportata nel Genesi è presente anche in altre chiese come quella di Rennes Le Chateau. Secondo alcuni racconti, di notte si manifesterebbero nel Santuario di Monte Sant’Angelo forze sovrumane. Non solo: nella grotta santuario ci sono varie testimonianze storiche artistiche: statue, affreschi, pitture si legno, bassorilievi; altari, la cattedra episcopale di Acceptus (dell’undicesimo secolo), un’icona in bronzo di San Michele, le porte in bronzo fuse a Costantinopoli nel 1076. Inoltre, 166 iscrizioni incise nella parte più antica del complesso monumentale e, fra queste, quattro in caratteri runici, le prime ravvisate in Italia. Sulla storia di Monte Sant’Angelo e sul pellegrinaggio in questo luogo, Giorgio Otranto, docente dell’Università di Bari, ha scritto vari saggi di notevole rilievo.

Ma non è tutto: nei pressi dello Junno il quartiere medievale di Monte Sant’Angelo, e nei pressi del castello svevo, dove spesso dimorò l’imperatore Federico Il con Bianca Lancia, c’è i tomba di Rotari, re dei longobardi. Ultima dimora dell’autore del celebre editto (l’Editto di Rotari, appunto, con il quale stilò le leggi principali del suo popolo).



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